- Le opere di bonifica in Valdichiana:
un Patrimonio di tutti
Quando contestavamo la scelta di inserire un aeroporto in Valdichiana,
perché avrebbe sconvolto il paesaggio, l’ambiente e l’irripetibile
storia di un’area unica, abbiamo cercato di rimanere il più possibile
obiettivi, per non cadere in un inutile “campanilismo” che non avrebbe
portato a nulla.
Abbiamo dunque sottolineato quello che incontestabilmente ha
rappresentato e rappresenta nell’archeologia, nella storia,
nell’architettura, nelle grandiosi opere di bonifica, ma anche
nell’ambiente, la Valdichiana.
La sorpresa che più ci ha fatto piacere, è stato il veder convergere in
poco tempo, sulle nostre posizioni tanti e tanto qualificati Personaggi,
in modo da farci comprendere che non era l’affetto verso la nostra Terra
ad averci abbagliato ed a farci sopravvalutare il valore di questa
Valle, ma era proprio quello che essa rappresentava, oggettivamente,
anche agli occhi di chi vive lontano, ma ha specifiche competenze per
valutare.
Abbiamo dunque toccato con mano l’interesse di celeberrimi esperti di
arte e di beni culturali; dei massimi esponenti dell’ambientalismo
italiano, di sensibili scrittori e di esperti conoscitori di gran parte
del mondo; di navigati architetti che progettano Piani territoriali e di
imprenditori legati al turismo ed all’agriturismo; di alti funzionari
del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e di personalità della
Cultura italiana.
Questo incredibile aspetto, legato ad una emergenza, abbiamo cercato di
interpretarlo e di rivolgerlo al futuro di tutta la Valdichiana,
studiando quali potrebbero essere gli obiettivi a cui rivolgere questo
intrinseco interesse di chi ha i titoli e le professionalità per
distinguere un’area di alto pregio, patrimonio di tutti e non solo di
chi ci abita.
Ecco allora che abbiamo intuito come far fruttare questo valore ormai
ufficializzato. Ci siamo chiesti quali siano gli aspetti più singolari
della nostra Terra, tali da apparire quasi unici e dunque da proporre
per una loro classificazione fra i beni facenti parte del patrimonio di
tutti gli uomini.
Qui abbiamo una Valle, la Valdichiana, che comprende un territorio di
antichi abitati etruschi, di cui ne serbano le gelose vestigia. Città di
origini etrusche, ma con spiccati aspetti architettonici medioevali;
aspetti simili fra loro, ma diversi da quelli degli altri importanti
centri dell’area Umbro-Toscana. Basterebbe segnalare l’abbondante
utilizzo della pietra serena, con i tipici toni caldi e grigio-dorati,
per fare già una prima distinzione da città con monumenti in mattoni o
marmi (Siena) o da città che hanno utilizzato alberese o altre pietre
calcaree (Gubbio o Assisi, ad esempio).
Come abbiamo detto, il più importante trait d’union fra i diversi paesi
è la Valdichiana, che fin dall’epoca etrusca ha rappresentato il bacino
da cui trarre le ricchezze, allora legate all’agricoltura ed ai traffici
stradali e fluviali, tramite l’importante reticolo di strade ed il fiume
Clanis (oggi Chiana). Anche in epoca romana ci sarà questa situazione,
che addirittura si svilupperà ulteriormente, con la nascita di fabbriche
delle caratteristiche ceramiche “sigillate” (dette anche “aretine”),
intorno ad Arezzo, ma anche negli altri centri e nell’intera Valdichiana,
da Policiano a Rigutino, da Vitiano a Castiglion Fiorentino, nel
Cortonese, da Chiusi a Montepulciano.
E non si pensi che nel medioevo la situazione sia cambiata granché.
Conosciaimo, per esempio i vasti possessi del Comune di Arezzo nelle
Selve poste sotto Policiano, Rigutino, Vitiano, Montecchio, così come
sappiamo dei proventi derivanti alla città dal pesce del Lago di Brolio
e dai pedaggi riscossi lungo le principali strade, tramite castelli in
sua proprietà, come Monticello, Montecchio ecc.
Con la grande Bonifica, poi, i destini delle città della Valdichiana si
aprirono a nuovi successi, legati alle grandi produzioni agricole il cui
surplus veniva destinato al mercato fiorentino. La grande Bonifica,
proseguita nei secoli, vide impegnati i massimi matematici, idraulici,
architetti, agronomi delle varie epoche; basti ricordare per tutti
Galileo Galilei, Evangelista Torricelli, Vittorio Fossombroni. Queste
opere rappresentano un patrimonio scientifico-culturale molto rilevante,
degno di essere conosciuto come testimonianza unica di grande ingegneria
idraulica.
Ecco allora quella che potrebbe essere la proposta di una valorizzazione
omogenea e coerente.
Un percorso della “Bonifica” potrebbe riguardare le infrastrutture
idrauliche, come canali, fossi di scolo, chiuse, sopravvissute colmate.
Dovrebbe comprendere le Case Leopoldine e le altre abitazioni poderali,
assieme alle case di Fattoria e alle Ville padronali.
In questo contesto non si potrebbero dimenticare neppure i coni
collinari che insistono nella Valdichiana, che si spingono verso il
Trasimeno. Una fascia caratterizzata da oliveti a terrazze e piccoli
agglomerati rustici che ci sembra siano da salvaguardare e valorizzare
per la loro tipologia, legata ad un’architettura spontanea, che non ha
nulla da invidiare ad aree al momento più celebrate.
Ci sembra che quest’area omogenea, con caratteristiche simili e con
aspetti che si integrano, si compenetrano e si completano
vicendevolmente, possa, anzi debba, essere mostrata nel suo insieme al
mondo, per testimoniare una civiltà di antiche origini, che non si è
piegata ai capricci della Natura, ma che ha plasmato il territorio, con
secoli e secoli di duro lavoro umano, garantendosi una dignitosa
sopravvivenza e venendo incontro alle primarie esigenze dei suoi
appartenenti, realizzando in ogni tempo luoghi di difesa, luoghi della
fede, luoghi del lavoro, luoghi del vivere di cui le “case da
lavoratore” della Valdichiana (o Leopoldine) rappresentano l’elemento
più singolare.
Ecco perché facciamo un forte e deciso appello alle Istituzioni, in
particolare alla Provincia ed ai Comuni interessati, affinché si
attivino per far avviare il procedimento, volto a far inserire
all’Unesco questo territorio, nel prestigioso elenco del Patrimonio
dell'Umanità.
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www.comitatotutelavaldichiana.it
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