- I dati reali della gestione dei
rifiuti nella provincia di Arezzo
Situazione discariche
Da varie parti si sostiene che la
discarica di “Podere Rota” (Terranuova
Bracciolini) chiuderà nel 2011 (qualcuno
sostiene addirittura prima ancora),
mentre quella de “Il Pero” (Castiglion
Fibocchi) chiuderà a fine 2009.
Ma stanno veramente così le cose?
Vediamo.
Discarica di “Podere Rota” (Terranuova
Bracciolini).
La potenzialità residua di Podere Rota
al 1° gennaio 2008 era di circa
1.100.000 metri cubi (per conferma
vedere anche www.arezzonotizie.it del
8.10.2007, Sindaco di Montevarchi
Valentini). Poiché i gestori della
discarica sostengono che il rapporto
metri cubi/tonnellata è di 1 a 1,
significa che a quella volumetria
corrispondono circa 1.100.000 tonnellate
da poter collocare in discarica.
Prendendo per buono quel che afferma il
Sindaco di Montevarchi quando parla di
un utilizzo annuo per 200.000 mc=200.000
t, delle quali 125.000 t/a provenienti
dall’ATO7 aretino e 75.000 t/a dall’ATO6
fiorentino (ma il gruppo tecnico dell’ATO
ha stimato un fabbisogno di discarica
annuo di 131.000 mc=131.000 t.,
derivanti da 102.000 t/a dell’ATO7
aretino e 29.000 t/a dell’ATO6
fiorentino) l’attuale discarica
chiuderebbe nel 2012. Tutto questo però
non tiene in considerazione
dell’imminente entrata in funzione del
Selettore, deputato alla selezione e al
trattamento dei rifiuti solidi urbani
tal-quali (indifferenziati) con
stabilizzazione della frazione organica,
nonché della linea di produzione di
compost da rifiuti selezionati. Con
questo trattamento i rifiuti perdono
volume e i 1.100.000 metri cubi residui
corrispondono a circa 1.430.000 t di
rifiuti, il che significa che la
discarica chiuderebbe a metà 2014; e
tutto ciò senza fare nulla per
incrementare la raccolta differenziata
su cui la provincia di Arezzo si
distingue per essere penultima in
Toscana. E proprio sulla raccolta
differenziata, l’ATO7, senza peraltro
neanche rispettare i vincoli di legge,
prevede graduali incrementi e
contestuali diminuzioni di tal-quale
(nel 2013 raccolta differenziata al
52,4%); con tale previsione di
miglioramento la discarica di “Podere
Rota” rimarrebbe operativa almeno fino
ai primi mesi del 2018. Tuttavia tutti
sanno che è stato sostanzialmente
autorizzato un ampliamento di circa
1.500.000 di mc suddivisi in tre fasi, i
quali – con il Selettore – corrispondono
a circa 1.950.000 di tonnellate da poter
utilmente collocare nei nuovi moduli;
quindi tenendo in considerazione tale
ampliamento la discarica potrà operare
per ulteriori 15 anni. In sostanza tendo
conto di tutti questi dati
(incontrovertibili) si può arrivare alla
conclusione che una chiusura definitiva
della discarica di “Podere Rota” avverrà
non prima dell’anno 2033. Peraltro tutto
ciò senza considerare la previsione di
un minor utilizzo dovuto all’eventuale
entrata in funzione di San Zeno 2 ed
all’invece ormai certa operatività
dell’impianto di Rufina-Selvapiana.
Discarica de “Il Pero” (Castiglion
Fibocchi).
E’ vero che fra poco la discarica Il
Pero di Castiglion Fibocchi sarà satura,
ma anche qui si omette di segnalare il
prossimo ampliamento per circa 120.000
mc, che la farà sopravvivere ancora per
diversi anni.
Come si può vedere la tesi secondo la
quale bisogna decidere subito per la
costruzione di nuovi impianti perché le
discariche si stanno saturando e fra
poco andremo in emergenza è un’autentica
bufala. Chi sostiene il contrario è
pregato di rispondere non con slogan ma
cercando di confutare i dati sopra
evidenziati.
Situazione inceneritori
Il gruppo tecnico dell’ATO7 ha partorito
una bozza di Piano Industriale,
finalizzata a dimostrare che non si può
fare a meno, qui ed ora, del raddoppio
dell’inceneritore AISA di San Zeno. Tale
dimostrazione tuttavia non sta in piedi.
Nel suddetto Piano infatti sono
contenute queste gravi incongruenze:
1) Mancata attivazione di politiche di
riduzione della produzione di rifiuti.
Anzi sovrastima (è un errore o è una
cosa voluta?) della produzione di
rifiuti prevista dal Piano; infatti nel
2006 il Piano indica una produzione di
circa 210.000 t/a, mentre in realtà ci
siamo attestati a poco più di 205.000
t/a (meno 2,30% c/a rispetto alle
“previsioni”). Inoltre risulta evidente
il mancato rispetto degli obiettivi
posti dalla Regione Toscana con il Piano
Regionale di Sviluppo e con il Piano
Regionale di Azione Ambientale. La
Regione prevede un meno 15% rispetto al
monte rifiuti 2004, mentre nel Piano si
stima addirittura un più 15%.
2) Mancata previsione del rispetto degli
obiettivi di Raccolta Differenziata. Il
Piano prevede il raggiungimento del 55%
nel 2015, mentre le disposizioni
regionali suindicate stabiliscono che
tale percentuale debba essere raggiunta
nel 2010.
3) Omissione dell’accordo tra le
Provincie di Arezzo e Firenze. Esso
prevede che 23.000 t/a di sovvallo secco
provenienti dai rifiuti prodotti dall’ATO
7 (Valdarno aretino e Casentino)
verranno conferiti all’inceneritore di
Rufina (Selvapiana) denominato “I
cipressi” (sul quale ha dato il suo
contributo il Direttore del Gruppo
tecnico dell’ATO7
http://www.termovalorizzatore.it/thermo/pdf/pres1.pdf
). Si evidenzia che tale inceneritore ha
ottenuto tutte le autorizzazioni
necessarie ed i lavori di costruzione
stanno per iniziare. L’accordo trova la
sua logica nel fatto che per tanti anni
(e anche tuttora) la discarica di Podere
Rota ha accolta centinaia di migliaia di
tonnellate di rifiuti prodotti dall’ATO
fiorentino.
Chi volesse accertarsi sulla veridicità
di quanto sopra dichiarato può visionare
il Piano Industriale della Comunità di
Ambito n. 6 dell’Area Metropolitana
Fiorentina, aggiornato con pubblicazione
nel Bollettino della Regione Toscana n.
42 del 17.10.2007 (quadrifoglio.org
oppure gli atti del convegno CISL (cisltoscana.it)
. A pag. 90 del BURT ed a pag. 20 del
documento CISL si parla
dell’inceneritore della Rufina “I
Cipressi” nel quale verranno conferite
64.000 t/a di sovvallo secco
combustibile in uscita dal Selettore di
Podere Rota; di queste 64.000 tonnellate
ben 23.000 tonnellate saranno del
Valdarno Aretino e del Casentino, come
confermano anche i dirigenti competenti
della Provincia di Firenze.
4) Come è noto la legge regionale
61/2007 ha individuato dei nuovi ambiti
per la gestione del ciclo dei rifiuti.
La provincia di Arezzo fa parte dell’ATO
Toscana meridionale (Arezzo, Siena,
Grosseto). A questo proposito vale la
pena evidenziare che a Scarlino
(provincia di Grosseto) è previsto un
inceneritore da 120.000 tonnellate/annue
nel quale si prevede che vengano
trattate ben 40.000 tonnellate annue di
rifiuti provenienti dalla provincia di
Siena e dalla provincia di Arezzo.
Insomma nell’ultimo scenario elaborato
dal Gruppo Tecnico dell’ATO7 ed
illustrato in Assemblea dei Sindaci, si
sostiene che è necessario ampliare
l’inceneritore di San Zeno poiché il suo
attuale dimensionamento (40.000
tonnellate annue) è inferiore rispetto
alla necessità che si paleserà nel 2015
che è pari a 65.514 t/a (45.985 di
sovvallo combustibile più 19.529 di
scarti combustibili da Raccolta
Differenziata). Tale ipotesi, tuttavia,
contiene ben quattro incongruenze che
sono state evidenziate poco sopra; di
queste quattro incongruenze basta
prenderne in considerazione anche una
soltanto per arrivare alla conclusione
che costruire un impianto nuovo (o
ampliare l’esistente di San Zeno) al
fine di incenerire anche una sola
tonnellata in più dell’attuale “taglia”
(pari a circa 40.000 t/a) non sta né in
cielo né in terra.
Piano straordinario da approvare entro
il mese di febbraio 2008
Con l’entrata in vigore della legge
regionale 61/2007 entro il febbraio 2008
l’ATO7 deve provvedere all’approvazione
del cosiddetto Piano Straordinario per i
primi affidamenti del servizio. Tale
piano deve fare un censimento degli
impianti e delle tipologie di servizio
esistenti all’interno dell’ATO7, nonché
deve individuare “…le opere e gli
impianti da realizzare necessari per il
raggiungimento dell’autosufficienza per
la gestione dei rifiuti urbani a livello
dei nuovi ambiti, indicando i tempi di
realizzazione degli stessi. Ciò fatta
salva la possibilità di procedere alla
stipula delle convenzioni di cui
all’articolo 25 della l.r. 25/1998 con
altra comunità d’ambito, nel caso in cui
l’obiettivo non risulti raggiungibile…”.
Come si può leggere dal disposto della
legge regionale nuovi impianti di
smaltimento devono essere immediatamente
individuati solo per quegli ATO “non
autosufficienti”. Ma l’ATO di Arezzo (e
anche quello della Toscana meridionale)
non solo è autosufficiente ma risolve
altrui non autosufficienze (in
particolare quelle di Firenze). Ed anche
per il futuro, per almeno qualche altra
decina di anni, gli attuali impianti
siti nella provincia di Arezzo
garantiranno ampiamente
l’autosufficienza. Prevedere nuovi
impianti nel piano straordinario è
quindi una grande ed incomprensibile
forzatura. Si vogliono comunque prendere
decisioni straordinarie? Si provveda
allora a stilare un piano per
incrementare la raccolta differenziata
che vede attualmente la provincia di
Arezzo al penultimo posto in toscana.
Federazione Provinciale PRC Arezzo
DOMENICA 03 FEBBRAIO 2008 16:55 -
Federazione Provinciale PRC Arezzo
www.comitatotutelavaldichiana.it |