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Enrico Rossi in qualità di Assessore alla Salute, con conseguente finanziamento di € 200.000. La seconda (allegato n.3) è a firma del Direttore Generale Dr. Desideri e del Direttore della Prevenzione D.ssa Bidini della AUSL 8, i quali si dichiarano disponibili – per quanto di competenza – ad una V.I.S., “la cui promozione compete tuttavia alle Amministrazioni interessate (Provincia e Comuni”. La “Federazione della Sinistra + Verdi” – che si presenta in coalizione con Toscana Democratica ed Enrico Rossi alle prossime elezioni regionali - rivendica fortemente il merito di questi primi importanti risultati, ai quali dovrà essere dato seguito da parte della Provincia di Arezzo e dei Comuni di Civitella della Chiana ed Arezzo, come indicato dalla stessa direzione dell’AUSL 8. Fausto Tenti (Segretario Provinciale Rifondazione Comunista) Ultimamente sono stati svolti degli studi che sono riusciti ad evidenziare gli effetti dell'incenerimento anche a breve termine in quanto, come fonte di analisi, sono stati presi i bambini che notoriamente sono più sensibili all'inquinamento rispetto agli adulti. L'ultima notizia, sconvolgente, arriva dall'Inghilterra, da uno studio dell'UK Health Reserch sulla mortalità infantile nei pressi dell'inceneritore di Kirklees. E' stato scoperto che abitando SOTTOVENTO rispetto all'impianto, il tasso di MORTALITA' INFANTILE diventa anormalmente alto, con un dato pari allo 0,96%. Mentre al contrario, chi abita sopravento ha un tasso di mortalità dello 0,1%. Questo significa, senza ombra di dubbio, CHE UN BAMBINO SU CENTO MUORE A CAUSA DELL'INCENERITORE!!! Ancora una volta emerge CHIARAMENTE la RESPONSABILITA' di questi impianti sulla salute dei cittadini che abitano nella zona. Sono anni che ogni settimana "spunta" un nuovo studio che ne dimostra la pericolosità e puntalmente cerchiamo di portarlo agli occhi di chi oggi non vede l'ora di costruire il nuovo inceneritore a San Zeno. ![]() Con questa subdola manovra sono state dirottate la maggior parte delle risorse destinate alle vere energie rinnovabili, finanziando generosamente gli inceneritori. I contributi per le fonti rinnovabili infatti sono andati per il 75% (SETTANTACINQUE!) a questi impianti, che hanno fatto affari d'oro sulla pelle delle Persone. Emblematico è il caso di quello di Brescia che nel 2006 ha incassato ben 71 milioni di euro diventati 78 nel 2007, sempre come contributi CIP6. In totale dalla sua apertura l'impianto di Brescia ha accumulato la bellezza di 450 milioni di contributi a fronte di una spesa di impianto di 150. Tutto questo fregandosene dell'ambiente e alla faccia di quegli sfortunati che ci abitano vicino e che devono respirare fumi tossici e mangiare alimenti contaminati con la diossina. E chi se ne importa se l'Italia è tuttora sotto infrazione della Comunità Europea che naturalmente ha disconosciuto questa pratica. Questa manovra che perdura da anni, ha di fatto drogato il mercato dell'energia e ha impedito lo sviluppo di alternative efficaci per il riciclo dei rifiuti come gli impianti di trattamento a freddo. Anche ad Arezzo si sta verificando la stessa cosa, visto che è già stato dato il via al raddoppio di San Zeno senza considerare alcuna alternativa e premesso che, come abbiamo ampiamente dimostrato, non sarebbe neppure necessario nonostante la Raccolta Differenziata sia ridicola non certo per colpa dei Cittadini Aretini. La cosa gravissima è che il tutto viene fatto senza prendere in considerazione le varie domande rivolte agli organi preposti, che, con molta supponenza, non si sono mai degnati di rispondere. Questa cosa la dice lunga (meditate Cittadini, meditate) su come è stato e verrà gestito "l'affare" dello smaltimento dei rifiuti ad Arezzo. I fautori del raddoppio, e naturalmente i tecnici dell'ATO Toscana Sud vanno in giro a dire che i nuovi impianti non sono come quelli vecchi e quindi inquinano pochissimo se non per niente. Questo NON E' ASSOLUTAMENTE VERO e lo abbiamo dimostrato portando un infinità di studi epidemiologici che dicono chiaramente quanto siano pericolosi per le Persone che ci abitano vicino e per quelle che mangiano alimenti coltivati nei pressi (latte, grano etc etc). Siccome abbiamo ben dimostrato ai Cittadini della Valdichiana che alle Istituzioni Locali importa solo di raddoppiare San Zeno (nonostante, fra l'altro, gli altissimi costi), vogliamo almeno che si sappiano le conseguenze di questa sciagurata scelta. In natura il rifiuto non esiste! Il rifiuto è un'invenzione tutta umana di poche centinaia di anni fa, dalla rivoluzione industriale in avanti. Ma il pianeta Terra, nella sua lunga vita che dura da miliardi di anni, non ha mai conosciuto questo termine. Siamo sul mondo da 10.000 anni, un battito d'ali di farfalla se rapportati ai tempi evolutivi terrestri. E fino alla rivoluzione industriale l'azione dell'homo sapiens non ha avuto influenze apprezzabili sulla biosfera, sull'equilibro ambientale del mondo. Poi la scoperta delle fonti fossili, la macchina a vapore, la corsa tecnologica che non si è più fermata, e senza tenere conto delle leggi del mondo. Nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma. La trasformazione dell'energia in calore è irreversibile, così l'equilibrio del pianeta tende al disordine perché non esiste un sistema che dal calore ottenga energia senza sprechi. Andiamo verso l'entropia, il caos, sempre più in fretta, sempre più incoscienti. Oggi gli umani distruggono milioni di tonnellate di materiali post-utilizzo che sono il frutto di enormi dispendi di energia. Milioni di tonnellate di materia che si è venuta costituendo in miliardi di anni di evoluzione terrestre, dilapidata in pochi attimi senza apparente coscienza di cosa questo atto comporti in termini di equilibri globali. Produciamo, e distruggiamo quello che produciamo, sull'altare del consumismo e del profitto, del profitto di pochi. La traccia dell'uomo la vediamo ormai opprimente sopra di noi, una vela scura di smog e polveri che attanagliano le metropoli, avvelenano l'aria. Ogni anno immettiamo in atmosfera il doppio di anidride carbonica che il nostro pianeta è in grado di assorbire. E non è tutto. Le combustioni, tutte le combustioni, producono scorie. In vari gradi di dannosità a seconda dei materiali di combustione. Ossidi di azoto e di zolfo, metalli pesanti, idrocarburi policiclici aromatici, diossine, particolato fine e ultra-fine. E' inquinamento chimico. Nel senso che questa particelle eterogenee vanno a interferire con la specie viventi minandone gli equilibri anche a livello molecolare. Con effetti addirittura sull'epigenetica, mettendo quindi in crisi il progetto stesso della creatura vivente contenuto nel suo genoma. Le modalità di trattamento del cosiddetto rifiuto assumono quindi non solo una connotazione economica ma soprattutto una specificità ecologica, per l'enorme impatto che esse hanno sull'ambiente e sulle specie viventi. Se il rifiuto è davvero il materiale non più riutilizzabile, prima di arrivare al suo trattamento finale occorre applicare senza sconti la strategia indicata a livello internazionale e note come le 4R: Riduzione, Riutilizzo, Riciclaggio, Recupero energetico. Da applicare, secondo i dettami internazionali di Agenda 21 e il Rapporto Wced del 1987, con questa scala di importanza. Oggi invece assistiamo ad una celebrazione della quarta R, il recupero energetico, che si è scoperto essere assolutamente negativo dal punto di vista dell'efficienza energetica. Una degenerazione che ha portato l'Italia a premiare con incentivi chi brucia qualunque cosa, anche acqua, drogando di fatto un mercato che non sarebbe sostenibile economicamente. L'approccio corretto nel confronti della produzione e del trattamento di una materia è quello di una analisi complessiva che tenga conto delle implicazioni economiche, sociali, sanitarie, ambientali, energetiche, perché sottraendo alla formula anche solo un elemento otteniamo risultati taroccati, non rispondenti al vero. L'evidenza dell'impatto sanitario degli inceneritori sull'ambiente convive ancora col dibattito e il dubbio solo perché insistono intrecci economici, politici, finanziari, che ancora condizionano pesantemente le scelte, favorendo corruzione, inutili danni ambientali ad intere regioni, spesso rafforzando anche circuiti criminali, influenzando le agenzie deputate ad una corretta e veritiera valutazione sulla tutela dell'ambiente e della sanità pubblica. Coordinamento Gestione Corretta Rifiuti - Parma La centrale a biomasse a Castiglion Fiorentino Innanzitutto non sono il Presidente del Comitato Tutela Valdichiana, sono solo una che lavora gomito a gomito con tanti altri che condividono lo stesso ideale di sviluppo sostenibile principalmente per le generazioni future, avendo vissuto sulla mia pelle lo “sviluppo” portato dallo zuccherificio, tra l’altro, voluto anche da mio padre. Comunque Ti ringrazio per la nomina visto che, quello che mi anima, è la profonda convinzione che quello che ostinatamente vuoi fare, dopo la chiusura dello zuccherificio, è un peso assurdo per il nostro territorio, la Valdichiana intera. Questa mia battaglia con il Comitato la porto avanti per fermare coloro che vogliono fare della Valdichiana e di Castiglioni una terra da violentare e snaturare per soli fini speculativi, e non per crescita sostenibile, duratura e rispettosa del nostro ambiente. Mi dispiace ma devo constatare che lo spirito che Ti animava venti anni fa, quando tutti insieme scongiurammo la venuta della Chimet a Castiglioni non lo vedo adesso. Anzi adesso ascolto solo parole legate a sicurezza e sostenibilità mentre vedo un modo di fare ostinato e pervicace nel conseguire uno scopo già disegnato con la firma del dicembre 2007. Allora si parlava di regolamenti, delibere, di regole ferree contro insediamenti insalubri, e adesso? Ora sei il Sindaco e i cittadini che provano ad esporTi le incongruenze del progetto Centrale (Inceneritore) per Te sono solo delle persone animate da protagonismo ed interessi personali, e nei miei confronti ci sono state uscite, e Tu lo sai bene perché mi conosci, che potevi risparmiarTi. Devo contraddire Talleyrand, citato anche dal grande vecchio della nostra Repubblica: “il potere logora anche chi ce l’ha”. Nella mia vita ho subito più volte ritorsioni, e Tu lo sai benissimo Paolo a cosa mi riferisco, proprio perché sono stata sempre sincera, schietta e diretta, mi sono sempre comportata come mi ha insegnato mio padre: con onestà intellettuale e morale e non c’è nessuno che possa dire il contrario, caro Paolo. Falcone ebbe a dire: colui che china la testa muore ogni volta che lo fa, chi vive a testa alta muore solo una volta. Permettimi un suggerimento: leggi con attenzione la relazione del prof. Tamino, falla conoscere ai Consiglieri, ai cittadini e ricorda che “un uomo non dovrebbe mai vergognarsi di confessare di avere torto, che poi è come dire, in altre parole, che oggi è più saggio di quanto non fosse ieri” (Jonathan Swift). Sempre a disposizione per uno scambio di idee amichevole e costruttivo. Cordialmente, Antonella Assenti ingiustificati: gli amministratori di Castiglion Fiorentino. In particolare il Comitato ringrazia i Consiglieri Ugo Caporali e Paolo Bruni per aver accolto l’invito e, nello stesso tempo, non comprende la posizione del consigliere Barboni che, nonostante la presenza, non è intervenuto nella discussione. Assenti INGIUSTIFICATI: tutti gli altri Consiglieri Comunali, compreso il Sindaco. I cittadini intervenuti nel vedere le 19 sedie vuote hanno mostrato sgomento, disappunto e rabbia nel vedere che, ancora una volta, chi ci rappresenta si sottrae sistematicamente al confronto. Lo sbigottimento è divenuto totale quando gli intervenuti hanno saputo che il Sindaco, nel tentativo di giustificare la sua assenza, ha inviato una lettera aperta al Comitato e alla stampa ancor prima della manifestazione, tanto da far pensare ad un boicottaggio, non riuscito, della stessa serata. Quindi gli amministratori non solo rifiutano il confronto ma vorrebbero che i cittadini guardassero Sanremo. Oltretutto nella lettera aperta del Sindaco c’è una frase che non può trovare posto in una democrazia e citiamo testualmente: “siamo nella condizione di dover tenere un atteggiamento di grande prudenza e buonsenso evitando perciò di intervenire in questa fase così delicata ad iniziative che possano aprire solchi di incomprensione.” Vogliamo ricordare al nostro Sindaco che il confronto democratico i solchi di incomprensione li può solo sanare e non certamente aprire, quindi poteva trovare un’altra scusa in considerazione del fatto che l’amministrazione stessa aveva annunciato gli incontri con i cittadini entro la fine di Febbraio. Non vorremmo ricadere nella situazione di fine 2007 dove il nostro Sindaco andò a firmare, a suo dire, un semplice “inizio percorso” ma molto vincolante come ricorda Sadam (le firme non sono graffiti) e come dimostrano i fatti, il tutto senza consultare PRIMA i cittadini. Se si ripetesse la stessa cosa allora sì che si aprirebbero incomprensioni ancora più grandi delle attuali. Dopo 4 anni di discussione crediamo che i cittadini castiglionesi meritino maggiore chiarezza e trasparenza dai loro eletti. Tutti auspichiamo che questa centrale venga definitivamente cancellata dal nostro territorio visto l’assurdità, l’illogicità, la diseconomia dell’idea progettuale, avversata dalla stragrande maggioranza dei castiglionesi.
![]() Egregio Sindaco, nel rispondere alla Sua lettera aperta del 19 febbraio, ci permettiamo di farLe notare come appaia in contrasto il fatto di sostenere l'agricoltura e allo stesso tempo fare sì che le coltivazioni della Val di Chiana siano destinate ad alimentare solo la grande centrale a biomasse prevista, mentre si sviluppano sempre di più le colture di qualità. Sarebbe auspicabile che gli aiuti andassero concretamente anche in questa direzione. Non è coerente sostenere, a giusto titolo, il Mercato di Campagna Amica e contemporaneamente il progetto di una centrale a biomasse di queste dimensioni (17 MW) sullo stesso territorio. Se è comprensibile che una parte di terreno agricolo sia destinata alla produzione di agri-energia, non si può certamente sostenere che un intera vallata le sia dedicata, a scapito della diversificazione delle colture e della biodiversità. Riteniamo che lo sviluppo dell’agri-energia debba essere programmato considerandone con attenzione le inevitabili ricadute, ed è fondamentale ricercare un equilibrio sostenibile tra necessità attuali, tradizione e salvaguardia dell'ambiente, considerando prioritario che profonde trasformazioni del paesaggio debbano essere attentamente valutate secondo criteri precisi e nel rispetto delle normative vigenti. Ciò che ha reso peculiare il paesaggio toscano, che non è opera solo di natura ma è l’opera sapiente dell'uomo, non è la coltivazione a monocoltura, come per le grandi estensioni della pianura padana, ma è quello tradizionale dei piccoli poderi dove si coltivava un po’di tutto salvaguardando quella ‘Varietas’ e quella biodiversità oggi tanto apprezzate. Il fatto che si pensi che l’eventuale centrale sarà collocata in un sito diverso da quello dell’area dell’ex zuccherificio non è significativo, poiché comunque insisterebbe sul territorio di Castiglion Fiorentino, senza diminuirne le problematiche connesse, l’enorme consumo idrico di cui necessitano questo colture e considerando la vulnerabilità idraulica dell’area. Riteniamo urgente la stesura di un piano energetico per tutte le energie rinnovabili, auspicabile prima di ogni accordo per la riconversione dell'area ex zuccherificio, ricordando che prima di tutto va promosso il risparmio energetico per il quale oggi si fa ancora troppo poco. Il turismo di Castiglion Fiorentino è essenzialmente di tipo agri-turistico legato alla filiera delle produzioni tipiche locali. Non si comprende la necessità di autorizzare una struttura turistico-recettiva e residenziale di enormi dimensioni nel contesto locale, gestita da multinazionali, che hanno obiettivi senz’altro diversi da quelli perseguiti da imprenditori locali e dagli abitanti della Val di Chiana apprezzata, proprio per le sue caratteristiche, anche da turisti oltremontani. Perciò l’obiettivo dell’Amministrazione dovrebbe essere quello di evitare ulteriori consumi di terreno agricolo e di arginare la cementificazione. Ricordiamo anche l'importanza di salvaguardare i laghetti nel loro stato attuale. Prendiamo atto della ‘piena disponibilità da parte dei consulenti nominati dal Comune, a incontrare il Comitato e le altre Associazioni ambientaliste’e saremo dunque presenti all'incontro atteso da tempo per un confronto costruttivo, che riteniamo fondamentale come prova di democrazia partecipativa, poiché la Val di Chiana costituisce il patrimonio di tutta una popolazione. Liliane Buffaut Mungo Italia Nostra Sezione Valdichiana Gent.mo Presidente Comitato Tutela Valdichiana sez. Castiglion F.no dott.sa Antonella Pierozzi, ho ricevuto il Vostro invito a partecipare ad una assemblea il giorno 19 febbraio, con il tema: centrale a biomasse. La stessa convocazione è stata inviata con raccomandata con ricevuta di ritorno a tutti i Consiglieri Comunali. Una riunione simile fu organizzata da codesto Comitato circa un mese fa, in quella occasione inviai al Presidente Gianni Mori una nota in cui spiegavo le ragioni che mi spingevano a non partecipare a quell’incontro. Da allora, pur continuando a lavorare per ricercare una giusta ed equa soluzione, siamo nella condizione di dover tenere un atteggiamento di grande prudenza e buonsenso, evitando perciò di intervenire in questa fase così delicata ad iniziative che possano aprire solchi di incomprensione. Mi preme sottolineare che qualunque scelta non potrà prescindere dall’indirizzo politico-amministrativo che ci siamo dati da oltre dieci anni, che è quello della massima valorizzazione e tutela delle risorse di Castiglion Fiorentino. Solo per fare un esempio, ieri giovedì 18 febbraio, è stata inaugurata una eccezionale mostra sui “tesori” castiglionesi a Castel S. Angelo a Roma. Credo che questo rappresenti un’occasione importante di rilancio per l’intero territorio castiglionese. Non porremo quindi mai in essere azioni che possano pregiudicare il futuro di Castiglion Fiorentino come polo di eccellenza turistica, ma al tempo stesso non possiamo non riconoscere l’importanza che agricoltura, piccola e media impresa e industria hanno avuto e continuano ad avere per lo sviluppo della nostra Città. Uno sviluppo, come da te spesso ricordato, che deve essere compatibile e sostenibile dal territorio, non a caso questa Amministrazione, quando sono stati presentati progetti che non ci convincevano dal punto di vista della tutela ambientale e da quello della tenuta produttiva, li ha bocciati in sede di Conferenza dei Servizi. In ultimo, a dimostrazione che non sfuggiamo al confronto, voglio evidenziare come in data 9 febbraio, Vi ho inviato una lettera in cui davo la piena disponibilità da parte dei consulenti nominati dal Comune, ad incontrare codesto Comitato e le altre Associazioni ambientaliste. Ritengo infatti il reciproco scambio di idee estremamente importante. La pregherei di leggere questa mia breve nota ai partecipanti all’Assemblea del 19 febbraio. Cordiali saluti, Paolo Brandi Sindaco di Castiglion Fiorentino Dalle ultime notizie apparse sui quotidiani locali sembra che, entro fine Febbraio, l’Amministrazione Comunale dovrà prendere decisioni definitive in merito alla riconversione ex-Sadam, rivedendo anche il protocollo firmato il 10 dicembre 2007. Poiché l'Amministrazione Comunale il 30 dicembre 2009 aveva dichiarato: “nelle prossime settimane avvieremo un percorso di ascolto e informazione che vedrà protagonista la commissione consiliare della Sadam, i cittadini del nostro Comune e tutti i soggetti interessati a incominciare dalle associazioni ambientaliste e da quelle di categoria”. Quindi il Comitato Tutela Valdichiana, nel rispetto del mandato affidato ai rappresentanti Comunali da tutti i cittadini, gradisce conoscere e far conoscere in assemblea pubblica il pensiero di tutti i consiglieri comunali ed avere un confronto sulla riconversione ex Sadam, visto che a breve saranno chiamati decidere con il loro voto su questa annosa questione. Il Comitato Tutela Valdichiana ha organizzato l’assemblea pubblica per il 19 febbraio 2010 ore 21:00 presso i locali della Polisportiva di Manciano. Sono stati invitati: Il Sindaco Dott. Paolo Brandi, V.Sindaco Dott. Edoardo Lucci, tutti gli Assessori e i Consiglieri Comunali di Castiglion Fiorentino, oltre alle Associazioni Agricole (Coldiretti, CIA e Confagricoltura). Il Comitato invita tutti i cittadini castiglionesi a prendere parte alla serata per difendere sia la salute che la sostenibilità del proprio territorio. Comitato Tutela Valdichiana - Sez. Castiglion Fiorentino Novità interessanti nel rapporto fra ambiente e grande distribuzione commerciale. Nei mesi passati in questo sito erano state lanciate alcune proposte che speravamo venissero recepite da supermercati e ipermercati delle nostre zone: in questi giorni notiamo che qualcosa di importante si è mosso. Dal sito di Coop Centro Italia apprendiamo infatti due notizie di rilievo. La prima è che nel punto vendita di Sinalunga è entrata in funzione la vendita di detersivi "alla spina": il macchinario permette di vendere detersivi per quantità, senza sprechi e risparmiando la plastica dei flaconi. Questi infatti (da 1 litro per il detersivo per piatti e pavimenti e da 3 litri per bucato e ammorbidente) si acquistano la prima volta e poi possono essere riutilizzati le volte successive. Ciò permette di limitare la produzione di rifiuti da imballaggio. Ovviamente il risparmio sul processo di confezionamento da parte del venditore determina anche un risparmio del costo del prodotto per il cliente. Ovviamente l'augurio è che l'iniziativa si estenda agli altri punti di Coop Centro Italia e magari che venga recepita anche da altre catene di distribuzione. Altra notizia interessante che apprendiamo dal sito Coop è quella del superamento dell'utilizzo delle buste di plastica in tutti i supermercati, scattata dal 10 Febbraio, quasi 25 anni dopo le prime coraggiose esperienze cortonesi: fino al 30 giugno 2010 tutti i Soci che faranno la spesa riceveranno gratuitamente una borsa riutilizzabile, in grado di sopportare carichi fino a venti chilogrammi, in tre diversi materiali: in polipropilene intrecciato (un tessuto sintetico), in cotone e in juta. Si calcola che utilizzando per 1 anno una borsa riutilizzabile al posto della busta in plastica può contribuire a ridurre ben 2,5 kg di rifiuti. Qualora però non si abbia con sé la borsa riutilizzabile verranno distribuiti dei nuovi sacchetti biodegradabili. La cosa, tra l’altro, sarebbe anche abbastanza seria perchè, come riporta Reuters, c’è già una procedura di messa in mora avviata e notificata al nostro paese con una lettera di fine gennaio. La cosa è tecnica, ma è molto interessante perchè potrebbe avere ripercussioni assai serie sulle velleità italiane di ritorno al nucleare. Di Cip6 l'Europa si è occupata più volte, arrivando persino ad ascoltare quanto aveva da dire in merito Beppe grillo. Tali contributi, infatti, sono pagati da tutti i cittadini in bolletta ed erogati sotto forma di “acquisti garantiti di elettricità da parte dello Stato ad un prezzo superiore a quello di mercato”. La Ue, tra l’altro, intrinsecamente torna a criticare il concetto di “assimilate alle rinnovabili”. Per quanto riguarda il decommissioning, invece, l’Europa riconosce il diritto al rimborso statale per le aziende che, a cavallo del referendum, avevano centrali ancora in costruzione. Ribadire questo concetto, proprio quando in Italia si progetta il ritorno al nucleare, non è cosa da poco. e coordinamento Rifiuti zero Toscana Costa - La chiusura immediata dell’inceneritore di Montale e di tutti gli impianti di incenerimento e combustione dei rifiuti attivi in Toscana. - Il blocco delle procedure per la realizzazione degli impianti di incenerimento e di combustione di biomasse e CDR previsti. - La messa in atto da subito delle alternative all’incenerimento che tutelano la salute dei cittadini e l’occupazione ed evitano lo spreco di risorse ambientali, come già accade in molte parti d’Italia e d’Europa. - La presa d’atto, da parte delle amministrazioni, delle alternative SOSTENIBILI per la salute dei cittadini e dell’ambiente in cui essi vivono, al fine di promuovere politiche serie e reali di riutilizzo, riuso e riciclo dei rifiuti, finalizzate a raggiungere negli anni l’obiettivo RIFIUTI ZERO. Non è un’utopia, in quanto in molte regioni d’Italia spiccano esempi virtuosi che confermano che un’alternativa all’incenerimento è possibile ed è soprattutto conveniente. - Il rispetto da parte della Regione degli obiettivi di raccolta differenziata del 65% entro il 2012 e di riduzione del 15% della produzione dei rifiuti, per i quali è stata finora inadempiente. Moltissimi comuni della nostra regione hanno fallito questo obbiettivo e in modo vergognoso proprio quelli che hanno nel proprio territorio un impianto di incenerimento. E’ ampiamente dimostrato che quella prodotta dalla combustione dei rifiuti non può essere considerata una forma di energia rinnovabile e che l’incenerimento non è compatibile con nessuna buona pratica di riduzione, riutilizzo e riciclo. - L’immediata cessazione dello spreco di soldi pubblici nella costruzione di impianti finalizzati solo a finanziare lobby private e a incassare gli incentivi statali (cip6) ai danni dei cittadini. Per il lancio dell’iniziativa i Coordinamenti di cui sopra indicono una conferenza stampa per il giorno 18 febbraio alle ore 11,30 presso il locale ‘Le Giubbe Rosse’ in piazza della Repubblica a Firenze. Il fatto che non abbiamo ancora ricevuto risposta alla mail mandata di recente al Sindaco Fanfani (purtroppo ci siamo abituati, gli appelli che i Comitati di Cittadini rivolgono alle proprie Amministrazioni spesso cadono nel vuoto), ci induce a ripetere le considerazioni che facciamo ormai da anni. RIBADIAMO A GRAN VOCE, prima di dare il via alla costruzione del nuovo inceneritore a San Zeno (raddoppiato rispetto al "vecchio"), di fare il possibile per evitare questa scellerata scelta. Scelta che andrà SICURAMENTE A COLPIRE la Popolazione residente nel raggio di 5-10 chilometri, mettendo a repentaglio la salute di centinaia di Persone che dovranno respirare e mangiare alimenti contaminati dai fumi. Ci chiediamo come sia possibile che l'Amministrazione di Arezzo non tenga conto dei dati, delle statistiche e delle tabelle che dimostrano inconfutabilmente che gli inceneritori INQUINANO e sono pericolosissimi per la salute umana. Ci chiediamo come sia possibile che l'Amministrazione di Arezzo sottovaluti il già enorme impatto derivante dalla Chimet (recentemente dichiarata colpevole di "disastro ambientale") e di altri impianti insalubri che operano nella zona. Il fatto che venga richiesta solo la VAS (valutazione ambientale) e non la VIS (valutazione di impatto sanitario), ci fa capire che "forse" all'Amministrazione di Arezzo poco interessa la salute dei proprio Concittadini. Al Sindaco Fanfani non importano le notizie, ormai giornaliere, che parlano di ritrovamenti di sostanze tossiche nelle persone (e non solo) che abitano nei pressi degli inceneritori? Parliamo di diossina nel latte materno a Montale, di metalli cancerogeni ritrovati nelle persone che abitano nei pressi della Chimet, parliamo di tutta quella miriade di statistiche che ci dicono che è IMPOSSIBILE sperare di godere di buona salute stando nei pressi di un inceneritore! Al Sindaco Fanfani non interessa sapere che, fra chi respira i fumi che escono dalle ciminiere, ci sono anche i BAMBINI? Il Sindaco Fanfani sa che la POLITICA DEVE risolvere i problemi della Comunità mettendo al primo posto la SALUTE dei Cittadini come sancito dalla Costituzione? Il Presidente ATO Toscana Sud Nannini afferma che sono in "ballo" ben 120-130 MILIONI di Euro all'anno per la gestione dei rifiuti, sono "forse" tutti questi soldi che, insieme ai CIP6, "tirano" verso la costruzione del nuovo inceneritore? Non si potrebbero risparmiare puntando sull'economico trattamento a freddo? Non sarebbe meglio convergerli sul potenziamento della Raccolta Differenziata e per incentivare la vendita di prodotti alla spina? Questo raddoppio di San Zeno sarà un dramma anche per i conti delle Famiglie di tutta la Provincia per gli altissimi costi che la Comunità dovrà sostenere per costruire e mantenere l'impianto e pagare le eco-multe dovute ai mancati raggiungimenti dei limiti imposti in materia di Raccolta Differenziata. La legge impone di arrivare alla fine di questo anno al 55% (e nel 2012 al 65%) e siamo ancora al 36%, ma si sono resi conto "quelli" dell'ATO Toscana Sud di questa assurda situazione? Le loro inefficienze DOBBIAMO PAGARLE NOI con la salute e con il portafoglio? Per questo esortiamo il Sindaco Fanfani a CAMBIARE verso una gestione dei rifiuti salubre, dotandosi di un ETICO CENTRO RICICLO che recupera SENZA INQUINARE percentuali altissime (fino al 99%) di rifiuti conferiti. Ci domandiamo da tempo come sia possibile che questo impianto che tratta i rifiuti a freddo, che costa 10 volte meno di un inceneritore, che non ha bisogno degli incentivi Statali CIP6 (si mantiene rivendendo i materiali recuperati), che crea più posti di lavoro, NON VENGA PRESO IN CONSIDERAZIONE dall'Amministrazione Comunale di Arezzo! Vorremmo una sacrosanta risposta, che però... non arriva. SE un giorno succederà quello che non vorremmo MAI (se dovessero ammalarsi persone in Valdichiana a causa del "nuovo" inceneritore), RICORDEREMO a oltranza a tutta la Vallata i nomi dei RESPONSABILI, cioè di coloro che HANNO VOLUTO con tutte le loro forze l'assurdo raddoppio di San Zeno insieme a coloro che HANNO DATO l'autorizzazione alla costruzione. Sindaco Fanfani e Amministrazione di Arezzo, aprite gli occhi, ORA. ![]() ![]() Diossina nel latte materno, dalle analisi fatte dal Comitato della Piana Diossine sono state scoperte in campioni di latte materno di donne abitanti a Montale, località vicino a Pistoia dove è presente un impianto di incenerimento dei rifiuti. Lo rende noto il Comitato contro l'inceneritore di Montale che, spiega una nota, "dopo aver ripetutamente sollecitato senza successo Amministrazioni e organi competenti ad eseguire controlli biologici e sanitari sulle persone da sempre residenti nelle vicinanze dell'inceneritore, ha provveduto a proprie spese ad eseguire in un laboratorio accreditato la ricerca di inquinanti ambientali". Gli esami sono stati fatti su campioni di latte materno di mamme che abitano in case situate nell'area di ricaduta dell'impianto. Secondo il Comitato "di particolare interesse è stato il riscontro di Pcb che in entrambi i campioni di latte materno hanno infatti impronte digitali (profili emissivi) del tutto sovrapponibili a quelle riscontrate dalle indagini dell'Asl nelle carni di pollo e a quelle riscontrate nelle emissioni dell'inceneritore da Arpat e dallo stesso gestore, a dimostrazione di quella che è la causa preponderante dell'inquinamento esistente nella zona". Il Comitato contro l'inceneritore ha anche evidenziato che "le inopportune affermazioni date a suo tempo dalle istituzioni circa la totale assenza di Pcb nelle emissioni dell'inceneritore trovano ora ulteriore smentita sulla base di indagini che i cittadini, di tasca loro, hanno provveduto ad eseguire". Pistoia - 27 Gennaio 2010 Da Fausto Tenti: appello al Sindaco Fanfani e ai vari organi preposti Con la presente lettera aperta, chiedo formalmente e pubblicamente a tutte le autorità preposte, o che comunque abbiano titolo ad intervenire, di attivare una Valutazione d’Impatto Sanitario (V.I.S.) sull’area che comprende San Zeno (Comune di Arezzo) Badia al Pino, Pieve al Toppo, Tegoleto, Tuori (Comune di Civitella) ed il territorio del Comune di Monte San Savino confinante con Civitella: lo chiedo prima che venga resa esecutiva qualunque decisione sull’incremento delle potenzialità d’incenerimento di San Zeno (quindi prima della messa a gara del Piano dei Rifiuti dell’ATO Toscana Sud, almeno prima della parte che concerne il raddoppio dell’impianto aretino) ben conscio che la semplice Valutazione d’Impatto Ambientale (V.I.A.) non sarebbe assolutamente in grado di valutare gli effetti per la salute e per l’ambiente della concentrazione di inquinanti e dell’effetto cumulo tra le varie fonti emissive della zona in questione. Infatti, agire dopo la gara, dopo l’aggiudicazione del servizio rifiuti al vincitore per i prossimi 15 anni, dopo l’avvio della progettazione, è troppo tardi… (la recente vicenda S.T.A.-Comune di Arezzo dovrebbe aver insegnato qualcosa). Lo studio attuale nell’area di che trattasi - progettato dalla AUSL 8 - seppur meritorio, non coincide affatto con la V.I.S., la quale dovrebbe avere – invece - come esclusivo riferimento il futuro, in previsione di nuovi utilizzi del territorio: e questo – di utilizzi attuali e minacciati per il domani – ne ha sin troppi. Concludo pregandovi di non sottovalutare quello che sta accadendo a pochi km. di distanza, precisamente a Montale (Pt) dove nei pressi dell’inceneritore sono stati individuati nel latte materno ed in prodotti alimentari grassi contaminati da diossine e Pcb, ma soprattutto vi prego di non sottovalutare le eccessive morti per leucemia avvenute molto più vicino: magari la V.I.S. costerà alle istituzioni e quindi alla collettività più di una semplice indagine epidemiologica, ma non credo che la popolazione avrà niente da obiettare, quando c’è di mezzo la salute e la vita. Con osservanza, Fausto Tenti (Segretario Provinciale Rifondazione Comunista) Lettera mandata a: -Al Dr. Enrico Desideri (Direttore Generale AUSL 8 Arezzo) -Al Dr. Carlo Bartoli (Responsabile ARPAT Arezzo) -Al Sig. Roberto Vasai (Presidente Provincia di Arezzo) -All’Avv. Giuseppe Fanfani (Sindaco Comune di Arezzo) -Al Dr. Massimiliano Dindalini (Sindaco Comune di Civitella Chiana) -Al Geom. Carlo Alberto Carini (Sindaco Comune di Monte S. Savino) -Al Sig. Paolo Nannini (Presidente ATO Rifiuti Toscana Sud) -Al Dr. Enrico Rossi (Ass. Sanità Regione Toscana e candidato alla presidenza) -Al Dr. Raffaele Festa (Presidente Ordine Medici Provincia di Arezzo) -Al Dr. Roberto Romizi (Presidente Ass. Medici per l’Ambiente-ISDE Italia) Mentre ciò accade, proprio in questi giorni è stata certificata la BOCCIATURA del sistema toscano di gestione dei rifiuti a partire dal non raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata. Un fallimento che colloca la Toscana non certo fra le esperienze più virtuose in Italia e in Europa ed espone i cittadini a costi economici più elevati (l'Ecotassa, cioè la maggiorazione del 20% delle tariffe) e, soprattutto, a costi sanitari imposti alle popolazione che dovranno subire gli effetti dannosi degli inceneritori. La regione Toscana è INADEMPIENTE rispetto agli obiettivi che essa stessa si è data (riduzione dei rifiuti al 15% e raccolte differenziate al 55%, livelli assolutamente raggiungibili, e infatti raggiunti in tante realtà nazionali ed europee), mentre continua a sostenere aziende che non mostrano alcun impegno verso le raccolte differenziate e che oltretutto presentano da anni bilanci in costante e clamorosa perdita, tanto che se non si trattasse di "imprese pubbliche" con debiti garantiti dalla collettività, sarebbero già state costrette a dichiarare fallimento. Al Convegno sulle energie rinnovabili, tenuto il 16 gennaio dal nostro Comitato, PowerCrop pur essendo invitata non ha partecipato. ORA ha emesso un comunicato stampa per cercare di convincere i Castiglionesi della bontà e sostenibilità delle sue centrali a biomasse. Nei nostri precedenti convegni gli esperti Tamino, Gentilini, Montanari, Burgio, Ermani, Vantaggi hanno spiegato i danni sanitari e ambientali dell'incenerimento, confermati dai Medici per l'Ambiente al Convegno "La pandemia silenziosa", Arezzo 2007, organizzato da ISDE Italia. Il Comitato continua ad opporsi al progetto centrale a biomasse e in RISPOSTA a PowerCrop e alla Amministrazione Comunale PRECISA,COME E' SCIENTIFICAMENTE DIMOSTRATO, CHE: 1° neppure le migliori tecnologie delle moderne centrali riescono a neutralizzare le nanoparticelle e tutti gli altri inquinanti che provocano gravi danni alla salute (cancro, leucemie ecc); 2° l’energia fossile spesa per produrre e trasportare biomasse legnose e oli è superiore all'energia prodotta dalla centrale. Per questo la centrale risulta totalmente inutile ai fini della riduzione dalla dipendenza dal petrolio; 3° le uniche fonti di energia pulita e rinnovabile, utili a diminuire la dipendenza dal petrolio, sono solare ed eolico, che non producono CO2 e sono durature nel tempo; 4° la centrale a biomasse non è autonoma economicamente, produce utili solo perché l'azienda incassa enormi incentivi pubblici (certificati verdi e cip6); 5° nell’accordo 2007 sono garantiti soltanto 30 posti di lavoro per la centrale. Si tratta di una rioccupazione pari al 10% rispetto al passato, che non giustifica le enormi somme di denaro pubblico impiegato; 6° la centrale non assicura agli agricoltori una remunerazione maggiore rispetto a quella attualmente ricavata dalla normale produzione (annata girasole 2009: prezzo del girasole no food liquidato dalla SADAM € 21,10 al quintale, prezzo del girasole alimentare € 21,60/ 21,80 al q.) E' PROPRIO VERO: "NON SI PUO' ACCETTARE CHE ATTRAVERSO LA PRODUZIONE DI ENERGIA SI COSTRUISCANO DELLE MERE SPECULAZIONI FINANZIARIE". (come qualcunooooo a u t o r e v o l m e n t e afferma!) Comitato tutela Valdichiana - 03 febbraio 2010 Lunedì 01 Febbraio 2010 19:23 Cgil Arezzo In relazione alle obiezioni che vengono frequentemente avanzate in incontri pubblici o in incontri promossi da comitati di cittadini e riportate nell'ottica del "politicamente corretto" dalla stampa, PowerCrop ritiene opportuno fornire il proprio contributo al dibattito sull'uso delle fonti rinnovabili ed in merito alla realizzazione della centrale a biomasse a Castiglion Fiorentino. Il progetto PowerCrop dà concreta attuazione all'accordo di riconversione dell'ex zuccherificio di Castiglion Fiorentino ed agli accordi collegati di filiera agricola e di salvaguardia dell'occupazione: pertanto non è finalizzato solo alla produzione di energia elettrica. Il progetto, previsto dall'accordo di riconversione, è stato sottoscritto da tutte le istituzioni interessate che lo hanno riconosciuto in linea con gli obiettivi di programmazione energetica della Regione Toscana. Un piano energetico, che prevede di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, non può non fare ricorso ad una pluralità di fonti energetiche tra cui un ruolo sempre più importante sarà ricoperto dalle fonti rinnovabili. La promozione delle fonti rinnovabili si muove in questa ottica e deve essere intesa come un significativo passo avanti, tenendo conto che realisticamente i combustibili fossili resteranno, nei prossimi anni, ancora essenziali al soddisfacimento delle richieste di energia. In effetti l'attuale costo e affidabilità dell'energia prodotta da combustibili fossili è tale che le fonti rinnovabili non sono ancora competitive ed è questa la ragione per cui tutti i governi delle nazioni più avanzate, fra cui l'Italia, hanno istituito specifiche politiche di incentivazione anche per superare le barriere economiche che ne limitano la loro applicazione. Le incentivazioni, al di là dello specifico valore, non hanno tutte la stessa finalità. Nel caso del fotovoltaico, ad esempio, le incentivazioni hanno lo scopo di coprire gli elevati costi di impianto mentre nel caso delle biomasse da filiera consentono di assicurare un reddito certo e remunerativo al mondo agricolo: ciò è particolarmente vero per Castiglion Fiorentino, come risulta dall'accordo di filiera agricola. Nella sostanza, per alcune fonti, l'incentivazione si innesta solo in un quadro essenzialmente finanziario mentre per la biomassa permette la realizzazione di un concreto processo industriale con significative ricadute economiche e occupazionali sul territorio. Dal punto di vista dell'occupazione, il fotovoltaico ha infatti un effetto assolutamente trascurabile mentre gli impianti a biomasse da filiera creano occupazione stabile e sicura di lungo periodo. Per la filiera di Castiglion Fiorentino, si stima che genererà almeno 300 posti di lavoro stabili. Occorre, inoltre, sottolineare che l'energia prodotta da biomassa è di tipo programmabile e disponibile quando serve a differenza di quella prodotta con il fotovoltaico o con l'eolico che non sono temporalmente programmabili e risultano disponibili solo in presenza di sole o vento. La centrale che PowerCrop intende realizzare a Castiglion Fiorentino ha una taglia che è il risultato di un bilanciamento tra le esigenze legate all'approvvigionamento delle materie prime dal territorio locale e quelle relative alla possibilità di sviluppare il progetto in una logica industriale tale da consentire soluzioni realizzative e modalità di gestione provate ed affidabili, idonee a garantire un elevato grado di tutela dell'ambiente nel suo complesso ed una stabilità dell'inziativa nel medio-lungo periodo. Le piccole centrali, come talvolta da più parti proposte come alternativa, non rappresentano una opzione realistica in quanto tali impianti non possono essere attrezzati , per motivi tecnici-economici, di adeguati sistemi di tutela ambientale oltre ad avere una carenza di cultura nella gestione tecnica degli stessi. In pratica le piccole unità hanno un'efficienza energetica limitata per cui occorre un consumo specifico per produrre un MWh che è molto più elevato di quello di una centrale industriale. Da questo ne segue che avremmo sia risultati inferiori sia dal punto di vista economico sia un impatto molto superiore dal punto di vista ambientale a parità di energia prodotta. Dal punto di vista della CO2 attribuita ai trasporti, l'analisi del ciclo di vita (dal campo al generatore) delle centrali industriali a biomasse dimostra che l'incidenza del trasporto è un parametro assolutamente modesto in confronto alla CO2 evitata dalla sostituzione del combustibile fossile con biomassa da filiera. Per quanto riguarda gli aspetti connessi con la tutela della salute, la realizzazione di una centrale quale quella prevista consente l'adozione delle migliori tecniche disponibili (MTD/BAT) e quindi rende del tutto ingiustificato ogni allarmismo su effetti sanitari derivanti dall'emissione dell'impianto. Al di là dei controlli di legge, il contenimento ed il miglioramento delle emissioni rispetto ai limiti fissati dai provvedimenti autorizzativi (VIA volontaria e AIA) sarà reso evidente nel rapporto di trasparenza con i cittadini che si instaurerà nell'ambito della registrazione EMAS e della certificazione ISO 14.000 che Powercrop si impegna a conseguire. La centrale a biomasse di Castiglion Fiorentino è, quindi, una reale fonte energetica alternativa, che offre al territorio interessanti prospettive di nuova occupazione , la nascita di una nuova filiera agro-energetica e contribuisce al concreto contenimento dell'effetto serra. Naturalmente, se si vuole ridurre realmente la dipendenza dalle fonti fossili non si può prescindere dal considerare nel mix delle fonti rinnovabili l'utile ed indispensabile contributo di centrali a biomassa di taglia industriale altrimenti si alimentano equivoci e vane illusioni senza creare alcuna certezza di ricadute positive sui territori. Il convegno ha trattato l'argomento “Energie Rinnovabili” in rapporto alla riduzione della dipendenza dal petrolio e da altri combustibili fossili, ma ha anche chiarito il negativo apporto, nell'ambito di una valida programmazione energetica, della tanto criticata centrale a biomasse, prevista per Castiglion Fiorentino. I Relatori della serata sono stati il Prof. L. Setti (Università di Bologna, Chimica Industriale), G. Mori (Presidente del Comitato), l'On. D. Scilipoti (Partito IDV, membro VII commissione ambiente della Camera dei Deputati, medico oncologo). Il quadro emerso dalla relazione del prof. Setti non ha lasciato dubbi ed ha confermato quello che il Comitato ha più volte sostenuto: le centrali a biomasse non possono contribuire in maniera significativa all'autonomia dal petrolio perché sono accettabili solo le microcentrali agricole, alimentate con scarti aziendali a Km 0. Le megacentrali a biomasse sono insostenibili, sono totalmente assurde e prive di logica perché costituiscono un danno per la salute dei cittadini e per il territorio, un pesante e inutile sperpero di denaro pubblico. Solo l’energia solare è strategica, efficacemente rinnovabile e non dannosa. Gianni Mori, Presidente del Comitato, ha insistito sul fatto che le grandi centrali a biomasse risultano improduttive, perché sono sostenute da ingentissimi finanziamenti pubblici che rappresentano un enorme sperpero di denaro dei contribuenti. Quindi consumano ricchezza senza vantaggio per la collettività, con l'aggiunta di danni sanitari ed ambientali. l’Onorevole Scilipoti ha evidenziato quanto questo argomento non può e non deve essere trattato con il pregiudizio degli schieramenti politici e che la politica ha il dovere di definire con urgenza un piano energetico nazionale e locale, prima di affrontare scelte che comportano ricadute negative e condizionanti per decenni e decenni, a carico dei cittadini e del territorio. Il Sindaco Brandi non è intervenuto. Il Comitato si rammarica della sua assenza, tanto più che entro febbraio dovrebbe prendere decisioni importanti riguardo l'ex zuccherificio e sottolinea come il Sindaco ha perso l'occasione per confrontarsi con il prof. Setti, esperto nel settore energetico. Delusi i numerosissimi cittadini presenti che attendevano di sentire dalla viva voce del proprio Sindaco notizie sugli sviluppi della riconversione e aspettavano di conoscere se è ancora intenzionato a volere la centrale, fonte di tanto allarme sociale. Speriamo comunque che il Sindaco voglia capire che alla Sadam non si può e non si deve dare tutto quello che chiede (centrale a biomasse/olio e mega speculazione edilizia), soprattutto perché a pagarne le gravi conseguenze sarebbero gli abitanti della Valdichiana. Già ci chiediamo come l’amministrazione spiegherebbe ai cittadini l’enorme regalia di una mega speculazione edilizia travestita da riqualificazione urbanistica. Se poi dovesse cedere, accettando anche una o perfino due centrali, sarebbe l’abdicazione della politica a discapito della collettività e a favore di pochi industriali. Il Comitato ringrazia le centinaia di cittadini, che con la loro costante presenza e condivisione danno forza al Comitato. Ringrazia i politici che sono intervenuti confermando quanto il problema Biomassa sia sentito e preoccupi, quando le scelte non sono condivise, né sono dettate dalla logica e dall'economia, ma dalla speculazione. Il Comitato, supportato anche dalle efficaci considerazioni del Prof. Setti, ribadisce che NESSUNA CENTRALE DEVE ESSERE REALIZZATA, perché impianti nocivi di questo tipo risultano non strategici sia a livello locale che nazionale, non economici, non salutari, non sostenibili. Le centrali a biomasse a Cortona Nessuna apertura per i sei mini impianti a biomasse di Renaia: la vicenda pare incamminarsi su questa via almeno a giudicare dalle ultime notizie circolanti. Il legale della proprietà (si legge in una comunicazione ufficiale dell'amministrazione comunale cortonese) ha comunicato infatti che oggi Venerdì 29 gennaio il Tribunale di Arezzo ha sancito lo sfratto delle sei aziende dei mini impianti a biomasse. Di conseguenza il Comune di Cortona chiederà alla Provincia di Arezzo la revoca dell'autorizzazione. Sulla base di questa clamorosa novità è quindi possibile che la vicenda che da settimane tiene impegnata l'opinione pubblica locale si possa definitivamente dichiarare chiusa. Di seguito la dichiarazione del Sindaco Vignini: “Si tratta di una decisione che rappresenta una modifica sostanziale dello stato degli atti, e, così come avevo dichiarato in occasione del Consiglio Comunale aperto sabato 23 gennaio scorso, questo fatto elimina una delle condizioni essenziali per poter esercitare l’autorizzazione all’apertura delle mini centrali in loc. Renaia. Con questo atto le aziende non hanno più la disponibilità del luogo ed è quindi impossibile pensare a qualunque apertura. A questo punto chiederò immediatamente alla Provincia di Arezzo, Ente titolare del procedimento e che si è sempre comportata con la massima correttezza istituzionale, di revocare l’autorizzazione alle sei aziende. Questo atto che mi accingo a compiere è in linea con tutti i procedimenti ed i comportamenti che il Comune di Cortona e gli altri Enti coinvolti hanno sempre tenuto sin dall’inizio della vicenda, nel pieno rispetto della legge e delle normative, come è stato riconosciuto proprio in occasione del Consiglio Comunale aperto di sabato 23 gennaio. Per quanto ci riguarda questa disposizione del Tribunale di Arezzo segna la conclusione definitiva della vicenda biomasse alla Renaia.” "La eventuale nuova collocazione della zona in cui costruire la centrale, non è al momento decisa, né stabilita. Si tratta di ipotesi che il Comune, autorità competente a valutare e proporre la individuazione, stà studiando, sulla base di prossime indicazioni che l’azienda dovrà esplicitare, e la cui notizia è emersa nella riunione di Firenze a fine anno". E’ questo il passaggio centrale della risposta che l’assessore all’ambiente della Provincia, Andrea Cutini, darà nel prossimo Consiglio Provinciale, in programma per il 21 Gennaio, all’interrogazione sulla vicenda SADAM, presentata dai Consiglieri Tanti, Camaiti, Meschini. “I Sindaci della Valdichiana – spiega l’assessore Cutini - furono convocati dalla Regione nell’estate 2009, ed in quella sede nessuno espresse interessamento alla collocazione della centrale nel proprio territorio. Stante la situazione, è più che evidente che non vi sono certezze né ipotesi su modifiche tecniche del progetto di centrale, che dovranno, se del caso, essere proposte dall’azienda e valutate dagli enti competenti. La destinazione urbanistica della zona ex zuccherificio è ipotizzata nell’accordo regionale, ma la sua specificazione è rinviata alla proposta della proprietà, che, come noto, non è ancora pervenuta: non è possibile quindi, al momento, esprimere alcun giudizio. Le ipotesi occupazionali della centrale – prosegue Cutini - sono il mantenimento della forza lavoro ex SADAM: elemento di grave preoccupazione per questa Provincia, che si è mossa e si sta muovendo nell’ottica di scongiurare in tutti i modi il definitivo licenziamento dei lavoratori o la fine della cassa integrazione, che coinvolgerebbe decine di famiglie in una situazione drammatica e rovinosa, anche mediante iniziative o prospettive industriali ed economiche diverse rispetto alle attuali, non ancora minimamente certe. In questo senso non aiutano le decisioni annunciate dall'azienda, che sembra intenzionata a non garantire più ai lavoratori le stesse condizioni finora assicurate in termini di ammortizatori sociali, nonostante avessimo chiesto precise garanzie in tal senso, già nella richiamata riunione di fine anno. La Provincia si riserva di valutare progetto e prospettive occupazionali, economiche, urbanistiche, quando certe, presentate, e concordate con Comune e Regione, Organizzazioni Sindacali e Azienda, Organizzazioni economiche ed agricole: fino a quel momento non può esprimersi, ferma restando la propria ferma vigilanza ed il proprio massimo impegno per la tutela dei lavoratori. Infine – conclude l’assessore all’ambiente - ciò premesso, è evidentemente impossibile dare notizia e tantomeno copia, come richiesto, di atti che la Provincia e gli uffici intenderanno assumere, poiché è evidente che al momento non si è in grado di leggere il futuro. 18/01/2010 15:56 L’Amministrazione Comunale prende atto, con soddisfazione, dell’ultimo comunicato delle minoranze consiliari sul caso Sadam. Al di là dei toni, che fanno parte delle normali schermaglie politiche, l’importante è il contenuto, dove si dichiara la volontà di dialogo su progetti concreti, in grado di generare occupazione e al tempo stesso, di offrire le massime garanzie sul piano della salute e dell’ambiente. Come abbiamo più volte dichiarato - e le discussioni in Consiglio Comunale, i numerosi ordini del giorno e le altrettanto numerose riunioni della Commissione Consiliare stanno lì a dimostrarlo - non abbiamo mai negato il coinvolgimento pieno e consapevole dei Consiglieri Comunali. Una cosa però è giusto dirla: gli ultimi avvenimenti dimostrano che il Protocollo del dicembre 2007 non era, come dichiarato da taluni, un cappio al collo per la comunità castiglionese, ma l’avvio di un percorso, che oggi, grazie all’azione dell’Amministrazione comunale, pare poter portare a soluzioni condivise. Appare pertanto un’inutile forzatura definire quel Protocollo di intesa “accordo nefasto”, foriero di occasioni perdute. I fatti dimostrano esattamente il contrario. Vorremmo aggiungere una piccola nota di colore per i nostri Consiglieri di minoranza: il Gruppo Eridania Sadam ha già numerose schiere di avvocati, non c’è bisogno quindi che i Gruppi di opposizione difendano l’azienda quando parlano, in merito ai ritardi, di “scaricabarile” tra Comune e gruppo industriale. Basta andare a leggersi il Protocollo del dicembre 2007, per vedere chi è stato inadempiente. Concludiamo riaffermando la piena disponibilità ad un confronto serio, leale e positivo sulle ipotesi che presto verranno presentate, confronto che dovrà estendersi non solo ai Gruppi consiliari, ma anche alle Associazioni ambientaliste e a tutti i cittadini. Quello che a noi interessa è che Castiglion Fiorentino possa ritrovare su questo argomento serenità di giudizio e soprattutto una prospettiva di sviluppo. L’Amministrazione Comunale di Castiglion Fiorentino I Consiglieri di Opposizione di Castiglion Fiorentino fanno un Ultimo Appello al Buonsenso rimasto nell’Amministrazione Brandi al fine di giungere, quanto prima, ad una soluzione condivisa del caso ex-Sadam, nell’interesse dei cittadini Castiglionesi e degli ex-dipendenti dello zuccherificio. Gli ultimi risvolti ed il conseguente comunicato ufficiale dell’Amministrazione ha lasciato perplessa l’intera Opposizione circa i toni ed i contenuti, ed i Consiglieri di An –PDL, Polo per Castiglioni e UDC dichiarano congiuntamente: “L’esito di un accordo nefasto sin dall’origine è stato, solamente, un risultato negativo. Non è tempo di ammantare di buone intenzioni un fallimento più volte annunciato, né di nascondersi dietro ad un dito con brillanti comunicati stampa; tanto meno di fare lo scaricabarile con l’Azienda, rimpallando responsabilità e senza considerare le forti difficoltà per le famiglie dei lavoratori. Il 2010 è l’ultimo anno utile per venire a capo di una questione che si trascina da più di un lustro. Occorre agire presto e con Buonsenso per il bene comune ed una soluzione condivisa. Pretendere di decidere tutto nella stanza dei bottoni del Sindaco Brandi, come fatto sino ad oggi, senza tener conto delle peculiarità della nostra Comunità, del nostro territorio e di ricadute economiche di lungo periodo ha portato solamente a tempi biblici ed occasioni perdute. Ribadiamo, ancora una volta, la volontà di dialogo su progetti concreti, così come sempre richiesto e mai ottenuto, ove si configurino prospettive occupazionali certe senza ledere in alcun modo alla sicurezza ed alla salute di cittadini e lavoratori.” I Consiglieri di AN-Pdl, Polo per Castiglioni e UDC - 13/01/2010 17:00 In relazione alle dichiarazioni del dott. Tamburini, Amministratore del Gruppo Eridania Sadam, l’Amministrazione Comunale di Castiglion Fiorentino, chiamata in causa insieme ad altre Amministrazioni interessate dalle riconversioni degli ex zuccherifici, intende precisare quanto segue: 1. rispetto ai Protocolli siglati nel dicembre 2007, risulta chiaro che l’unico inadempiente è il gruppo industriale, il quale non ha presentato nei tempi previsti, il progetto di riconversione 2. qualunque atto delle Amministrazioni, di cui il dott. Tamburini lamenta la mancanza, è conseguente alla presentazione di un progetto. Se questo manca, non ci possono nemmeno essere atti amministrativi 3. l’azienda non può pensare di scaricare il peso di questa situazione sui lavoratori, utilizzando il loro disagio, magari per far passare progetti che non piacciono alle Amministrazioni. 4. l’azienda ha ottenuto dalla Comunità economica europea per le bonifiche del sito di Castiglion Fiorentino 43 milioni di euro. Se c’è da pagare qualche euro in più per integrare la cassa integrazione, non crediamo che questo mandi in dissesto i bilanci. Dunque le dichiarazioni del dott. Tamburini appaiono pretestuose e fanno molto male alla discussione in corso, perché si cercano responsabilità dove non ci sono. Sarebbe opportuno da parte di tutti maggior senso di responsabilità ed un pizzico di saggezza. Il solo fatto positivo è che con le sue parole il dott. Tamburini smentisce chiaramente chi fino ad oggi diceva che c’era una sorta di accordo sotterraneo tra Comune e azienda. I fatti dimostrano il contrario. Ma poiché siamo un’Amministrazione responsabile, continueremo a lavorare con decisione e determinazione, per trovare una positiva soluzione a tutta la vicenda. I comunicati regionale e comunale sull’incontro del 29-12 svolto a Firenze tra Regione, Provincia, Comune, Azienda e Rappresentanti dei Lavoratori ribadiscono che “l'area ex Zuccherificio non è più idonea per l'insediamento della centrale a biomasse. L'azienda si è impegnata a proporre una diversa ipotesi di ricollocazione che tenga conto degli aspetti infrastrutturali e paesaggistici". Il Comitato Tutela Valdichiana però non comprende: • PERCHÈ l'area ex zuccherificio non è idonea ad ospitare la centrale ma è idonea a ospitare una mega speculazione edilizia con decine e decine di abitazioni, alberghi e aree commerciali? • PERCHÉ l’Amministrazione Comunale consente all'azienda di “proporre una diversa ipotesi di ricollocazione” della Centrale come se lo spostamento di pochi chilometri annullasse la pericolosità degli impianti a combustione e l'impossibilità di reperire la materia prima necessaria, come più volte sottolineato dal Comitato? • QUALE sarà la frazione che dovrà ospitare la Centrale? Castroncello ? Brolio? Manciano? LA CENTRALE sarà collocata nella nuova zona industriale oppure no? Il Comune a seguito delle “ipotesi formulate dagli esperti nominati”… ha "richiesto con decisione che non venga utilizzato cippato di legno (biomassa legnosa) per il funzionamento della Centrale. L'Azienda si è impegnata a ricercare soluzioni in tale direzione.” • Ci volevano gli esperti del Comune per stabilire che la linea a legna era totalmente impraticabile? ‘Consigliamo’ al Sindaco di chiedere con altrettanta fermezza l'eliminazione di qualunque Centrale a Biomasse (compreso ad olio) così ci risparmieremo oltre ai danni alla salute anche altri anni di perdita di tempo. • E’ legittimo che ogni tanto venga modificato l’accordo 2007, ma sempre a favore dell’Azienda? • E’ chiarezza e trasparenza per l’Amministrazione Comunale avviare “ un percorso di ascolto e informazione… con i cittadini del nostro Comune e tutti i soggetti interessati” solo dopo essersi assunta impegni irrevocabili? I cittadini chiedono al Sindaco di essere ascoltati e di tener conto delle loro argomentazioni prima di prendere decisioni definitive a danno della salute collettiva e del futuro del nostro territorio. Giovedì 31 Dicembre 2009 17:25 Comitato Tutela Valdichiana sez. Castiglion Fiorentino In data 29 dicembre, si è riunito il tavolo istituzionale presso la Regione Toscana, sulla questione dell’ex Sadam. Da questo incontro, sono emerse novità significative: sono stati fissati obiettivi importanti che rispondono con nettezza a molte delle questioni emerse negli ultimi tempi, in particolare le istituzioni hanno ufficialmente dichiarato che il sito a suo tempo individuato (area ex-zuccherificio) non risulta più idoneo per l’insediamento di un’eventuale centrale elettrica a biomasse. Sulla base di alcune ipotesi formulate dagli esperti nominati dal Comune di Castiglion Fiorentino, è stato chiesto con decisione che non venga utilizzato cippato di legno (biomassa legnosa) per il funzionamento della centrale. L’azienda si è impegnata a ricercare soluzioni in tale direzione. La centrale, inoltre, dovrà essere esclusivamente alimentata da filiera locale e tracciabile. Per quanto concerne l’area dell’ex zuccherificio, si andrà a realizzare un insediamento turistico-sportivo ed in parte residenziale, per riqualificare a pieno la zona e le aree limitrofe. Da parte delle istituzioni e dei sindacati è stata poi posta la forte richiesta di proroga della cassa integrazione, mantenendo le garanzie già previste in passato per i lavoratori. Poiché tutti questi elementi cambiano la natura dell’accordo del 10 dicembre 2007, è stato stabilito di andare ad una completa riscrittura del protocollo. A questo proposito, si registra la seguente dichiarazione dell’Amministrazione comunale: “I risultati raggiunti nella riunione del 29 dicembre sono il frutto di un intenso lavoro svolto negli ultimi mesi dal Comune di Castiglion Fiorentino, di concerto con la Provincia e la Regione, questa Amministrazione ha avuto e continuerà ad avere a cuore gli interessi del territorio e dei lavoratori. A questo punto si apre un nuovo capitolo, nel quale tutti potranno esprimere con tranquillità il proprio parere e le proprie proposte. Questo fatto ci consente di poterci presentare, come in passato, di fronte ai cittadini con grande chiarezza. Nelle prossime settimane avvieremo un percorso di ascolto e informazione che vedrà protagonista la Commissione Consiliare sulla Sadam, i cittadini del nostro Comune e tutti i soggetti interessati, a cominciare dalle Associazioni ambientaliste e da quelle di categoria. Ci aspettiamo in quelle sedi, idee e progetti che possano rispondere davvero agli interessi di Castiglion Fiorentino. Il Comune sottolinea come qualunque progetto avrà un percorso trasparente, a cominciare dalla valutazione di impatto ambientale e dalla VIS, sulla quale da tempo il nostro Assessorato alla Sanità ha iniziato a lavorare. E’ evidente che in assenza delle garanzie occupazionali, l’intero progetto rischia di non potersi attuare”. Il Consigliere Comunale Pd Roberto Barone dice no al raddoppio dell’inceneritore Negli ultimi giorni si è riaccesa la discussione in merito al raddoppio dell’inceneritore. Anche se con l’ultimo incontro avvenuto tra il Sindaco e rappresentanti dell’Ato Toscana Sud la discussione sembra rientrata, resta il problema delle scelte di fondo già fatte negli anni passati e che non si sono mai volute rivedere: l’impianto (l’inceneritore) e la località (San Zeno). Non convincono le argomentazioni finora espresse a favore dell’incenerimento, come quelle recenti della Confindustria. A parte il fatto che tutti, compreso la Confindustria, dovrebbero avere a cuore la salute dei cittadini o almeno rispettare il principio di precauzione che antepone la tutela della salute dei cittadini anche in casi dubbi rispetto a certi interventi, ma addirittura voler far intendere che vi sarebbero benefici per i cittadini in termini di bollette meno care e servizi più efficienti, appare un tantino fuorviante. Come se l’inceneritore non costasse 70-80 milioni di euro che ricadrebbero comunque sulle bollette, aumentandole quindi e non diminuendole. E quale è il nesso tra inceneritore e servizi più efficienti? Non trova spiegazioni. Che dire poi dell’emergenza rifiuti e del solito richiamo ai rifiuti a Napoli? È il solito spauracchio sbandierato da chi vuole incenerire a tutti i costi, pur di adottare una sorta di procedura d’urgenza tale da saltare qualsiasi precauzione, seppur prevista per legge. Si dimentica che sono stati fissati obiettivi regionali e nazionali che dovremmo rispettare e pianificare e che invece proprio nel piano industriale straordinario non vengono presi a riferimento, pur di dimostrare la necessità di un inceneritore. Le azioni virtuose finora intraprese dall’amministrazione comunale di Arezzo stanno dimostrando, con l’aumento della percentuale di raccolta differenziata arrivata al 37% e con la diminuzione dei rifiuti prodotti, quale è la strada giusta da seguire. Intensificando le azioni e, tra queste, arrivare alla raccolta differenziata spinta, tenendo conto che solo il 15% dei rifiuti urbani non è né riciclabile né riutilizzabile, ci potrebbe consentire di evitare il raddoppio dell’inceneritore. E se proprio impianto deve essere, non è detto che debba essere un inceneritore. Nel frattempo se le tre Provincie di Arezzo, Siena e Grosseto volessero, potrebbero accelerare l’approvazione del Piano Interprovinciale Rifiuti tenendo ben presente gli obiettivi imposti e finora dimenticati e, con l’occasione, in esso prevedere un eventuale impianto di trattamento rifiuti, ma non un inceneritore. Infine potrebbe essere rivista anche la eventuale collocazione dell’impianto, non essendo giustificata la scelta solo per il fatto che già vi esiste un inceneritore. Ciò prima della gara del nuovo gestore unico. Se si vuole. Fanfani: si all'ampliamento di San Zeno Le recentissime dichiarazioni di Fanfani, contro il raddoppio dell'inceneritore, avevano fatto tirare un sospiro di sollievo a tutta la Popolazione Aretina. Ma lo stesso, dopo un paio di giorni si è incontrato con i Presidenti ATO Toscana SUD, e incredibilmente (da come si legge in un servizio pubblicato su "La Nazione"), ha fatto marcia indietro e ha dato la sua piena disponibilità al raddoppio. Come Cittadini della Valdichiana, ci chiediamo come possa essere possibile dichiarare: "Nessuno, tanto meno il sottoscritto dà l'ampliamento per scontato. Nessuno ha mai detto che l'incenerimento rappresenta la migliore tecnologia possibile per lo smaltimento dei rifiuti; nessuno ha mai sostenuto che l'ubicazione dell'impianto di San Zeno sia la migliore o l'unica possibile. Il Comune di Arezzo ha già deliberato di procedere, prima di compiere qualsiasi scelta in merito, a una valutazione ambientale strategica, propedeutica a ogni decisione. Acquisita questa, se anche confermasse la compatibilità con un eventuale maggiore impianto, faremo seguire ulteriori ponderate stime che ci permettano di prendere in esame tutte le variabili e le conseguenze di un'opera siffatta, soprattutto in termini di impatto sui territori e le popolazioni che restano il punto di riferimento attorno al quale faremo ruotare le nostre determinazioni", per poi rimangiarsi tutto dopo soli DUE GIORNI!!! Non ci sono parole... Ci chiediamo come sia possibile continuare a parlare di incenerire i rifiuti in Valdichiana dopo la notizia del disastro ambientale della Chimet. Ci chiediamo perché in Valdichiana non ci sia la possibilità di prendere in esame alternative all'incenerimento. Dobbiamo farci avvelenare per forza? La preoccupazione che desta il raddoppio dell'inceneritore di San Zeno fra i Cittadini della Valdichiana è altissima dopo le ennesime dichiarazioni a favore, questa volta di Paolo Nannini, Presidente dell'ATO Toscana Sud che comprende Arezzo, Siena e Grosseto. Questo signore, fra l'altro ex Presidente ATO di Arezzo (quindi con precedenti responsabilità della gestione dei rifiuti nella nostra Provincia), da per scontato che si debba fare il raddoppio. Dichiarazioni fatte, come al solito, senza prendere in esame nessun altra alternativa, senza ascoltare le sacrosante preoccupazioni dei Residenti e senza pensare alle conseguenze che il raddoppio avrà in una zona già minata, oltre che da lo stesso inceneritore di proprietà dell'AISA, da emissioni di altri impianti insalubri. Ancora una volta, dobbiamo constatare tristemente che le persone favorevoli al raddoppio di San Zeno (Presidenti ATO, Presidenti di Regione, Presidenti di Provincia, talvolta anche semplici Cittadini) PARLANO sapendo che non saranno loro a respirare fumi tossici 24 ore su 24, per 365 giorni all'anno. Bravi, complimenti, facile parlare con i polmoni degli altri. Queste Persone dovrebbero sapere (o forse non gli interessa sapere), che è stato dimostrato in tutto il mondo che gli inceneritori "sono una delle principali fonti di inquinamento ambientale e causa di malattie gravi". Questa affermazione non è stata inventata dai Comitati Ambientalisti, ma è purtroppo frutto di statistiche e analisi fatte da autorità competenti e da Medici che svolgono il loro lavoro constatando che le malattie e decessi in prossimità di questo tipo di impianti sono di gran lunga superiori rispetto a zone dove non sono presenti. TUTTI gli studi epidemiologici effettuati sugli Abitanti che vivono nei pressi ne dimostrano indiscutibilmente la pericolosità sulla salute umana. L'impatto sull'ambiente è provato dal sistematico ritrovamento di diossina e metalli pesanti cancerogeni negli animali da cortile e da allevamento, negli alimenti (come il latte), nelle colture, e nelle Persone stesse. Solo in Toscana, due recenti esempi riguardano l'inceneritore di Montale dove hanno trovato diossina nel pollame. L'altro riguarda la Chimet (che dista pochissimi chilometri da San Zeno), dove le analisi effettuate hanno evidenziato una rilevante presenza nelle urine dei Residenti di cadmio, antimonio e argento, oltre che nel ritrovamento nel grano coltivato nei pressi di cadmio in concentrazioni superiori di ben cinque volte i limiti di legge. Basterebbe questo per rinnegare con ogni mezzo gli inceneritori e puntare forte sulle alternative, che CI SONO, e addirittura sono più salubri, etiche ed economiche, ma che MOLTO STRANAMENTE ai nostri Amministratori ATO, Comunali, Provinciali e Regionali non interessano. Lo dimostra la Raccolta Differenziata in Provincia di Arezzo, che fino ad un paio di anni fa poteva senz'altro essere definita ridicola (26%) e che anche oggi che è al 36%, è ben 9 punti percentuali sotto al minimo di legge previsto. Guardando svariati esempi (anche in Toscana) dove si supera abbondantemente il 50%, è incredibile che non si corra ai ripari cercando di recuperare il tempo perso impiegando tutte le forze a disposizione per potenziarla. Invece, come unica soluzione ad una "fantomatica" emergenza rifiuti ci obbligano a sottostare al costoso e pericolosissimo raddoppio di San Zeno. Come si suol dire: "becchi e bastonati". I Cittadini della Valdichiana dovranno avere buona memoria quando, fra qualche anno, si ritroveranno: un inceneritore costato 60 milioni di Euro (che serviranno SOLO per costruirlo) che brucerà 75.000 tonnellate annue di rifiuti con fumi che ricadranno e contamineranno l'ambiente circostante, una Tarsu esagerata per recuperare l'investimento, alla quale va sommato il 7% prelevato dalla bolletta ENEL, che va vergognosamente agli inceneritori invece di andare alle vere fonti rinnovabili come l'eolico, il geotermico e fotovoltaico. Ciliegina sulla torta, le multe che fioccheranno e che pagheranno i "soliti noti" (i Cittadini), a causa del mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati per legge in materia di Raccolta Differenziata. Queste sono le conseguenze alle quali dovremmo silenziosamente sottostare, "grazie" alle persone che oggi caldeggiano il raddoppio, e "grazie" anche alla loro inefficienza sul tema di riduzione, riciclo e riutilizzo dei rifiuti. A riprova di questo, è bene ricordare che NESSUNO ci ha ancora risposto dopo quasi due anni, alle nostre osservazioni sul Piano Straordinario dei Rifiuti mandate a tutti gli organi preposti, dove abbiamo dimostrato che non c'è bisogno del raddoppio di San Zeno. E come appartenenti al Comitato Tutela Valdichiana, da tempo suggeriamo di estendere velocemente la raccolta porta a porta in tutta la Provincia e di incentivare sia la riduzione della produzione di rifiuti, sia le aziende che recuperano i materiali riciclati. E, come fanno con successo in molti Comuni Italiani, di obbligare i supermercati e i negozi al ritorno all'uso di materiali riutilizzabili come il vetro, alla riduzione degli imballaggi superflui e alla vendita di svariati prodotti alla spina come il detersivo. Ma la cosa più assurda, è che a nulla sono serviti i nostri accorati appelli a considerare una validissima alternativa agli inceneritori che il Comitato Tutela Valdichiana suggerisce DA ANNI e che si chiama "trattamento a freddo dei rifiuti". Un esempio in Italia è il Centro Riciclo di Vedelago (TV), che costa circa 5 milioni di Euro (forse troppo poco?), suddivide e recupera senza combustione quasi tutti i rifiuti conferiti, GUADAGNA rivendendo i materiali riciclati, e soprattutto NON INQUINA! Ma loro fanno orecchie da mercante, fregandosene di chi dovrà vivere tutta la vita con quella ciminiera fumante e inquinante a pochi chilometri da casa. NOI NON CI STIAMO, e andremo avanti, ricordando ai Cittadini di non credere a chi racconta la storiella che gli inceneritori sono sicuri e convenienti visto che dai rifiuti si ottiene energia elettrica. Invece TUTTI devono sapere che gli incentivi sulla termovalorizzazione sono pagati dai Cittadini stessi, che l'energia la si ottiene inquinando l'ambiente circostante e immettendo CO2 nell'atmosfera, e che bruciare i rifiuti è la cosa più anti-etica di questo mondo. Cittadini svegliamoci, i nostri Amministratori che sono ben PAGATI proprio da NOI, hanno il dovere di fare tutto il possibile per evitare il raddoppio dell'inceneritore. E NON LO FANNO! Quindi, riassumendo, è necessario che i fondi a disposizione vengano confluiti: 1) per il potenziamento della Raccolta Differenziata, in modo da raggiungere in tempi brevissimi la percentuale prefissata del 55% nel 2010, ed evitare cosi le multe per il mancato raggiungimento degli obiettivi di legge (è un controsenso dover pagare NOI l'inefficienza di chi è pagato da NOI!). 2) per l'istituzione della Raccolta porta a porta in tutti e 103 i Comuni dell'ATO Toscana Sud. 3) per incentivare le aziende che riciclano i materiali provenienti dalla differenziazione. 4) per incentivare i supermercati e i negozi al ritorno all'uso di materiali riutilizzabili, alla riduzione degli imballaggi superflui e alla vendita di svariati prodotti alla spina come il detersivo. 5) per prendere in considerazione una volta per tutte il "trattamento a freddo dei rifiuti" che starebbe in piedi una volta tanto senza risorse pubbliche e che potrebbe, un domani, sostituire l'inceneritore. Al Signor Sindaco Fanfani, dopo aver letto le Sue dichiarazioni, rinnoviamo la nostra stima nel non volersi piegare al Presidente Nannini, e di prendere velocemente in considerazione e suggerire a chi di dovere le tante proposte alternative in materia di smaltimento dei rifiuti. Dopo che Paolo Nannini, presidente dell'Ato, aveva auspicato una messa a bando in tempi strettissimi di tale ampliamento il Sindaco di Arezzo Fanfani ha assunto una drastica posizione contraria definendo "intempestive" le dichiarazioni di Nannini. "Nessuno, tanto meno il sottoscritto" dice Fanfani "dà l'ampliamento per scontato. Nessuno ha mai detto che l’incenerimento rappresenta la migliore tecnologia possibile per lo smaltimento dei rifiuti; nessuno ha mai sostenuto che l’ubicazione dell’impianto di San Zeno sia la migliore o l’unica possibile. Il Comune di Arezzo ha già deliberato di procedere, prima di compiere qualsiasi scelta in merito, a una valutazione ambientale strategica, propedeutica a ogni decisione. Acquisita questa, se anche confermasse la compatibilità con un eventuale maggiore impianto, faremo seguire ulteriori ponderate stime che ci permettano di prendere in esame tutte le variabili e le conseguenze di un’opera siffatta, soprattutto in termini di impatto sui territori e le popolazioni che restano il punto di riferimento attorno al quale faremo ruotare le nostre determinazioni". A questo punto è prevedibile che la discussione su questo tema si protrarrà nelle prossime settimane, con la speranza che intanto continuino gli investimenti sulla differenziata e sul porta a porta che a quanto pare, quando vi si destinano soldi, produce risultati importanti e riduce notevolmente la quantità di rifiuti da destinare ai termovalorizzatori. Nannini: l'inceneritore al raddoppio ![]() La notizia è di quelle positive, ma forse ancora da valutare con estrema attenzione. I Cip6/92, per chi non fosse a conoscenza di quest’argomento, è una triste storia all’italiana iniziata nel 1992. Sembrerebbe nascere sotto i migliori auspici avendo l’intento di sovvenzionare i produttori di energia elettrica da fonti rinnovabili, ma si trasforma in realtà in un aiuto economico rivolto soprattutto agli inceneritori e impianti di raffinazione. Il regime che era stato stabilito nel 1992 non è più efficiente rispetto all’odierno mercato liberalizzato e grava sui prezzi dell’elettricità di tutti i consumatori. Il decreto attuativo, come annunciato da Scajola, prevederà quindi una risoluzione facoltativa delle convenzioni in essere con il Gse, altrimenti in scadenza negli anni successivi fino al 2020, salvaguardando la continuità delle produzioni energetiche connesse a processi industriali. E’ quanto emerso dall’“Operazione Perseo” del Corpo Forestale dello Stato che ha consentito agli agenti di accertare numerose violazioni delle norme che regolano la gestione dei rifiuti dell’azienda Chimet di Civitella in Val di Chiana. I forestali hanno denunciato il responsabile dell’azienda per disastro ambientale e altre sei persone per vari reati tra i quali contaminazione dei terreni agricoli, abuso e omissione di atti d’ufficio. Gli accertamenti svolti all’interno e all’esterno dell’impianto di smaltimento hanno evidenziato l’incenerimento di rifiuti pericolosi e non con un’autorizzazione nulla in quanto priva della necessaria Valutazione di Impatto Ambientale. Sono state rilevate l’emissione di fumi contenenti diossine e furani, monossido di carbonio e biossido di azoto in concentrazione superiore a quella prevista dalla normativa. Alla Chimet, viene attribuita anche la contaminazione con cadmio dei suoli circostanti l’azienda e dei cereali coltivati, la gestione illegale di una discarica limitrofa allo stabilimento, con concentrazioni di selenio, altamente tossico, notevolmente superiori ai limiti consentiti dalla legge, e il reimpiego di parte dei rifiuti inquinanti scaricati per realizzare sottofondi stradali e conglomerati bituminosi. Le accuse. Per il legale rappresentante è quella di disastro ambientale e adesso rischia fino a dodici anni di reclusione. Per la contaminazione dei terreni agricoli nei pressi del Comune di Civitella è imputato il proprietario, un cittadino residente a Civitella in Val di Chiana. Abuso di ufficio per il responsabile del Servizio Ecologia della Provincia di Arezzo accusato di avere autorizzato, in assenza di Valutazione di Impatto Ambientale, sia lo smaltimento mediante incenerimento di rifiuti pericolosi, che la gestione della discarica esterna allo stabilimento aretino. Coinvolti anche due funzionari dell’ARPAT di Arezzo per omissione di atti di ufficio e il Sindaco di Civitella in quanto, nonostante fosse informato dall’ARPAT di Arezzo dell’emissione di fumi nocivi da parte della Chimet, non ha provveduto ad adottare i provvedimenti necessari ed urgenti a garanzia della salute dei cittadini. Infine per favoreggiamento è stato denunciato il legale rappresentante del laboratorio di Civitella che eseguiva le analisi sui rifiuti prodotti dallo stabilimento. Le indagini svolte dal Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale di Arezzo, in collaborazione con quello del Nucleo Operativo Speciale di Arezzo e dei locali Comandi Stazione Forestali, aveva preso il via nel febbraio del 2008 con un blitz presso l’azienda aretina, a seguito di un esposto del Comitato Tutela Valdichiana di Civitella. MERCOLEDì 09 DICEMBRE 2009 17:30 |