Valdichiana crocevia di rifiuti tossici
Agresti e Notaro (An) a Martini: «Subito un progetto ad hoc per semplificare le procedure e individuare le aree di smaltimento. Ma il caso Geofor, non ha insegnato proprio nulla?»

Dagli esponenti di An interrogazione urgente alla giunta regionale

«Evidentemente lo scandalo Geofor non ha insegnato nulla, e ora ecco che la Valdichiana si scopre crocevia di rifiuti speciali e pericolosi non o mal trattati. E’ ora che la Regione provveda urgentemente per scongiurare altri casi simili, magari con un progetto ad hoc da rendere operativo tempestivamente». Questa la reazione dei Consiglieri di Alleanza Nazionale Andrea Agresti (Vicepresidente Commissione VI – Territorio e ambiente) e Angela Notaro nell’apprendere che un’azienda di Marciano della Chiana, in provincia di Arezzo, è finita nella rete dell’operazione Re Mida portata avanti dal Noe sul ciclo dei rifiuti. Il tutto a solo pochi giorni dalla scoperta di una discarica abusiva di rifiuti pericolosi a Badia Tedalda, a conferma che ormai l’Aretino rappresenta una tappa clou nelle disfunzioni sul trattamento dei rifiuti.
L’indignazione dei due esponenti di An si è presto tradotta in una interrogazione urgente a risposta orale, destinata quindi ad essere quanto prima discussa in Consiglio regionale: «L’operazione Re Mida della Procura e del Noe dei Carabinieri di Napoli – scrivono Agresti e Notaro – ha accertato il coinvolgimento di un’azienda di smaltimento e compostaggio di rifiuti tossici di Marciano della Chiana (Ar) in cui transitavano fanghi e rifiuti speciali provenienti dal nord Italia. In tale azienda è stato accertato come, per gran parte dei rifiuti in transito, si provvedesse solo all’emissione di falsa certificazione dell’avvenuto intervento mirato a rendere inerti tali rifiuti trasformandoli in compost. Nella realtà i rifiuti non venivano trattati e, in molti casi, neanche mossi dai camion su cui viaggiavano. Fanghi e rifiuti speciali ripartivano in questo modo per la Campania, dove venivano smaltiti come compost inquinando i terreni e le cave in cui erano depositati».
Il punto è che questo ultimo grave caso non è isolato, bensì solo l’ultimo di una catena di illeciti riguardanti il ciclo dei rifiuti. Ben lo riassumono i due consiglieri di An nella loro interrogazione: «Dal 2002 ben 18 inchieste sui traffici illeciti dei rifiuti hanno visto coinvolte aziende toscane. I risultati ottenuti dalla Commissione speciale d’inchiesta sulla raccolta differenziata dei rifiuti, che si è occupata della vicenda Geofor – ricorda in particolare Agresti che di quella Commissione è stato presidente – hanno evidenziato come siano numerose, vista la sostanziale assenza di una filiera regionale in grado di chiudere il ciclo dei rifiuti, le possibilità per infiltrazioni malavitose non solo volte all’evasione del pagamento di tributi specifici, ma anche causa di danni ambientali di proporzioni inaccettabili. Già nei giorni scorsi i militari del comando provinciale della Guardia di Finanza di Sansepolcro hanno individuato e sottoposto a sequestro un’area di circa 1.200 metri quadri adibita illegalmente a discarica, situata nel comune di Badia Tedalda (Ar), dove le Fiamme Gialle hanno rinvenuto circa 40 tonnellate di rifiuti tra scarti di materiale edile, vario materiale ferroso nonché onduline in fibra d’amianto. Evidentemente nessun passo in avanti è stato fatto nonostante l’esperienza Geofor dal punto di vista della certezza normativa e tecnica dell’esecuzione delle procedure».
Urge dunque ora più che mai adottare misure rapide, concrete ed efficaci per contrastare un fenomeno in sempre maggior crescita: «Quali iniziative urgenti – domandano Agresti e Notaro a Martini – intende adottare la giunta regionale al fine di scongiurare ulteriori casi di malagestione di sostanze pericolose in transito nella nostra regione»? E ancora: «Quali iniziative la Regione Toscana ha intrapreso autonomamente in merito all’adeguemento del Piano Regionale dei Rifiuti, e quali di concerto col Ministero dell’ambiente, affinché in tempi brevi fosse elaborato un progetto ad hoc per la semplificazione della procedura e per l’individuazione di aree destinate allo smaltimento di rifiuti speciali e prodotti delle escavazioni, stante la difficoltà attuativa sulla realtà locale della legislazione specifica in materia, così come richiesto nella relazione finale della Commissione speciale d’inchiesta sulla raccolta differenziata dei rifiuti durante la seduta del Consiglio del 20 novembre scorso»?

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