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Dal latte fresco ai detersivi
prodotti sfusi per la eco-spesa
di CATERINA PASOLINI
Un eco-point, distributore di prodotti sfusi, in un supermercato Crai
ROMA - Comprare sfuso, un po' per volta, senza esagerare, senza
sprecare. Come si faceva con le vecchie nazionali senza filtro. O il
litro di latte nella bottiglia che ti portavi da casa. Come una volta,
quando la miseria ti faceva contare i grammi ad uno ad uno. Solo che
oggi lo si fa anche per l'ambiente, non solo per la crisi economica che
torna a farsi sentire. E così riecco gli italiani alle prese con un modo
di fare la spesa che avevano dimenticato o che i più giovani non avevano
mai conosciuto: pasta, riso o caffè comprati seguendo al dettaglio la
voglia, la fame, i soldi in tasca. Detersivi, vino e latte fresco
venduti rigorosamente alla spina. Sempre di più e sempre più spesso si
acquista così. Usando poi contenitori biodegradabili o riciclabili,
usati e portati da casa. Senza pacchi o confezioni magari ammiccanti,
seducenti ma a perdere.
E' intrecciata di modernità e d'antico la ricetta per vincere la guerra
all'immondizia, per non finire travolti dalle 31 milioni di tonnellate
di spazzatura che ogni anno l'Italia produce, di cui ben 12 sono solo di
imballaggi. Di scatole, flaconi, pacchi, bottiglie di plastica che nel
sacco della spesa rappresentano il 5% del peso ma nella nostra
pattumiera occupano il 50% dello spazio.
Così tra crisi economica e voglia di ecologia, cambiano i consumi. La
rivoluzione sfusa è partita dal Piemonte, prima regione nel 2006 a
sovvenzionare un progetto con la vendita alla spina dei detersivi, e
goccia a goccia dilaga. Si moltiplicano i prodotti in listino e nei
supermercati si creano zone riservate. Tecnologiche, futuribili. Come
gli Ecopoint della Crai dove da una sorta di organo a canne trasparenti
premendo una leva scendono a scelta caffè, pasta, riso, cereali, legumi
e spezie o caramelle nella quantità desiderata. Merce, spesso di marca,
rigorosamente raccolta in sacchetti biodegradabili, trasportata su
carrelli riciclati.
Conviene, si risparmia, e si inquina meno. "Senza la tradizionale
confezione la merce va a prezzi inferiori dal 20 al 70%", assicurano i
responsabili Crai. Dodici per ora i punti vendita "ecologici", il
prossimo aprirà in provincia di Napoli: 750mila le confezioni
risparmiate con questo sistema in un anno mentre la vendita dei cibi
sfusi è cresciuta del 10%.
La civiltà dei rifiuti, i rifiuti della civiltà, ha scritto e raccontato
l'economista Guido Viale. Che consiglia: "L'unica ricetta per vincere è
diminuire gli imballaggi, è dimenticare l'usa e getta, è puntare sul
riciclo dei contenitori se si pensa che nella nostra pattumiera il 50%
dello spazio è preso dalle confezioni". Oggetti di plastica che ci
mettono mille anni ad essere "assorbiti" dalla natura.
Il Piemonte ha risposto in concreto e per primo con le catene della
grande distribuzione, da Coop ad Auchan e Crai, nel 2006 ha messo in
piedi, realizzato dall'associazione Ecologos, il progetto detersivi self
service che ha fatto risparmiare nella sola regione più di centomila
flaconi. In altre parole significa non aver usato 6,11 tonnellate di
plastica per le confezioni e 3,41 tonnellate di cartone per
l'imballaggio. Il meccanismo è semplice: il consumatore acquista il
flacone una sola volta al prezzo di 50 centesimi e si rifornisce con
quello ogni volta che ne ha bisogno, si incolla il tagliando di acquisto
e paga alla cassa. Una strada seguita, tanto che i detersivi alla spina
ora si trovano da Torino alla Sardegna passando per Firenze perché, come
dicono alla Coop di Ponte a Greve, "costano meno, e in poco tempo sono
diventati da noi il prodotto più scelto con 40mila litri in un anno".
E se la vendita di prodotti liquidi per la pulizia la richiesta cresce
del 20% all'anno, più difficile quella dei generi alimentari come il
latte crudo. In Italia sono 600 i distributori automatici, 360 in
Lombardia. Copiati da quelli esistenti in Svizzera e Austria, sono nella
maggior parte dei casi sistemati all'esterno delle aziende agricole ma
anche davanti ai supermercati e vendono dai 70 ai 200 litri al giorno.
Mentre a Roma c'è chi gira per i mercati col furgone: appuntamenti
fissi, quotidiani per chi arriva come un tempo con la bottiglia vuota.
Perché cambia il modo di comprare?. "Nella vendita dei prodotti sfusi la
spinta economica è sicuramente il motivo più forte anche se forse c'è
anche il fascino della nostalgia, di quando si comprava con i vuoti a
rendere, quel tanto che si voleva", dice Vanni Codeluppi, sociologo dei
consumi all'università di Modena e Reggio che ricorda come la pubblicità
dei prodotti punti spesso al "buon tempo andato" tra detersivi alla
cenere e spuma di campagna. Con gli anni il consumatore italiano si è
fatto furbo, racconta il professore, non si fa più sedurre coma una
volta solo dalle marche. "Per questo credo che funzionino i prodotti
sfusi. anche perché le grandi catene distributive diventano garanti
della merce anche se non è del brand famoso o pubblicizzato".
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