Raccolta differenziata: tra miti e paradossi (da La Nazione,
cronaca di Arezzo)
«Effetto Napoli, plastica e vetro raccolta boom: i cassonetti
sono stracolmi. Un comportamento da cittadini responsabili che
però ha messo in difficoltà la raccolta».«Entro la fine di
settembre si avranno 300 cassonetti in più per selezionare i
rifiuti prodotti». «Entro il 2012 ci sarà da arrivare al 65% di
RD. Gli aretini sembrano pronti, ma ci vogliono strutture
adeguate altrimenti si rischia il collasso per troppo
riciclaggio». «Questo il piano dei sindaci: inceneritore (da
75mila tonn.) al raddoppio ma sotto il tiro dei comitati».
Il mito: con la RD il problema dei rifiuti è risolto; il
paradosso: se si ricicla tutto non si sa più dove mettere il
riciclato. Non che la RD non vada fatta, anzi, ma è un bel
problema. E tale rimarrà con gli attuali modelli di consumo e
comportamento. Infatti la risposta tradizionale, dilatoria, non
per il business, è raddoppiare gli inceneritori, poi triplicare,
ecc. Si può razionalizzare il sistema e recuperare energia e
calore ma non si esce dalla spirale aumento dei consumi, aumento
della domanda e dell’offerta, aumento dei rifiuti, riduzione
delle risorse disponibili.
Ai tempi del primo accordo sulle emissioni di CO2 si sosteneva,
contro le resistenze del sistema industriale, economico e di
conseguenza politico, che l’ecologia poteva essere anche un
business, che aderire agli obiettivi di Kyoto poteva aprire
opportunità di investimento e sviluppo. Ma il mercato non ha
consentito di raggiungere gli obiettivi e oggi, i governi, invece
di agire con misure di carattere sociale e strutturale, lasciano
fare al mondo degli affari che agisce sugli effetti e non sulle
cause attraverso il primato della tecnica e del business. Se la
gente crede di aver trovato una soluzione tecnologica ai problemi
del clima, o dei rifiuti o del petrolio, non modifica i
comportamenti né il sistema sociale ed economico. Lo sfruttamento
della natura è praticato in cambio di consumi futili, d’immagine,
edonistici, al costo di distruzione irreversibile di risorse.
La soluzione, per contro, richiede di affrontare consapevolmente
nodi, molti dei quali non sono all’odg dell’agenda politica a
tutti i livelli di governo, come: (a) problemi demografici ed
ecologici, nel senso che è l’ambiente a porre dei limiti ed è la
disponibilità di cibo e di risorse a frenare la crescita di
qualsiasi popolazione, mentre non è ancora dato che sia la nostra
cultura a consigliare di limitarla, (b) società non eque,
immigrazione e rispetto dei diritti umani, (c) tasso di crescita
economica non sostenibile per le conseguenze irreversibili e
potenzialmente catastrofiche, (d) moderna tecnologia che accresce
vertiginosamente le capacità della nostra specie di trasformare
l’ambiente, ma a costi sempre più alti, (d) in assenza di
soluzioni globali, le riposte locali hanno scarse possibilità di
successo, (e) la politica ecologica deve essere radicale e
realistica allo stesso tempo, mentre le soluzioni di mercato,
cioè l’inclusione dei costi ambientali nel prezzo pagato per i
beni e i servizi, non lo sono affatto (perfino tentativi modesti
di introdurre una tassa sulle emissioni sollevano difficoltà
politiche insuperabili), (f) proposte per una crescita zero (o di
decrescita) dell’economia a livello mondiale nelle condizioni
esistenti non farebbero altro che congelare le disuguaglianze tra
e nei vari paesi del mondo, (g) il tasso di sviluppo deve essere
ridotto a livello sostenibile nel medio periodo e, nel lungo
periodo, va trovato un equilibrio fra l’umanità, le risorse che
essa consuma e gli effetti delle attività umane sull’ambiente,
(h) il raggiungimento di tale equilibrio non è un problema di
tipo scientifico o tecnologico, ma è politico e sociale.

www.comitatotutelavaldichiana.it