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Finora abbiamo parlato genericamente del
problema rifiuti. Vediamo ora una applicazione messa in pratica a pochi chilometri da noi dal Comune di Perugia in una sua circoscrizione che si trova a nord est della città, verso Gubbio: si tratta della raccolta differenziata porta a porta. In questa circoscrizione si trovano alcune frazioni di Perugia in cui la popolazione ha una distribuzione e un numero molto simile a quella dei nostri comuni. Tale informazione è interessante perché rende le condizioni di partenza e le varie problematiche di applicazione del sistema molto simili alle nostre. Perciò si potrà più agevolmente avere un'idea della fattibilità di una applicazione simile anche nelle nostre zone. Per cominciare diciamo che dalle loro strade spariranno le “campane” e i cassonetti che si utilizzano nella comune raccolta differenziata. Questi saranno sostituite da tre sacchi di colore diverso distribuiti alle famiglie in cui si getterà: carta e cartone (sacco giallo); plastica, alluminio, vetro e i materiali ferrosi (sacco azzurro); residuo secco urbano, cioè il rifiuto indifferenziabile (sacco grigio). I sacchi pieni vengono poi ritirati dall'azienda di raccolta in giorni prestabiliti. Finora nulla di molto diverso da quanto si fa anche da noi. Per quanto riguarda la frazione organica (il cosiddetto “umido”) si possono scegliere due diverse soluzioni. La prima è il “compostaggio domestico”, cioè la decomposizione dei rifiuti effettuato in un contenitore chiamato “compostiera”, distribuita gratuitamente alle famiglie dall'azienda di smaltimento dei rifiuti, dove la biodegradazione potrà avvenire agevolmente e senza troppi disturbi olfattivi a chi abita nelle vicinanze. Il prodotto della biodegradazione potrà, poi, essere utilizzato direttamente come fertilizzante per orti o giardini. L'alternativa per chi non ha orti o giardini è l'utilizzo di un piccolo contenitore di raccolta di colore verde che servirà a massimo 3 famiglie, il cui contenuto verrà raccolto in giorni prestabiliti come nel caso degli altri sacchi. Queste saranno le uniche vestigia delle “vecchie” campane. Perché è interessante per noi questa esperienza? In effetti non si tratta certo di una novità, dato che in molti posti è già stata applicata. In più a prima vista questa potrebbe sembrare solo una complicazione organizzativa di quello che c'è già, cioè la raccolta “tramite campane”. La prima e più intuibile miglioria è il fatto che in questo modo si tiene conto della quantità di rifiuto che effettivamente ogni famiglia produce. In questo modo è possibile calcolare la tassa per la raccolta dei rifiuti (la famigerata TARSU) in base all'effettiva produzione e questo è proprio quello che il comune farà, rendendo più equo l'onere economico sostenuto dalle famiglie. La seconda caratteristica saliente di questo metodo è la maggiore consapevolezza e responsabilità di cui è investito il cittadino. Ciò è dovuto soprattutto al fatto che è previsto che i sacchi non vengano più ritirati dall'azienda se non contengono quello per cui sono previsti (quindi guai a mettere carta nel sacco grigio o l'insalata nel sacco blu...). Questi vantaggi non sono solo teorici, ma sono stati provati da numerose esperienze compiute sia all'estero che in Italia. Si è notato, infatti, che la frazione di raccolta differenziata ottenuta da questo metodo aumenta notevolmente, fino a superare il doppio e arrivando a percentuali “stratosferiche” che oltrepassano il 60% dei rifiuti, numeri che fanno sperare. Per quanto riguarda i costi non ho dati, ma posso solo supporre che gli inferiori costi e minore tempo spesi a dover vagliare nuovamente i rifiuti che dovrebbero essere già “differenziati” vadano a coprire i maggiori costi dovuti alla capillarità con cui deve essere effettuata la raccolta porta a porta. Ricordo, però, nuovamente che il primo e migliore sistema per lo smaltimento dei rifiuti consiste nella riduzione della loro produzione. Quindi impariamo a rinunciare, per esempio, agli allettanti e colorati cartoncini che accolgono, spesso inutilmente, la gran parte degli oggetti che compriamo. Meglio ancora: impariamo a comprare, ove possibile, prodotti sfusi per cui i contenitori si possano utilizzare più volte. Oltre a questo il consiglio più semplice, che già ho dato in passato, è quello di riprendere l'abitudine di riparare gli oggetti che si rompono. Ma anche quando gli oggetti sono irreparabili cerchiamo almeno di riutilizzarli, quando possibile, destinandoli a usi diversi. Se poi non si può fare altro la raccomandazione è sicuramente quella di differenziarli accuratamente: se anche si creda, col solito scetticismo fatalista, che i nostri sforzi vadano persi per incapacità o malafede delle aziende che raccolgono i rifiuti, impegniamoci comunque fare il massimo che possiamo in modo che almeno non ci si lamenti di una cosa che siamo i primi a non fare. Tratto dal sito: Pollo della Valdichiana |