- 2010, addio alle buste di plastica
- Nell'articolo 1 comma 1129, 1130 e
1131 della Finanziaria si stabilisce infatti che a partire dal 2007
verrà avviato un "programma sperimentale di riduzione della
commercializzazione di sacchi da asporto che, secondo i criteri
fissati dalla normativa comunitaria e dalle norme tecniche approvate
a livello comunitario, non risultino biodegradabili". I cosìddetti
sacchi da asporto non in regola vengono consumati oggi per circa 250
mila tonnellate all'anno per un mercato di circa di 500 mila euro,
facile immaginare che la disposizione cambierà e non poco il quadro
della produzione nazionale di shopper. Per questo, il programma di
riduzione, che dovrebbe entrare in vigore entro centoventi giorni
dall'approvazione della legge con un costo non inferiore al milione
di euro, prevede un passaggio graduale dall'una all'altra
produzione, ancora ferma oggi ad un mercato di 1500 tonnellate di
sacchetti all'anno per un fatturato di circa 15 milioni di euro.
Ma perché le buste di plastica devono andare in pensione? La
Finanziaria parla di riduzione delle emissioni di anidride carbonica
in atmosfera, di rafforzamento della protezione ambientale e di
sostegno alle filiere agro-industriali nel campo dei biomateriali,
si parla inoltre anche di un contributo al raggiungimento degli
obiettivi fissati dal Protocollo di Kyoto e di messa in regola
rispetto alla diretta EN13432 della Comunità Europea. Per circa 300
mila tonnellate di buste vengono infatti bruciate quasi 430 mila
tonnellate di petrolio, il divieto comporterebbe quindi la riduzione
di 200 mila tonnellate di biossido di carbonio.
Quali i futuri sostituti alla plastica? Basta mezzo chilo di mais e
un chilo di olio di girasole per produrre cento eco-shopper. La
soluzione al problema è stata individuata quindi nell'utilizzo di
prodotti agricoli biodegradabili realizzati tramite la coltivazione
di 200 mila ettari di terreno a granoturco e girasole che andrebbero
a ridurre l'attuale gap tra il costo di un sacchetto ecologico,
circa 8 centesimi, e uno in plastica tradizionale, circa cinque. Fra
i possibili materiali agricoli che potrebbero sostituire la plastica
ci sarebbe anche il pomodoro, alimento simbolo dell'economia
nazionale prodotto in 65 milioni di quintali l'anno: i polisaccaridi
estratti dagli scarti dell'ortaggio una volta purificati potrebbero
diventare eco-shopper. Ad oggi in Italia la maggioranza dei
sacchetti biodegradabili vengono realizzati con un ricavato
dell'amido di mais chiamato Mater-Bi e prodotti dalla bioraffineria
Novamont, unica nel suo genere fino alla recente apertura di
stabilimenti simili nell'area industriale di Terni.
La direttiva italiana arriva però in ritardo rispetto al resto del
mondo: in alcune metropoli, quella delle buste di plastica pare
essere già una moda d'altri tempi. Parigi, con una scelta
pionieristica rispetto al resto dell'Europa e della stessa Francia,
ha vietato le buste di plastica già dall'inizio di quest'anno. Anche
se nei fatti la misura non sembra sia stata ancora applicata. A San
Francisco ad esempio dove già da tempo era possibile scegliere la
carta, la plastica sarà definitivamente bandita a partire da
settembre 2007 dai maggiori supermercati e in seguito vietata anche
nelle farmacie.
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