Rifiuti, salute, ambiente, energia
democrazia!!
Premessa.
Affrontando una dimensione reticente ed irreale, come un copione
di fantapolitica, noi cittadini abbiamo scoperto le carte
dell'inceneritore di biomasse da 80 megawatt termici a Schieppe
di Orciano:
l'incredibile incoerenza di un progetto carente e rattoppato,
poi pubblicizzato con le solite frasi obbligatorie quali "uso
della migliore tecnologia possibile" ci ha reso coscienti di
come le parole siano scudi, alzati nel vano tentativo di
palesarsi ligi ai regolamenti ed alle direttive, parole prive di
senso se confrontate con la realtà.
Ci siamo chiesti che senso avesse autorizzare un inceneritore
(perché di questo si tratta), in una zona ZPS nella quale
vicinanza oltretutto già persistono elementi di disturbo di
quell'equilibrio ambientale che non solo si dovrebbe tutelare,
ma valorizzare. Che senso avesse inoltre autorizzare un progetto
propagandato quale "altamente tecnologico" per fornire energia
ad aree industriali situate a decine di chilometri di distanza
(per non parlare dell'obbligo della cogenerazione, rattoppato
poco credibilmente poi: pena la dispersione di 60 megawatt
termici), che senso avesse scegliere la combustione di biomasse
e Combustibile da Rifiuti in una zona che può vivere di
agricoltura di qualità e di agriturismo.
Ci siamo chiesti quali sarebbero stati i danni subiti da molti
per rispetto della sudditanza al potere politico-economico di
pochi.
Ci siamo chiesti inoltre se l'atteggiamento irato, sprezzante e
spesso diffamatorio di politici ed amministratori regionali e
locali, ogni volta che gli si chiedevano spiegazioni o si
evidenziavano le contraddizioni, fosse dovuto alla totale
sicurezza di poter sbagliare impunemente, e ad un ormai
incancrenito meccanismo di potere o di spartizione di potere che
vede le gente comune totalmente passiva.
Dopo essere riusciti, a prezzo di grandi fatiche e
testardaggine, ad acquisire i misteriosi progetti riguardanti
l'inceneritore, a far pronunciare pubblicamente i politici
locali in merito, ad evidenziarne i sofismi, a rendere partecipi
migliaia di persone a questo processo di democrazia composto da
informazione e dibattito, non possiamo che rilevare in breve i
punti eticamente dolenti di questa battaglia, ricordando che
tutti i fatti citati sono documentati sul sito
http://www.comitatinrete.it.
Esiste un rapporto feudale tra cittadini e classe dirigente. Non
sempre esiste libero accesso ai documenti poiché spesso ci si
serve delle restrizioni previste dalla legge (diritto alla
privacy, tutela di indagini giudiziarie in corso ecc.) nei
confronti dei comuni cittadini per rendere praticamente
impossibile l'accesso alle informazioni senza l'ausilio di un
legale, ed il ritardo nell'accesso legittimo non viene
ovviamente risarcito.
Questo è stato il nostro caso per l'acquisizione del progetto
dell'inceneritore, e per il processo farsa di "coinvolgimento"
dei soggetti previsti nella Conferenza di servizio per
l'autorizzazione al progetto.
La complessità e l'interdipendenza plurilaterale di leggi e
regolamenti fa sì che gli amministratori possano servirsene in
maniera ambigua, agendo sino a snaturare la norma quando questa
serve ai loro interessi, tirandola come un elastico, ed invece
omettendo di usarla quando la sua applicazione lederebbe
interessi da proteggere.
Questo è il caso della ZPS di Tavernelle di Serrungarina, che
viene magnificata dallo studio WWF patrocinato dall'Assessore
regionale all'ambiente Marco Amagliani per la Rete Ecologica
delle Marche. Lo stesso assessore è però poi il primo a chiedere
che l'inceneritore venga autorizzato, scordandosi ogni norma, ed
ogni bel discorso pubblico su fiume, fauna, flora, ecotipi,
salute.
Dispensare promesse è un rito che fa parte del balletto
elettorale. Ma l'elettorato non ha reale controllo sull'operato
degli eletti.
Stiamo ancora aspettando che la risoluzione adottata dal
Consiglio regionale marchigiano contro l'autorizzazione
dell'inceneritore sia tenuta in considerazione dalla Giunta;
come dovrebbe, visto che è il Consiglio il massimo organo
rappresentativo della volontà dei cittadini.
La Giunta invece si è disimpegnata emettendo una serie di
delibere in violazione a note norme: e scordando che la
legislazione sulla Valutazione d'Impatto Ambientale prescrive
dei tempi e dei modi rispetto ai quali la Regione Marche è già
fuori da ogni legalità. Impunemente.
L'appartenenza ad una "casta" fa sì che molti politici si
tramandino una visione riduttiva del loro elettorato:
questuante, esigente, ma sempre manipolabile e soprattutto
ignorante.
I "nostri" politici hanno una visione da servi della gleba dei
loro elettori. I cittadini sono dunque ignoranti? E' purtroppo
quello che pensano, o sperano, molti dei nostri amministratori.
Possiamo fare un elenco empirico di alcune di queste
convinzioni:
-sperare o credere che i cittadini non sappiano qual è la
legislazione vigente sulle biomasse, propagandare quindi le
biomasse come innocui e fiabeschi prodotti dei boschi, tacendo
che per biomassa in Italia si intende anche (e soprattutto)
combustibile da rifiuti.
-sperare che i cittadini non capiscano qual è l'importanza di
una zona naturale protetta per la loro salute e la loro
economia, e che non si chiedano chi ci guadagna a renderla
edificabile ed industrializzabile.
-sperare che i cittadini credano ai numeri forniti sul
fabbisogno energetico, senza verificarli e chiedersi se vi siano
altri punti di vista, oltre a quelli dei consulenti di chi
governa.
La conoscenza scientifica non è più solo appannaggio dei pochi
scienziati seduti alla corte dei potenti. La conoscenza
scientifica non indica solo una strada, ma è una questione di
punti di vista e di interessi divergenti. Molti cittadini non
sono solo in grado di acquisire conoscenze, molti di essi sono
anche competenti.
E' dal sapere alternativo a quello propagandato dalle
multinazionali dei rifiuti e dell'energia che scaturiscono
progetti differenti e che fanno l'interesse dei cittadini e non
il profitto di un'unica compagine di investitori od azionisti.
Il modellare le scelte economiche sulla base delle esigenze di
questo o quel gruppo politico-economico di pressione, ha dato
luogo a scelte irrazionali e senza futuro, prive di spinta dal
basso ma spinte solo dai soldi dei cittadini usati a sproposito,
per progetti poi sabotati o smantellati una volta mutato
l'assetto di potere. La roulette gira, la pallina cade sul rosso
o sul nero, ma sono i cittadini a farla girare come criceti, ed
a pagare le conseguenze di scelte sbagliate, fuori tempo, mal
dimensionate, spesso irreparabili.
E' incredibile come molti politici si barcamenino, a seconda
delle convenienze, contraddicendo con le loro scelte la politica
del loro partito. Purtroppo nella nostra regione dobbiamo
assistere al pietoso spettacolo di politici del Prc, il cui
responsabile nazionale Naggi all'energia ha fatto da poco
cocenti dichiarazioni sulla truffa dei sussidi
all'incenerimento, che invece sostengono il progetto di Schieppe
quasi si trattasse di un innocuo pittoresco caminetto. Pietoso
perché, una volta in difficoltà, addossano tutta la
responsabilità del procedimento al Tecnico regionale, e
criticano i Comitati affermando che loro, i politici, non
possono ascoltare pochi cittadini (noi!) ma debbono rifarsi alla
più ampia maggioranza dei loro elettori (appunto: ma
Rifondazione a livello nazionale è contraria
all'incenerimento!).
La coscienza, dettata anche dal buon senso, che sia meglio
investire su azioni controllabili dai cittadini, e che portino
profitto ai cittadini, e non su progetti controllati da pochi,
ha però sviluppato un'infinita serie di proposte sulla gestione
di rifiuti ed energia, prese in considerazione dalla Rete
nazionale rifiuti zero, che diffondiamo arricchendola con alcune
note riguardanti la situazione locale, augurandoci che dipanino
le nebbie della retorica e del tornaconto.
Ci stanno facendo pagare anche l'aria! Un estratto del lavoro di
documentazione su inceneritori, ambiente e salute.
Da tempo seguiamo il dibattito scientifico circa gli effetti
sulla nostra salute della diffusione in atmosfera dei fumi
dell'incenerimento di rifiuti e "biomasse", come sa chi segue il
nostro sito, sul quale sono pubblicati non solo gli interventi
di medici invitati da noi a pubblici dibattiti (come il dott.
Laghi o la dott.Gentilini, e lo studioso delle nanoparticelle,
il dott.Montanari), ma anche studi di importanti riviste
scientifiche e Gruppi di ricerca (come la Environmental Health
Perspectives o il gruppo di ricerca britannico BSEM).
Poiché non vorremmo che si attenda, come fu il caso
dell'amianto, che muoiano migliaia di persone e che l'ambiente
venga devastato per accorgersi dei danni che potevano essere
evitati, riteniamo nostro dovere diffondere il più possibile
notizie riguardanti la ricerca scientifica sull'inquinamento
atmosferico in modo da sollecitare il principio di precauzione.
Gli inceneritori infatti, dotati di qualsivoglia filtro o
tecnologia (la cosiddetta retorica "migliore tecnologia",
migliore per chi se non dà sicurezze?), producono in ogni caso
particelle fini ormai scientificamente segnalate come altamente
attive nella cancerogenesi.
Poiché le indagini epidemiologiche, proprio per loro
caratteristica, non possono concludere nulla se non quando i
danni alla salute sono ormai evidenti, è dovere di tutti,
cittadini e amministratori, rifiutare per precauzione ogni
tecnologia potenzialmente nociva per noi e per le generazioni
future, orientandosi invece su scelte ecologicamente più
sostenibili e prive di effetti collaterali, attuando cioè una
scelta preventiva e non attendendo la conclusione (post mortem!)
di ricerche che già danno inquietanti segnali e invitano alla
prudenza.
Assistiamo e partecipiamo alla lotta contro il fumo, ai
controlli obbligatori per le emissioni delle automobili, ai
controlli obbligatori alle nostre caldaie per il riscaldamento
domestico: ma come mai le istituzioni non tengono conto che,
mentre si eseguono controlli minuziosi sulle emissioni
pericolose prodotte dai cittadini, i poli industriali e
politico-affaristici che bruciano rifiuti rendono vano ogni
tentativo di diminuire i rischi e mantenere la qualità
dell'aria, immettendo in uno spazio pubblico, l'atmosfera,
tonnellate di sostanze nocive e spesso letali?
Ci stanno facendo pagare anche l'aria. E questo non possiamo
accettarlo.
In aggiunta al materiale presente sul sito www.comitatinrete.it
, presentiamo una rassegna ad estratti:
"Nella maggior parte delle patologie degenerative che oggi ci
affliggono - neoplasie, patologie neurologiche, disfunzioni
cognitive, patologie respiratorie, cardiovascolari,
riproduttive, autoimmuni, neurocomportamentali ecc. - non sono
state identificate specifiche alterazioni geniche. La causa di
alterazioni aggiuntive del DNA sembrano essere i "numerosissimi
agenti tossici e sostanze chimiche di sintesi, alle quali tutti
noi siamo comunemente esposti, che possono indurre alterazioni
epigenetiche, fra queste ricordiamo: metalli pesanti, pesticidi,
erbicidi, prodotti di degradazione del petrolio, tabacco,
idrocarburi policiclici aromatici, ormoni, sostanze radioattive,
farmaci, virus, batteri, componenti della dieta e la gran parte
di quegli agenti che vanno sotto il nome di "endocrine
disruptor".
"Il degrado progressivo dell'ambiente in cui viviamo sta
determinando alterazioni di questo tipo alle cellule germinali
della nostra stessa specie, la cui portata e gravità è solo
ipotizzabile in quanto risulta impossibile quantificare nella
sua interezza il danno che stiamo arrecando alle generazioni
future."
"Per quanto riguarda le neoplasie - che erano appannaggio
soprattutto del mondo occidentale - si prevede la massima
espansione nei paesi che stanno registrando la maggior crescita
economica (Cina-India) e in generale in tutti i paesi in via di
sviluppo. Nei paesi occidentali l'incremento è costante e
particolarmente significativo proprio per le forme ormono
correlate (prostata-mammella) e per i linfomi. A questo riguardo
è per lo meno paradossale che proprio i Linfomi Non Hodgkin -
uno dei pochissimi campi dell'oncologia in cui sono disponibili
farmaci efficaci in grado di indurre guarigioni stabili e
definitive - registrano un tale incremento nell'incidenza (circa
4% annuo) che per essi è in aumento anche la mortalità!"
"L'incremento poi negli ultimi 30 anni in Europa del 30% nella
incidenza delle neoplasie infantili da 0 a 14 anni e del 45% da
14 a 19 anni, come ben documentato in un lavoro di Lancet del
dic. 2004, non può essere certo ascritto allo "stile di vita"
come con troppa superficialità oggi si afferma quando si parla
di fattori di rischio e cancerogenesi e non può non porre
interrogativi inquietanti sulle condizioni dell'ambiente in cui
viviamo."
"Innanzi tutto l'informazione su questi temi è assolutamente
carente. Chi sa, ad esempio, cosa significa REACH?
(Registration, Evaluation and Authorisation of CHemicals, è un
progetto di legge in discussione all'Unione Europea che vorrebbe
imporre a chi produce sostanze chimiche di testarle per quanto
attiene gli effetti sulla salute) Perché si ritiene che non
esistano mai - o quasi - prove per poter correlare i quadri
morbosi con determinati inquinanti? Ma queste prove non le
troveremo praticamente mai se pensiamo di correlare in modo
lineare "causa-effetto" patologie multifattoriali, complesse (in
cui - non dimentichiamo - il conclamarsi della malattia avviene
anche decenni dopo l'esposizione) con singole fonti di
inquinamento! Così, in assenza di "prove epidemiologiche certe",
si evita di porre in atto anche le più elementari misure di
precauzione e stiamo creando una Scienza Medica ormai "allineata
e rassegnata" ad inseguire le patologie che noi stessi ci
creiamo e non orientata ad evitare che insorgano."
(Patrizia Gentilini, onco-ematologa, - Associazione Medici per
l'Ambiente ISDE, Forlì, 2006).
"L'incenerimento degli RSU è, fra tutte le tecnologie, la meno
rispettosa dell' ambiente e della salute. E' inevitabile la
produzione di ceneri (che rappresentano circa 1/3 in peso dei
rifiuti in ingresso e devono essere smaltite in discariche
speciali) e l'immissione sistematica e continua nell'atmosfera
(di milioni di m3) di fumi, polveri grossolane (PM10) e fini
(PM2. 5 , ovvero con diametri inferiori a 2.5 micron) costituite
da nanoparticelle di sostanze chimiche (metalli pesanti,
idrocarburi policiclici, policlorobifenili, benzene, diossine e
furani, ecc.) estremamente pericolose, perché persistenti ed
accumulabili negli organismi viventi.
La combustione trasforma infatti anche i rifiuti relativamente
innocui quali imballaggi e scarti di cibo in composti tossici e
pericolosi sotto forma di emissioni gassose, polveri fini,
ceneri volatili e ceneri residue che richiedono costosi sistemi
per la neutralizzazione e lo stoccaggio.
Per noi, Medici per l'Ambiente, è prioritario pensare agli
effetti sugli esseri umani più fragili, perché già malati, o più
suscettibili come bambini, donne in gravidanza, anziani. Il
rischio non è solo riferibile ad una maggiore incidenza di
tumori (già segnalata), ma anche ad altre problematiche quali:
incremento dei ricoveri e della mortalità per cause respiratorie
e cardiocircolatorie, alterazioni endocrine, immunitarie e
neurologiche.
Si ribadisce che in problematiche così importanti e complesse
devono sempre essere privilegiate le scelte che si ispirano al
principio di "precauzione", alla tutela e salvaguardia
dell'ambiente, consci che la nostra salute e quella delle future
generazioni è ad esso indissolubilmente legata (come le
drammatiche esperienze su amianto, benzene, piombo e polveri
fini dovrebbero averci insegnato)."
(Risoluzione Medici per l'Ambiente, 2006).
"Una letteratura scientifica imponente, che ha ormai ampiamente
dimostrato come il cervello infantile e il sistema nervoso in
via di sviluppo rappresentino veri e propri tessuti-bersaglio
per centinaia di molecole tossiche,assume grande rilievo
l'allarme lanciato lo scorso 7 novembre dalla prestigiosa
rivista LANCET che - preannunciando l'imminente pubblicazione di
un importante studio condotto dai ricercatori della Harvard
School of Public Health - titolava on line: "La PANDEMIA
SILENZIOSA"
Per denunciare l'incombente minaccia di un dramma
socio-sanitario "globale", che si diffonde in modo subdolo e
incontrollabile, perché gli effetti di un'esposizione cronica e
collettiva sfuggono alle abituali modalità di indagine e di
ricerca
e per notificare le prime, probabili cifre di una
tragedia lungamente annunciata, eppure evitabile, secondo cui,
nel mondo: "Un bambino su sei presenterebbe danni documentabili
al sistema nervoso e problemi funzionali e comportamentali, che
vanno dal deficit intellettivo, alla sindrome da iperattività,
all'autismo" (con costi enormi - sia detto per inciso - anche
sul piano economico: si calcola che negli Stati Uniti d'America
i costi per i danni neurologici da piombo nei bambini
ammonterebbero a circa 43 miliardi di dollari e per quelli da
mercurio a 8.7 miliardi).
E' una ben amara soddisfazione vedere che oggi alcune Università
e riviste scientifiche tra le più prestigiose al mondo
denunciano in modo chiaro e perentorio ciò che per anni, noi
Medici per l'Ambiente, ci siamo sforzati di documentare,
affermando con forza che troppo spesso la medicina occidentale
ha privilegiato obiettivi e strategie di "lotta" contro malattie
e sofferenze che sono il prodotto (assolutamente evitabile) di
modelli di vita stressanti, consumistici, inquinanti
e che
troppo spesso i nostri esperti - politici, economisti ed
ecologisti - hanno parlato di sostenibilità, prevenzione,
promozione della salute, per poi varare o legittimare normative
e leggi - uniche al mondo - che non tengono in nessun conto la
tutela dell'ambiente e la salute dei cittadini. Come quelle con
cui si equiparano i rifiuti urbani a fonti rinnovabili di
energia; si permette a chi incenerisce di accedere a cospicui
finanziamenti pubblici... ."
(Appello Isde, 2006).
"L'OMS ha ripetutamente richiamato l' attenzione nei confronti
dell' inquinamento da particolato sollecitando i governi a
misure legislative a tutela della Salute Pubblica. Il comunicato
APAT-OMS del 15 giugno 2006 stima in 8.220 morti l' anno per
esposizione a PM10 superiore a 20µg/m3 in 8 città italiane con
oltre 200.000 abitanti nel corso del periodo 2002-2004 e stima
che per gli alti livelli di ozono, nello stesso periodo, si
siano avute 516 morti/ anno aggiuntive . Ricordiamo che per
particolato intendiamo un misto di particelle,organiche ed
inorganiche , sospese nell' aria , di diverso peso molecolare ,
che possono originarsi come tali sia da processi naturali che da
attività umane( industriali, traffico, processi di combustione
ecc) o che si formano nell' aria in seguito a reazioni chimiche
di inquinanti gassosi.
Ricordiamo che il PM è a sua volta costituito da particolato "
grossolano"- PM10- ossia particelle di diametro inferiore a 10
micron -che raggiungono le alte vie respiratorie ed i polmoni e
che depositano a terra nel giro di ore e da -PM 2.5- particelle
con diametro inf. a 2.5 micron- che penetrano fin negli
alveoli-ben più pericolose e che sono trasportate anche per
grandi distanze per il basso peso molecolare. La Comunità
Europea (CE) stabilisce come valore limite per il PM 10 quello
50 microgrammi/mm3 come media giornaliera (da non superare per
più di 35 giorni /anno) e di 40 microgrammi/mm3 come media
annua: con le riduzioni previste di qui al 2020 si calcola che
si potranno evitare in Italia ben 12.000 morti
premature"risparmiando" ogni anno ben 28.000 miliardi di Euro.
Il PM 2.5, per il quale non esistono ancora normative di legge,
è ancora più pericoloso".
"Nel 1997 l'Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro (IARC)
ha classificato la 2,3,7,8 tetraclorodibenzo-p-diossina (TCDD)
come carcinogeno per l'uomo (gruppo I) sulla base di una
limitata evidenza per l'uomo, sufficiente per l'animale e la
considerazione che il recettore Ah, attraverso cui agisce la
diossina, è presente sia nell'uomo che negli animali.
Le evidenze epidemiologiche sull'uomo provenivano da 4 studi
tipo coorte su soggetti professionalmente esposti ad alti
livelli di diossine e dallo studio sulla popolazione di Seveso.
Nel 2004 Steenland et al. hanno pubblicato una revisione critica
della letteratura, che era stata alla base della valutazione
della IARC nel 1997, ed un suo aggiornamento incentrato sulla
metanalisi di alcuni studi. Il giudizio di cancerogenicità ne
viene rafforzato dalla documentazione di un effetto
dose-risposta, dal migliore controllo dei confondenti e
dall'evidenza di un eccesso di mortalità per tutti i tumori.
Indagini recenti hanno riguardato gli effetti di più basse
esposizioni, come quelle ambientali prodotte da inceneritori.
Queste esposizioni sono generalmente espresse in termini di TEQ
(Toxic Equivalency Factor) in quanto considerano le cosiddette
sostanze diossino simili cioè policlorodibenzo-p-diossine (PCDD)
polibenzofurani (PBF) e i policlorobifenili (PCB) mono/orto
sostituiti (o complanari), la cui tossicità viene ponderata
rispetto a quella della 2,3,7,8 tetracloro -pdiossina (TCDD),
cioè la cosiddetta "diossina di Seveso".
Il nostro studio ha preso l'avvio dall'osservazione di un
eccesso significativo di sarcomi dei tessuti molli (ICD IX 171)
nei comuni della Riviera del Brenta (ex ULSS 18 - 100.873
residenti) rispetto al tasso medio del territorio coperto dal
Registro Tumori del Veneto - RTV (1.978.072 media residenti
1990-1996)."
REGIONE DEL VENETO - Assessorato alle Politiche Sanitarie
ISTITUTO ONCOLOGICO VENETO - IRCCS
Registro Tumori del Veneto
RELAZIONE "RISCHIO DI SARCOMA IN RAPPORTO ALL'ESPOSIZIONE
AMBIENTALE A DIOSSINE EMESSE DAGLI INCENERITORI:
STUDIO CASO CONTROLLO NELLA PROVINCIA DI VENEZIA"
"Studio sull'impregnazione di diossine delle popolazioni
residenti in prossimità d'inceneritori di rifiuti urbani:
La Francia possiede il parco d'inceneritori di rifiuti urbani
più importante d'Europa. Il loro numero è stato ridotto di un
terzo dal 1998 e questa riduzione è stata accompagnata dalla
messa a norma degli impianti esistenti, dalla chiusura di un
gran numero di vecchi impianti e la costruzione di nuovi. Il
loro rifiuto in Francia è quindi molto diminuito dal 1998.
Tuttavia, delle questioni sono state poste dalle popolazioni
residenti vicino a questi impianti a proposito del loro impatto
sulla salute. Queste domande sono legate, da un parte, a certi
composti chimici emessi nell'ambiente, in particolare le
diossine e alcuni metalli; dall'altra, alla presenza,
puntualmente constatata, di queste sostanze in concentrazioni
elevate in alimenti quali il latte vaccino prodotto in
prossimità di inceneritori che abbiano emesso molte diossine.
In ragione di livelli d'emissione elevati per certi siti, s'è
posta la questione di sapere se i dintorni degli inceneritori
fossero realmente più esposti alle diossine. ...uno studio belga
(Fierens 2003) ha mostrato che il consumo di grassi animali
provenienti da prodotti d'origine locale (carne, uova o
latticini prodotti nell'area di ricaduta del camino
dell'inceneritore), era associato a un aumento delle
concentrazioni di diossine nel siero dei residenti."
(http://www.invs.sante.fr)
"Diossina e sarcomi, per i saggi c'è un legame.
Gli esperti al convegno: vicino all'ex inceneritore più numerosi
i casi di malattia. I valori di furani e Pcb più alti nelle zone
all'ombra del camino. Una sola verità non c'è ancora, ma sul
caso diossina i punti di vista degli esperti, incaricati
dall'Asl di approfondire l'indagine sui livelli di
concentrazione nel sangue di sessanta mantovani, si sono
avvicinati. Su tre elementi c'è ora assoluta convergenza: la
diossina è una sostanza cancerogena e ci sono differenze
importanti tra i valori misurati in città e all'ombra
dell'inceneritore del polo chimico. Non solo: tra la presenza
della sostanza tossica e l'elevato numero di sarcomi c'è un
preciso legame."
Mantova, dicembre 2006, Articolo di Corrado Binacchi
"Mortalità per linfomi non Hodgkin nel periodo 1981-2001 in
comuni italiani con inceneritori di rifiuti solidi urbani.
... Dalla presente metanalisi degli studi di mortalità per LNH
nel periodo 1981-2001 in 25 comuni italiani con inceneritori di
RSU emerge l'evidenza empirica di un eccesso di mortalità nei
maschi (+8%) e di non eccesso nelle femmine, in accordo con
quanto segnalato da Biggeri e Catelan in comuni della
Toscana nel periodo 1986-1991. Diversi profili di rischio
ottenuti considerando le differenti caratteristiche dei comuni e
degli impianti sono evocativi di un possibile effetto di
diluizione.
Per i residenti maschi nei comuni con impianti più piccoli si
osserva un rischio di mortalità più elevato rispetto ai
residenti in comuni dove sono attivi inceneritori con capacità
maggiore,
che si trovano equamente distribuiti sia nei comuni più piccoli
sia in quelli di più grandi dimensioni demografiche.
Considerando la distanza temporale dall'avvio degli impianti, la
latenza da 15 a 25 anni ha mostrato eccesso di mortalità.
La rilevazione di un rischio di mortalità per LNH più elevato
soltanto nei maschi e l'osservazione di differenze legate alle
dimensioni degli impianti necessitano di approfondimenti
mediante studi epidemiologici analitici.
I risultati rafforzano l'opportunità dell'uso del principio di
precauzione per proteggere la salute in aree circostanti gli
impianti di incenerimento di rifiuti."
Fabrizio Bianchi e Fabrizio Minichilli
Sez. di epidemiologia, Istituto di fisiologia clinica, CNR, Pisa
"ESISTONO DIFESE PER I GLOBULI ROSSI CONTRO LE NANOPARTICELLE
PIU'PICCOLE?
... Negli ultimi venti anni, gli epidemiologi hanno messo in
relazione molti degli effetti dannosi dell'inquinamento
dell'aria - compresi i problemi respiratori e cardiaci - con la
presenza di particelle fini, quelle con diametri di 0,2-2,5
micrometri. Una crescente mole di evidenze tuttavia, suggerisce
che le nanoparticelle - comunemente definite come particelle
aventi una o più dimensioni inferiori a 100 nm, il che significa
che le nanoparticelle più grandi non sono poi tanto più piccole
delle più piccole particelle fini - siano in grado di
raggiungere luoghi non raggiungibili dalle particelle più
grosse. Come risultato, le nanoparticelle potrebbero risultare
più tossiche degli stessi materiali con massa più grande.
Sebbene studi precedenti abbiano dimostrato che le
nanoparticelle possono penetrare in vari tipi di cellule,
l'autrice di questo articolo Barbara Rothen-Rutishauser,
ricercatrice del laboratorio Peter Gehr presso l'Università di
Berna (Svizzera) e i suoi collaboratori si sono proposti di
stabilire se particelle con diversa composizione (polistirene,
oro, biossido di titanio) e carica di superficie (positiva,
neutra o negativa) si introducono nei globuli rossi.
Usando un microscopio a scansione laser e un microscopio
elettronico in trasmissione per visualizzare le particelle, i
ricercatori hanno visto come interagiscono con le cellule le
nanoparticelle di tutti i tipi di materiali e di carica di
superficie. Molte nanoparticelle tendono ad aggregarsi insieme
in soluzione e Rothen-Rutishauser ha trovato che persino questi
aggregati, purché con diametri inferiori a 100 nm potevano
entrare nelle cellule."
LIZZ THRALL, Env.Sci. Technol.
Technology News - aprile 5, 2006.
"La qualità dell'aria.
La combinazione tra condizioni meteoclimatiche ed immissione in
atmosfera di prodotti delle combustioni, innalza pericolosamente
il livello delle polveri sottili (PM10 e PM2,5), queste, per le
loro dimensioni non vengono fermate nelle prime vie aeree
(cavità nasali e trachea), potendo raggiungere in tal modo gli
alveoli polmonari ed espletare in quella sede azioni nocive o
addirittura permettendo l'assorbimento
diretto delle sostanze tossiche che le compongono. Il
monitoraggio di questi inquinanti è effettuato attraverso
centraline di rilevamento dei parametri atmosferici, ormai
presenti in molte città.
Nelle Marche le stazioni di rilevamento delle polveri sottili
sono posizionate in punti ad alto traffico e quindi sono poco
rappresentative dell'esposizione residenziale della
popolazione."
"- Numero dei superamenti oltre la soglia limite di 55 µg/m3 del
PM10 . Marche 2003-2004.
Fonte:Servizio Tutela Ambientale Dipartimento Territorio e
Ambiente Regione
Marche: quasi tutte le stazioni hanno superato per almeno 35
giorni, il limite di 55 µg/m3. Dal 2005 è entrato in vigore il
nuovo limite di 50 µg/m3 (D.M. 60/02).
Altri importanti inquinanti per la salute umana sono gli ossidi
di azoto (NOx), l'ossido di carbonio (CO), l'ozono (O3) e vari
composti carboniosi (IPA, Benzene, ecc.)..."
"Esiste un'associazione tra agli agenti inquinanti atmosferici e
particolari eventi sanitari. Sulla base dei rischi individuati
con un recente studio metanalitico italiano (Studio MISA II),
l'esposizione nel 2003 alle polveri sottili (PM10), per il
superamento del valore naturale di fondo di 10 µg/m3 si stima
possa aver comportato il decesso per malattie cardiovascolari di
36,9 persone (i.c. 1,4 - 68,3) nei comuni di Pesaro, Fano,
Senigallia, Montemarciano, Falconara, Ancona e San Benedetto.
Negli stessi comuni sarebbero da attribuire allo stesso
inquinante lo 86,7 (i.c. 32,3 - 148,9) dei ricoveri ospedalieri
per malattie polmonari (Servizio di Epidemiologia Ambientale -
ARPAM 2004). Lo studio metanalitico suddetto indica infine che
per incrementi di 10 µg/m3 di O3 il rischio relativo di
mortalità per tutte le cause aumenta dello 0,27% (i.c.
-0,26-0,70)."
Rifiuti, Siti inquinati e discariche I siti contaminati
regionali di interesse nazionale (Annuario ambientale 2003-APAT)
secondo i dati APAT, risultano essere il Basso bacino del fiume
Chienti e Falconara Marittima. I siti potenzialmente contaminati
di interesse regionale risultano 1.574 di cui 13 già bonificati
e 4 con progetto di bonifica approvato (Annuario ambientale
2003-APAT).
Nel 2003 16 erano le discariche autorizzate per lo smaltimento
dei rifiuti urbani nelle Marche. La provincia di Ancona (5
discariche), smaltisce la maggior quantità di rifiuti solidi
urbani (228.739 tonnellate), mentre la provincia di Macerata è
quella che ne elimina di meno (93.612 tonnellate) nell'unica
discarica di Morrovalle (Rapporto rifiuti 2004 - Osservatorio
Nazionale Rifiuti).L' impianto di incenerimento di Cosmari
distrugge il 14% dei rifiuti, pari a 16.304,58 tonnellate.
(RAPPORTO RIFIUTI 2003).
Rifiuti urbani. Le province di Pesaro-Urbino ed Ascoli Piceno
sono quelle che segnano una produzione pro-capite maggiore
(rispettivamente 1,55 e 1,58 Kg).
La circoscrizione di Macerata registra la quota maggiore di
raccolta differenziata pari a 0,22 Kg pro-capite nel 2003.)
Figura 6.6.9 - Produzione di rifiuti solidi urbani pro-capite al
giorno (Kg/ab die), raccolta differenziata e indifferenziata.
Regione Marche 2003.
MIGLIORAMENTO DELLA QUALITÀ AMBIENTALE
COME DETERMINANTE PER LA SALUTE Agenzia regionale sanità -
Marche- Vincitorio D, Mariottini M..
Clima, emissioni gassose, una tragedia annunciata.
Abbiamo assistito in questi giorni allo svolgimento della
Conferenza di Nairobi sul clima, portatrice di risultati
ambigui, poiché la verifica del Protocollo di Kyoto è stata
rimandata al 2008 anche se la vertenza coi paesi recentemente
industrializzati sarebbe invece sempre più urgente.
Entro il 2012 il Protocollo aveva previsto la riduzione dei gas
serra clima-alteranti del 5,2% rispetto al 1990. Ma la mancata
ratifica di Usa e Australia, e quella tardiva della Russia, ha
bloccato l'esecuzione degli accordi, poiché doveva aderire al
Protocollo un numero di Paesi tale da sottoporre alle norme
stabilite almeno il 55% della produzione di gas serra mondiale.
Al problema degli stati industrializzati renitenti si aggiunge
quello dell'esponenziale produzione di gas serra da parte dei
Paesi emergenti nell'economia mondiale.
Si verifica così l'assurdo di questo Protocollo, che viene
citato nella programmazione economica, energetica, urbanistica
di Stati e regioni come se rappresentasse la punta di diamante
della politica ecologica, mentre i suoi dati sono ormai superati
dai nuovi eventi e dai fatti. L'organismo Onu che si occupa del
monitoraggio dei cambiamenti climatici, IPCC, ha previsto che
nel 2050 la riduzione necessaria della produzione di gas serra
sarà del 60%!
Entro il 2010 i profughi "ambientali", attualmente 25 milioni di
persone, raddoppieranno a causa di carestie, mutamenti
idro-geologici, mutamenti della flora e della fauna tipici dei
luoghi, diffusione di malaria ed altre malattie causate dai
cambiamenti del clima.
PEAR Marche: biomasse ed "ecoballe".
Questi preoccupanti dati erano noti anche qualche anno fa ma nel
Piano energetico regionale non si tiene conto delle ambiguità
del Protocollo di Kyoto, né del fatto che la definizione di
"biomassa" utilizzata a scopo energetico comprenda anche i
combustibile da rifiuti, e che quindi il bilancio di CO2
prodotta da tali "biomasse" non può neanche minimamente essere
considerato in pareggio (crescita/combustione).
Sono già note le perplessità all'uso sconsiderato delle biomasse
a scopo energetico presentate da noti studiosi del settore: la
riduzione della Superficie agricola utile enorme avutasi in
questi anni rende molti perplessi sull'opportunità di creare
gigantesche estensioni monocolturali per la produzione di
combustibile da biomasse, sostenibile invece in paesi con
estensioni maggiori.
La peculiarità del nostro territorio, ottimale per colture di
qualità e prezioso per la sua biodiversità, consiglierebbe una
drastica limitazione dell'uso energetico di biomasse a solo
scopo domestico rurale e per piccole centrali dedicate,
impiantabili da produttori agricoli. Invece:
"Tra le diverse fonti rinnovabili, le biomasse rappresentano una
delle opzioni più concrete in termini di potenziale energetico e
di sviluppo tecnologico. In aggiunta, potrebbero contribuire
fattivamente al rilancio delle attività agricole, .." (Pear,
linee di programmazione, pag. 17).
Invece che puntare sulla cogenerazione, sul biogas, e
soprattutto sul solare e sull'eolico, le biomasse vengono
presentate come maggiore risorsa per le Marche.
Ripetiamo che il combustibile da rifiuti è considerato per legge
biomassa e che la plastica da petrolio è considerata
combustibile "assimilabile" alle fonti rinnovabili!
Ci sembra quindi che si sarebbe potuto fare molto di più in
questo Pear, innanzitutto specificando meglio la legislazione
vigente al momento dell'estensione, che ovviamente non era
sconosciuta ai programmatori del Piano.
Così il Pear, quando ci spiega che si intendono programmare
centrali a biomassa per "complessivi 30 megawatt elettrici -
immediati - e 60 megawatt elettrici al 2015, opportunamente (in
ZPS ?) dislocate sul territorio regionale. Facilitazione per
l'accorpamento delle attuali autorizzazioni in un'unica unità",
ci dice che si vogliono autorizzare inceneritori di rifiuti o
centrali che usino come combustibile materiale d'importazione
(visto che per tutti questi megawatt le Marche non ne
produrrebbero neanche se bruciassimo i mobili), con conseguenze
ambientali devastanti, che si unirebbero a quelle dei grandi
impianti per la produzione di energia elettrica già esistenti.
Principio di precauzione: guidare a occhi chiusi non è del tutto
salutare.
Eppure la combustione dei rifiuti, come dicevamo, non solo
contribuisce a peggiorare il livello delle emissioni in
atmosfera ma da decenni (vedi gli studi anglosassoni e dello
statunitense Paul Connet) è considerata tra le maggiori cause
della diffusione di tumori a polmoni, sangue, ed altri organi
interni. Giova qui dunque richiamare il principio di
precauzione, che costituisce un utile strumento fornito dalla
bioetica ambientale alla politica che ha il compito di governare
la vita, la salute dei cittadini e delle cittadine.
Che cos'è il principio di precauzione? Si tratta di un principio
che dovrebbe essere seguito in tutti i casi in cui la politica
deve decidere se dare il via libera ad azioni economiche e
produttive che possano provocare danno grave o irreversibile per
la popolazione o per l'ambiente e dovrebbe essere applicato in
tutti i casi in cui vi sia incertezza scientifica (mancanza di
studi adeguati sia a livello qualitativo che a livello
quantitativo, mancanza di concordia nella comunità scientifica).
Il principio di precauzione invita la politica a prendere
decisioni che possono essere considerate antieconomiche sulla
breve distanza ma che, attraverso strumenti legali come quello
della moratoria, possono sulla lunga distanza favorire la salute
delle popolazioni e soprattutto la ricerca di soluzioni
alternative. Un esempio chiave per comprendere l'importanza del
principio di precauzione è dato dall'amianto e in particolare
dall'eternit di cui tutta l'Europa e l'Italia sono disseminate
nonostante la moratoria in vigore dal 1992. Sappiamo che i primi
segnali scientifici sulla pericolosità dell'amianto risalgono al
1898 quindi sono precedenti al grande sviluppo che, "grazie"
agli imprenditori di Casale Monferrato e poi di altre parti
d'Italia ,questo prodotto ebbe nell'edilizia del nostro paese
che toccò il suo punto massimo negli anni '60. Ora, grazie alla
risposta della politica avvenuta quasi con un secolo di ritardo,
moltissime persone si sono ammalate e sono morte di cancro e
questo tipo di malattia, da stime europee, è ancora in crescita.
Il sole illumina tutti, quindi
non è "proficuo".
Dopo avere presentato le biomasse-rifiuti come panacea
sostitutiva del petrolio, il Pear Marche cita per ultimo il
solare, definendolo dai "costi assai elevati", e si propone di
verificare se "sia possibile l'uso dei certificati verdi" per
incentivarlo abbattendone i costi!
Certificati verdi, detti CIP 6, che sono finiti in tutti questi
anni proprio agli inceneritori, rendendoli proficui per le
industrie che li hanno impiantati, e che invece dovevano essere
riservati a fonti realmente "rinnovabili".
Si calcola in un ammontare complessivo di 3,5 miliardi di euro
la somma sottratta finora all'investimento su solare ed eolico,
finita nelle tasche dei soliti noti, somma pagata da tutti gli
utenti Enel (7% della bolletta).
La leggina sul "conto energia" che doveva finanziare il solare
l'ha invece lasciato miseramente al
verde.
Da
http://www.grtn/it/ita/fotovoltaico/GraduatorieImpiantiAmmessi/PrimoTrimestre06_9.pdf
possiamo estrapolare alcuni dati sul finanziamento al solare:
ben 800 megawatt di solare da 1271 mini progetti non sono stati
finanziati a norma di legge, più altri 10.500 micro progetti per
un totale di altri 276 megawatt da impianti risultati idonei ma
che sono rimasti esclusi perché fuori dalla capacità della
legge. Per il 2006 risultano autorizzati solo 120 megawatt,
mentre un potenziale di dieci volte superiore è stato bloccato.
Nel frattempo
il business della combustione dei rifiuti va
avanti. E' di poco tempo fa la notizia di consultazioni tra
Regione Abruzzo e Regione Marche per bruciare congiuntamente
rifiuti.
E le regioni che posseggono inceneritori, come la Toscana,
stilano accordi (l'ultimo di qualche giorno con la Campania fa
per 4300 mc di rifiuti) per far "sparire" i rifiuti altrui.
A scapito della salute di tutti.
La corretta gestione dei rifiuti: un obbligo per la salvaguardia
della salute e la vita delle generazioni future.
Da poco resi disponibili dall'Ecosportello i dati sulla
percentuale di raccolta differenziata nei comuni italiani, si
rileva una sconfortante arretratezza nella gestione dei rifiuti
nelle grandi città (a parte Torino, tutte sono sotto il 30% di
differenziata), e un'insufficiente presenza di quote superiori
al 50%.
Questa situazione non migliorerà se le amministrazioni
continueranno ad investire negli insalubri inceneritori.
Incenerimento da considerarsi insalubre non solo per l'effetto
delle polveri, delle nanoparticelle, e per l'emissione di gas
clima-alterante, ma anche perché incentiva la folle politica
economica di spreco e inquinamento causato dalla produzione di
imballaggi e materiali non riciclabili, con grave ipoteca sulle
risorse da rendere disponibili per le generazioni future non
solo in materia di salute ma anche di materie prime e
spoliazione del pianeta.
Democrazia, fonti energetiche, clima.
Thomas Friedman, in un articolo di quest'anno per Foreign Policy
(Usa), ha saputo ben metterci in guardia sui cambiamenti che la
"legge del petrolio" ha causato e causa nell'assetto democratico
mondiale, segnalando i danni causati dall'uso di fonti di
energia non sotto il controllo dei cittadini ma di esclusivi
gruppi finanziari e/o politici.
Uno studio dell'università di Los Angeles ha messo in evidenza
come "uno stato che fa molto affidamento sulle esportazioni di
petrolio o di minerali tende a diventare meno democratico,
mentre lo stesso fenomeno non si verifica per altri tipi di
esportazioni primarie. Il fenomeno non si limita alla penisola
arabica, al Medio Oriente o all'Africa subsahariana; infine, non
è circoscritto ai paesi piccoli".
Azerbaigian, Angola, Ciad, Egitto, Guinea Equatoriale, Iran,
Kazakistan, Nigeria, Russia, Arabia Saudita, Uzbekistan,
Venezuela. Negli stati petrolieri "il prezzo del greggio e il
progresso della libertà procedono invariabilmente in direzioni
opposte".
"i regimi dei paesi petroliferi non sono costretti a tassare i
cittadini per sopravvivere, perché gli basta trivellare un altro
pozzo petrolifero, non sono neanche costretti ad ascoltare i
cittadini stessi né a rappresentarne le istanze".
Non dobbiamo illuderci che questa situazione riguardi solo gli
"altri", in primis perché noi stessi siamo coinvolti finché non
troviamo alternative allo straconsumo di petrolio ma perché
anche nel nostro Paese la privatizzazione delle risorse
(innanzitutto energia ed acqua) e l'accumulo delle stesse (vedi
la strategia degli inceneritori e dei gassificatori) crea
imponenti poli finanziari con potenti possibilità ulteriori di
incrementare il clientelismo in politica.
Rete nazionale rifiuti zero: per un nuovo paradigma nella
gestione dei rifiuti.*
*Abbiamo qui elaborato il documento presentato a Brescia 20-21
ottobre 2006,
in occasione del Convegno nazionale "VERSO LA PROSPETTIVA
RIFIUTI ZERO. Oltre lo spreco,
nuove strategie per una saggia politica di governo",
promosso da Forum ambientalista.
Ringraziamo sentitamente Marino Ruzzenenti e gli amici della
rete di discussione No-Inc:
coordinamentoinc@yahoo.it
Per prevenire e minimizzare la produzione dei rifiuti vanno
posti nuovi obiettivi che
aggiornino il decreto Ronchi (Decreti legislativi 22/1997,
389/1997 e 426/1988 che hanno introdotto il concetto di
riduzione complessiva dei rifiuti prodotti).
Gli obiettivi di raccolta differenziata si devono combinare con
obiettivi precisi e quantificati di produzione di rifiuti
urbani: in un triennio, le esperienze più avanzate dimostrano
che si può contenere la produzione di rifiuti al di sotto di 1
Kg/die/pro capite con una raccolta differenziata oltre il 75%.
A questo obiettivo vanno finalizzati incentivi pubblici ai
Comuni virtuosi, stornati dal fondo exCip6 (l'altra parte va
investita esclusivamente sul risparmio energetico e nelle vere
fonti rinnovabili).
Questo obiettivo deve essere perseguito attraverso:
- la riduzione del numero di imballaggi e dei contenitori ed il
loro riutilizzo, promuovendo il ripristino del sistema del vuoto
a rendere a cominciare dai settori della ristorazione, ricezione
e distribuzione;
- l'incentivazione ed il sostegno ad aziende e distributori che
convertono almeno il 30% del proprio prodotto venduto in
contenitori a rendere con cauzione.
- la riduzione dei rifiuti basata sulla raccolta differenziata
"porta a porta" finalizzata al riciclaggio e sulla sistematica
estrazione ad oltranza dei materiali riutilizzabili contenuti
nei rifiuti stessi;
- la responsabilizzazione delle utenze domestiche, delle
attività produttive e commerciali, pubbliche e degli uffici,
invertendo la tendenza ad ampliare l'assimilazione agli urbani.
Una raccolta differenziata efficace, da sostenere con adeguati
finanziamenti, deve essere domiciliare "porta a porta", con
tariffa puntuale: solo così, è ampiamente dimostrato, si possono
raggiungere gli obiettivi sopra indicati.
Seriamente Tariffa.
In particolare la tariffa sui rifiuti va modulata sulla quantità
d'indifferenziato conferito al servizio di raccolta cittadino,
con iniziative d'incentivazione (sgravi e riduzioni fiscali) per
quanti attuano la raccolta differenziata, il compostaggio e il
conferimento alle isole ecologiche, promosse dai Comuni. Ciò
comporta:
- l'eliminazione di tutti i contenitori stradali multiutente
(campane, cassonetti) in modo da poter applicare e controllare
con efficacia la tariffa puntuale sui conferimenti a domicilio o
all'isola ecologica: in ogni isola ecologica va promosso un
mercato dell'usato finalizzato alla riparazione ed al riuso.
- la costruzione di idonei impianti di compostaggio per il
compost di qualità dislocati sul territorio e l'incentivazione
della pratica dell'autocompostaggio (o compostaggio domestico)
allo scopo del suo recupero.
- il sostegno all'impiego e nella gestione del verde pubblico
del compost di qualità derivante dalla raccolta differenziata
domiciliare della frazione umida e verde, anche in ossequio alle
disposizioni sul Green Public Procurement (indirizzo legislativo
che invita e/o obbliga i comuni ad acquistare cose riciclate o
con un elevato tasso ecologico).
L'Integrated Product Policy: le responsabilità dei produttori
e
di chi acquista.
Una corretta gestione dei rifiuti deve pianificare e controllare
le diverse fasi del ciclo.
Innanzitutto bisogna estendere e rendere pratica diffusa la
normativa introdotta, per ora solo sul piano giuridico, per i
veicoli fuori uso, responsabilizzando i produttori della
riciclabilità delle merci e del conseguente ritiro/recupero de i
materiali dei beni di consumo a fine ciclo.
A questo obiettivo primario ai fini della riduzione a monte
della produzione dei rifiuti, si deve accompagnare un impegno da
parte delle istituzioni sulle altre fasi e problematiche del
ciclo rifiuti. Vanno compresi nel tema anche accordi con il
sistema delle imprese, finalizzati all'effettivo riutilizzo dei
materiali raccolti. In questo quadro il governo deve provvedere
alla realizzazione completa degli accordi di programma previsti
nel Decreto Ronchi.
Il riciclo deve essere formalmente riconosciuto anche sul piano
giuridico per il contributo importante che offre sia al
risparmio energetico che all'effettiva riduzione dei gas serra:
in questo contesto vanno previsti eco-incentivi specifici, ad
esempio attraverso l'istituzione dei certificati bianchi per la
riduzione ed il riciclaggio dei rifiuti (risparmio di
materia/energia e riduzione di gas serra) che potrebbero essere
gestiti dal Conai (Consorzio nazionale imballaggi).
Bloccare subito la politica dell'incenerimento.
Una politica rivolta alla prevenzione -riduzione, raccolta
differenziata domiciliare e trattamento dei rifiuti (allo scopo
del recupero di materia) si pone, di fatto, in competizione con
la scelta dell'inceneritore. Perciò vanno aboliti tutti gli
incentivi (Cip6 o certificati verdi) all'incenerimento dei
rifiuti, anche se finalizzato al "recupero" energetico in
cogenerazione.
Tali impianti, infatti, hanno bisogno di un continuo apporto di
rifiuti combustibili da smaltire
per garantire la resa e la continuità del loro funzionamento, e
questo contrasta oggettivamente con le politiche di riduzione a
monte come sopra delineate.
Va quindi bloccata a livello nazionale la costruzione e
l'ampliamento di nuovi impianti di
incenerimento.
Formazione e partecipazione: nuovi posti di lavoro e democrazia.
Infine vanno mobilitate alcune risorse "immateriali" decisive
per una buona riuscita del progetto: informazione, formazione e
partecipazione.
Appare necessario che le Istituzioni ad ogni livello, dal
Governo agli Enti locali, s' impegnino in una campagna formativa
ed informativa destinata agli studenti della scuola pubblica di
ogni ordine e grado, e più in generale ai cittadini, sui piani
di riduzione dei rifiuti, di raccolta differenziata domiciliare,
sul riuso dei rifiuti, sul concetto di sostenibilità, svolta
utilizzando le competenze degli esperti, della società civile e
delle associazioni.
La prospettiva rifiuti zero secondo le fasi sopra delineate può
realizzarsi solo attraverso la partecipazione consapevole e
responsabile dei cittadini nei processi decisionali e nella
concreta attuazione del progetto.
La stessa raccolta domiciliare di qualità, inoltre, presuppone
un diverso ruolo degli stessi operatori ecologici, investiti di
nuove competenze e responsabilità.
Una politica di gestione dei rifiuti, del risparmio energetico e
di materiali, del riciclo e riuso, l'incentivazione di
meccanismi di condivisione collettiva di responsabilità e di
profitti contribuirà a rafforzare il tessuto economico locale e
influirà positivamente sulla creazione di nuovi posti di lavoro.
Documento a cura del Coordinamento dei Comitati per la difesa
delle valli del Metauro, Cesano e Candigliano.
Gennaio 2007.