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FINE DEL PETROLIO E SVILUPPO DELLE “IMPRESE VERDI”
di Vincenzo Gallo
L'esaurimento delle riserve petrolifere previsto nei prossimi anni e i
costi crescenti dei manufatti derivati dal petrolio stanno avendo un
grande impatto sui mercati mondiali.
Basti pensare che i prezzi del petrolio nei paesi dell’Opec in un solo
anno, dal 2004 al 2005, hanno subito un aumento di circa il 50% .
Inoltre gli equilibri politici nei paesi del Medio Oriente, dopo
l’undici settembre e la guerra in Iraq, stanno diventando sempre più
instabili. Basti pensare alle posizioni oltranziste dell’Iran e alla
recente vittoria di Hamas alle elezioni politiche in Palestina.
A ciò va aggiunto che i notevoli tassi di crescita della Cina e
dell’India stanno creando forti tensioni sui mercati delle materie
prime, i cui approvvigionamenti sono diventati ormai a rischio.
Negli ultimi mesi, pertanto, i piani di rilancio delle energie
alternative e la ricerca di nuovi prodotti che non utilizzino derivati
da petrolio hanno subito una forte accelerazione.
Lo stesso presidente degli Stati Uniti George Bush, nel suo annuale
discorso sullo stato dell'Unione, ha dichiarato nei giorni scorsi,
sorprendendo gli stessi ambientalisti, che l'America dipende
eccessivamente dal petrolio e che è opportuno ridurre del 75 per cento
le importazioni di greggio dal Medio Oriente entro il 2025, sviluppando
fonti alternative di energia.
Da parte sua il presidente della Ford, la terza più grande casa
automobilistica del mondo, ha dichiarato qualche settimana fa che per
far ripartire il mercato automobilistico e non assoggettarlo più ai
rialzi continui del petrolio è stato elaborato un piano, che sconvolgerà
il mercato delle automobili.
Entro il 2010 saranno prodotte 250.000 auto ecologiche, pari ad un
dodicesimo delle auto vendute ogni anno dalla casa automobilistica
americana, con materiale riciclato e biodegradabile, utilizzando anche
materie prime vegetali come la soia. Ciò con l’obiettivo di sostituire
tutti i veicoli in circolazione nei prossimi venti anni.
Gli analisti prevedono, quindi, una crescita esponenziale del mercato
delle energie alternative, delle fibre vegetali e dei prodotti bio (
bioplastica, bioedilizia, biomasse, bioauto, ecc).
E’ da sottolineare che la plastica tradizionale, o sintetica, è
normalmente prodotta da derivati del petrolio come sottoprodotto della
filiera del greggio. Le economie di scala, oltre alla quasi secolare
storia della petrolchimica nel mondo, permettono attualmente una grande
produzione di plastica sintetica a bassi costi economici.
Gli oggetti in plastica tradizionale sono riassorbiti dalla natura dopo
lunghi periodi di tempo. A questo impatto ambientale si aggiunge il
costo sociale del trattamento dei rifiuti di plastica. Una discarica
implica uno stoccaggio per un lungo periodo, l'incenerimento della
plastica, invece, comporta l'emissione di diossine. Il costo economico
dell'incenerimento o del trattamento dei rifiuti tende a crescere nel
tempo, alimentando spesso anche disagi sociali tra i cittadini nelle
località coinvolte.
La bioplastica è invece ricavata da materiale organico come mais,
frumento, barbabietola, ecc. Ha il pregio di essere biodegradabile,
ossia di "scomparire" letteralmente sotto l'azione degli agenti naturali
presenti nella terra o nell'atmosfera. Si dissolve, infatti, in poco
tempo senza lasciare residui inquinanti.
Sono già presenti sul mercato alcuni prodotti realizzati con
bioplastiche, come sacchetti per la spesa o per la spazzatura, bicchieri
e posate usa e getta, contenitori per alimenti, prodotti per
l’agricoltura, giocattoli e pneumatici.
Leader mondiale in questo settore è un’azienda italiana, costituita da
alcuni ricercatori che hanno brevettato un nuovo materiale a base di
mais ed hanno superato la fase di sperimentazione. Lo vendono da qualche
anno anche alla Goodyears, che lo utilizza per la realizzazione di un
pneumatico già in commercio.
Questa azienda ha avuto un forte incremento di vendite negli ultimi tre
anni. Già nel 2004 fatturava oltre 60 miliardi e occupava circa 100
dipendenti. Ora sta realizzando altri due stabilimenti e tutte le
agenzie di marketing territoriale cercano di attrarla nelle loro aree
d'intervento.
Le biomasse sono invece i materiali direttamente o indirettamente
provenienti dalla fotosintesi delle piante. In pratica sono biomasse la
legna, i residui agricoli alimentari e agroindustriali o i residui
animali.
Esperti mondiali hanno previsto che in soli 50 anni la produzione di
energia elettrica da biomasse potrebbe coprire anche il 40% del consumo
energetico mondiale.
Da sottolineare che in Calabria sono state realizzate negli ultimi anni
già alcune centrali a biomasse e che da alcune analisi sul potere
calorifico di piante a rapida crescita, al primo posto è risultata la
ginestra.
In relazione al mercato delle fibre vegetali è da registrare che negli
ultimi anni in Italia è stata avviata la coltivazione di alcune piante
da utilizzare come materie prime agricole. Le sperimentazioni nel
settore della canapa e del kenaf sono in fase avanzata. I terreni
coltivati hanno raggiunto un'estensione complessiva di alcune migliaia
di ettari e sono stati già realizzati tre stabilimenti per la sfibratura
di queste piante.
Ciò dopo che la coltivazione della canapa era stata vietata per anni in
Italia, in quanto nella pianta è presente un principio attivo
allucinogeno (9-tetra- idro-cannabinolo). Al riguardo è da sottolineare
che la Marijuana è una droga ottenuta dalla canapa indiana, le cui
foglie, essiccate e tritate, vengono fumate o ingerite per il loro
effetto allucinogeno ed euforizzante. Il principio attivo della
marijuana è proprio il tetraidrocannabinolo, ma la varietà di canapa
coltivata ora in Italia ha una presenza di questa sostanze inferiore
allo 0,3%, che è il livello massimo consentito dalla normativa
comunitaria. Ciò anche se a volte non è facile per i non addetti ai
lavori distinguerla dalle altre varietà, come è dimostrato dall’ arresto
di alcuni agricoltori avvenuto qualche anno fa, poi rilasciati dopo poco
tempo.
In Italia sono già presenti sul mercato pannelli isolanti per la
bioedilizia, realizzati con fibre di kenaf e canapa, mentre è stato
costituito un consorzio per la coltivazione, la trasformazione e
l’utilizzo della canapa, del quale fanno parte alcune qualificate
imprese agricole e tessili.
La stessa Marzotto, l’impresa italiana con la maggiore quota di mercato
dei filati in lino e canapa, sta sperimentando l’utilizzo della canapa
coltivata in Italia. Il suo centro ricerche ha manifestato interesse ad
effettuare sperimentazioni anche su altre fibre, tra cui quelle di
ginestra, che hanno avuto grande diffusione in tutto il paese nel
periodo autarchico.
E’ da rilevare che durante il fascismo sono stati realizzati anche
impianti industriali per l’estrazione della ginestra ed è stato
costituito il Comitato Nazionale della Ginestra. Ne facevano parte i
Ministeri dell’Agricoltura e delle Corporazioni, la Confederazione degli
agricoltori e dei lavoratori dell’agricoltura, l’Ente Nazionale
Cellulosa, la Milizia Forestale ed altri soggetti pubblici e privati.
Negli ultimi anni in Italia sono stati avviati più progetti sperimentali
finalizzati a rilanciare la filiera della ginestra. Finora, però, uno
dei punti maggiormente critici è stato quello relativo alla difficoltà
di realizzare un impianto industriale in grado di ottenere la fibra a
basso costo e con basso impianto ambientale.
Il processo per l’estrazione della fibra di ginestra, messo a punto
dall’Università della Calabria, attualmente in fase di brevettazione,
sarebbe invece molto competitivo e permetterebbe di ridurre
drasticamente i tempi e i costi di produzione.
Lo sostengono i ricercatori del dipartimento di chimica dell’Università,
in un comunicato diffuso nello scorso mese di novembre.
La notizia è stata ripresa dall’Ansa/Ambiente e qualche giorno fa anche
dal Sole 24 Ore, che in un articolo ha illustrato le varie fasi del
progetto di ricerca dell’Università e del Centro Ricerche Fiat, il cui
avvio è stato promosso nel 1999 dalla Comunità Montana del Medio Tirreno
e del Pollino, nell’ambito del progetto “Investire nella Riviera dei
Cedri”. La conclusione del progetto di ricerca è prevista nel secondo
semestre 2006, ma già alcune imprese locali ed esterne hanno manifestato
interesse a valutare la possibilità di utilizzare i primi risultati del
progetto.
Al riguardo è da sottolineare che le fibre potrebbero essere utilizzate
nel settore tessile, cartario, della bioedilizia, della bioplastica,
delle bioauto e in altri settori industriali. I fiori, inoltre, si
possono utilizzare per i profumi, per la cosmetica e la medicina, mentre
i residui della sfibratura possono costituire ottimi combustibili per le
centrali a biomasse.
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