Rifiuti, salute, ambiente, energia …democrazia!!

Premessa.
Affrontando una dimensione reticente ed irreale, come un copione di fantapolitica, noi cittadini abbiamo scoperto le carte dell'inceneritore di biomasse da 80 megawatt termici a Schieppe di Orciano:
l'incredibile incoerenza di un progetto carente e rattoppato, poi pubblicizzato con le solite frasi obbligatorie quali "uso della migliore tecnologia possibile" ci ha reso coscienti di come le parole siano scudi, alzati nel vano tentativo di palesarsi ligi ai regolamenti ed alle direttive, parole prive di senso se confrontate con la realtà.
Ci siamo chiesti che senso avesse autorizzare un inceneritore (perché di questo si tratta), in una zona ZPS nella quale vicinanza oltretutto già persistono elementi di disturbo di quell'equilibrio ambientale che non solo si dovrebbe tutelare, ma valorizzare. Che senso avesse inoltre autorizzare un progetto propagandato quale "altamente tecnologico" per fornire energia ad aree industriali situate a decine di chilometri di distanza (per non parlare dell'obbligo della cogenerazione, rattoppato poco credibilmente poi: pena la dispersione di 60 megawatt termici), che senso avesse scegliere la combustione di biomasse e Combustibile da Rifiuti in una zona che può vivere di agricoltura di qualità e di agriturismo.
Ci siamo chiesti quali sarebbero stati i danni subiti da molti per rispetto della sudditanza al potere politico-economico di pochi.

Ci siamo chiesti inoltre se l'atteggiamento irato, sprezzante e spesso diffamatorio di politici ed amministratori regionali e locali, ogni volta che gli si chiedevano spiegazioni o si evidenziavano le contraddizioni, fosse dovuto alla totale sicurezza di poter sbagliare impunemente, e ad un ormai incancrenito meccanismo di potere o di spartizione di potere che vede le gente comune totalmente passiva.
Dopo essere riusciti, a prezzo di grandi fatiche e testardaggine, ad acquisire i misteriosi progetti riguardanti l'inceneritore, a far pronunciare pubblicamente i politici locali in merito, ad evidenziarne i sofismi, a rendere partecipi migliaia di persone a questo processo di democrazia composto da informazione e dibattito, non possiamo che rilevare in breve i punti eticamente dolenti di questa battaglia, ricordando che tutti i fatti citati sono documentati sul sito http://www.comitatinrete.it.

Esiste un rapporto feudale tra cittadini e classe dirigente. Non sempre esiste libero accesso ai documenti poiché spesso ci si serve delle restrizioni previste dalla legge (diritto alla privacy, tutela di indagini giudiziarie in corso ecc.) nei confronti dei comuni cittadini per rendere praticamente impossibile l'accesso alle informazioni senza l'ausilio di un legale, ed il ritardo nell'accesso legittimo non viene ovviamente risarcito.
Questo è stato il nostro caso per l'acquisizione del progetto dell'inceneritore, e per il processo farsa di "coinvolgimento" dei soggetti previsti nella Conferenza di servizio per l'autorizzazione al progetto.

La complessità e l'interdipendenza plurilaterale di leggi e regolamenti fa sì che gli amministratori possano servirsene in maniera ambigua, agendo sino a snaturare la norma quando questa serve ai loro interessi, tirandola come un elastico, ed invece omettendo di usarla quando la sua applicazione lederebbe interessi da proteggere.
Questo è il caso della ZPS di Tavernelle di Serrungarina, che viene magnificata dallo studio WWF patrocinato dall'Assessore regionale all'ambiente Marco Amagliani per la Rete Ecologica delle Marche. Lo stesso assessore è però poi il primo a chiedere che l'inceneritore venga autorizzato, scordandosi ogni norma, ed ogni bel discorso pubblico su fiume, fauna, flora, ecotipi, salute.

Dispensare promesse è un rito che fa parte del balletto elettorale. Ma l'elettorato non ha reale controllo sull'operato degli eletti.
Stiamo ancora aspettando che la risoluzione adottata dal Consiglio regionale marchigiano contro l'autorizzazione dell'inceneritore sia tenuta in considerazione dalla Giunta; come dovrebbe, visto che è il Consiglio il massimo organo rappresentativo della volontà dei cittadini.
La Giunta invece si è disimpegnata emettendo una serie di delibere in violazione a note norme: e scordando che la legislazione sulla Valutazione d'Impatto Ambientale prescrive dei tempi e dei modi rispetto ai quali la Regione Marche è già fuori da ogni legalità. Impunemente.

L'appartenenza ad una "casta" fa sì che molti politici si tramandino una visione riduttiva del loro elettorato: questuante, esigente, ma sempre manipolabile e soprattutto… ignorante.
I "nostri" politici hanno una visione da servi della gleba dei loro elettori. I cittadini sono dunque ignoranti? E' purtroppo quello che pensano, o sperano, molti dei nostri amministratori. Possiamo fare un elenco empirico di alcune di queste convinzioni:
-sperare o credere che i cittadini non sappiano qual è la legislazione vigente sulle biomasse, propagandare quindi le biomasse come innocui e fiabeschi prodotti dei boschi, tacendo che per biomassa in Italia si intende anche (e soprattutto) combustibile da rifiuti.
-sperare che i cittadini non capiscano qual è l'importanza di una zona naturale protetta per la loro salute e la loro economia, e che non si chiedano chi ci guadagna a renderla edificabile ed industrializzabile.
-sperare che i cittadini credano ai numeri forniti sul fabbisogno energetico, senza verificarli e chiedersi se vi siano altri punti di vista, oltre a quelli dei consulenti di chi governa.

La conoscenza scientifica non è più solo appannaggio dei pochi scienziati seduti alla corte dei potenti. La conoscenza scientifica non indica solo una strada, ma è una questione di punti di vista e di interessi divergenti. Molti cittadini non sono solo in grado di acquisire conoscenze, molti di essi sono anche competenti.
E' dal sapere alternativo a quello propagandato dalle multinazionali dei rifiuti e dell'energia che scaturiscono progetti differenti e che fanno l'interesse dei cittadini e non il profitto di un'unica compagine di investitori od azionisti.

Il modellare le scelte economiche sulla base delle esigenze di questo o quel gruppo politico-economico di pressione, ha dato luogo a scelte irrazionali e senza futuro, prive di spinta dal basso ma spinte solo dai soldi dei cittadini usati a sproposito, per progetti poi sabotati o smantellati una volta mutato l'assetto di potere. La roulette gira, la pallina cade sul rosso o sul nero, ma sono i cittadini a farla girare come criceti, ed a pagare le conseguenze di scelte sbagliate, fuori tempo, mal dimensionate, spesso irreparabili.

E' incredibile come molti politici si barcamenino, a seconda delle convenienze, contraddicendo con le loro scelte la politica del loro partito. Purtroppo nella nostra regione dobbiamo assistere al pietoso spettacolo di politici del Prc, il cui responsabile nazionale Naggi all'energia ha fatto da poco cocenti dichiarazioni sulla truffa dei sussidi all'incenerimento, che invece sostengono il progetto di Schieppe quasi si trattasse di un innocuo pittoresco caminetto. Pietoso perché, una volta in difficoltà, addossano tutta la responsabilità del procedimento al Tecnico regionale, e criticano i Comitati affermando che loro, i politici, non possono ascoltare pochi cittadini (noi!) ma debbono rifarsi alla più ampia maggioranza dei loro elettori (appunto: ma Rifondazione a livello nazionale è contraria all'incenerimento!).

La coscienza, dettata anche dal buon senso, che sia meglio investire su azioni controllabili dai cittadini, e che portino profitto ai cittadini, e non su progetti controllati da pochi, ha però sviluppato un'infinita serie di proposte sulla gestione di rifiuti ed energia, prese in considerazione dalla Rete nazionale rifiuti zero, che diffondiamo arricchendola con alcune note riguardanti la situazione locale, augurandoci che dipanino le nebbie della retorica e del tornaconto.

Ci stanno facendo pagare anche l'aria! Un estratto del lavoro di documentazione su inceneritori, ambiente e salute.
Da tempo seguiamo il dibattito scientifico circa gli effetti sulla nostra salute della diffusione in atmosfera dei fumi dell'incenerimento di rifiuti e "biomasse", come sa chi segue il nostro sito, sul quale sono pubblicati non solo gli interventi di medici invitati da noi a pubblici dibattiti (come il dott. Laghi o la dott.Gentilini, e lo studioso delle nanoparticelle, il dott.Montanari), ma anche studi di importanti riviste scientifiche e Gruppi di ricerca (come la Environmental Health Perspectives o il gruppo di ricerca britannico BSEM).
Poiché non vorremmo che si attenda, come fu il caso dell'amianto, che muoiano migliaia di persone e che l'ambiente venga devastato per accorgersi dei danni che potevano essere evitati, riteniamo nostro dovere diffondere il più possibile notizie riguardanti la ricerca scientifica sull'inquinamento atmosferico in modo da sollecitare il principio di precauzione. Gli inceneritori infatti, dotati di qualsivoglia filtro o tecnologia (la cosiddetta retorica "migliore tecnologia", migliore per chi se non dà sicurezze?), producono in ogni caso particelle fini ormai scientificamente segnalate come altamente attive nella cancerogenesi.
Poiché le indagini epidemiologiche, proprio per loro caratteristica, non possono concludere nulla se non quando i danni alla salute sono ormai evidenti, è dovere di tutti, cittadini e amministratori, rifiutare per precauzione ogni tecnologia potenzialmente nociva per noi e per le generazioni future, orientandosi invece su scelte ecologicamente più sostenibili e prive di effetti collaterali, attuando cioè una scelta preventiva e non attendendo la conclusione (post mortem!) di ricerche che già danno inquietanti segnali e invitano alla prudenza.
Assistiamo e partecipiamo alla lotta contro il fumo, ai controlli obbligatori per le emissioni delle automobili, ai controlli obbligatori alle nostre caldaie per il riscaldamento domestico: ma come mai le istituzioni non tengono conto che, mentre si eseguono controlli minuziosi sulle emissioni pericolose prodotte dai cittadini, i poli industriali e politico-affaristici che bruciano rifiuti rendono vano ogni tentativo di diminuire i rischi e mantenere la qualità dell'aria, immettendo in uno spazio pubblico, l'atmosfera, tonnellate di sostanze nocive e spesso letali?
Ci stanno facendo pagare anche l'aria. E questo non possiamo accettarlo.

In aggiunta al materiale presente sul sito www.comitatinrete.it , presentiamo una rassegna ad estratti:

"Nella maggior parte delle patologie degenerative che oggi ci affliggono - neoplasie, patologie neurologiche, disfunzioni cognitive, patologie respiratorie, cardiovascolari, riproduttive, autoimmuni, neurocomportamentali ecc. - non sono state identificate specifiche alterazioni geniche. La causa di alterazioni aggiuntive del DNA sembrano essere i "numerosissimi agenti tossici e sostanze chimiche di sintesi, alle quali tutti noi siamo comunemente esposti, che possono indurre alterazioni epigenetiche, fra queste ricordiamo: metalli pesanti, pesticidi, erbicidi, prodotti di degradazione del petrolio, tabacco, idrocarburi policiclici aromatici, ormoni, sostanze radioattive, farmaci, virus, batteri, componenti della dieta e la gran parte di quegli agenti che vanno sotto il nome di "endocrine disruptor".
"Il degrado progressivo dell'ambiente in cui viviamo sta determinando alterazioni di questo tipo alle cellule germinali della nostra stessa specie, la cui portata e gravità è solo ipotizzabile in quanto risulta impossibile quantificare nella sua interezza il danno che stiamo arrecando alle generazioni future."
"Per quanto riguarda le neoplasie - che erano appannaggio soprattutto del mondo occidentale - si prevede la massima espansione nei paesi che stanno registrando la maggior crescita economica (Cina-India) e in generale in tutti i paesi in via di sviluppo. Nei paesi occidentali l'incremento è costante e particolarmente significativo proprio per le forme ormono correlate (prostata-mammella) e per i linfomi. A questo riguardo è per lo meno paradossale che proprio i Linfomi Non Hodgkin - uno dei pochissimi campi dell'oncologia in cui sono disponibili farmaci efficaci in grado di indurre guarigioni stabili e definitive - registrano un tale incremento nell'incidenza (circa 4% annuo) che per essi è in aumento anche la mortalità!"
"L'incremento poi negli ultimi 30 anni in Europa del 30% nella incidenza delle neoplasie infantili da 0 a 14 anni e del 45% da 14 a 19 anni, come ben documentato in un lavoro di Lancet del dic. 2004, non può essere certo ascritto allo "stile di vita" come con troppa superficialità oggi si afferma quando si parla di fattori di rischio e cancerogenesi e non può non porre interrogativi inquietanti sulle condizioni dell'ambiente in cui viviamo."
"Innanzi tutto l'informazione su questi temi è assolutamente carente. Chi sa, ad esempio, cosa significa REACH? (Registration, Evaluation and Authorisation of CHemicals, è un progetto di legge in discussione all'Unione Europea che vorrebbe imporre a chi produce sostanze chimiche di testarle per quanto attiene gli effetti sulla salute) Perché si ritiene che non esistano mai - o quasi - prove per poter correlare i quadri morbosi con determinati inquinanti? Ma queste prove non le troveremo praticamente mai se pensiamo di correlare in modo lineare "causa-effetto" patologie multifattoriali, complesse (in cui - non dimentichiamo - il conclamarsi della malattia avviene anche decenni dopo l'esposizione) con singole fonti di inquinamento! Così, in assenza di "prove epidemiologiche certe", si evita di porre in atto anche le più elementari misure di precauzione e stiamo creando una Scienza Medica ormai "allineata e rassegnata" ad inseguire le patologie che noi stessi ci creiamo e non orientata ad evitare che insorgano."
(Patrizia Gentilini, onco-ematologa, - Associazione Medici per l'Ambiente ISDE, Forlì, 2006).

"L'incenerimento degli RSU è, fra tutte le tecnologie, la meno rispettosa dell' ambiente e della salute. E' inevitabile la produzione di ceneri (che rappresentano circa 1/3 in peso dei rifiuti in ingresso e devono essere smaltite in discariche speciali) e l'immissione sistematica e continua nell'atmosfera (di milioni di m3) di fumi, polveri grossolane (PM10) e fini (PM2. 5 , ovvero con diametri inferiori a 2.5 micron) costituite da nanoparticelle di sostanze chimiche (metalli pesanti, idrocarburi policiclici, policlorobifenili, benzene, diossine e furani, ecc.) estremamente pericolose, perché persistenti ed accumulabili negli organismi viventi.

La combustione trasforma infatti anche i rifiuti relativamente innocui quali imballaggi e scarti di cibo in composti tossici e pericolosi sotto forma di emissioni gassose, polveri fini, ceneri volatili e ceneri residue che richiedono costosi sistemi per la neutralizzazione e lo stoccaggio.
Per noi, Medici per l'Ambiente, è prioritario pensare agli effetti sugli esseri umani più fragili, perché già malati, o più suscettibili come bambini, donne in gravidanza, anziani. Il rischio non è solo riferibile ad una maggiore incidenza di tumori (già segnalata), ma anche ad altre problematiche quali: incremento dei ricoveri e della mortalità per cause respiratorie e cardiocircolatorie, alterazioni endocrine, immunitarie e neurologiche.
Si ribadisce che in problematiche così importanti e complesse devono sempre essere privilegiate le scelte che si ispirano al principio di "precauzione", alla tutela e salvaguardia dell'ambiente, consci che la nostra salute e quella delle future generazioni è ad esso indissolubilmente legata (come le drammatiche esperienze su amianto, benzene, piombo e polveri fini dovrebbero averci insegnato)."
(Risoluzione Medici per l'Ambiente, 2006).

"Una letteratura scientifica imponente, che ha ormai ampiamente dimostrato come il cervello infantile e il sistema nervoso in via di sviluppo rappresentino veri e propri tessuti-bersaglio per centinaia di molecole tossiche,assume grande rilievo l'allarme lanciato lo scorso 7 novembre dalla prestigiosa rivista LANCET che - preannunciando l'imminente pubblicazione di un importante studio condotto dai ricercatori della Harvard School of Public Health ­- titolava on line: "La PANDEMIA SILENZIOSA"… Per denunciare l'incombente minaccia di un dramma socio-sanitario "globale", che si diffonde in modo subdolo e incontrollabile, perché gli effetti di un'esposizione cronica e collettiva sfuggono alle abituali modalità di indagine e di ricerca…e per notificare le prime, probabili cifre di una tragedia lungamente annunciata, eppure evitabile, secondo cui, nel mondo: "Un bambino su sei presenterebbe danni documentabili al sistema nervoso e problemi funzionali e comportamentali, che vanno dal deficit intellettivo, alla sindrome da iperattività, all'autismo" (con costi enormi - sia detto per inciso - anche sul piano economico: si calcola che negli Stati Uniti d'America i costi per i danni neurologici da piombo nei bambini ammonterebbero a circa 43 miliardi di dollari e per quelli da mercurio a 8.7 miliardi).
E' una ben amara soddisfazione vedere che oggi alcune Università e riviste scientifiche tra le più prestigiose al mondo denunciano in modo chiaro e perentorio ciò che per anni, noi Medici per l'Ambiente, ci siamo sforzati di documentare, affermando con forza che troppo spesso la medicina occidentale ha privilegiato obiettivi e strategie di "lotta" contro malattie e sofferenze che sono il prodotto (assolutamente evitabile) di modelli di vita stressanti, consumistici, inquinanti… e che troppo spesso i nostri esperti - politici, economisti ed ecologisti - hanno parlato di sostenibilità, prevenzione, promozione della salute, per poi varare o legittimare normative e leggi - uniche al mondo - che non tengono in nessun conto la tutela dell'ambiente e la salute dei cittadini. Come quelle con cui si equiparano i rifiuti urbani a fonti rinnovabili di energia; si permette a chi incenerisce di accedere a cospicui finanziamenti pubblici... ."
(Appello Isde, 2006).

"L'OMS ha ripetutamente richiamato l' attenzione nei confronti dell' inquinamento da particolato sollecitando i governi a misure legislative a tutela della Salute Pubblica. Il comunicato APAT-OMS del 15 giugno 2006 stima in 8.220 morti l' anno per esposizione a PM10 superiore a 20µg/m3 in 8 città italiane con oltre 200.000 abitanti nel corso del periodo 2002-2004 e stima che per gli alti livelli di ozono, nello stesso periodo, si siano avute 516 morti/ anno aggiuntive . Ricordiamo che per particolato intendiamo un misto di particelle,organiche ed inorganiche , sospese nell' aria , di diverso peso molecolare , che possono originarsi come tali sia da processi naturali che da attività umane( industriali, traffico, processi di combustione ecc) o che si formano nell' aria in seguito a reazioni chimiche di inquinanti gassosi.
Ricordiamo che il PM è a sua volta costituito da particolato " grossolano"- PM10- ossia particelle di diametro inferiore a 10 micron -che raggiungono le alte vie respiratorie ed i polmoni e che depositano a terra nel giro di ore e da -PM 2.5- particelle con diametro inf. a 2.5 micron- che penetrano fin negli alveoli-ben più pericolose e che sono trasportate anche per grandi distanze per il basso peso molecolare. La Comunità Europea (CE) stabilisce come valore limite per il PM 10 quello 50 microgrammi/mm3 come media giornaliera (da non superare per più di 35 giorni /anno) e di 40 microgrammi/mm3 come media annua: con le riduzioni previste di qui al 2020 si calcola che si potranno evitare in Italia ben 12.000 morti premature"risparmiando" ogni anno ben 28.000 miliardi di Euro.
Il PM 2.5, per il quale non esistono ancora normative di legge, è ancora più pericoloso".
"Nel 1997 l'Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato la 2,3,7,8 tetraclorodibenzo-p-diossina (TCDD) come carcinogeno per l'uomo (gruppo I) sulla base di una limitata evidenza per l'uomo, sufficiente per l'animale e la considerazione che il recettore Ah, attraverso cui agisce la diossina, è presente sia nell'uomo che negli animali.
Le evidenze epidemiologiche sull'uomo provenivano da 4 studi tipo coorte su soggetti professionalmente esposti ad alti livelli di diossine e dallo studio sulla popolazione di Seveso.
Nel 2004 Steenland et al. hanno pubblicato una revisione critica della letteratura, che era stata alla base della valutazione della IARC nel 1997, ed un suo aggiornamento incentrato sulla metanalisi di alcuni studi. Il giudizio di cancerogenicità ne viene rafforzato dalla documentazione di un effetto dose-risposta, dal migliore controllo dei confondenti e dall'evidenza di un eccesso di mortalità per tutti i tumori.
Indagini recenti hanno riguardato gli effetti di più basse esposizioni, come quelle ambientali prodotte da inceneritori. Queste esposizioni sono generalmente espresse in termini di TEQ (Toxic Equivalency Factor) in quanto considerano le cosiddette sostanze diossino simili cioè policlorodibenzo-p-diossine (PCDD) polibenzofurani (PBF) e i policlorobifenili (PCB) mono/orto sostituiti (o complanari), la cui tossicità viene ponderata rispetto a quella della 2,3,7,8 tetracloro -pdiossina (TCDD), cioè la cosiddetta "diossina di Seveso".
Il nostro studio ha preso l'avvio dall'osservazione di un eccesso significativo di sarcomi dei tessuti molli (ICD IX 171) nei comuni della Riviera del Brenta (ex ULSS 18 - 100.873 residenti) rispetto al tasso medio del territorio coperto dal Registro Tumori del Veneto - RTV (1.978.072 media residenti 1990-1996)."
REGIONE DEL VENETO - Assessorato alle Politiche Sanitarie
ISTITUTO ONCOLOGICO VENETO - IRCCS
Registro Tumori del Veneto
RELAZIONE "RISCHIO DI SARCOMA IN RAPPORTO ALL'ESPOSIZIONE
AMBIENTALE A DIOSSINE EMESSE DAGLI INCENERITORI:
STUDIO CASO CONTROLLO NELLA PROVINCIA DI VENEZIA"

"Studio sull'impregnazione di diossine delle popolazioni residenti in prossimità d'inceneritori di rifiuti urbani:
La Francia possiede il parco d'inceneritori di rifiuti urbani più importante d'Europa. Il loro numero è stato ridotto di un terzo dal 1998 e questa riduzione è stata accompagnata dalla messa a norma degli impianti esistenti, dalla chiusura di un gran numero di vecchi impianti e la costruzione di nuovi. Il loro rifiuto in Francia è quindi molto diminuito dal 1998.
Tuttavia, delle questioni sono state poste dalle popolazioni residenti vicino a questi impianti a proposito del loro impatto sulla salute. Queste domande sono legate, da un parte, a certi composti chimici emessi nell'ambiente, in particolare le diossine e alcuni metalli; dall'altra, alla presenza, puntualmente constatata, di queste sostanze in concentrazioni elevate in alimenti quali il latte vaccino prodotto in prossimità di inceneritori che abbiano emesso molte diossine.
In ragione di livelli d'emissione elevati per certi siti, s'è posta la questione di sapere se i dintorni degli inceneritori fossero realmente più esposti alle diossine. ...uno studio belga (Fierens 2003) ha mostrato che il consumo di grassi animali provenienti da prodotti d'origine locale (carne, uova o latticini prodotti nell'area di ricaduta del camino dell'inceneritore), era associato a un aumento delle concentrazioni di diossine nel siero dei residenti." (http://www.invs.sante.fr)

"Diossina e sarcomi, per i saggi c'è un legame.
Gli esperti al convegno: vicino all'ex inceneritore più numerosi i casi di malattia. I valori di furani e Pcb più alti nelle zone all'ombra del camino. Una sola verità non c'è ancora, ma sul caso diossina i punti di vista degli esperti, incaricati dall'Asl di approfondire l'indagine sui livelli di concentrazione nel sangue di sessanta mantovani, si sono avvicinati. Su tre elementi c'è ora assoluta convergenza: la diossina è una sostanza cancerogena e ci sono differenze importanti tra i valori misurati in città e all'ombra dell'inceneritore del polo chimico. Non solo: tra la presenza della sostanza tossica e l'elevato numero di sarcomi c'è un preciso legame."
Mantova, dicembre 2006, Articolo di Corrado Binacchi

"Mortalità per linfomi non Hodgkin nel periodo 1981-2001 in comuni italiani con inceneritori di rifiuti solidi urbani.
... Dalla presente metanalisi degli studi di mortalità per LNH nel periodo 1981-2001 in 25 comuni italiani con inceneritori di RSU emerge l'evidenza empirica di un eccesso di mortalità nei maschi (+8%) e di non eccesso nelle femmine, in accordo con quanto segnalato da Biggeri e Catelan in comuni della
Toscana nel periodo 1986-1991. Diversi profili di rischio ottenuti considerando le differenti caratteristiche dei comuni e degli impianti sono evocativi di un possibile effetto di diluizione.
Per i residenti maschi nei comuni con impianti più piccoli si osserva un rischio di mortalità più elevato rispetto ai residenti in comuni dove sono attivi inceneritori con capacità maggiore,
che si trovano equamente distribuiti sia nei comuni più piccoli sia in quelli di più grandi dimensioni demografiche.
Considerando la distanza temporale dall'avvio degli impianti, la latenza da 15 a 25 anni ha mostrato eccesso di mortalità.
La rilevazione di un rischio di mortalità per LNH più elevato soltanto nei maschi e l'osservazione di differenze legate alle dimensioni degli impianti necessitano di approfondimenti mediante studi epidemiologici analitici.
I risultati rafforzano l'opportunità dell'uso del principio di precauzione per proteggere la salute in aree circostanti gli impianti di incenerimento di rifiuti."
Fabrizio Bianchi e Fabrizio Minichilli
Sez. di epidemiologia, Istituto di fisiologia clinica, CNR, Pisa

"ESISTONO DIFESE PER I GLOBULI ROSSI CONTRO LE NANOPARTICELLE PIU'PICCOLE?
... Negli ultimi venti anni, gli epidemiologi hanno messo in relazione molti degli effetti dannosi dell'inquinamento dell'aria - compresi i problemi respiratori e cardiaci - con la presenza di particelle fini, quelle con diametri di 0,2-2,5 micrometri. Una crescente mole di evidenze tuttavia, suggerisce che le nanoparticelle - comunemente definite come particelle aventi una o più dimensioni inferiori a 100 nm, il che significa che le nanoparticelle più grandi non sono poi tanto più piccole delle più piccole particelle fini - siano in grado di raggiungere luoghi non raggiungibili dalle particelle più grosse. Come risultato, le nanoparticelle potrebbero risultare più tossiche degli stessi materiali con massa più grande.
Sebbene studi precedenti abbiano dimostrato che le nanoparticelle possono penetrare in vari tipi di cellule, l'autrice di questo articolo Barbara Rothen-Rutishauser, ricercatrice del laboratorio Peter Gehr presso l'Università di Berna (Svizzera) e i suoi collaboratori si sono proposti di stabilire se particelle con diversa composizione (polistirene, oro, biossido di titanio) e carica di superficie (positiva, neutra o negativa) si introducono nei globuli rossi.
Usando un microscopio a scansione laser e un microscopio elettronico in trasmissione per visualizzare le particelle, i ricercatori hanno visto come interagiscono con le cellule le nanoparticelle di tutti i tipi di materiali e di carica di superficie. Molte nanoparticelle tendono ad aggregarsi insieme in soluzione e Rothen-Rutishauser ha trovato che persino questi aggregati, purché con diametri inferiori a 100 nm potevano entrare nelle cellule."
LIZZ THRALL, Env.Sci. Technol.
Technology News - aprile 5, 2006.

"La qualità dell'aria.
La combinazione tra condizioni meteoclimatiche ed immissione in atmosfera di prodotti delle combustioni, innalza pericolosamente il livello delle polveri sottili (PM10 e PM2,5), queste, per le loro dimensioni non vengono fermate nelle prime vie aeree (cavità nasali e trachea), potendo raggiungere in tal modo gli alveoli polmonari ed espletare in quella sede azioni nocive o addirittura permettendo l'assorbimento
diretto delle sostanze tossiche che le compongono. Il monitoraggio di questi inquinanti è effettuato attraverso centraline di rilevamento dei parametri atmosferici, ormai presenti in molte città.
Nelle Marche le stazioni di rilevamento delle polveri sottili sono posizionate in punti ad alto traffico e quindi sono poco rappresentative dell'esposizione residenziale della popolazione."
"- Numero dei superamenti oltre la soglia limite di 55 µg/m3 del PM10 . Marche 2003-2004.
Fonte:Servizio Tutela Ambientale Dipartimento Territorio e Ambiente Regione
Marche: quasi tutte le stazioni hanno superato per almeno 35 giorni, il limite di 55 µg/m3. Dal 2005 è entrato in vigore il nuovo limite di 50 µg/m3 (D.M. 60/02).
Altri importanti inquinanti per la salute umana sono gli ossidi di azoto (NOx), l'ossido di carbonio (CO), l'ozono (O3) e vari composti carboniosi (IPA, Benzene, ecc.)..."

"Esiste un'associazione tra agli agenti inquinanti atmosferici e particolari eventi sanitari. Sulla base dei rischi individuati con un recente studio metanalitico italiano (Studio MISA II), l'esposizione nel 2003 alle polveri sottili (PM10), per il superamento del valore naturale di fondo di 10 µg/m3 si stima possa aver comportato il decesso per malattie cardiovascolari di 36,9 persone (i.c. 1,4 - 68,3) nei comuni di Pesaro, Fano, Senigallia, Montemarciano, Falconara, Ancona e San Benedetto. Negli stessi comuni sarebbero da attribuire allo stesso inquinante lo 86,7 (i.c. 32,3 - 148,9) dei ricoveri ospedalieri per malattie polmonari (Servizio di Epidemiologia Ambientale - ARPAM 2004). Lo studio metanalitico suddetto indica infine che per incrementi di 10 µg/m3 di O3 il rischio relativo di mortalità per tutte le cause aumenta dello 0,27% (i.c. -0,26-0,70)."

Rifiuti, Siti inquinati e discariche I siti contaminati regionali di interesse nazionale (Annuario ambientale 2003-APAT) secondo i dati APAT, risultano essere il Basso bacino del fiume Chienti e Falconara Marittima. I siti potenzialmente contaminati di interesse regionale risultano 1.574 di cui 13 già bonificati e 4 con progetto di bonifica approvato (Annuario ambientale 2003-APAT).
Nel 2003 16 erano le discariche autorizzate per lo smaltimento dei rifiuti urbani nelle Marche. La provincia di Ancona (5 discariche), smaltisce la maggior quantità di rifiuti solidi urbani (228.739 tonnellate), mentre la provincia di Macerata è quella che ne elimina di meno (93.612 tonnellate) nell'unica discarica di Morrovalle (Rapporto rifiuti 2004 - Osservatorio Nazionale Rifiuti).L' impianto di incenerimento di Cosmari distrugge il 14% dei rifiuti, pari a 16.304,58 tonnellate. (RAPPORTO RIFIUTI 2003).

Rifiuti urbani. Le province di Pesaro-Urbino ed Ascoli Piceno sono quelle che segnano una produzione pro-capite maggiore (rispettivamente 1,55 e 1,58 Kg).
La circoscrizione di Macerata registra la quota maggiore di raccolta differenziata pari a 0,22 Kg pro-capite nel 2003.)

Figura 6.6.9 - Produzione di rifiuti solidi urbani pro-capite al
giorno (Kg/ab die), raccolta differenziata e indifferenziata.
Regione Marche 2003.


MIGLIORAMENTO DELLA QUALITÀ AMBIENTALE
COME DETERMINANTE PER LA SALUTE Agenzia regionale sanità - Marche- Vincitorio D, Mariottini M..

Clima, emissioni gassose, una tragedia annunciata.
Abbiamo assistito in questi giorni allo svolgimento della Conferenza di Nairobi sul clima, portatrice di risultati ambigui, poiché la verifica del Protocollo di Kyoto è stata rimandata al 2008 anche se la vertenza coi paesi recentemente industrializzati sarebbe invece sempre più urgente.
Entro il 2012 il Protocollo aveva previsto la riduzione dei gas serra clima-alteranti del 5,2% rispetto al 1990. Ma la mancata ratifica di Usa e Australia, e quella tardiva della Russia, ha bloccato l'esecuzione degli accordi, poiché doveva aderire al Protocollo un numero di Paesi tale da sottoporre alle norme stabilite almeno il 55% della produzione di gas serra mondiale.
Al problema degli stati industrializzati renitenti si aggiunge quello dell'esponenziale produzione di gas serra da parte dei Paesi emergenti nell'economia mondiale.
Si verifica così l'assurdo di questo Protocollo, che viene citato nella programmazione economica, energetica, urbanistica di Stati e regioni come se rappresentasse la punta di diamante della politica ecologica, mentre i suoi dati sono ormai superati dai nuovi eventi e dai fatti. L'organismo Onu che si occupa del monitoraggio dei cambiamenti climatici, IPCC, ha previsto che nel 2050 la riduzione necessaria della produzione di gas serra sarà del 60%!
Entro il 2010 i profughi "ambientali", attualmente 25 milioni di persone, raddoppieranno a causa di carestie, mutamenti idro-geologici, mutamenti della flora e della fauna tipici dei luoghi, diffusione di malaria ed altre malattie causate dai cambiamenti del clima.

PEAR Marche: biomasse ed "ecoballe".
Questi preoccupanti dati erano noti anche qualche anno fa ma nel Piano energetico regionale non si tiene conto delle ambiguità del Protocollo di Kyoto, né del fatto che la definizione di "biomassa" utilizzata a scopo energetico comprenda anche i combustibile da rifiuti, e che quindi il bilancio di CO2 prodotta da tali "biomasse" non può neanche minimamente essere considerato in pareggio (crescita/combustione).
Sono già note le perplessità all'uso sconsiderato delle biomasse a scopo energetico presentate da noti studiosi del settore: la riduzione della Superficie agricola utile enorme avutasi in questi anni rende molti perplessi sull'opportunità di creare gigantesche estensioni monocolturali per la produzione di combustibile da biomasse, sostenibile invece in paesi con estensioni maggiori.
La peculiarità del nostro territorio, ottimale per colture di qualità e prezioso per la sua biodiversità, consiglierebbe una drastica limitazione dell'uso energetico di biomasse a solo scopo domestico rurale e per piccole centrali dedicate, impiantabili da produttori agricoli. Invece:
"Tra le diverse fonti rinnovabili, le biomasse rappresentano una delle opzioni più concrete in termini di potenziale energetico e di sviluppo tecnologico. In aggiunta, potrebbero contribuire fattivamente al rilancio delle attività agricole, .." (Pear, linee di programmazione, pag. 17).
Invece che puntare sulla cogenerazione, sul biogas, e soprattutto sul solare e sull'eolico, le biomasse vengono presentate come maggiore risorsa per le Marche.
Ripetiamo che il combustibile da rifiuti è considerato per legge biomassa e che la plastica da petrolio è considerata combustibile "assimilabile" alle fonti rinnovabili!
Ci sembra quindi che si sarebbe potuto fare molto di più in questo Pear, innanzitutto specificando meglio la legislazione vigente al momento dell'estensione, che ovviamente non era sconosciuta ai programmatori del Piano.
Così il Pear, quando ci spiega che si intendono programmare centrali a biomassa per "complessivi 30 megawatt elettrici - immediati - e 60 megawatt elettrici al 2015, opportunamente (in ZPS ?) dislocate sul territorio regionale. Facilitazione per l'accorpamento delle attuali autorizzazioni in un'unica unità", ci dice che si vogliono autorizzare inceneritori di rifiuti o centrali che usino come combustibile materiale d'importazione (visto che per tutti questi megawatt le Marche non ne produrrebbero neanche se bruciassimo i mobili), con conseguenze ambientali devastanti, che si unirebbero a quelle dei grandi impianti per la produzione di energia elettrica già esistenti.

Principio di precauzione: guidare a occhi chiusi non è del tutto salutare.
Eppure la combustione dei rifiuti, come dicevamo, non solo contribuisce a peggiorare il livello delle emissioni in atmosfera ma da decenni (vedi gli studi anglosassoni e dello statunitense Paul Connet) è considerata tra le maggiori cause della diffusione di tumori a polmoni, sangue, ed altri organi interni. Giova qui dunque richiamare il principio di precauzione, che costituisce un utile strumento fornito dalla bioetica ambientale alla politica che ha il compito di governare la vita, la salute dei cittadini e delle cittadine.
Che cos'è il principio di precauzione? Si tratta di un principio che dovrebbe essere seguito in tutti i casi in cui la politica deve decidere se dare il via libera ad azioni economiche e produttive che possano provocare danno grave o irreversibile per la popolazione o per l'ambiente e dovrebbe essere applicato in tutti i casi in cui vi sia incertezza scientifica (mancanza di studi adeguati sia a livello qualitativo che a livello quantitativo, mancanza di concordia nella comunità scientifica). Il principio di precauzione invita la politica a prendere decisioni che possono essere considerate antieconomiche sulla breve distanza ma che, attraverso strumenti legali come quello della moratoria, possono sulla lunga distanza favorire la salute delle popolazioni e soprattutto la ricerca di soluzioni alternative. Un esempio chiave per comprendere l'importanza del principio di precauzione è dato dall'amianto e in particolare dall'eternit di cui tutta l'Europa e l'Italia sono disseminate nonostante la moratoria in vigore dal 1992. Sappiamo che i primi segnali scientifici sulla pericolosità dell'amianto risalgono al 1898 quindi sono precedenti al grande sviluppo che, "grazie" agli imprenditori di Casale Monferrato e poi di altre parti d'Italia ,questo prodotto ebbe nell'edilizia del nostro paese che toccò il suo punto massimo negli anni '60. Ora, grazie alla risposta della politica avvenuta quasi con un secolo di ritardo, moltissime persone si sono ammalate e sono morte di cancro e questo tipo di malattia, da stime europee, è ancora in crescita.

Il sole illumina tutti, quindi …non è "proficuo".
Dopo avere presentato le biomasse-rifiuti come panacea sostitutiva del petrolio, il Pear Marche cita per ultimo il solare, definendolo dai "costi assai elevati", e si propone di verificare se "sia possibile l'uso dei certificati verdi" per incentivarlo abbattendone i costi!
Certificati verdi, detti CIP 6, che sono finiti in tutti questi anni proprio agli inceneritori, rendendoli proficui per le industrie che li hanno impiantati, e che invece dovevano essere riservati a fonti realmente "rinnovabili".
Si calcola in un ammontare complessivo di 3,5 miliardi di euro la somma sottratta finora all'investimento su solare ed eolico, finita nelle tasche dei soliti noti, somma pagata da tutti gli utenti Enel (7% della bolletta).
La leggina sul "conto energia" che doveva finanziare il solare l'ha invece lasciato miseramente al …verde.
Da http://www.grtn/it/ita/fotovoltaico/GraduatorieImpiantiAmmessi/PrimoTrimestre06_9.pdf
possiamo estrapolare alcuni dati sul finanziamento al solare:
ben 800 megawatt di solare da 1271 mini progetti non sono stati finanziati a norma di legge, più altri 10.500 micro progetti per un totale di altri 276 megawatt da impianti risultati idonei ma che sono rimasti esclusi perché fuori dalla capacità della legge. Per il 2006 risultano autorizzati solo 120 megawatt, mentre un potenziale di dieci volte superiore è stato bloccato.
Nel frattempo…il business della combustione dei rifiuti va avanti. E' di poco tempo fa la notizia di consultazioni tra Regione Abruzzo e Regione Marche per bruciare congiuntamente rifiuti.
E le regioni che posseggono inceneritori, come la Toscana, stilano accordi (l'ultimo di qualche giorno con la Campania fa per 4300 mc di rifiuti) per far "sparire" i rifiuti altrui.
A scapito della salute di tutti.

La corretta gestione dei rifiuti: un obbligo per la salvaguardia della salute e la vita delle generazioni future.
Da poco resi disponibili dall'Ecosportello i dati sulla percentuale di raccolta differenziata nei comuni italiani, si rileva una sconfortante arretratezza nella gestione dei rifiuti nelle grandi città (a parte Torino, tutte sono sotto il 30% di differenziata), e un'insufficiente presenza di quote superiori al 50%.
Questa situazione non migliorerà se le amministrazioni continueranno ad investire negli insalubri inceneritori. Incenerimento da considerarsi insalubre non solo per l'effetto delle polveri, delle nanoparticelle, e per l'emissione di gas clima-alterante, ma anche perché incentiva la folle politica economica di spreco e inquinamento causato dalla produzione di imballaggi e materiali non riciclabili, con grave ipoteca sulle risorse da rendere disponibili per le generazioni future non solo in materia di salute ma anche di materie prime e spoliazione del pianeta.

Democrazia, fonti energetiche, clima.
Thomas Friedman, in un articolo di quest'anno per Foreign Policy (Usa), ha saputo ben metterci in guardia sui cambiamenti che la "legge del petrolio" ha causato e causa nell'assetto democratico mondiale, segnalando i danni causati dall'uso di fonti di energia non sotto il controllo dei cittadini ma di esclusivi gruppi finanziari e/o politici.
Uno studio dell'università di Los Angeles ha messo in evidenza come "uno stato che fa molto affidamento sulle esportazioni di petrolio o di minerali tende a diventare meno democratico, mentre lo stesso fenomeno non si verifica per altri tipi di esportazioni primarie. Il fenomeno non si limita alla penisola arabica, al Medio Oriente o all'Africa subsahariana; infine, non è circoscritto ai paesi piccoli".
Azerbaigian, Angola, Ciad, Egitto, Guinea Equatoriale, Iran, Kazakistan, Nigeria, Russia, Arabia Saudita, Uzbekistan, Venezuela. Negli stati petrolieri "il prezzo del greggio e il progresso della libertà procedono invariabilmente in direzioni opposte".
"i regimi dei paesi petroliferi non sono costretti a tassare i cittadini per sopravvivere, perché gli basta trivellare un altro pozzo petrolifero, non sono neanche costretti ad ascoltare i cittadini stessi né a rappresentarne le istanze".
Non dobbiamo illuderci che questa situazione riguardi solo gli "altri", in primis perché noi stessi siamo coinvolti finché non troviamo alternative allo straconsumo di petrolio ma perché anche nel nostro Paese la privatizzazione delle risorse (innanzitutto energia ed acqua) e l'accumulo delle stesse (vedi la strategia degli inceneritori e dei gassificatori) crea imponenti poli finanziari con potenti possibilità ulteriori di incrementare il clientelismo in politica.

Rete nazionale rifiuti zero: per un nuovo paradigma nella gestione dei rifiuti.*
*Abbiamo qui elaborato il documento presentato a Brescia 20-21 ottobre 2006,
in occasione del Convegno nazionale "VERSO LA PROSPETTIVA RIFIUTI ZERO. Oltre lo spreco,
nuove strategie per una saggia politica di governo",
promosso da Forum ambientalista.
Ringraziamo sentitamente Marino Ruzzenenti e gli amici della rete di discussione No-Inc:
coordinamentoinc@yahoo.it

Per prevenire e minimizzare la produzione dei rifiuti vanno posti nuovi obiettivi che
aggiornino il decreto Ronchi (Decreti legislativi 22/1997, 389/1997 e 426/1988 che hanno introdotto il concetto di riduzione complessiva dei rifiuti prodotti).
Gli obiettivi di raccolta differenziata si devono combinare con obiettivi precisi e quantificati di produzione di rifiuti urbani: in un triennio, le esperienze più avanzate dimostrano che si può contenere la produzione di rifiuti al di sotto di 1 Kg/die/pro capite con una raccolta differenziata oltre il 75%.
A questo obiettivo vanno finalizzati incentivi pubblici ai Comuni virtuosi, stornati dal fondo exCip6 (l'altra parte va investita esclusivamente sul risparmio energetico e nelle vere fonti rinnovabili).

Questo obiettivo deve essere perseguito attraverso:
- la riduzione del numero di imballaggi e dei contenitori ed il loro riutilizzo, promuovendo il ripristino del sistema del vuoto a rendere a cominciare dai settori della ristorazione, ricezione e distribuzione;
- l'incentivazione ed il sostegno ad aziende e distributori che convertono almeno il 30% del proprio prodotto venduto in contenitori a rendere con cauzione.
- la riduzione dei rifiuti basata sulla raccolta differenziata "porta a porta" finalizzata al riciclaggio e sulla sistematica estrazione ad oltranza dei materiali riutilizzabili contenuti nei rifiuti stessi;
- la responsabilizzazione delle utenze domestiche, delle attività produttive e commerciali, pubbliche e degli uffici, invertendo la tendenza ad ampliare l'assimilazione agli urbani.
Una raccolta differenziata efficace, da sostenere con adeguati finanziamenti, deve essere domiciliare "porta a porta", con tariffa puntuale: solo così, è ampiamente dimostrato, si possono raggiungere gli obiettivi sopra indicati.

Seriamente Tariffa.
In particolare la tariffa sui rifiuti va modulata sulla quantità d'indifferenziato conferito al servizio di raccolta cittadino, con iniziative d'incentivazione (sgravi e riduzioni fiscali) per quanti attuano la raccolta differenziata, il compostaggio e il conferimento alle isole ecologiche, promosse dai Comuni. Ciò comporta:
- l'eliminazione di tutti i contenitori stradali multiutente (campane, cassonetti) in modo da poter applicare e controllare con efficacia la tariffa puntuale sui conferimenti a domicilio o all'isola ecologica: in ogni isola ecologica va promosso un mercato dell'usato finalizzato alla riparazione ed al riuso.
- la costruzione di idonei impianti di compostaggio per il compost di qualità dislocati sul territorio e l'incentivazione della pratica dell'autocompostaggio (o compostaggio domestico) allo scopo del suo recupero.
- il sostegno all'impiego e nella gestione del verde pubblico del compost di qualità derivante dalla raccolta differenziata domiciliare della frazione umida e verde, anche in ossequio alle disposizioni sul Green Public Procurement (indirizzo legislativo che invita e/o obbliga i comuni ad acquistare cose riciclate o con un elevato tasso ecologico).

L'Integrated Product Policy: le responsabilità dei produttori… e di chi acquista.
Una corretta gestione dei rifiuti deve pianificare e controllare le diverse fasi del ciclo.
Innanzitutto bisogna estendere e rendere pratica diffusa la normativa introdotta, per ora solo sul piano giuridico, per i veicoli fuori uso, responsabilizzando i produttori della riciclabilità delle merci e del conseguente ritiro/recupero de i materiali dei beni di consumo a fine ciclo.
A questo obiettivo primario ai fini della riduzione a monte della produzione dei rifiuti, si deve accompagnare un impegno da parte delle istituzioni sulle altre fasi e problematiche del ciclo rifiuti. Vanno compresi nel tema anche accordi con il sistema delle imprese, finalizzati all'effettivo riutilizzo dei materiali raccolti. In questo quadro il governo deve provvedere alla realizzazione completa degli accordi di programma previsti nel Decreto Ronchi.
Il riciclo deve essere formalmente riconosciuto anche sul piano giuridico per il contributo importante che offre sia al risparmio energetico che all'effettiva riduzione dei gas serra: in questo contesto vanno previsti eco-incentivi specifici, ad esempio attraverso l'istituzione dei certificati bianchi per la riduzione ed il riciclaggio dei rifiuti (risparmio di materia/energia e riduzione di gas serra) che potrebbero essere gestiti dal Conai (Consorzio nazionale imballaggi).

Bloccare subito la politica dell'incenerimento.
Una politica rivolta alla prevenzione -riduzione, raccolta differenziata domiciliare e trattamento dei rifiuti (allo scopo del recupero di materia) si pone, di fatto, in competizione con la scelta dell'inceneritore. Perciò vanno aboliti tutti gli incentivi (Cip6 o certificati verdi) all'incenerimento dei rifiuti, anche se finalizzato al "recupero" energetico in cogenerazione.
Tali impianti, infatti, hanno bisogno di un continuo apporto di rifiuti combustibili da smaltire
per garantire la resa e la continuità del loro funzionamento, e questo contrasta oggettivamente con le politiche di riduzione a monte come sopra delineate.
Va quindi bloccata a livello nazionale la costruzione e l'ampliamento di nuovi impianti di
incenerimento.

Formazione e partecipazione: nuovi posti di lavoro e democrazia.
Infine vanno mobilitate alcune risorse "immateriali" decisive per una buona riuscita del progetto: informazione, formazione e partecipazione.
Appare necessario che le Istituzioni ad ogni livello, dal Governo agli Enti locali, s' impegnino in una campagna formativa ed informativa destinata agli studenti della scuola pubblica di ogni ordine e grado, e più in generale ai cittadini, sui piani di riduzione dei rifiuti, di raccolta differenziata domiciliare, sul riuso dei rifiuti, sul concetto di sostenibilità, svolta utilizzando le competenze degli esperti, della società civile e delle associazioni.
La prospettiva rifiuti zero secondo le fasi sopra delineate può realizzarsi solo attraverso la partecipazione consapevole e responsabile dei cittadini nei processi decisionali e nella concreta attuazione del progetto.
La stessa raccolta domiciliare di qualità, inoltre, presuppone un diverso ruolo degli stessi operatori ecologici, investiti di nuove competenze e responsabilità.
Una politica di gestione dei rifiuti, del risparmio energetico e di materiali, del riciclo e riuso, l'incentivazione di meccanismi di condivisione collettiva di responsabilità e di profitti contribuirà a rafforzare il tessuto economico locale e influirà positivamente sulla creazione di nuovi posti di lavoro.



Documento a cura del Coordinamento dei Comitati per la difesa delle valli del Metauro, Cesano e Candigliano.

Gennaio 2007.

www.comitatotutelavaldichiana.it