VERTENZA ALCE

La vertenza Alce, dal 1985 ad oggi, è emblematica di come i cittadini devono attivarsi se vogliono difendere il loro territorio e la loro salute, perché le istituzioni arrivano molto dopo, e si muovono solo se sollecitate.
Il Comitato Ambiente Salute di Borgo a Mozzano e Bagni di Lucca è attivo sul territorio da 25 anni, precisamente dal 1985/86, e in questo periodo ci siamo occupati di molti problemi ambientali, ma soprattutto del gravissimo problema dell’inquinamento atmosferico nella valle tra Fornoli e Borgo a Mozzano.
In quegli anni la ditta Alce, poi divenuta ICL e ora di nuovo Alce, inquinava enormemente tutta la Valle. I suoi fumi azzurrognoli coprivano il fondovalle e depositavano polvere nera dappertutto. A Pian di Nulla, proprio dove le correnti trasportano i fumi dell’Alce, ogni momento l’ENEL doveva cambiare gli isolatori sui tralicci dell’alta tensione perché venivano subito corrosi dall’inquinamento. I contadini che lavoravano negli oliveti o intorno alle viti o nei campi circostanti tornavano a casa completamente neri per le polveri depositate nella campagna. Particolarmente la notte, i panni non potevano restare stesi fuori perché diventavano neri. A Fornoli, a Borgo a Mozzano e negli altri paesi limitrofi all’azienda, non si poteva star fuori la sera d’estate né dormire con le finestre aperte perché da Fornoli la brezza notturna portava fino a Diecimo i fumi dell’Alce.
L’Alce era responsabile della quasi totalità di emissioni di anidride solforosa nella Valle del Serchio: l’82,7%! Appestava tutto il territorio con i suoi fumi, con le sue polveri scure, con la puzza delle sue emissioni e con i suoi scarichi liquidi che annerivano le acque del Serchio. Negli anni ’80 questa situazione di evidente degrado ambientale e pericolosità sanitaria non era rilevata da nessuna istituzione preposta alla tutela della salute pubblica. Nessun politico, né amministratore, né tecnico delegato si attivava per far cessare la vergogna. Vuoi per ignoranza, vuoi per ignavia, vuoi per connivenza o corruzione. La gente però si mosse e costituì il Comitato Ambiente Salute di Borgo a Mozzano e Bagni di Lucca per contrastare l’enorme ed evidente inquinamento provocato dall’Alce. Il Comitato che si costituì era fortissimo, più di 2500 soci tesserati, e fece sentire il suo peso politico. Dietro le forti sollecitazioni della popolazione, alla fine degli anni ‘80 l’Alce fu costretta a cessare la produzione di furfurolo e acido acetico e dovette effettuare una ristrutturazione degli impianti, ma continuò a bruciare nelle sue caldaie il black liquor, residuo della lavorazione del tannino.
Nel 1989 il Comitato, acquisiti pareri legali, denunciò che il black liquor bruciato dall’Alce nella sua caldaia era un rifiuto e che pertanto l’azienda funzionava come un inceneritore non autorizzato e non controllato.
Al contrario le istituzioni locali mostrarono, come sempre, una speciale comprensione verso l’azienda, dando della legge una interpretazione vantaggiosa per l’Alce e consentendogli di continuare l’incenerimento del black liquor, fonte di un gravissimo inquinamento atmosferico.
Il nostro Comitato sollecitò più volte gli Enti affinché definissero la natura giuridica del BL, ma la questione non venne mai affrontata con determinazione.
Dovemmo muoverci ancora in prima persona, e, nel febbraio 2002, il Comitato Ambiente – Salute pose il quesito sulla natura giuridica del BL al Ministero dell’Ambiente e alla Commissione Europea. I pareri espressi confermarono quanto da anni segnalato dal Comitato: il BL non era un combustibile, bensì un rifiuto il cui trattamento avrebbe dovuto sottostare alle indicazioni del DM 503\97. L’attività di combustione del BL avrebbe dovuto avere le autorizzazioni rilasciate dalla Provincia. Non le aveva.
Eppure, nonostante le autorevoli affermazioni del Ministero e della Commissione Europea, l’Alce poté continuare a incenerire il BL. Fu firmato infatti un Accordo di Programma tra l’Alce, il Ministero dell’Ambiente, la Regione Toscana, la Provincia di Lucca, l’ARPAT, il Comune di Bagni di Lucca e il Comune di Borgo a Mozzano e, in base a questo Accordo, l’azienda dovette predisporre interventi per abbattere del 50% le emissioni nell’atmosfera.
In cambio restò eluso un problema di fondo, cioè la natura giuridica del BL: gli Enti, ancora una volta, non si assunsero questa responsabilità (Successivamente, nel 2006, Ministro dell’Ambiente Matteoli, il BL fu definito combustibile dalla normativa italiana).
Questa vicenda deve far riflettere bene: quando un insediamento c’è, nessuno lo tocca, anche se si dimostra che funziona nell’illegalità. Nessuno si assume la responsabilità di intervenire in maniera determinante, sia per i posti di lavoro, sia per le connivenze che si vengono a creare per venire incontro alle richieste di potenti lobby industriali. Addirittura si arriva a cambiare le leggi per aumentare le tolleranze: la legge si adegua alle emissioni, non le emissioni alla legge!
La situazione relativa all’inquinamento prodotto dall’Alce dopo l’attuazione dell’Accordo di Programma sottoscritto nel 2003, pur essendo migliorata notevolmente, presentava ancora numerose criticità, in particolare per le emissioni di grandi quantitativi di polveri fini e ultrafini (nei paesi circostanti, sulle soglie dei davanzali e sugli arredi esterni continuavano a esserci strati di polvere scura, cosa che non è più successa da quando l’Alce si è fermata nel giugno 2009).
Il 5 aprile 2007, dopo molteplici richieste, ci fu l’ultima relazione dell’apposito Comitato di Sorveglianza sullo stato di attuazione dell’Accordo di programma. La relazione non chiarì molto e la Provincia si impegnò a effettuare quanto prima un monitoraggio sullo stato dell’aria nella Valle dopo gli interventi, peraltro solo parziali, di ristrutturazione dell’Alce. Nessuno in realtà si è fatto più sentire, e i Comitati nel frattempo dovettero rivolgere tutte le loro energie sulla questione Lucart.
A dimostrazione di come le Istituzioni sui temi ambientali si muovano solo se sollecitate.
NON DOBBIAMO MAI CONSENTIRE L’INSEDIAMENTO DI IMPIANTI A RISCHIO, COME SICURAMENTE E’ UN GROSSO IMPIANTO DI COMBUSTIONE, PERCHE’, QUANDO QUESTI IMPIANTI CI SONO, NESSUNO LI LEVERA’ PIU’, NEANCHE QUALORA RISULTASSERO PERICOLOSISSIMI E FUORI LEGGE.
QUALITA’ DELL’ARIA NELLA VALLE
Un fronte su cui ha lavorato molto il Comitato Ambiente – Salute è stato quello dello studio della qualità dell’aria, inquinata visibilmente dall’Alce e non solo.
Dal 1987, con fondi messi a disposizione dalla gente comune, il Comitato fece effettuare analisi in proprio dall’Università di Pisa. Ci siamo messi le mani in tasca, e abbiamo dimostrato la gravità della situazione ambientale, pretendendo che gli Enti effettuassero successivamente altri approfondimenti e analisi.
Ci siamo dovuti sempre muovere per primi, sorvegliare, combattere, per vedere riconosciuto il nostro diritto a sapere, il nostro diritto alla salute.
Gli Amministratori e i rappresentanti di Enti e Organi di controllo non ci hanno mai regalato nulla. Spesso hanno ostacolato e denigrato il nostro impegno accusandoci di “una visione personale catastrofica” (Marri\assessore ambiente a Bagni di Lucca); o hanno fatto tranquille affermazioni del tipo “qui respirate aria come quella della Norvegia” (Romanelli\Regione Toscana).
Sono sempre arrivati dopo, sempre in ritardo rispetto al treno della salute.
Alla fine, tutte le analisi fatte hanno purtroppo dimostrato la fondatezza delle preoccupazioni del Comitato e il quadro della situazione si è delineato in tutta la sua gravità.
In particolare:
- Due campagne di analisi mutagenetiche, la prima nell’88\89, avviata a spese del Comitato e la seconda nel ’97, ancora a spese del Comitato, effettuate dal prof. Barale dell’Università di Pisa\Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e del Territorio, hanno evidenziato che nella valle tra Borgo e Fornoli, anche a mezza costa (Cafaggio, Cerreto) esistono “livelli di inquinamento mutageno del tutto paragonabili o in alcuni casi addirittura superiori a quelli riscontrabili ad altezza d’uomo in molte città italiane lungo strade caratterizzate da elevato traffico autoveicolare”. Voglio ricordare che se l’aria è mutagena, cioè in grado di provocare alterazioni genetiche negli organismi viventi, significa che è anche cancerogena, dato che la correlazione tra mutagenicità e cancerogenicità è circa dell’80%.
- Due indagini ambientali con osservazione dei bioindicatori lichenici, nel 1998 quella dell’Università di Pisa e nel 2000 quella dell’ARPAT di Lucca, hanno evidenziato che in tutta la valle, da Fornoli a Valdottavo\Diecimo\Piaggione, il territorio è caratterizzato da aria molto deteriorata, con ampie zone di deserto lichenico.
- Una indagine ambientale per il rilevamento di inquinanti, effettuata nel 2000 dall’Arpat di Lucca ha evidenziato che la qualità dell’aria nella nostra valle “è peggiore di quella di altre zone, indagate nella Piana di Lucca, paragonabili per tipologia di insediamenti civili ed industriali nonché per l’intensità del traffico autoveicolare”. Gli inquinanti sono stati rilevati ad altezze che vanno dal livello del fondo valle fino a oltre 200 metri.
Dall’indagine risulta che le concentrazioni di SO2 (anidride solforosa) sono superiori a quelle rilevate in zone monitorate della Piana di Lucca, con punte notevoli e ricollegabili all’attività dell’Alce (che già da uno studio condotto nell’89 dalla SIRI di Massa risultava essere responsabile dell’82,7% delle emissioni di SO2 nella valle).
Ma i risultati sono molto allarmanti in particolare per quanto riguarda le PM 10, cioè le polveri fini che sono le più pericolose perché in grado di raggiungere in massima parte le porzioni più profonde dell’apparato respiratorio umano, come dimostrano tutti gli studi scientifici. La concentrazione di tali polveri nella nostra valle è nettamente superiore all’obiettivo di qualità che in Italia, dal 1 gennaio 1999, è di 40 microgrammi al mq. come media annua. Ebbene, sono stati registrati valori fino a tre volte superiori a questo limite. Inoltre c’è da dire che l’OMS suggerisce come limite massimo accettabile non 40 ma 10 microgrammi di PM10 a mq: nella nostra valle i valori sono arrivati a 126! Tredici volte di più!
Inoltre in queste polveri sono state rilevate alte percentuali di IPA (idrocarburi policiclici aromatici), notoriamente cancerogeni.
A proposito delle polveri fini, le PM10 (ma oggi si sta già parlando delle PM5), è molto interessante la valutazione dell’incremento di rischio associato alla esposizione a PM10 pubblicata dal Centro Europeo Ambiente Salute di Roma, collegato all’OMS. Dai numerosi studi epidemiologici effettuati risulta che per ogni 10 microgrammi al mq di aumento delle PM10, l’aumento della mortalità giornaliera, soprattutto per cause respiratorie, è dell’1-2%.
- In tutti gli studi effettuati si rileva che la conformazione orografica della valle (rilievi montuosi, forma a Y) e la compressione verso il basso dei venti in quota non permettono la dispersione degli inquinanti, che sono confinati in questi luoghi e non possono essere dispersi dai venti, come avviene ad esempio nella Piana di Lucca o in zone marine.
- Inoltre uno Studio della mortalità nella popolazione dell’USL 5, effettuato tra il 1970 e il 1982, condotto dal CNR di Pisa e dall’Università di Pisa, dimostrò che, rispetto alla media nazionale, “la mortalità per tumore maligno della trachea, bronchi e polmoni risulta chiaramente più elevata nel Comune di Bagni di Lucca, Barga e Borgo a Mozzano e questo fa verosimilmente supporre l’effetto di qualche esposizione professionale o ambientale”. A questo proposito c’è da dire che il nostro Comitato ha chiesto più volte agli Enti competenti di effettuare un nuovo studio epidemiologico sulle cause di mortalità, e le assicurazioni ci sono state, però mai seguite dai fatti.
- I dati di mortalità generale della Valle del Serchio e Garfagnana sono in eccesso in modo statisticamente significativo rispetto al dato regionale sia per i maschi che per le femmine nel periodo 1987 – 2007, in particolare per Mortalità Generale nei maschi, per le malattie dell’Apparato Circolatorio in entrambi i sessi, e per le malattie dell’ Apparato Respiratorio nei maschi (per questi, con eccessi dal 30 al 400 % in 15 comuni su 21)[1];
- In una precedente analisi dei dati epidemiologici della Valle del Serchio relativa al periodo 1987-2003, la ASL2 sintetizzava con queste parole la situazione in rapporto alla Regione Toscana ed alla stessa ASL2: “…la mortalità generale nella Val di Serchio risulta superiore rispetto a quella regionale per entrambi i sessi, in modo statisticamente significativo; lo stesso tasso è superiore (in modo più netto nei maschi) anche al dato aziendale ma non in modo statisticamente significativo.” Anche per le malattie dell’apparato circolatorio, si rileva un eccesso di mortalità in entrambi i sessi nei confronti della Regione Toscana, eccesso che risulta statisticamente significativo. Il dato è superiore anche al valore registrato a livello dell’intera ASL 2. Considerato le malattie dell’apparato respiratorio, il tasso di mortalità nei maschi risulta superiore sia al valore aziendale che al valore regionale e sempre in modo statisticamente significativo…”
- Dalle mappature ufficiali svolte dalla Regione Toscana nel 1999, il Comune di Bagni di Lucca, insieme a quello di Barga, figurava tra i 12 Comuni toscani più inquinati dalle micidiali polveri fini.
- Ancor più recentemente, nel 2009, sono da evidenziare i contenuti dei tre pareri conclusivi degli Esperti delegati da Provincia, Comune del Borgo e Comitati nell’apposito Comitato per l’Inchiesta Pubblica nominato nell’ambito della VIA del progetto inceneritore Lucart. Dai dati contenuti nelle relazioni emerge che gli abitanti di Borgo a Mozzano sono già esposti a quantità di inquinanti anche più del doppio rispetto alla media della Provincia di Lucca (che peraltro è di per sé già sopra la media regionale). Nei pareri suddetti si conclude che, proprio per la criticità della situazione ambientale preesistente, grossi impianti di combustione risultano assolutamente insostenibili per la salute delle popolazioni interessate.
FATTI RECENTI
Nel 2003 è partita poi la grande vertenza dei Comitati Ambiente contro la Lucart, che ha visto il nostro Comitato affiancare quelli di Diecimo, Valdottavo, Piaggione e Pescaglia nel contrastare il progetto di termovalorizzatore a fanghi di cartiera di quella Azienda.
Adesso, quando si pensava di stare tranquilli dopo che Lucart aveva ritirato il suo progetto, ecco risorgere dalle ceneri, è proprio il caso di dirlo, la solita Alce.
Questa volta Alce S.p.A., dopo aver mandato a casa i suoi 110 lavoratori, propone di riassumerne 45 se gli si consente di fare una centrale a biomasse da 150.000 tonnellate/anno, che sarebbe la più grande dell’Italia Centrale.
Dicono che l’aria migliorerebbe, ma invece l’Alce sarebbe autorizzata a inquinare con le polveri sottili ben 5 volte più di adesso, in barba all’Accordo di Programma firmato nel 2003.
Un impianto uguale a quello dell’ Alce, proposto dalla stessa società a Castagnole delle Lanze (AT), è stato bocciato dalla provincia di Asti evidenziando numerosi e gravi elementi di criticità. Non è tollerabile che i nostri amministratori accettino sul territorio quello che altrove è stato rifiutato a giusta ragione.
Al di là del fatto che incenerendo migliaia di tonnellate di legna, cippato detannizzato e sansa esausta si emettono, tolte le ceneri comunque da collocare, altrettante tonnellate di inquinanti nell’aria, c’è inoltre da evidenziare il rischio concreto che un tale impianto cambi destinazione e finisca per bruciare rifiuti di varia tipologia. A breve potrebbero ritornare biomasse combustibili anche quelle da rifiuti urbani e industriali, come è stato nella normativa italiana fino al 2006. A quel punto l’Autorizzazione Unica consentirebbe anche tale combustione.
Basta una semplice ricerca di pochi minuti su internet per accorgersi che casi analoghi già ci sono stati in quantità (Cutro, Terni, Pozzilli, San Salvatore Telesino, Teana, Massacra, Melendugno sono solo alcuni degli innumerevoli esempi).
Inoltre occorre ricordare che le condizioni ambientali della nostra Valle non permettono la dispersione degli inquinanti. Tutti gli studi dimostrano che non c’è ricambio d’aria e i fumi e le polveri restano confinati e schiacciati nel fondovalle.
SAPPIAMO CHE CI SONO ALTERNATIVE A QUESTO IMPIANTO, IN GRADO DI OFFRIRE PIÙ POSTI DI LAVORO E MENO IMPATTO AMBIENTALE. COSA NOTA ALLA DIRIGENZA DELL’ALCE E AGLI AMMINISTRATORI.
Il problema è che la Silvateam, proprietaria di Alce, da tempo, accanto al settore tannino, si è dedicata al bussinnes della combustione di biomasse e di rifiuti per produrre energia elettrica che gli viene pagata da quattro a cinque volte il suo valore con gli incentivi statali, tutti soldi presi dalle tasche dei cittadini o meglio dal 7% delle loro bollette della luce. E’ dai primi anni ’90 che, a più riprese, propone inceneritori di rifiuti e grosse centrali a biomasse, nell’ottica del massimo profitto, in un clima di preoccupazione per i posti di lavoro. E’ evidente e anche logico che all’Alce interessino i profitti e non se i posti di lavoro sono solo 15 nell’inceneritore invece di 80 nella cartiera.
E’ certo che tra gli inquinanti che verranno emessi dall’impianto in oggetto, vanno annoverate le “diossine”, dato il rilevante contenuto di “lignina” nel legname, certo precursore di PCDD/PCDF.
Non esiste una soglia tollerabile per questi inquinanti così invisibili, infidi, cancerogeni, persistenti (il tempo di dimezzamento delle diossine è 7 anni). Le diossine si accumulano nell’ambiente, solo il 5% circa viene inalato, mentre il 95% si deposita sul suolo ed entra nella catena alimentare.
Ogni nuovo studio dimostra che le diossine sono molto più pericolose di quanto ogni volta precedente dimostrato. Attualmente l’Unione Europea sta elaborando nuovi standards più restrittivi del 50% rispetto alle attuali soglie tollerate di diossina.
E poi bisogna fare chiarezza sullo sbandierato MONITORAGGIO IN CONTINUO DELLE EMISSIONI. Gli inquinanti più pericolosi e cancerogeni, come le diossine, i metalli pesanti e i furani non possono essere monitorati in continuo. Le analisi per il rilevamento di questi microinquinanti sono complesse e molto costose e i prelievi in tal senso sono nell’ordine di due o tre l’anno, con i gestori dell’impianto spesso a conoscenza della data del prelievo. Ricordiamo che impianti miliardari, appena collaudati, come quello del Pollino, vengono “beccati” a sforare i limiti relativi alle emissioni di diossina.
LA CONCLUSIONE
L’aria della nostra valle è molto inquinata e gli abitanti sono già esposti a gravi rischi per la salute. Ma il rischio più grave e più subdolo è l’assuefazione, il dare per scontato un male, senza trovare in sé le motivazioni e l’energia per reagire. Il danno alla salute e all’ambiente non è ineluttabile. Occorre recuperare il diritto di indignarsi, di non chinare la testa, di dire basta!
E’ NECESSARIO CHE I CITTADINI DIVENTINO COSCIENTI, CONSAPEVOLI E MATURI.
LA CONOSCENZA DI QUESTI FATTI DEVE INDURCI A NON ABBASSARE MAI LA GUARDIA, A NON FIDARSI MAI.
LA STORIA DEL NOSTRO COMITATO INSEGNA CHE LA SALUTE O CE LA DIFENDIAMO DA SOLI O NESSUNO CE LA DIFENDE.
PER QUESTO OCCORRE ESSERE UNITI, ESSERE TANTI, ESSERE SOLIDALI, IN DIFESA DELLA SALUTE E DELL’AMBIENTE.

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