Rifiuti 2006 in Toscana: i numeri parlano ma nessuno
li ascolta!
In un cortocircuito mediatico che alterna gridi all´emergenza con
quelli alle ecobombe, ciò che rimane nell´ombra è lo stallo in cui versa
la realizzazione di un vero sistema integrato: raccolte differenziate di
qualità e impiantistica di trattamento e di smaltimento innovativa
LIVORNO. Sono stati pubblicati sul sito di Arrr, i dati sulla produzione
dei rifiuti e delle raccolte differenziate afferenti all´anno 2006.
L’obiettivo regionale del 55% di raccolta differenziata come media
regionale (al 2010), sembra ancora una chimera. I dati relativi
certificano infatti che nel 2006, nei 10 Ato regionali, è stata
raggiunta una percentuale media pari ad un 33,42%, contro il 33,28
dell’anno precedente. Praticamente siamo allo stallo anziché alla
crescita delle raccolte differenziate.
Uno stallo che (questo per fortuna) sembra aver interessato anche il
dato relativo alla produzione, che si attesta a 2.563.374 tonnellate,
ovvero una media di quasi 2 chilogrammi a testa: 1,93 Kg procapite, che
se non si discosta dall’1,90 del 2005 ma che, come era prevedibile e
previsto, è lontano anni luce da quel –15% ( sul totale) inserito nel
Praa regionale. Una situazione che indica piuttosto bene qual è la
strada da seguire nel prossimo futuro, se la regione vuole evitare di
trovarsi nei guai per l’emergenza, e che evidenzia il fatto che gli
auspici se non seguiti da atti cogenti, non sono certamente sufficienti
a far evolvere la situazione in senso positivo. E se per quanto riguarda
le raccolte differenziate gli atti cogenti si aspettano da chi gestisce
i rifiuti, per quanto riguarda la riduzione (relativa o assoluta) questa
riguarda le politiche economiche che presiedono alla gestione dei flussi
di materia. Sono due cose e due azioni distinte che pretendono soggetti
attuatori distinti. Averle confuse ha prodotto e produrrà ancora (se non
si chiarisce il nodo) obiettivi sballati ed effetti boomerang!
Letto disaggregato a scala di ambiti provinciali, che verranno dall’anno
prossimo accorpati da 10 a 3 per effetto delle modifiche introdotte
nella legge 25 e approvate pochi giorni fa dal Consiglio regionale, la
situazione mette in evidenza pochi scostamenti rispetto all’andamento
registrato l’anno precedente, sia per quanto riguarda la produzione dei
rifiuti urbani, sia per quanto riguarda le percentuali di raccolte
differenziate raggiunte. Ancora due le punte avanzate –per i risultati
di raccolta differenziata- rappresentati dall’Ato di Siena e da quello
di Prato, (rispettivamente con medie di 38,63% e 37,59%); tre ambiti
ancora sotto il 30% (Massa Carrara al 24,78%;Arezzo al 25,22% e Grosseto
al 28,8%) e gli altri cinque con percentuali che vanno tra il 31 e il
36%.
Se letti come trend, ovvero come dati misurati anno per anno con gli
stessi indicatori e le stesse metodologie anziché attraverso il dato
assoluto, l’analisi evidenzia che dopo un primo balzo in avanti
registrato, la situazione si è poi arenata negli ultimi anni.
Segno, evidentemente, che il sistema di raccolta stradale, attuato in
gran parte del territorio toscano marca il passo e che, tanto oltre
questi risultati non permette di andare. Un segnale della necessità
quindi di rivedere in molte realtà territoriali il sistema adottato,
rendendolo più incline ad ottenere maggiori intercettazioni di frazioni
merceologiche e anche di più alta qualità, così da avere meno scarti. Ma
questi dati, indicano anche che se non si interviene con una forte
spinta sul lato dell’impiantistica intermedia, quella cioè che permette
di “lavorare” i materiali raccolti in maniera differenziata, tra cui
impianti di compostaggio e di selezione, è impensabile di spingere sulle
più alte performance di raccolta differenziata, perché non si saprebbe (
come in oarte già accade) poi dove collocare le frazioni intercettate.
Mentre il dibattito quotidiano è invece egemonizzato dalla realizzazione
degli impianti per la chiusura del ciclo, che vengono contrapposti ai
sistemi di intercettazione delle frazioni dei rifiuti urbani (e
viceversa): entrambi strumenti del ciclo che però da soli e separati non
bastano a garantirne l´integrazione. Sono i numeri a dirlo e a metterlo
assai bene in evidenza.
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