Arriva il nuovo inceneritore di San Zeno!
 
Il nuovo inceneritore di San Zeno sarà un danno enorme per Arezzo
Le Istituzioni Locali dovrebbero spiegare agli Aretini perché non prendono in considerazione un impianto di trattamento a freddo che riesce a smaltire i rifiuti in modo infinitamente più salubre.
A differenza dell'inceneritore che brucia tutto, i materiali conferiti vengono riciclati a percentuali vicine al 100% per poi essere rivenduti, senza emettere fumi né ceneri, e crea più posti di lavoro.
I Cittadini dei Comuni che hanno adottato questo tipo di impianti si ritengono molto soddisfatti e riescono a fare a meno degli inceneritori risparmiando tantissimi soldi.
Il nuovo inceneritore di San Zeno sarà sicuramente uno spreco di denaro pubblico: costerà alla collettività oltre 60 milioni di Euro (senza considerare i costi di mantenimento) contro UN DECIMO di quello che occorrerebbe per costruire un impianto di trattamento a freddo dei rifiuti.
Quest'ultimo si mantiene da solo, a differenza di un inceneritore che sta in piedi solo "grazie" ai CIP6, somme trattenute dalla nostra bolletta ENEL (questa cosa, vergognosa, succede solo in Italia).
Non solo, ma il nuovo inceneritore di San Zeno creerà un danno enorme a livello economico per i conti delle famiglie: scegliendo il raddoppio e non il potenziamento della Raccolta Differenziata, fioccheranno le eco-multe previste per tutte quelle comunità che non riusciranno a raggiungere gli obiettivi preposti.
E' bene ripetere fino alla nausea che la Regione Toscana sarà INADEMPIENTE rispetto agli obiettivi di riduzione dei rifiuti al 15% e raccolte differenziate al 55%, assolutamente raggiungibili.
Ma la Regione Toscana, la Provincia di Arezzo, e l'ATO Toscana Sud, essendo a favore dell'incenerimento, si spalleggiano e trovano tutte le scuse per non voler imboccare una volta per tutte la via del riciclo, recupero e riutilizzo completo dei rifiuti, cosa fra l'altro dettata dall'Unione Europea.
Il CONTO del nuovo inceneritore di San Zeno verrà pagato dalle generazioni future: i nostri figli, fra qualche anno, li "ringrazieranno" come lo faranno con chi oggi, non si è battuto per dar loro un futuro più salubre.
Perché il nuovo inceneritore di San Zeno aggiungerà altri rischi per la salute degli Aretini: aumentando le emissioni di inquinanti, oltre a quelle già esistenti, aumenteranno i rischi di ammalarsi di malattie come la leucemia (negli ultimi anni già incrementata nelle zone dove operano l'inceneritore e la Chimet) e di altre patologie gravi.
E aumenteranno gli alimenti coltivati o prodotti nel raggio di 10 chilometri (pane, latte, ortaggi, frutta), contaminati da metalli pesanti cancerogeni e diossina.
Per documentare queste affermazioni, fra l'altro MAI SMENTITE tranne che dalle farneticazioni di Veronesi, abbiamo a disposizione una miriade di statistiche, dati e notizie che dimostrano senza ombra di dubbio la tossicità e pericolosità degli inceneritori, vecchi o nuovi che siano.
Il nuovo inceneritore di San Zeno sarà quindi una sconfitta per i Cittadini di Arezzo, e specialmente per quelli hanno provato a far cambiare idea alle "sorde" Istituzioni con validissime alternative.
Aretini, sveglia!!!
 
Intervista di Michele Lupetti al Presidente Ato sud Nannini
 
 

 
Arriva la centrale a biomasse a Castiglion Fiorentino!
 
Il trucco delle centrali a biomasse
 
Comunicato del Comitato Tutela Valdichiana: Pollicino e i sassolini nelle scarpe...
Ci sono alcuni sassolini che vogliamo toglierci dalle scarpe e quale momento migliore quello della calura di agosto per liberarsi e stare un pò in ciabatte a rilassarsi, visto che tanto sono in molti che parlano in completo relax senza pensarci troppo su.
Caro assessore Salvadori: torniamo con la memoria all’incontro del 9 luglio al Villaggio del Giovane, organizzato dai sindacati e dalla RSU dell’ex Zuccherificio.
In quella serata, ricorderà, venne lanciata la campagna elettorale per il successore al Sindaco Brandi con giochi pirotecnici di numeri altisonanti e sfavillanti, quasi come un luccichio di lustrini degni del miglior avanspettacolo.
Lei, caro assessore, pensò bene che sarebbe stata una grande cosa esportare l’idea, centrale a biomasse e centro sportivo-turistico-ricettivo-residenziale, anche in altre zone della Toscana costituendo così un toccasana per l’occupazione.
Lei, caro assessore, né si era accorto, né era stato informato che il numero di occupati nella centrale è intorno a 25-30 unità, mentre il tentativo di “esportare” in altri comuni della Valdichiana questo “pacco regalo”, cioè la centrale, era stato rifiutato da tutti i sindaci della zona.
Verrebbe da affermare, come diceva una campagna pubblicitaria che la Centrale a Biomasse è come l’AIDS: “se la conosci la eviti, se la eviti non ti uccide”. ALTRO CHE ESPORTARE, caro Assessore.
Caro presidente Coldiretti Dr. Tullio Marcelli: ci sono alcune domande che ci incuriosiscono e a cui non sappiamo dare risposta, forse Lei potrà aiutarci.
• Come mai la presentazione dell’accordo Coldiretti-Maccaferri non è stata ancora fatta agli associati di Castiglion Fiorentino? Lei ne ha solo parlato a margine di una riunione a Camicia, e non come tema principale ma perché sollecitato da alcuni castiglionesi intervenuti.
Sarebbe stato più corretto e rispettoso dei suoi associati se prima lo avesse presentato a loro e dopo sarebbe potuto andare a parlarne anche nell’incontro con i dipendenti ex-zuccherificio.
• Ha parlato di un’assicurazione per danni eventuali, ma perchè non ha pensato anche ad un’assicurazione per i danni che la Centrale porterà sicuramente a quegli agricoltori che fanno agricoltura di qualità, oppure per quelli proprietari di agriturismi: la vediamo difficile andare alla ricerca di luoghi ameni, immersi nel verde per respirare aria pura SOTTO LE TORRI (ALTE OLTRE 50 m) di una Centrale.
Qualcun’altro, poi, dovrà pensare ai danni arrecati agli immobili e ai terreni dei castiglionesi.
Caro sindaco Brandi: per dovere di cronaca dobbiamo far notare a tutti i cittadini che il Comitato Tutela Valdichiana ha incontrato i tecnici del S.Anna di Pisa solo dopo una richiesta scritta e protocollata in Comune, non per lungimirante e democratica programmazione del nostro indiscusso e indiscutibile Timoniere di palazzo San Michele.
Quanto avrebbe fatto meglio alla democrazia e alla trasparenza se fosse stata l’Amministrazione Comunale ad informarci della presenza dei super-esperti e quindi invitarci ad un incontro, invece di ricevere l’informazione per “vie traverse”: quasi come se, a Castiglion Fiorentino, fosse inaccettato il dissenso.
Caro il Nostro Sindaco, invece di accontentarsi e rassicurarsi solo nel consenso della ristretta cerchia del suo “entourage”, sempre pronto a supportarLa con degli ampi ed inequivocabili Si, farebbe meglio a scendere tra la gente, e non solo nei convivi ristretti e fidati della Valle di Chio, ad annunciare “l’infausta novella”.
Venga nelle frazioni e spieghi PRO e CONTRO di quanto sta caparbiamente portando avanti da 4 anni, dica cosa ci guadagnano i castiglionesi e quanto ci guadagnano gli altri.
E poi, una volta per tutte, faccia decidere a chi spetta veramente questa fondamentale scelta per il futuro di Castiglioni: I CASTIGLIONESI!!
Non certo Lei poiché non l’aveva inserita nel suo programma elettorale.
Visto che le elezioni sono alle porte e l’argomento Biomasse ne sarà l’asse portante, saranno i CASTIGLIONESI, con il voto, a dire se la Centrale è un’opportunità da non perdere o da rifiutare.
Sarebbe l’unica degna conclusione di una lunga, ambigua e improponibile vicenda.
Questa è una sfida non solo per Lei ma anche per quella parte di PD che considera prioritario il rapporto con la gente, non a caso il Partito si chiama, e dovrebbe essere, “DEMOCRATICO”.
Comitato Tutela Valdichiana - Sez. Castiglion Fiorentino
 

 
Comunicato stampa del Coordinamento dei Comitati della Piana
 
La trasparenza della Provincia di Pistoia, ovvero come tacere in modo vergognoso
In molti ricorderanno l'operazione trasparenza messa in piedi nel maggio di questo anno dalla Provincia di Pistoia, dai Sindaci di Agliana, Quarrata, Montale, dalla ASL e dall' ARPAT di Pistoia.
Con gran pompa, misero in piedi tre visite guidate all'impianto e alla fine (il 29 maggio) anche un convegno, il tutto era per dimostrare come l'inceneritore di Montale, gioiello e vanto delle locali amministrazioni, fosse assolutamente sotto controllo, ben diretto dagli attuali gestori e assolutamente innocente rispetto alla pesante contaminazione da diossine e PCB riscontrata in tutta l'area di ricaduta dell'inceneritore.
A poco valsero, in quegli stessi giorni, le denunce sulla contaminazione del latte materno, sul pesante inquinamento da diossine delle acque, sulla mancate emissioni delle ordinanze di divieto di consumo e commercializzazione dei cibi prodotti nelle aree di ricaduta dell'impianto.
A nulla valse l'imponente manifestazione regionale del 22 maggio che si svolse proprio a Montale per dire "basta all'incenerimento", e per chiedere una gestione dei rifiuti più sicura per la salute, più economica per le tasche dei cittadini e che garantisse minore spreco di risorse.
Eppure, proprio in quei giorni, mentre pubblicamente si vantava l'innocenza dell'impianto e la trasparenza della Pubblica Amministrazione, nel segreto delle stanze si correva ai ripari per cercare di mettere una pezza al disastroso sistema di gestione dei rifiuti ospedalieri pericolosi, per intercettare i quali, non veniva fatto assolutamente nulla.
Il dubbio che all'inceneritore di Montale arrivassero rifiuti pericolosi e che questi venissero trattati in maniera non adeguata, era stato avanzato dai comitati in più occasioni, purtroppo la sdegnosa supponenza della Provincia, aveva sempre ignorato il problema.
Evidentemente non eravamo i soli a nutrire fondati dubbi!
Da alcuni giorni sul sito della Provincia di Pistoia, e con inescusabile ritardo, è apparso un poderoso carteggio che dimostra come fino ad oggi i rifiuti pericolosi siano entrati nella bocca dell'inceneritore e siano stati inceneriti, senza le dovute precauzioni.
Nel carteggio pubblicato sul sito della Provincia si legge che puntuali rilievi in merito alla mancata verifica dei rifiuti, compreso la quantificazione e rendicontazione dei rifiuti ospedalieri e di quelli industriali pericolosi, che devono essere intercettati, per rispettare la legge, prima della loro combustione, erano già stati mossi dalla ASL nel novembre del 2009 (lettera del Dott. Bolognini del 13 novembre 2009) e che sulla base di tali rilievi, se da un lato la Provincia minacciava azioni legali contro il Dott. Bolognini (responsabile evidentemente di fare bene il suo lavoro), dall'altro si
affrettava a fare sopralluoghi e a convocare tavoli tecnici per verificare di quanto si discostasse la gestione corrente dei rifiuti, da quella prevista dalle norme nazionali e regionali e indicata anche (se pur parzialmente) nell'autorizzazione Integrata Ambientale (AIA).
Ebbene con l'Ordinanza n° 2447 del 6 agosto Prot. N° 115082, la Provincia di Pistoia ammette quello che pubblicamente ha sempre negato, cioè che nel forno dell'inceneritore sono sempre entrati, senza alcuna precauzione, e inceneriti rifiuti pericolosi.
La cosa è senza dubbio sconcertante, ma ancora più sconcertante è la constatazione della vergognosa doppiezza di cui sono capaci i rappresentanti delle istituzioni che, ben sapendo che tutta l'area è contaminata e che tale contaminazione è causata da quel maledetto inceneritore che per sua natura, ma anche per una cattiva gestione, arreca gravi danni alla salute dei cittadini, continuano a spendere la loro faccia, che evidentemente a questo punto costa veramente poco, per garantire che tutto va bene!Come possono pretendere di tranquillizzare la popolazione se
nonostante lo spudorato e costante sostegno all'inceneritore, loro stessi sono stati costretti nel giro di pochi mesi ad emettere ben 3 ordinanze e due atti di diffida per tentare di correggere la cattiva gestione dell'impianto?
Un impianto fuorilegge, come si può leggere dal verbale della seduta del 24 gennaio 2010, dove chiaramente si dice che l'inceneritore ha bruciato rifiuti pericolosi, nonostante non sia autorizzato a farlo.
Già questo semplice fatto imporrebbe il sequestro e la chiusura, così come è avvenuto per altri impianti in Italia, ad esempio a Terni.
Confidiamo, a questo punto, nel dovuto intervento, seppur tardivo, della Magistratura.
Quanto poi agli amministratori pistoiesi, nel ribadire la nostra totale sfiducia nei loro confronti, vogliamo mettere in guardia Sinistra Ecologia e Libertà, che ha recentemente rimproverato l'Assessore Fragai di aver espresso l'intenzione di raddoppiare l'inceneritore, (che si dimostra sempre più essere un bidone), senza aver atteso l'esito delle relazioni conclusive di ASL e ARPAT, circa le reali intenzioni di chi ci governa che, a prescindere dai risultati che comunque ci sono di già e sono assolutamente preoccupanti, si stanno accingendo a passare il “bidone” alle imprese “amiche” (l'emiliana Hera) o alla multinazionale di turno (la francese Veolia che ha già dato prova di sé a Pietrasanta).
Questo è il futuro che ci aspetta se partiti, associazioni e semplici cittadini continuano a preferire le favole alla realtà.
Coordinamento dei Comitati della Piana FI – PO - PT
 

 
Comunicato di Fausto tenti
 
Il cementificio di Rassina
Alcuni cittadini residenti a Rassina si sono rivolti qualche giorno fa alla Federazione del PRC (avendo apprezzato i nostri recenti articoli su Chimet, inceneritore di San Zeno e centrale a biomasse) per segnalarci la loro preoccupazione circa i livelli di emissione degli inquinanti provenienti dal cementificio COLACEM, che insiste nel territorio del Comune di Castel Focognano: ed in effetti, da una prima analisi delle carte reperibili in rete, sono sorti dei ragionevoli dubbi circa la salubrità dell’aria intorno allo stabilimento di V. di Begliano. E’ per questo che rivolgiamo pubblicamente a tutte le autorità preposte al controllo del rispetto della salute e dell’ambiente alcune domande:
Per quale motivo la Provincia di Arezzo continua - dalla fine del 2005, e siamo nel 2010 - a concedere alla COLACEM l’autorizzazione in deroga (di recente ulteriormente prorogata) alle emissioni in atmosfera di Carbonio Organico Totale (C.O.T.) per il quale era stato fissato in origine un valore limite giornaliero di 57 mg/Nm3?
Perché la Provincia di Arezzo continua a confermare - sempre in deroga - alla COLACEM l’iscrizione al registro delle imprese che recuperano rifiuti speciali in procedura semplificata?
Come mai la Provincia di Arezzo ha confermato la facoltà della COLACEM di sostituire la misurazione in continuo dell’acido fluoridrico con misurazioni periodiche quadrimestrali?
Che tipo di Combustibile da Rifiuti (C.D.R.) viene utilizzato per l’attività di recupero energetico (R1) svolta dalla COLACEM, e da dove proviene?
Il bollettino settimanale di monitoraggio che viene inviato al Comune di Castel Focognano è fatto dalla medesima COLACEM in regime di autocontrollo?
Ogni quanto tempo l’ARPAT provinciale effettua propri controlli sulle emissioni, senza quindi basarsi sull’autocontrollo dello stabilimento?
La Regione Toscana - Dipartimento Politiche Ambientali, Area qualità dell’aria, Prevenzione e Riduzione Integrata dell’Inquinamento - ha più emanato provvedimenti inerenti lo stabilimento in questione, dopo il Decreto dirigenziale n. 1908 del 7.4.1997, di autorizzazione alle emissioni in atmosfera?
L’Azienda USL8 ha riscontrato nel tempo - per il tramite dei medici di base e/o dei pediatri della zona - eccessi (più o meno statisticamente significativi) di malattie respiratorie e polmonari croniche ostruttive, o di altri tipi di patologie correlate ad emissioni di polveri?
Tali domande sono supportate anche dalla constatazione che la COLACEM di Castel Focognano è rappresentata nell’elenco S.I.R.A.-ARPAT Toscana come stabilimento di “incenerimento (coincenerimento-cementificio)” e rientra nella Categoria ARPAT “Coincenerimento-Cementificio” . Inoltre movimenta annualmente oltre 189.000 tonnellate di materiale, emette ogni anno più di 700.000 tonn. di anidride carbonica, oltre 1.300 tonn. di Ossidi di azoto e 770 tonn. di Monossido di carbonio (dati del 2001). Ci sono altresì da considerare gli Ossidi di zolfo e le emissioni dei contaminanti non principali (ma che ci sono) quali metalli pesanti (arsenico, mercurio, cadmio, zinco, cromo, nichel rame, piombo) I.P.A. (idrocarburi policiclici aromatici) PCDD/PCDF, cloro e fluoro inorganici, benzene…Tutte queste sostanze sono connesse alla produzione di clinker, come risulta dal Manuale ANPA delle emissioni, dall’inventario EPER dell’Unione Europea (EPER, Emission Inventory Notebook, p. B3311-8, 2000) dal documento dell’European IPPC Bureau (“References Document on BAT in the cement and lime manufacturing industries” marzo 2000) e dal documento ANPA sulle LCA (“I-LCA, Banca dati italiana a supporto della valutazione del ciclo di vita” - versione 2 ottobre 2000): tra l’altro, fatto non secondario, la produzione di cemento è definita dal D.M. del 5.9.1994 come lavorazione insalubre di prima classe ed è un’attività altamente energivora, essendo necessarie circa 970 Kcal. per produrre un kg. di clinker. Concludendo, invitiamo chi di dovere a fugare ogni perplessità che ci è stata manifestata in modo molto accorato, nell’esclusivo interesse della popolazione che risiede nella zona in questione e dell’ambiente che la circonda.
Fausto Tenti - Segretario Provinciale Rifondazione Comunista
 

 
Arriva la centrale a biomasse a Castiglion Fiorentino!

Comunicato del Comitato Tutela Valdichiana: "Tranquilli… bruceranno il grano con i funghi … A QUANDO IL FUMO TARTUFATO?"
Ci sono voluti ben 4 anni di duro lavoro, da parte del Sindaco, per raggiungere un risultato epocale che non riuscirà certamente a tranquillizzare i cittadini Castiglionesi: si è sostituita la legna da bruciare nella centrale con il grano con i funghi… e altre granaglie da scarto.
Per il resto nulla di nuovo, si procede spediti verso la realizzazione del progetto multi-centrale (2 o 3 bruciatori?) senza nessuna variazione di potenza o dimensione.
Ci chiediamo: a cosa sono serviti i “4 anni di duro lavoro”?
Ma soprattutto perché si vuol mantenere in vita l'incenerimento di biomasse a griglia mobile (che tanto preoccupa tutti i Castiglionesi e non solo loro, nonostante il fumo ai funghi)?
Ma chiaramente è perché, con la griglia mobile, si possono bruciare RIFIUTI (senza modificare neppure una vite nella Centrale), come per altro è già successo recentemente in simili impianti in esercizio anche in Toscana (Scarlino, e altri ...) e confermato dagli esperti del S.Anna di Pisa (Consulenti del Comune).
A questo si aggiunge un fantasioso e irreale balletto di cifre su investimenti e posti di lavoro privi di ogni riscontro oggettivo, tutto nel tentativo di convincere la gente sulla bontà e convenienza di questo miracoloso modello di riconversione, rifiutato da tutti gli altri Sindaci della Valdichiana.
Chi pensa che i Castiglionesi si lascino abbindolare da tutto questo ha sbagliato i suoi calcoli.
Questo progetto è e rimarrà dannoso per la nostra salute, improduttivo, illogico e deleterio per tutto il nostro territorio indipendentemente dalla materia prima che si intende usare (legna, olio, cerali con i funghi o peggio ancora rifiuti), dalla zona dove si intenderà collocare e non saranno le bufale che ogni giorno leggiamo sui giornali a cambiare il parere dei cittadini su questa sempre più assurda questione.
Ricordiamo al Sindaco che il programma con cui si è presentato ai cittadini Castiglionesi, e per la cui realizzazione è stato eletto, non prevedeva in nessuna delle sue parti la realizzazione di inceneritori a biomasse nel nostro territorio.
Quindi il Sindaco, senza mettere in discussione il diritto a governare Suo e dell’Amministrazione Comunale, ha il dovere morale di confrontarsi con tutti i cittadini prima di prendere qualsiasi decisione o firmare nuovi accordi di qualsiasi genere.
Non vorremmo di nuovo assistere a decisioni autoritarie e magari con l’utilizzo di maggioranze, se pur legittime, traballanti e di consistenza limitata: inaccettabile su un argomento di tale rilevanza (mega-inceneritore) e tra l'altro non presente nel programma elettorale.
Ricordiamo infine ai Consiglieri Comunali che, in vista della ratifica di un nuovo accordo, come è stato dichiarato da tutte le parti nell’assemblea del 09 Luglio u.s. al Villaggio del Giovane, quando saranno chiamati a votare un altro e necessario atto di indirizzo in Consiglio Comunale, tengano presente che la stragrande maggioranza dei cittadini è totalmente contraria a questo tipo di riconversione e le oltre 5500 firme raccolte lo confermano.
Inoltre ci auguriamo che il nostro Sindaco non si DIMENTICHI PIÙ di inserire integralmente gli atti di indirizzo negli accordi.
Qualora, come già successo nel 2007, si rifiutasse di nuovo il confronto con la cittadinanza prima di ratificare qualsivoglia accordo, senza tener conto delle legittime obbiezioni dei Castiglionesi, siamo sicuri che gli stessi sapranno giudicare e punire elettoralmente tutti quei soggetti e forze politiche che si renderanno protagonisti di percorsi e comportamenti in palese contrasto con una democrazia partecipata, indispensabile in argomenti delicati e molto sentiti dalla gente come questo.
Castiglion Fiorentino 05/08/2010 - Comitato Tutela Valdichiana - Sez. Castiglion Fiorentino
 

 
Arriva il nuovo inceneritore di San Zeno...
 
...e nuovi studi delle università francesi dimostrano che gli inceneritori causano malformazioni fetali!
Un nuovo studio scientifico francese, “Maternal residence near municipal waste incinerators and the risk of urinary tract birth defects”, realizzato dall’Università di Lione, quella di Rennes e dal Registro delle Malformazioni del Rhone-Alpesdimostra, dimostra la correlazione tra gli inceneritori di rifiuti e le malformazioni fetali.
Nove scienziate hanno analizzato 304 neonati con malformazioni all’apparato uro-genitale, correlandole all’esposizione delle madri alle emissioni degli inceneritori durante la gravidanza. Inquietante, tra l’altro, l’allarme lanciato dalle scienziate:
I risultati suggeriscono che il consumo di prodotti locali modifica il rischio, comparato con quello di chi non li consuma, aumentandolo nelle aree esposte alle emissioni e diminuendolo nelle aree non esposte.
In altre parole: furani, diossine e metalli pesanti immessi nell’atmosfera dagli inceneritori entrano nella catena alimentare e aumentano i rischi per il feto se la madre ingerisce prodotti agricoli coltivati all’ombra del camino o carne di animali allevati nella zona.
E la zona a cui si riferisce lo studio si estende fino a dieci chilometri dall'inceneritore.
Anche questa ennesima e allarmante notizia, siamo sicuri, NON interesserà l'Amministrazione di Arezzo, la Provincia, la Regione etc etc....
 

 
Arriva la centrale a biomasse a Castiglion Fiorentino!
 
Comunicato del Comitato Tutela Valdichiana: incontrare i Cittadini per spiegare, è un dovere
Il 9 Luglio, durante l'incontro sulla riconversione dell'ex-zuccherificio organizzato dai sindacati, il Sindaco di Castiglion Fiorentino ha ripetutamente dichiarato che l'Accordo firmato in Regione il 10/12/2007 è NULLO in quanto ormai superato, anche in considerazione delle sostanziali modifiche apportate al progetto di massima iniziale.
Tutte le parti in causa (azienda, sindacati, Regione, Provincia e associazioni agricole) hanno condiviso ed hanno precisato che il nuovo Accordo deve essere riscritto in tempi brevissimi.
Ora il sindaco ha un'occasione irripetibile per evitare l'installazione in Valdichiana di una insalubre ed antieconomica megacentrale-inceneritore, BOCCIATA dalla POPOLAZIONE CON 5500 FIRME, non consentita dall'ordinamento territoriale tanto più in assenza di una programmazione energetica regionale e provinciale.
Spetta al Sindaco costringere l'azienda a rispettare la legge 81/2006, che prevede l'obbligo di presentare più progetti alternativi.
Solo in tal modo, il Sindaco, potrà riaccreditarsi tra gli amministratori che difendono la salute dei propri Cittadini, come alcuni Sindaci dei Comuni limitrofi hanno fatto vietando simili impianti e rifiutando la proposta di accogliere la megacentrale nel proprio territorio comunale.
Diversamente, per essere legittimato a porre la sua firma su un nuovo Accordo, il Sindaco dovrà tornare in Consiglio Comunale per far votare il nuovo Atto di Indirizzo da allegare all’Accordo (questa volta si ricorderà che è suo preciso dovere?).
Tutto questo non prima di aver incontrato i Cittadini, in pubbliche assemblee, e aver spiegato perché continua, in grande solitudine, a volere un inceneritore in casa.
Oggi le biomasse, domani i rifiuti.
È questo il grande sviluppo che si vuole dare a Castiglioni?
Comitato Tutela Valdichiana - Sez. Castiglion Fiorentino
 
Incontro Regione Toscana su riconversione ex Sadam
In data 30 luglio 2010, presso la sede dell’Assessorato alla Agricoltura della Regione, si sono incontrati la Regione Toscana, il Comune di Castiglion Fiorentino, la Provincia di Arezzo, le organizzazioni sindacali, le società PowerCrop e Seci Real Estate per fare il punto sulla vicenda della riconversione.
Come elemento di partenza è stato ripreso il verbale della riunione del 29 dicembre scorso in cui, tra le altre cose, si evidenziava la necessità di una diversa collocazione della centrale, la non utilizzazione del cippato di legno per alimentare la linea a biomasse e la possibilità di mettere a disposizione calore ed energia per sviluppare nuovi progetti industriali legati all’agricoltura.
PowerCrop, a partire dalle ipotesi progettuali ha sviluppato alcuni argomenti , in particolare ha specificato che per quanto riguarda l’occupazione, diretta o indiretta, l’investimento nel suo complesso darà origine a 450 posti di lavoro, il budget per la centrale, per lo sviluppo dell’area produttiva sommato a quello necessario per la realizzazione del campo da golf, delle attrezzature turistiche e del residenziale si attesta intorno ai 130 milioni di euro.
Le ricadute sul territorio sono stimabili in 21 milioni di euro annui.
Da parte di tutti è stata ribadita l’importanza del principio della filiera locale e tracciabile così come è contenuto nell’accordo siglato con Coldiretti che consente, oggi, di unire tutto il mondo agricolo intorno all’idea di una filiera agro-energetica.
Il Comune, preso atto di queste argomentazioni, ha chiesto che venga prevista una partecipazione di tipo pubblico nel capitale sociale dell’azienda e di coinvolgere nella fase di costruzione e realizzazione del progetto gli operatori del territorio in modo da rivitalizzare l’economia locale.
La Provincia ha sottolineato positivamente il fatto che l’azienda abbia deciso di sottoporsi volontariamente alla valutazione di impatto ambientale e questo come un ulteriore elemento di garanzia nei confronti del territorio.
La Regione, considerata la disponibilità a cedere calore ed energia a prezzi concorrenziali ad aziende di trasformazione di prodotti agricoli, si è assunta l’incarico di individuare un soggetto in grado di redarre in tempi brevi uno o più piani industriali tesi a valorizzare le produzioni agricole della Valdichiana.
Comune, Provincia e Regione hanno inoltre rimarcato che il progetto va inteso nella sua globalità.
Pertanto non sono separabili l’aspetto della centrale da quello della presentazione di un progetto per un ’azienda di trasformazione di prodotti agricoli ed infine dalla questione della riqualificazione dell’area ex Sadam a fini turistico-sportivo-residenziali.
Il Comune unitamente agli altri Enti, ha chiarito ancora una volta che in assenza di uno solo di questi elementi non si potrà procedere oltre, qualora tale assenza non dipenda dalla volontà dei proponenti verrà immediatamente riconvocato il tavolo regionale.
Gli enti territoriali, tenuto conto delle ricadute occupazionali, degli investimenti previsti, del rapporto costruito con la filiera agricola e l’adesione volontaria alla Via, giudicano degne di approfondimento le idee proposte e pertanto ne chiedono uno sviluppo progettuale.
E’ chiaro che vengono fatte salve tutte le doverose verifiche previste nei procedimenti autorizzativi.
Tutto questo comporta inevitabilmente la necessità di un aggiornamento dell’accordo del dicembre 2007.
I Sindacati considerata la situazione hanno chiesto il ripristino dell’integrazione a carico di Eridania Sadam della Cassa Integrazione in deroga.
A questa richiesta si sono uniti anche gli enti territoriali.
Il Sindaco ha chiesto inoltre all’azienda, considerata l’attenzione con la quale la vicenda viene seguita a Castiglion Fiorentino e nell’intera Valdichiana, di farsi carico di una presentazione ufficiale per rendere partecipi i cittadini dei programmi dell’azienda stessa.
PowerCrop e Seci Real Estate si sono dichiarate disponibili a promuovere l’iniziativa di presentazione subito dopo il mese di agosto.
 

 
Geotermia in Valdichiana
 
Ma interesserà alle nostre Aziende e Amministrazioni Locali?
Energia a zero impatto dalla crosta terrestre: la Valdichiana ne è ricca e potrebbe trattarsi di un'occasione da calcolare al momento di definire un piano energetico di vallata.
Secondo quanto afferma sulla stampa locale la ricercatrice dell'istituto Nazionale di Vulcanologia Fedora Quattrocchi che ha seguito lo sviluppo di un progetto in tal senso insieme a Confindustria di Arezzo sembra che nella Valdichiana ci siano falde acquifere molto calde che possono essere sfruttate per degli impianti geotermici detti a "media entalpìa".
Per una centrale geo-termica è necessario un investimento iniziale che potrebbe però interessare le aziende locali, visto che alla lunga produce vantaggi notevoli permettendo di produrre Megawatt termici utili sia per la produzione di energia elettrica che per scaldare ambienti.
Una tecnologia priva praticamente di impatto ambientale con una fonte totalmente rinnovabile per una centrale che occupa pochissimo spazio in superficie. Cosa serve?
Una falda acquifera che permetta di immettere acqua nel sistema e la presenza di rocce calde.
La ricercatrice aggiunge che nonostante nell'aretino vi sono zone a media entalpia che permetterebbero di produrre 40 MW di potenza, buoni per mandare avanti una cittadina di 100.000 abitanti.
 

 
Arriva la centrale a biomasse a Castiglion Fiorentino!
 
Fausto Tenti: "Non fate questo spregio alla Valdichiana…"
La riconversione dello zuccherificio di Castiglion F.no in centrale a combustione di biomasse spazzerà via in un colpo solo le caratteristiche peculiari di quella zona della valdichiana: l’agricoltura di pregio, gli allevamenti di qualità e gli agriturismi subiranno un danno tremendo da un impianto insalubre ed altamente inquinante che sfregerà l’immagine della nostra vallata.
Immaginatevi un via-vai continuo di camion a gasolio che – ogni anno – porteranno nel sito 50.000 tonnellate di semi di girasole (pari a 25.000 ettari di terreni che saranno sacrificati a tale coltura fortemente idrovora): le 50.000 t. saranno trasformate in 20.000 t. di olio, che verranno bruciate in un motore a combustione interna (12 MW elettrici, cioè circa 54 MW termici) ed in 30.000 t. di panello secco (al quale dovranno essere aggiunte altre 15.000/20.000 t. di non-si-sa-bene-cosa per un migliore rendimento…) che saranno incenerite in un ciclo a vapore (8 MW elettrici, ossia circa 36 MW termici).
Inoltre, immaginatevi anche che accanto a queste due linee – come ciliegina sulla torta – ci sia una bella e grossa caldaia a gasolio che produrrà un altro bel po’ di MW…
Se pensate – poi – che il motore a combustione interna (quello ad olio) avrà un rendimento energetico non oltre il 40%, mentre per il ciclo a vapore (panello ed altro) non si andrà sopra il 27%, capite bene che senza i vergognosi (ed illegittimi, per l’Europa) certificati verdi che distorcono il mercato energetico i capitani coraggiosi che s’imbarcano nell’impresa scapperebbero a gambe levate…
Non bisogna dimenticare – altresì – che a Pietrasanta ed a Scarlino c’erano due impianti nati come centrali a biomasse e dopo pochi anni si sono trasformati in inceneritori di C.D.R. (combustibili da rifiuti) perché – putroppo – anche alcuni tipi di rifiuti urbani, assimilati agli urbani e speciali sono a tutti gli effetti “biomasse”, e non ci sono paletti od accordi che lo possano evitare…
L’amarezza che pervade questa nota è dettata dall’assoluta sudditanza delle amministrazioni pubbliche verso lorsignori, poiché esse non sono riuscite neanche ad imporre la presentazione sostanziale di ipotesi di riconversione alternative (come prevederebbe la legge) tali da salvaguardare tutti i posti di lavoro dei dipendenti dello zuccherificio, insieme alla salute della popolazione (bene primario, messo a serio rischio dalle emissioni di polveri sottili) all’ambiente ed alle attività economiche che producono derrate e frutti della terra da sempre caratteristici della valdichiana.
Alcuni link nei quali si evidenzia che il P.D. locale agisce diversamente rispetto a quello di Castiglion F.no…
Vercelli - Latina - Magnano
Fausto Tenti - 25 Luglio 2010
 
Comunicato del Comitato Tutela Valdichiana: La disfatta della ragione
L’intesa suggellata a Castiglion F.no il 9 luglio al Villaggio del Giovane tra Amministratori Regionali, Provinciali, Comunali, Sindacati, CIA, CONFAGRICOLTURA E COLDIRETTI rappresenta, in modo indiscutibile, la disfatta della ragione a vantaggio del profitto privato a spese della collettività.
Pur riconoscendo le responsabilità di tutti i soggetti, è evidente a tutti che quelle maggiori sono da imputare agli amministratori pubblici che, per specifico ruolo, avrebbero dovuto lavorare fin da subito per scongiurare l’insediamento dell’inceneritore e imporre alla Sadam il rispetto della Legge 81 richiedendogli la presentazione di più progetti di riconversione.
È EVIDENTE: LA LEGGE NON E’ UGUALE PER TUTTI!
Questa vicenda dimostra il pressappochismo di questa classe dirigente a tutti i livelli che non fa altro che trovare facili e dannose soluzioni nell’affrontare temi importanti, come la produzione di energia da fonti rinnovabili, soluzioni che diventano scorciatoie prive di qualsiasi logica e programmazione
La riconversione dell’ex Sadam sarebbe potuta essere una grande occasione per trasformare il problema della chiusura di un’azienda in opportunità per ridare al territorio castiglionese, e non solo, un futuro industriale ma nel vero rispetto della salute e dell’ambiente salvaguardando la tipicità della nostra vallata.
Invece, come dimostrano i fatti di questi ultimi cinque anni, hanno scelto una dannosa, insostenibile, insensata, antieconomica strada che porterà effetti negativi su tutti.
Gli interessi dei cittadini non sono stati tutelati, ma tra non molto i castiglionesi avranno l’occasione di giudicare l’operato di tutta l’amministrazione comunale!!!
Comitato Tutela Valdichiana - Sez. Castiglion Fiorentino
 

 
Arriva il nuovo inceneritore a San Zeno!
 
Ormai è sicuro; e tutti stanno zitti!
In questo clima di crisi, di famiglie che arrivano a malapena a fine mese, di posti di lavoro persi, spicca un grave problema che, gestito in modo differente, poteva diventare un opportunità per la Valdichiana.
Dovremmo invece assistere impotenti, fra un paio di anni, alla realizzazione a San Zeno di un nuovo ed enorme inceneritore, che porterà GRAVI problemi sia alla salute che al portafoglio degli Aretini.
Questo impianto nascerà sotto una cattiva stella, perché ci sono troppi interrogativi, troppe perplessità e, diciamo la verità, anche troppi INTERESSI intorno a questa vicenda.
Nessun Politico infatti, a parte Tenti, Nicotra, Sgherri e pochi altri, si è mai degnato di prendere in considerazione un ECONOMICO ED ETICO IMPIANTO DI TRATTAMENTO A FREDDO dei rifiuti come il CENTRO RICICLO di Vedelago.
Tantissimi Comuni lungimiranti hanno dismesso (o si apprestano a farlo), i pericolosissimi inceneritori sostituendoli con questo tipo di impianti, risparmiando un sacco di soldi e tutelando la salute dei propri Cittadini.
Perché ad Arezzo non si può fare?
Un Centro-riciclo, adattato alle esigenze della nostra Provincia, costerebbe dai 5 ai 10 milioni di Euro, mentre per l'inceneritore si parla di circa 100 milioni di Euro, considerando anche i costi di gestione e mantenimento.
Il primo potrebbe essere operativo in 6 mesi mentre l'inceneritore richiederà 3 anni per costruirlo ed avviarlo.
Il Centro-riciclo raggiunge l'utile in 3 anni (QUINDI POI SI MANTIENE DA SOLO), mentre per l'inceneritore se non ci fossero gli incentivi (trattenute dalla NOSTRA bolletta ENEL, è bene ripeterlo), non ci sarebbero che perdite.
Il Centro-riciclo, invece di BRUCIARE i materiali, RICICLA E RIVENDE quasi tutto quello che gli viene conferito.
Il Centro-riciclo crea PIU' POSTI DI LAVORO RISPETTO all'inceneritore (e SENZA considerare l'indotto creato per il riciclo dei materiali).
Ma la cosa più importante, è che il Centro-riciclo non ha camini e non espelle sostanze tossiche su Popolazione e territorio, mentre l'inceneritore emette 365 giorni all'anno fumi cancerogeni e comunque inquinanti, in più anche ceneri tossiche da stoccare in discariche speciali.
Gli inceneritori, nonostante ci siano personaggi che affermano il contrario (provate ad immaginare perché?), sono pericolosissimi per la salute umana.
Ad Arezzo i residenti nel raggio di 5-10 chilometri, saranno ancora più a rischio visto che dovranno respirare ancor più fumi rispetto ad oggi, senza contare che gli alimenti contaminati potranno finire nelle tavole di chiunque.
Perché nessuno tiene conto dei dati, delle statistiche e delle tabelle che dimostrano inconfutabilmente che gli inceneritori, ANCHE DI NUOVA GENERAZIONE, INQUINANO e sono pericolosissimi per la salute umana?
Anzi, alcuni studi mettono in evidenza che i "nuovi" inceneritori producono polveri ancor più fini e quindi più difficili da intrappolare nei filtri.
Queste polveri, se inalate, vanno direttamente nel sangue facendo aumentare esponenzialmente il rischio DI AMMALARSI DI LEUCEMIE!!!
Allora, cari Cittadini, intanto sappiate che in Valdichiana la percentuale di Persone che si sono ammalate di questa terribile malattia sta già AUMENTANDO!
Ci chiediamo come sia possibile che NON SI VOGLIANO PRENDERE IN CONSIDERAZIONE QUESTE INFORMAZIONI, e che si sottovaluti il già enorme impatto in Valdichiana derivante dalla Chimet (dichiarata colpevole di "disastro ambientale", ma ancora tranquillamente operativa) e di altri impianti insalubri che operano nella zona.
Eppure... si va avanti, senza pensieri, senza problemi... fregandosene se un domani anche qualche bambino potrà ammalarsi...
Esortiamo quindi il Sindaco Fanfani e la Giunta di Arezzo di non fregarsene delle svariate notizie, ormai giornaliere, che parlano di ritrovamenti di sostanze tossiche e cancerogene nelle persone, nelle colture e negli allevamenti che hanno la sventura di ritrovarsi nei pressi degli inceneritori.
Parliamo di tutte quelle tabelle che dimostrano che OVUNQUE operi uno di questi impianti, inesorabilmente aumentano le percentuali di malattie gravi come sarcomi, leucemie e tumori di ogni genere.
Parliamo di diossina nel latte materno a Montale (PENSATE, MAMME CHE DANNO AL PROPRIO FIGLIO LATTE ALLA DIOSSINA!!!) e di metalli cancerogeni ritrovati nelle persone che abitano nei pressi della Chimet.
Parliamo di come sia impossibile trovare latte NON contaminato da diossina da allevamenti nei pressi di inceneritori.
Parliamo del caso di Forlì, dove ad un bambino ammalato hanno trovato nel sangue e nei tessuti molli le stesse identiche sostanze tossiche espulse dalle ciminiere dei due inceneritori che operano vicino.
Parliamo del recentissimo studio a Kirklees (in Inghilterra), che mette in evidenza che nei bambini che abitano sottovento rispetto al vicino inceneritore, uno su cento muore a causa di questo (mortalità infantile dello 0.96% rispetto allo 0.1%)!!!
Parliamo del caso di Taranto, ormai abbandonata ad inceneritori e fabbriche insalubri, dove la Gente muore ormai più di tumore che di morte naturale.
Ma ci rendiamo conto???
Alla luce di tutto questo, è INCREDIBILE che L'Ato Toscana Sud, la Regione Toscana, la Provincia e l'Amministrazione di Arezzo NON SI SIANO MAI DEGNATE ALMENO DI VALUTARE la fattibilità, nel nostro territorio, di un impianto di trattamento a freddo dei rifiuti.
Ed è ancor più incredibile, che per una vicenda cosi rilevante, pochissimi Cittadini si siano dimostrati perlomeno interessati.
Forse è proprio per questo motivo che le Istituzioni vanno avanti tranquillamente?
Certo, se ad Arezzo si dorme...
Ma ben presto saremo svegliati dal nuovo inceneritore, che, oltre per la salute, sarà un dramma per i conti delle Famiglie di tutta la Provincia per gli altissimi costi che la Comunità dovrà sostenere per costruirlo e mantenerlo, e per pagare le eco-multe dovute ai mancati raggiungimenti dei limiti imposti in materia di Raccolta Differenziata.
Si, cari Cittadini, dovete sapere che la Regione Toscana è INADEMPIENTE rispetto agli obiettivi che ESSA STESSA si è data (riduzione dei rifiuti al 15% e raccolte differenziate al 55%), livelli assolutamente raggiungibili.
Le inefficienze di chi oggi vuole l'inceneritore DOVREMMO PAGARLE NOI DOMANI con la salute e con il portafoglio?
Ma i Cittadini di Arezzo non si sentono presi in giro?
Nessuno si è mai chiesto perché l'enorme disposizione di fondi, ben 120-130 MILIONI di Euro all'anno per la gestione dei rifiuti, non invogli le Istituzioni a trovare un modo più economico (e salubre) per smaltirli?
Non si potrebbero investire puntando sull'economico trattamento a freddo, sul potenziamento del Porta a Porta con tariffa puntuale, sulla massiccia riduzione della produzione dei rifiuti e per incentivare la vendita di prodotti alla spina?
NO, a "loro" non interessa, perché tanto la Gente... dorme!
CITTADINI DI AREZZO, NON ACCETTATE QUESTA INGIUSTIZIA, NON FATEVI INGANNARE ED AVVELENARE!!!
LE ALTERNATIVE all'incenerimento ci sono, costano meno e DOVE NON VENGONO ATTUATE è perché la Gente... DORME!!!
SE un giorno verrà appurato che in Provincia di Arezzo si saranno ammalate Persone a causa degli inceneritori (ora riescono a dare la colpa a "eventi naturali" o al traffico...), RICORDEREMO ad oltranza i nomi dei RESPONSABILI, cioè di coloro che HANNO VOLUTO con tutte le loro forze l'assurdo raddoppio di San Zeno insieme a coloro che HANNO DATO l'autorizzazione alla costruzione.
 
 
 
Interrogazione sul raddoppio di San Zeno
PRESO ATTO CHE: la Comunità di Ambito Toscana Sud ha pubblicato il bando di gara per l'affidamento del servizio di gestione integrata dei rifiuti nelle provincie di Siena, Arezzo, Grosseto
RILEVATO CHE: in essa viene prevista, tra l'altro, la costruzione di un altro inceneritore a San Zeno;
RICORDATO: l'atto di indirizzo del consiglio Comunale del 21/10/09, approvato all'unanimità, con il quale è stato deliberato di effettuare una VAS o procedura del tutto equivalente, propedeutica a qualsivoglia autorizzazione all'avvio dei lavori dell'impianto di cui sopra, dato che esso insiste esclusivamente sul territorio comunale;
VISTO CHE: nella stessa delibera si puntualizzava 'di invitare il Sindaco o suo delegato, in sede di Comunità di Ambito ed in qualsiasi altra sede istituzionale competente sul tema del ciclo dei rifiuti, ad esprimere determinazioni ed espressioni di voto coerenti con il presente indirizzo, valutatane la legittimità, conformando conseguentemente ogni risoluzione e decisione successiva agli esiti della Valutazione Ambientale Strategica relativa al Piano Straordinario e dal suo riaggiornamento eventuale sulla base del redigendo Piano Industriale;
CONSIDERATO CHE: a supporto della necessità di effettuare le suddette approfondite indagini l'area in questione è gravata da numerosi impianti industriali altamente impattanti;
SI INTERROGA IL SINDACO E L'ASSESSORE ALL'AMBIENTE
sulle motivazioni per cui non si è ancora proceduto all'attivazione della VAS, o procedura del tutto equivalente, ai fini delle verifiche sull'idoneità o meno della zona di San Zeno alla collocazione di un nuovo inceneritore.
Marco Tulli, Marco Paolucci, Marco Bianchi e Cristiano Rossi - 21-07-2010
 
Fausto Tenti: gettata definitivamente la maschera...
L’ATO Toscana Sud ha formalmente bandito la gara – con pubblicazione presso la Comunità Europea – per l’affidamento del servizio di gestione integrata dei rifiuti nelle Province di Siena, Arezzo e Grosseto, comprensivo della costruzione di un altro inceneritore a S. Zeno (82 milioni di euro senza considerare gli oneri di progettazione e sicurezza, a totale carico dei cittadini di Arezzo e provincia).Nonostante gli studi epidemiologici in corso, le pressanti richieste dei cittadini, dei comitati ambientalisti e nostre per ulteriori approfondite indagini anche tossicologiche ed igienistiche sull’area in questione, a lorsignori non interessa un bel niente: l’inceneritore si deve fare a tutti i costi, perchè ormai così si è deciso! Purtroppo è caduta anche l’ultima possibilità, dovendo prendere atto che sono stato personalmente preso in giro – fortunatamente alla presenza di testimoni – da un autorevole esponente politico P.D. del Comune di Arezzo, che aveva garantito che nel bando di gara sarebbe stata prevista una clausola di salvaguardia, una specie di autotutela, che avrebbe consentito di non pagare nessuna penalità al soggetto aggiudicatario del servizio, qualora dagli studi sanitari fosse emerso che la zona di S. Zeno fosse già satura di impianti altamente impattanti.
Invece non c’è scritto niente, quindi questi farà l’inceneritore sicuramente, altrimenti chiederà i danni per mancati guadagni (la recente vicenda STA-Comune di Arezzo non dice niente a nessuno?).
Se anche l’ultimo baluardo di attenzione verso la salute dei propri cittadini, il Comune di Arezzo, ha ceduto su questo punto – come appare dal bando - Rifondazione Comunista ne trarrà immediatamente le conseguenze, senza bisogno neanche di aspettare gli esiti delle discussioni riguardanti la prossima tornata elettorale: su queste tematiche non abbiamo accettato, non accettiamo e non accetteremo mai compromessi, ne va della coerenza e della dignità del nostro partito, pur piccolo e debole che sia.
Fausto Tenti (Rifondazione Comunista) - Venerdì 16 Luglio 2010 18:25
 

 
Detersivi alla spina
 
Da ieri anche la Coop di Camucia ha il detersivo "alla spina"
Dopo l'arrivo del primo distributore a Sinalunga, anche la Coop di Camucia si è finalmente dotata di un distributore automatico per detersivi "alla spina".
Il macchinario permette di vendere detersivi per quantità: i flaconi (da 1 litro per il detersivo per piatti e pavimenti e da 3 litri per bucato e ammorbidente) si acquistano la prima volta e poi possono essere riutilizzati le volte successive.
Ciò permette di limitare la produzione di rifiuti da imballaggio.
Ovviamente il risparmio sul processo di confezionamento, da parte del venditore, determina un risparmio del costo del prodotto per il cliente.
 

 
La centrale a biomasse a Castiglion Fiorentino
 
Cambiar tutto per non cambiar niente!!!!
Dopo tre anni di chiacchiere inutili venerdì u.s., all’assemblea organizzata dalle RSU e sindacati al Villaggio del Giovane, hanno in sostanza confermato che a Castiglion Fiorentino sorgerà un inceneritore a biomasse (dove?) e che al posto dell’ex zuccherificio nascerà un complesso che in altri tempi avremmo senza esitazione chiamato MEGA SPECULAZIONE EDILIZIA.
L’unica novità è la perfetta sintonia tra amministrazione comunale, provinciale, regionale, sindacati, associazioni agricole e azienda, tutti d’accordo per dare il via all’iter autorizzativo per l’inceneritore a biomasse.
I numeri elencati dalla Sadam, per enfatizzare la bontà del progetto, sono ancora una volta numeri ipotetici in quanto, dagli interventi delle autorità, sembrerebbe che nessun progetto sia stato ancora depositato.
Viene da chiederci: come fanno questi illustri amministratori a dare un parere favorevole alla riconversione senza aver visionato il progetto e senza avere dei dati concreti in mano? Quindi in definitiva resta solo teoria, parole e numeri vuoti per stupire e abbagliare, forse anche in preparazione della prossima campagna elettorale.
Questo ci porta a ripetere ancora una volta: gli amministratori hanno il dovere di condividere il progetto con i cittadini in modo che la scelta sia veramente partecipata e non calata dall’alto come il sindaco ha cercato più volte di fare in questi ultimi anni.
Vorremmo inoltre ricordare agli amministratori che il “tavolino a tre gambe” di cui ha tanto parlato il sindaco, in realtà deve avere molte più gambe perchè riteniamo che abbiano pari dignità anche altri problemi tipo: impatto sulla salute, tutela degli investimenti sugli immobili e terreni frutto della fatica di una vita, tutela delle attività già esistenti (turismo e agricoltura di qualità), grosso consumo di acqua con rischi di prosciugamento dei pozzi e uso distorto delle acque provenienti dalla diga di Montedoglio.
Però non vorremmo che, pur rompendo qualche gamba, il tavolino (la centrale) rimanesse in piedi danneggiando pesantemente una fetta importante degli interessi dei castiglionesi a solo vantaggio di una azienda che mira solo al facile business con soldi pubblici.
Da tutto questo siamo perplessi e lo siamo ancora di più se ripensiamo a quando vennero interpellati i sindaci della Valdichiana e nessuno di loro dette la disponibilità ad accogliere nel proprio territorio questo “boccone ghiotto” foriero di investimenti, lavoro e prosperità: si direbbe un bell’arrosto! Esatto, un arrosto che produce fumo e molto dannoso!
Perciò ricordiamo nuovamente al sindaco, come ha ripetutamente promesso, di mostrare e condividere il progetto della centrale consultando i cittadini prima di firmare qualsiasi nuovo accordo o protocollo di intenti perché sarà comunque vincolante per tutta la comunità castiglionese, comunità che ha voluto eleggere solo un suo rappresentante e non un timoniere “solo ai comandi”.
Comitato Tutela Valdichiana - Sez. Castiglion Fiorentino (12 Luglio 2010)
 

 
 
Il caso dell'inceneritore di Falascaia
 
Sotto sequestro, ha riempito i territori di diossina e metalli pesanti
A Falascaia è attivo o meglio era, un impianto di incenerimento considerato sicuro, perché dell'ultima generazione, di quelli che "inquinano meno di un barbeque", secondo l'ormai famosa affermazione dell'assessore all'ambiente del comune di Parma Cristina Sassi.
Aperto nel 2002, 110 mila le tonnellate trattate annue, nel 2008 lo sforamento dei livelli di diossina era stato di 4 volte i limiti di legge, e addirittura si ipotizzò che si fosse costruito un software che manometteva i dati per mantenerli nei termini consentiti.
Controlli, aggiornamenti, rassicurazioni.
La commissione speciale di inchiesta non aveva portato da nessuna parte e tutti si erano detti tranquillizzati, al punto che il presidente della commissione Paolo Marcheschi aveva chiosato, "servono, non solo in questo impianto, maggiori controlli per monitorare al meglio la qualità delle emissioni e per tranquillizzare le popolazioni. Nel caso specifico, il nuovo gestore dell'impianto di Falascaia, subentrato nell'esercizio da circa un anno, si è dimostrato disponibile ad aumentare i controlli e a collaborare con gli enti preposti per un monitoraggio più puntuale ed efficace delle emissioni". Non potevano invece stare tranquilli i cittadini versiliesi, non dovevano proprio.
E oggi la magistratura ha messo la parola fine alla storia dell'inceneritore con il sequesto di tutto l'impianto. Sigilli posti dalla Procura di Lucca con l'ausilio della polizia forestale, provinciale e comunale in località Pollino dove fino a ieri era in funzione il "mostro" inquinatore.
L'inceneritore di Falascaia viene chiuso dopo 15 anni di lotta dei Cittadini e dei Comitati che avevano nel tempo denunciato innumerevoli volte lo sforamenti dei limiti di legge e gli inquinamenti subito del territorio.
 

 
Comunicato di Fausto Tenti sulla VIS negata per la zona di San Zeno
 
La Valutazione d’Impatto Sanitario non s’ha da fare, ne ora, ne domani, ne mai
Come ampiamente previsto, la maggioranza che governa l’Amministrazione Provinciale ha respinto la mozione sull’attivazione di una Valutazione d’Impatto Sanitario (V.I.S.) sull’area dell’inceneritore di S. Zeno, presentata in Consiglio da Alfio Nicotra. I consiglieri del centro-sinistra provinciale si sono quindi assunti la grave responsabilità di bocciare l’unica ed approfondita indagine sanitaria che sarebbe stata in grado di valutare compiutamente la possibilità o meno della zona in questione di sopportare ulteriori carichi inquinanti (nota dell’USL8 in nostro possesso): la semplice V.I.A. (Valutazione d’Impatto Ambientale) sul singolo impianto – infatti – non serve a tutelare appieno l’ambiente e la salute della popolazione lì residente.
Risulta chiara l’intenzione di evitare accuratamente uno studio che dimostrerebbe che tale area è satura di stabilimenti altamente impattanti, ed avrebbe bisogno di essere risanata e non ulteriormente aggredita.
E’ francamente scandaloso ed insopportabile che un territorio provinciale - maglia nera della Raccolta Differenziata in Toscana, che non adotta il porta-a-porta se non in piccole realtà esclusivamente per salvarsi un po’ la coscienza e che non attiva per nulla politiche di gestione rifiuti tali da ridurne la produzione - proponga come uniche soluzioni un nuovo inceneritore che brucerà il doppio dei rifiuti attuali ed un pauroso ampliamento della discarica di Terranuova B.ni!
E’ sconcertante – tra l’altro – che l’Assessore provinciale all’ambiente si opponga con tutte le sue forze alla V.I.S., quando nel Comune di Arezzo – da consigliere del centro-sinistra – lo stesso ha approvato una delibera consiliare presentata nell’ottobre 2009 dal suo omologo Assessore comunale, la quale prevede sostanzialmente l’attivazione della medesima indagine sanitaria… evidentemente il solo attraversare P.zza Libertà fa cambiare opinione!
A questo punto, confidiamo nella maggiore lungimiranza e sensibilità del Comune di Arezzo e del Sindaco Fanfani, che speriamo procedano nella direzione auspicata: comunque, il dato certo è che noi – assieme a tutti i Comitati per la tutela della salute e dell’ambiente - non ci arrenderemo mai allo scempio che ci vorrebbero somministrare, con la solita scusa dell’(inesistente) emergenza ambientale stile napoletano, che serve solo a coprire le proprie inefficienze riguardanti la corretta gestione del ciclo dei rifiuti.
N.B.: apprendiamo dalla stampa che è pronto il progetto di megacentrale a combustione di biomasse in sostituzione dello zuccherificio SADAM di Castiglion F.no: anche qui, anziché rispettare la tradizionale vocazione agricolo-turistica della valdichiana, attuando una riconversione che salvaguardi tutti i posti di lavoro ma che non sia in contrasto con la vocazione suddetta, si preferisce chiudere il cerchio con l’ennesimo impianto a combustione in una zona comunque limitrofa a San Zeno ed a Badia al Pino (Chimet). Anzi, anziché cerchio, sarebbe meglio definirlo un Triangolo (delle Bermude)…
Fausto Tenti - (Segretario Provinciale Rifondazione Comunista)
 

 
La centrale a biomasse a Castiglion Fiorentino
 
Smentita del Comitato Tutela Valdichiana
In merito a quanto riportato dagli organi di stampa nelle cronache locali, il Comitato Tutela
Valdichiana precisa di non aver ricevuto alcun invito per l’Assemblea Pubblica sulla riconversione dell'ex zuccherificio Sadam, promossa dai Sindacati e dalla RSU.
Il Comitato comunque garantirà la presenza di una sua rappresentanza all'incontro di Venerdì 09 Luglio, presso il “Villaggio del Giovane”, per ribadire, come da quattro anni sta facendo, la assoluta contrarietà a tale progetto e per farsi portavoce dei 5500 Cittadini Castiglionesi che hanno firmato contro le megacentrali a combustione.
Il Comitato Tutela Valdichiana fa presente che, ancor prima di ogni altra iniziativa, spetta al Sindaco e all’Amministrazione Comunale il dovere di organizzare quegli incontri pubblici nelle nostre Frazioni ripetutamente promessi; tra l’altro, incontri da promuovere prima di qualsiasi firma vincolante.
Solo così potremo avere notizie certe dalla viva voce di chi ha il potere decisionale in un diretto confronto con la Cittadinanza.
Comitato Tutela Valdichiana sez. Castiglion Fiorentino - 07 Luglio 2010, ore 15:15
 

 
Il nuovo inceneritore a San Zeno
 
Voto contrario della Provincia sulla VIS per la zona di San Zeno
Dopo l'ampia discussione sulla discarica di Podere Rota, il consiglio provinciale si è occupato ancora di temi legati allo smaltimento dei rifiuti con una mozione del capogruppo della FdS Alfio Nicotra sull'attivazione di una Vis (valutazione di impatto sanitario) propedeutica all'eventuale costruzione di un inceneritore a San Zeno.
"L'obiettivo della mozione - ha spiegato Nicotra - è la tutela sanitaria e ambientale dei cittadini di San Zeno, Pieve al Toppo e Civitella, zone nelle quali insistono impianti che hanno un impatto abbastanza forte.
E' un territorio fortemente provato, come dimostra il numero crescente di alcune patologie gravi nella popolazione. Questa non è una discussione sull'inceneritore a San Zeno, ma sul fatto che il suo inserimento sia compatibile con quell'area.
La Toscana è stata la prima regione a sperimentare la valutazione di impatto sanitario nella piana fiorentina, i cui risultati furono decisivi per le decisioni poi assunte sul termovalorizzatore.
Nelle settimane scorse su questa questione il consiglio provinciale ha preferito votare un atto di indirizzo generico e non dare un quadro di insieme", ha concluso Nicotra. L'Assessore provinciale all'ambiente Andrea Cutini ha ricordato che "è in corso uno studio sanitario sulle popolazione dell'area interessata condotto su coordinamento della Usl e finanziato dalla Regione Toscana su richiesta della Provincia e dei Comuni.
Con questo daremo risposta alle popolazioni di quell'area. Non si può quindi dire che l'amministrazione provinciale non abbia a cuore la salute dei cittadini. Se i risultati non saranno soddisfacenti, si arriverà non solo a non raddoppiare l'impianto di San Zeno, ma a chiudere anche quello esistente".
Il capogruppo dell'Idv Sara Boncompagni ha affermato che per il suo partito "le priorità sono la tutela della salute dei cittadini e quella dell'ambiente, senza però perdere di vista il senso di responsabilità.
Per questo invitiamo a proseguire nello studio sanitario attivato, che è molto articolato e che speriamo arrivi presto alle conclusioni.
E' stato intrapreso un percorso dal quale noi ci aspettiamo risorse certe.
Non votare la mozione del consigliere Nicotra non significa quindi assolutamente non essere sensibili alla tutela della salute dei cittadini", ha concluso annunciando il voto contrario alla mozione.
Per il capogruppo del Pd Massimo Pacifici il documento approvato nel consiglio precedente "non era affatto una semplice fotografia dell'esistente, e la prova è che l'Assessore Cutini ci ha illustrato quanto è stato fatto a seguito di quella presa di posizione. La cosa importante è l'utilizzo serio dei dati che emergeranno da questo studio, e su questo siamo assolutamente impegnati. La posizione presa dalla Provincia su Podere Rota è la dimostrazione di questo impegno".
Il capogruppo del Pdl Lucia Tanti ha invece sostenuto che "qualora si dovesse addivenire al potenziamento di San Zeno è giusto sul piano politico e anche etico essere a conoscenza di tutti i dati relativi alla salute.
Vorremmo avere la certezza che quello stiamo facendo è il massimo per i cittadini, saremo a favore dello strumento di studio e monitoraggio più attento e ci asterremo sulla mozione", ha concluso.
Il capogruppo dell'Udc Simon Pietro Palazzo ha detto che "quello di San Zeno è un impianto vecchio che ha bisogno di un ammodernamento e anche di un ampliamento, il dubbio è se quella è la collocazione più idonea.
Tutti abbiamo parlato di tutela della salute del cittadino, che per noi è la priorità assoluta.
Mi esprimo quindi a favore di questa mozione".
Il consigliere dell'Idv Martina Mansueto ha annunciato il suo voto di astensione, affermando di sentire il dovere morale di dare un parere del tutto personale pur comprendendo la posizione del suo partito e quella della maggioranza, mentre il Vicepresidente della Provincia Mirella Ricci, chiamata in causa come Assessore alla sanità sulla differenza tra lo studio in corso e la Vis, ha detto che "il percorso intrapreso è molto più veritiero perché basato su dati reali e non su parametri prospettici.
Inoltre questo studio è in atto, mentre la Vis non potremmo farla perché non abbiamo ancora il progetto dell'impianto", ha concluso Mirella Ricci.
La mozione è stata quindi respinta con 2 voti favorevoli, 14 contrari e 6 astenuti.
Il consiglio provinciale ha respinto anche una mozione presentata dal consigliere del Pdl Alberto Santucci su un più giusto e corretto metodo di discussione ed emendamento delle mozioni maggiormente rispettoso del lavoro e dell'iniziativa dei singoli consiglieri provinciali.
 

 
La discarica di Podere Rota
 
Nicotra: "bene lo stop Provincia ad ampliamento"
“La sospensione, sia pur temporanea, della procedurra di ampliamento della discarica di Podere Rota è quanto mai opportuna.
Una decisione che va incontro ad uan richiesta che il mio gruppo aveva fatto nell’aula consiliare ma più che altro perchè prende in seria considerazione le gravi implicazioni ambientali che un ampliamento comporterebbe. E’ bene che la Provincia si sia unita alle osservazioni avanzate dall’Arpat e dall’Asl in sede di conferenza dei servizi.” E’ quanto afferma, in una dichiarazione, Alfio Nicotra, capogruppo della Federazione della Sinistra in consiglio provinciale.
“Per Podere Rota – prosegue Nicotra – occorre cambiare registro. Sono necessari quegli ammodernamenti tecnologici , facilmente reperibili sul mercato, che consentirebbero un recupero importante di rifiuti riutilizzabili e una riduzione complessiva degli stessi tanto da evitare l’ampliamento e al contempo interrompere gli effetti negativi del percolato e abbattere i cattivi odori.”
“L’auspicio – conclude Nicotra - è che il 6 luglio la mia mozione, rivista ed integrata dai suggerimenti dei colleghi e degli altri gruppi, possa rappresentare una svolta nella gestione dei rifiuti ed un approccio diverso al problema .”
Alfio Nicotra - Mercoledì 30 Giugno 2010
 

 
Comunicato di Italia Nostra Valdichiana
 
La necessità di un’area protetta in Val di Chiana
La necessità di un’area protetta in Val di Chiana, l’unica delle vallate aretine che pur avendo realtà naturalistiche importanti ne è ancora priva. Il Sistema delle Aree Protette della Provincia di Arezzo si è estremamente sviluppato negli ultimi anni, andando a proteggere territori inseriti nella "Carta del Rispetto della Natura" e ai sensi della
Direttiva 92/43/CEE "Habitat", tuttavia, la Val di Chiana resta l’unica vallata aretina che ancora oggi non vede al suo interno nessuna area protetta, nonostante vi siano zone meritevoli di tutela.
Qui si trova, infatti, l’area umida delle vasche dell’ex-zuccherificio di Castiglion Fiorentino che rappresenta una delle zone umide più importanti della Provincia di Arezzo, tanto da giustificare l’inserimento della stessa tra le aree identificate dalla “Carta del Rispetto della Natura” della Provincia e la sua designazione come “Zona di protezione lungo le rotte migratorie”.
Durante quest’ultimo anno, nonostante l’inattività dello zuccherificio, le piogge hanno permesso di mantenere un livello idrico idoneo alla presenza di numerose specie di uccelli, tra cui ardeidi, rallidi, anatidi, ecc., sia durante la migrazione e lo svernamento, sia durante il periodo riproduttivo.
A questo si aggiunge l’eccezionale presenza per il nostro territorio, dalla scorsa primavera, di una coppia di Cicogna bianca (Ciconia ciconia) che ha scelto di nidificare lungo il Sentiero della Bonifica, a breve distanza dalle vasche dell’ex-zuccherificio e dalla colmata di Brolio.
Pertanto vogliamo rimarcare l’importanza dell’istituzione di un’area protetta a tutela di questi ecosistemi della Val di Chiana da attuarsi in parallelo alle operazioni di riconversione industriale dell’area ex-SADAM, così da realizzare misure di compensazione che prevedano la ricostruzione di un ecosistema analogo e non privare improvvisamente l’avifauna degli specchi d’acqua necessari per la sosta e l’alimentazione.
Inoltre si chiede alle Amministrazioni e alle Autorità competenti che durante la fase decisionale sulla riconversione, le vasche dell’ex-zuccherificio siano mantenute nello stato attuale, in quanto qualsiasi modifica delle sue caratteristiche peculiari potrà essere solo in parte recuperata dall’istituzione di un’area protetta su un altro sito, e dai miglioramenti ecologici che potranno essere messi in atto attraverso la sua gestione all’interno di un progetto di riconversione.
Gruppo LIPU Arezzo - Associazione WWF Arezzo - Italia Nostra Sezione Valdichiana - Legambiente Arezzo Circolo Laura Conti - Venerdì 02 Luglio 2010
 

 
Biomasse: otto associazioni chiedono regole certe al Ministero dello Sviluppo Economico

Aiel, Anci, Cia, Coldiretti, Fiper, Itabia, Legambiente, Uncem
Dalle associazioni di categoria dell’agricoltura fino a quelle dei comuni italiani, tutti vogliono un quadro normativo chiaro e incentivi certi e trasparenti per la produzione di energia elettrica da biomassa. E hanno scritto al Mse per ottenerlo.
Nella lettera inviata al Ministero, infatti, si mette in luce la specificità del settore delle biomasse che, non va dimenticato, se lasciato a uno sviluppo caotico potrebbe fare più male che bene: la programmazione nazionale non può ignorare la specificità di questa fonte energetica indissolubilmente legata all’uso del suolo e al lavoro agricolo (ossia di chi coltiva e raccoglie la materia prima nei campi, nei boschi o nelle aziende zootecniche) e di conseguenza alla produzione di cibo, alla fertilità e agli stock di carbonio nel terreno, alla qualità delle acque di falda e non ultimo al reddito degli agricoltori.
La cosa, quindi, è delicata e va gestita bene. Sia dal punto di vista normativo che da quello economico:
chiediamo pertanto al Governo italiano di definire, insieme agli obiettivi quantitativi, un quadro coerente di criteri di priorità e di incentivi per le biomasse che da una parte dia certezze agli operatori e agli agricoltori sugli investimenti da qui al 2020 e che dall’altra premi realmente la produzione agricola e l’efficienza energetica delle filiere.
Il problema, affermano le associazioni firmatarie della lettera inviata al Ministero, è che la produzione di biomasse non andrebbe mai dissociata da quella agricola tradizionali a fini alimentari. Al contrario, la dovrebbe integrare e non sostituire: l’esigenza di mantenere un saldo legame con la produzione agricola è tanto più pressante in un periodo di grave crisi dell’agricoltura italiana ed europea. Tra riduzione dei premi comunitari e calo dei prezzi delle derrate alimentari, la produzione di energia da rinnovabili nelle aziende agricole, grazie agli attuali criteri di premialità, rischia di trasformare la sua finalità originaria – ossia di attività integrativa del reddito dell’agricoltura – in quella di attività sostitutiva dell’agricoltura.
Tra le priorità proposte, il calcolo della quota di biomasse potrà produrre e utilizzare rispetto al totale nazionale, l’incentivazione del biometano prodotto da escrementi zootecnici e scarti della filiera agricola, e l’incentivazione della produzione di calore oltre che della sola energia elettrica.
 

 
Le centrali a biomasse in Valdichiana  
Incontro fra Sindaci della Valdichiana sui temi dell'energia e delle biomasse
Si è svolto martedì 29 giugno a Cortona un incontro tra i sindaci dei Comuni di Cortona Andrea Vignini, Castiglion Fiorentino Paolo Brandi, Lucignano Maurizio Seri, Sinalunga Maurizio Botarellli, ed i rappresentanti del Comitato Tutela Cortona.
Al centro della riunione i temi legati alle energie rinnovabili ed in particolare le centrali a biomasse.
Si è trattato di un incontro dai toni molto distesi che ha visto confrontarsi gli Amministratori Locali con i rappresentanti del Comitato, in particolare sulla proposta di una Legge Regionale di Iniziativa Popolare da presentare alla Regione Toscana sui temi delle energie rinnovabili e centrali a biomasse. Oggi la legislazione sia regionale che nazionale presenta molte lacune e si sente urgente la necessità di intervenire per regolamentare con certezza e serietà questi temi molto delicati e sentiti dalla popolazione.
In questa direzione l’incontro si è rivelato molto positivo e lontano da ogni strumentalizzazione politica.
E’ stata una discussione costruttiva che ha permesso di elaborare un documento che, recependo alcune puntualizzazioni da parte dei sindaci, verrà presentato nelle prossime settimane agli organi amministrativi dei comuni coinvolti.
A questo proposito oltre ai comuni presenti con i propri sindaci (Cortona, Castiglion Fiorentino, Lucignano e Sinalunga) hanno dato la propria disponibilità a partecipare questo percorso anche Marciano della Chiana e Torrita di Siena, a dimostrazione che questi temi non possono essere racchiusi in stretti confini comunali e provinciali ma devono vedere il coinvolgimento di aree molto più vaste, in questo caso l’intera Valdichiana, sia aretina che senese.
Il testo della proposta di Legge va oltre le attuali direttive regionali e tende a limitare l’eccessiva liberalizzazione attuata dai recenti decreti del Governo, in particolare il Decreto del 3 marzo 2010 dell’allora Ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia.
Le difficoltà maggiori, infatti, nascono proprio dalla mancanza di certezze legislative che mettono gli Enti Locali di fronte all’impossibilità di programmare un serio sviluppo degli impianti di produzione di energie rinnovabili, lasciando spesso ai comuni e alle province il semplice ruolo di rilascio di permessi e pareri e pongono i cittadini in una posizione subalterna rispetto alle aziende che si propongono in questo settore.
Oggi questa azione congiunta tra Enti Locali e Comitato si pone come obiettivo quello di colmare questo divario, garantendo i diritti della libera impresa ma anche e soprattutto fornendo agli Enti Locali uno strumento in grado di programmare e verificare lo sviluppo di questo settore nella totale sicurezza di tutti i cittadini.
Comuni di Castiglion Fiorentino, Cortona, Lucignano e Sinalunga - 29/06/2010
 

 
Comunicato di Alfio Nicotra
 
Nicotra a Vasai: "Non autorizzare l'ampliamento di Podere Rota"
"Sono intervenuto in aula ieri per chiedere al Presidente Vasai di soprassedere davanti alla richiesta di ampliamento di 15.000.000 mc della discarica di Podere Rota.
Ci sono alternative che possono validamente evitare questo ulteriore sacrificio alla popolazione della zona.
Queste alternative tecnologiche sono oggetto di una mia mozione che sarà discussa il 6 luglio prossimo dal consiglio provinciale."
E' quanto dichiara Alfio Nicotra, capogruppo provinciale della Federazione della Sinistra.
"Le condizioni di disagio a cui è sottoposta la popolazione residente in prossimità della discarica - si legge nella mozione - rischiano di peggiorare con il prospettato aumento di 1.500.000 di mc di ulteriori rifiuti.
Appare sempre più intollerabile che su Podere Rota si scarichino larga parte dei rifiuti provenienti dall'area fiorentina, rifiuti che arrivano per di più "tal quali" senza alcun trattamento".
"Il Polo di trattamento e smaltimento di Podere Rota- prosegue la mozione- con una serie di innesti, aggiunte ed integrazioni tecnologiche ampiamente presenti sul mercato, potrebbe essere utilmente implementato ed ammodernato in modo tale che diventerebbe - a tutti gli effetti - uno dei primi impianti integrati "completi" in Italia di Mechanical-Biological-Treatment (Trattamento Meccanico-Biologico);
Tale Polo potrebbe così evitare l'ampliamento di 1.500.000 di mc della discarica di Podere Rota, essendo le tecnologie a freddo in grado di "stabilizzare" il rifiuto, il quale - più asciutto e compatto - occuperebbe assai meno volume in discarica ed eviterebbe anche di produrre percolato e gas serra, consentirebbero inoltre una riscrittura delle necessità di gestione integrata del ciclo dei rifiuti nel sub-ambito aretino, anche alla luce della riduzione della produzione di rifiuti in parte generata dalla crisi economica e in parte dalla crescita della raccolta differenziata".
Alfio Nicotra - Arezzo, 25 giugno 2010
 

 
La centrale a biomasse a Castiglion Fiorentino  
Ci mancavano anche le biomasse da cereali!
Il Sindaco Brandi nel suo ultimo comunicato stampa sostiene che le prossime tre settimane saranno decisive per la questione Sadam e che l’Azienda ha presentato un’ulteriore ipotesi sull’alimentazione delle due centrali: oli derivati da girasole e biomasse solide da cereali (granoturco,…).
La preoccupazione dei cittadini, se possibile, è cresciuta, perché dopo l’accordo Coldiretti–Maccaferri, aumenta sia la tipologia di prodotti da bruciare nella centrale sia la distanza per il loro reperimento, infatti la “filiera corta” passa dai 70 km ad un’area comprensiva delle 8 regioni interessate alle riconversioni.
Le conclusioni sono semplici:
• Sono innanzitutto inutili gli elogi che si erano fatti i nostri amministratori quando sostenevano che dopo 4 anni di duro lavoro erano riusciti a togliere la centrale alimentata a biomasse solide (cippato di legno), scongiurando così il rischio di bruciare CDR (rifiuti);
• E la delibera del Consiglio Comunale fatta nel dicembre 2007? Era, ed è, un atto di indirizzo del “Consiglio Comunale sovrano” con “rigidi paletti” tali da assicurare (o avrebbero dovuto) che l’alimentazione dell’inceneritore a biomasse sarebbero state solo biomasse vergini da filiera corta: max 70Km.
I Cittadini di Castiglion Fiorentino si domandano: che fine faranno tutti gli altri “insormontabili” paletti, sempre nell’accordo del Dicembre 2007 così tanto enfatizzate come garanzie dal Sindaco Brandi, contro l’incenerimento di rifiuti?
Dove sono finite la filiera corta e la tracciabilità delle biomasse se queste potranno essere reperite da un’area così vasta (8 regioni)?
Richiamiamo il Sindaco alle sue responsabilità, di massimo garante della salute dei cittadini e di tutela del territorio, rammentandogli che questo impianto, una volta entrato in funzione, POTRA’ BRUCIARE I RIFIUTI non solo perché la legge lo prevede, ma perché per l’azienda sarà molto più conveniente.
Ci auguriamo che il Sindaco, come annuncia nell’ultimo comunicato stampa, si decida a confrontarsi con i cittadini prima di firmare un altro accordo.
Crediamo che l’unico modo per uscire da questa complicata situazione, senza danneggiare la VALDICHIANA e i Castiglionesi, sia quello di dire un NO definitivo a tutte le ipotesi di CENTRALE perchè sono fonte di speculazione per chi le realizza con ingente spreco di denaro pubblico e creano solo gravi problemi per i territori che le ospitano e pochissimi posti di lavoro, auspichiamo perciò, in questi tempi di crisi e di sacrifici, una riconversione più ecosostenibile e che porti un numero di posti di lavoro adeguato all’impegno economico previsto per lo stato (cioè tutti noi).
COMITATO TUTELA VALDICHIANA - Sez. Castiglion Fiorentino 17/06/2010
 

 
La gestione dei rifiuti in Toscana
 
Inaugurato a San Miniato l'impianto che riciclerà la plastica raccolta in Toscana per farne arredi per parchi e giardini pubblici
I parchi e i giardini della Toscana possono ora essere arricchiti di arredi ecologici. Questa la bella notizia emersa dall'inaugurazione dell'impianto di Esterni Srl e Revet Spa avvenuta a San Miniato.
«Oggi presentiamo un grande risultato per il sistema toscano di gestione dei rifiuti, - ha commentato Alfredo De Girolamo di Cispel - che premia anche i tanti toscani che si impegnano quotidianamente nella raccolta differenziata.
Differenziare non basta, occorre riciclare e l'impianto appena inaugurato dimostra che lo si può fare andando anche a creare aziende capaci di produrre materiali indistruttibili che mi auguro vadano ora ad arredare i giardini pubblici di tutta la Toscana. E' importante - ha concluso De Girolamo - che i finanziamenti pubblici regionali non vadano solo alla raccolta differenziata ma anche a finanziare il mercato del riciclo, così come prevede la direttiva europea».
Molto positivo anche il commento dell'assessore Anna Rita Bramerini: "l'impianto che abbiamo inaugurato è frutto un'intesa siglata nel novembre 2009 tra Regione Revet e Corepla. A distanza di pochi mesi ne raccogliamo i primi frutti: è un esempio chiaro di green economy reale che produce sia "ecomateriali" sia posti di lavoro ed è la dimostrazione che il rifiuto, se ben differenziato, può tornare materia di qualità».
Con il suo impianto di produzione di profilati realizzato nel suo stabilimento di Pontedera, Revet fornirà i semiprodotti necessari, al partner Esterni Srl per la produzione di arredi. L'investimento è costato circa 1,5 milioni e il personale occupato a regime sarà di 10 unità.
Gli arredi, che ora saranno a disposizione del mercato, sono panchine, tavoli da giardino, fioriere ma anche giochi da bambino come scivoli, casine e bilici. I materiali sono colorati ed esteticamente gradevoli, sono atossici e indistruttibili.
«E' importante dare impulso alla fase di produzione in serie di questi manufatti - ha concluso il presidente di Revet Spa Valerio Caramassi - e per coinvolgere i loro utilizzatori finali in un'impresa che può promuoversi con lo slogan: "Ri-prodotti in Toscana. La vostra raccolta differenziata rivive con loro".
In questo modo enti ed aziende pubbliche avranno l'opportunità di rispettare le leggi nazionali e regionali che incentivano agli acquisti verdi».
Quello presentato è il primo dei 5 obiettivi fissati da Revet: nei prossimi mesi infatti l'azienda presenterà altri prodotti realizzati con il plasmix, una miscela ottenuta dalla plastica riciclata, prodotti anche in questo caso finalizzati a dare risposta a una domanda di mercato e progettati quindi anche in base a precisi accordi con importanti partner commerciali.
 

 
 
Pubblico appello di Fausto Tenti
 
Pubblico appello ai consiglieri provinciali di maggioranza ed opposizione
Nel mese di luglio saranno discusse e votate in Consiglio Provinciale due importanti mozioni (presentate da Alfio Nicotra) dalla cui approvazione o meno deriveranno pesanti conseguenze sull’ambiente e soprattutto sulla salute delle popolazioni che vivono intorno agli impianti di trattamento rifiuti di San Zeno (Arezzo) e di Podere Rota (Terranuova B.ni): adesso i giochi di parole sono finiti ed i nodi arrivati al pettine, così vedremo una volta per tutte le differenze tra coloro che chiacchierano di salute e coloro che vogliono concretamente tutelarla.
La prima mozione riguarda l’attivazione di una V.I.S. (Valutazione d’Impatto Sanitario) sull’area dell’inceneritore di San Zeno, da effettuarsi prima della messa a gara del nuovo impianto, che brucerà il doppio di rifiuti dell’attuale.
Per chi fa finta di non capire (e sono molti, sia nella maggioranza che nella minoranza provinciale…) ribadiamo per l’ennesima volta che: la V.I.A. (Valutazione d’Impatto Ambientale) si riferisce al singolo impianto considerato, per cui la nuova opera viene sì analizzata nelle sue interazioni con il circostante ecosistema (salute, qualità della vita, paesaggio, aria, acqua, fauna, flora) ma estrapolandola dall’ulteriore contesto antropico nel quale si innesta.
La V.I.S – invece - abbraccia un più ampio spettro, nel senso che la sua ottica sanitario/epidemiologica tiene conto necessariamente di tutte, ma proprio tutte, le interazioni dei fattori ai quali la popolazione residente è esposta: si tratta del cumulo di sostanze inquinanti provenienti contemporaneamente da più punti emissivi nel medesimo raggio di ricaduta.
Essa rappresenta uno strumento innovativo (un’evoluzione della V.I.A.) per valutare i rischi potenziali (e quindi da simulare preventivamente) per la salute che deriverebbero da ulteriori carichi inquinanti futuri.
La seconda mozione – riguardante il Polo di trattamento e smaltimento di Podere Rota – serve per scongiurare il notevole ampliamento per 1.500.000 di mc della discarica: infatti tale Polo – con una serie di innesti, aggiunte ed integrazioni – potrebbe essere utilmente implementato ed ammodernato con tali tecnologie cd “a freddo”, le quali sono in grado di “stabilizzare” il rifiuto che – più asciutto e compatto – occuperebbe assai meno volume in discarica ed eviterebbe anche di produrre percolato e gas serra.
Tra l’altro – diciamocela tutta – 1.500.00 di mc di ampliamento servono soprattutto per accogliere (ancora) i rifiuti dell’Area Metropolitana Fiorentina, del Valdarno Fiorentino e della Valdisieve…alla faccia dell’autosufficienza di ciascun ambito!
L’auspicata approvazione di entrambe le mozioni andrebbe nella direzione di attenuare i disagi delle due zone dell’aretino le quali – loro malgrado – sono state a suo tempo individuate come siti di trattamento rifiuti: e questo consentirebbe una riscrittura delle necessità inerenti il ciclo dei rifiuti nel sub-ambito aretino, anche alla luce della riduzione della produzione di rifiuti in parte generata dalla crisi economica.
Concludo con un appello a tutti i consiglieri provinciali: votate a favore delle mozioni, perché la salute dei cittadini non è né di governo/maggioranza né di opposizione/minoranza, e le conseguenze delle vostre scelte saranno irreversibili.
Fausto Tenti - Martedì 15 Giugno 2010
 

 
 
La centrale a biomasse a Castiglion Fiorentino
 
L'Amministrazione Comunale di Castiglioni commenta la nuova ipotesi progettuale per la Ex-Sadam
Questa mattina si è svolto un incontro presso la Regione Toscana, Assessorato all’Agricoltura, avente per argomento la riconversione e riqualificazione dell’ex zuccherificio castiglionese.
Da parte dell’azienda, è stata presentata una nuova ipotesi progettuale, che accanto alla linea ad olio vegetale, non prevede più l’utilizzo del cippato di legno, bensì cereali non destinati al consumo umano.
Inoltre, è stata ribadita l’intenzione di riqualificare l’area ex Sadam, attraverso un recupero che preveda la destinazione turistico- recettivo-sportiva.
Sta poi prendendo corpo sempre più il progetto di realizzare insediamenti produttivi legati al mondo agricolo, in grado di utilizzare il calore e l’energia prodotti dall’eventuale centrale. Queste nuove idee verranno sottoposte da parte dell’Amministrazione comunale all’attenzione dei propri consulenti, di modo che possa essere dato un giudizio completo.
Il tavolo regionale resta quindi aperto.
E’ chiaro che una decisione non può essere rinviata all’infinito e pertanto le prossime tre settimane saranno decisive per la questione Sadam.
“Qualunque decisione dell’Amministrazione sarà presa nelle sedi opportune – dichiara il Sindaco Paolo Brandi - il Consiglio Comunale in questo caso è sovrano. In ogni caso, prima di qualunque decisione definitiva, verrà aperto un confronto a tutto campo con la cittadinanza, le Associazioni imprenditoriali e le forze sociali di Castiglion Fiorentino”.
Comune di Castiglion Fiorentino - Martedì 15 Giugno 2010
 
 
Il punto dei Sindacati sulla ex-Sadam
Venerdì 11 giugno u.s. presso la Regione Toscana, alla presenza dell’Assessore all’Agricoltura Salvadori, si è svolto il previsto incontro per fare il punto sul progetto di riconversione dello zuccherificio di Castiglion Fiorentino.
La delegazione sindacale ha dovuto registrare, ancora una volta, l'ennesima variazione, da parte della Societa Power Group Eridania, sull'alimentazione della centrale con prodotti di origine agricola.
Al suddetto incontro le Segreterie Nazionali Fai, Flai e Uila, congiuntamente alle strutture sindacali regionali e territoriali ed alla Rsu di Castiglion Fiorentino, hanno espresso con determinazione il loro disappunto sull'ulteriore variazione del progetto; ribadendo all’Assessore Salvadori che quanto definito dalla legge 81 deve essere applicato e che a tal proposito i lavoratori e le Organizzazioni sindacali lotteranno insieme, con tutte le loro forze, per stanare le eventuali responsabilità aziendali e istituzionali che fino ad oggi hanno compromesso la reale riconversione dello zuccherificio.
L’Assessore Salvadori, consapevole della situazione e dei tempi strettissimi per dare corso al progetto, ha preso l’impegno di definire, entro questo mese, con il Comune e l'azienda il percorso attuativo finalizzato alla riconversione.
Saremo impegnati, in questa fase, a vigilare affinché finisca questo assurdo “teatrino”, pronti a denunciare pubblicamente le responsabilità ed a mettere in campo tutte le iniziative finalizzate a dare prospettive produttive e occupazionali ai lavoratori di Castiglion Fiorentino.
Fai-Flai-Uila - Lunedì 14 Giugno 2010
 

 
Autorizzata la centrale a biomasse a Cortona
 
Si della Conferenza dei Servizi, ma con fortissime limitazioni
E' arrivato dopo una lunghissima attesa l'epilogo della vicenda degli impianti a biomasse di Renaia, con l'ultima seduta della Conferenza dei Servizi tenutasi oggi presso il palazzo della Provincia di Arezzo. In serata, intorno alle 18, la decisione finale che autorizza la messa in opera e l'inizio delle attività dei 6 generatori a biomasse, anche se con fortissime limitazioni e garanzie rispetto a quella che era stata l'autorizzazione precedentemente emessa, in sede di prima conferenza dei servizi, nell'Agosto 2009.
Infatti i sei impianti, dal punto di vista delle emissioni, sono stati considerati come un unico impianto e ciò ha portato la soglia di emissioni da 4000 NOx a soli 450 NOx, quantità notevolmente inferiore, senza nemmeno possibilità di compensazione fra un impianto e l'altro.
Altri vincoli e prescrizioni riguardano la necessità assoluta della non presenza di odori, fumi e rumori molesti.
Usl e Arpat, nel contempo, hanno assicurato che alla luce dei documenti presentati i sei mini-impianti non presentano alcun pericolo di sorta per la salute della popolazione e per l'ambiente e hanno una soglia di emissioni notevolmente inferiore ai limiti consentiti dalla legge.
Inoltre la stessa Usl ha attestato la compatibilità e la non incidenza dei sei mini-impianti sulle attività circostanti, in particolare quella di un frantoio sito nelle immediate vicinanze.
Per quanto riguarda la questione del tetto in eternit del capannone dove dovrebbero trovare alloggio gli impianti è invece già stata emessa dal Sindaco di Cortona Vignini una ordinanza di immediata totale rimozione.
Michele Lupetti - Lunedì 14 Giugno 2010
 

 
 
Importante Comunicato di Fausto Tenti
 
Una mozione che sostanzialmente non dice niente…
La mozione approvata dal Consiglio Provinciale sugli impianti di gestione dei rifiuti e salute nell’area ricompresa tra i Comuni di Civitella ed Arezzo, rappresenta la cifra dell’assoluta inconsistenza e nebulosità della maggioranza provinciale (tranne Alessandra Landucci di SeL che ha dimostrato un ormai sempre più rara coerenza) e dell’UDC su temi che riguardano l’ambiente dove vivono i propri cittadini e soprattutto la loro salute: lorsignori dicono che la Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) che faranno sul nuovo impianto di S. Zeno vede come uno dei contenuti la verifica degli impatti sulla salute delle persone, tra l’altro “giocando” con le parole, perché parlano di “una ipotesi di ampliamento o modifica” (invece è un nuovo impianto, che brucerà il doppio di rifiuti dell’attuale).
Quello che rileva – però - è che (come dice chiaramente la nota dell’USL8 a nostra disposizione) per una corretta ed approfondita valutazione degli eventuali effetti futuri – da simulare - sulla salute delle persone causati da ulteriori impianti, ci vuole la V.I.S (Valutazione d’Impatto Sanitario): la quale – per l’appunto - deve essere fatta (al contrario della VAS) su “progetti di nuovi impianti (o ampliamento di quelli esistenti)…la cui promozione compete tuttavia alle Amministrazioni interessate (Provincia e Comuni)”.
Quello che emerge dalla mozione – purtroppo per gli abitanti di quella zona - è che la Provincia di Arezzo non vuole assolutamente fare la V.I.S., ben conscia del fatto che – qualora fosse attivata tale procedura - l’area in questione si dimostrerebbe inadatta a sopportare ulteriori carichi inquinanti.
Tralasciamo le solite litanie - che ormai recitano a memoria – sull’eventuale emergenza rifiuti stile Campania, che non incantano più nessuno: primo perché dovrebbero spiegare come mai la nostra provincia è “quasi” in fondo alla classifica toscana per la Raccolta Differenziata e continua a restarci, secondo perché dovrebbero motivare il perché la nostra discarica di Podere Rota continua dal 1998 a risolvere i problemi di smaltimento rifiuti dell’Area Fiorentina, Mugello e Valdisieve (a suon di 150.000 tonn. all’anno di rifiuti provenienti da fuori ambito).
Ma stavolta superano se stessi: addirittura dicono che – qualora si presentassero problemi di gestione degli impianti - ne pretenderebbero la chiusura (su questo i commenti li lascio ai lettori…anche perché recenti esperienze al riguardo non sono proprio in linea con quanto approvato).
Fausto Tenti - Arezzo, 06 giugno 2010
 

 
 
Comitato Tutela Cortona: l'intervento sul tema "Verso rifiuti zero"
 
Pubblichiamo di seguito l'intervento completo del Comitato Tutela Cortona ascoltato durante l'incontro sul tema "Verso Rifiuti zero" svoltosi a Camucia
All'incontro ha partecipato Alessio Ciacci, assessore all'ambiente del comune di Capannori (Lucca), comune noto per le notevoli performances raggiunte in questi anni nel campo della gestione dei rifiuti e della raccolta differenziata.
Parlare dopo aver ascoltato l’esperienza di Capannori, fortemente voluta da questo giovanissimo Assessore, non è assolutamente facile.
Non è facile per la situazione di Cortona, tragicamente in ritardo, non è facile perché ci si rende conto di quello che avremmo potuto fare e non abbiamo fatto, non è facile perché prendiamo coscienza del tempo che abbiamo perso.
Una cosa però risulta assolutamente chiara e lampante. SI PUO’ FARE!!
Ora diventerà molto difficile per i nostri Amministratori cercare alibi per rimandare ulteriormente qualcosa che poteva già essere fatto. Un Comune, con caratteristiche molto simili al nostro, lo sta facendo con i risultati che tutti abbiamo ascoltato.
BASTA LA VOLONTA’ POLITICA DI VOLERLO FARE!!
“Si può fare!” cari Concittadini e noi come Comitato Tutela di Cortona siamo qui per prendere spunto dall’esperienza di Alessio Ciacci ed il suo Comune Virtuoso per proporre un progetto che possa aiutare i nostri Amministratori a recuperare il tempo perso.
Credo che le parole chiave del progetto di Alessio siano CONDIVISIONE E PARTECIPAZIONE.
Tutto è stato concertato ascoltando le esigenze dei cittadini e comunicando con loro, cercando di far capire la necessità di certe scelte e magari prendendo decisioni impopolari verso qualcuno. Ma sempre nell’interesse della salute e con lo scopo di migliorare la qualità della vita dei propri concittadini.
Quindi senza starci a pensare su più di tanto, io prenderei il progetto “Ciacci/Capannori” e lo importerei a Cortona. Magari con alcuni adeguamenti.
Un passaggio che credo sia necessario per il nostro Comune è quello di passare dalla TARSU alla TIA (Tariffa di Igiene Ambientale), questo nuovo sistema di calcolo introduce dei parametri aggiuntivi oltre alla superficie (come fa ora la TARSU) ad esempio il numero degli occupanti dell’immobile e la quantità effettiva del rifiuto prodotto rendendo più democratico anche il calcolo dell’importo. La TIA è composta da due parti, una fissa ed una variabile. La parte fissa non si tocca ed è quella relativa ai costi di gestione della raccolta, la parte variabile invece ci permette di intervenire con sconti o aumenti a secondo del comportamento più o meno virtuoso dell’utente. In questo modo si premierebbe chi differenzia di più stimolando i comportamenti virtuosi e penalizzando economicamente i più pigri. Credo che questo modo “premio/penale” sia di facile comprensione e di forte stimolo.
Quello che potrebbe rendere ancora più efficace questo progetto importato in una realtà come la nostra, potrebbe essere l’aggiunta di un impianto di differenziata “a valle” ed un impianto di compost di qualità o perlomeno un progetto che veda il recupero dell’organico.
L’impianto di raccolta differenziata a valle recupererebbe dalla raccolta dell’indifferenziato ancora una parte di riciclabile e fungerebbe da centro di smistamento della qualità del differenziato raccolto dando ancora maggior valore ai materiali di recupero.
Per l’organico, che “pesa” molto sul nostro sacchetto della spazzatura, un 27% pari a 3.500 tonnellate l’anno, un impianto per la produzione di compost di qualità sarebbe una bella soluzione, non tanto dal punto di vista del rendimento in termini economici, visto che il compost viene pagato all’impianto sui 3 euro a tonnellata, ma quanto in termini di posti di lavoro e di risparmio sullo smaltimento e sull’inquinamento. 3.500 tonnellate l’anno di organico se termo valorizzate costerebbero al Comune circa 740.000,00 Euro con una produzione di emissioni che voglio tralasciare.
Ora gli impianti di compostaggio non sono ben visti dall’opinione pubblica ed in effetti, se non ben localizzati qualche problema lo possono creare ma per risolvere e non perdere questa risorsa. potremmo fare degli accordi con le aziende florovivaistiche e di produzione di concimi alle quali verranno garantite in media 10 t/gg di organico e che magari potrebbero essere aiutate a livello Comunale, Provinciale o Regionale, all’acquisto di biocelle che permettono una maturazione molto veloce del compost.
Nell’ottica di valutare un piano energetico di vallata credo che potrebbe essere veramente interessante porre la questione rifiuti come una questione centrale e pensare anche in ottica di vallata a questi due impianti.
Ed ora organizziamoci...
Trasformare il conferimento e la raccolta tal quale, vale a dire in maniera NON DIFFERENZIATA, in una raccolta differenziata non comporta grossi aggravi economici alle società che gestiscono la raccolta perché si passa da grandi mezzi e grandi contenitori a piccoli mezzi e maggiore manodopera ora però nasce un altro problema...
....Non si può fare una convenzione per la raccolta spinta porta a porta o sperare nella gestione di Isole Ecologiche da parte o insieme ad un’azienda che ha o gestisce un inceneritore. Queste aziende non avranno MAI un’utilità a fare differenziato, non andranno mai contro i propri interessi. Ma scusate, io azienda ho un inceneritore che guadagna con:
- I Cip6 (il 7% della bolletta dell’energia elettrica);
- I certificati verdi;
- I contributi del Conai;
- La produzione di energia elettrica;
- I soldi dei Comuni che conferiscono.....
Perché dovrei rinunciare ai miei guadagni?
Considerate che un impianto che brucia 200.000 tonnellate l’anno di rifiuti ed ha un costo iniziale di 15.000.000 di euro, si ripaga in 8 anni. Voi affamereste questa gallina dalle uova d’oro?
Qui entriamo però in un discorso strano.....in Europa gli inceneritori devono pagare una tassa dai 4 ai 71 Euro a tonnellata di rifiuti bruciati, in Italia gli diamo gli incentivi in maniera bipartisan....Bersani e Mattioli pari sono (nel 1999 Bersani fa la Legge, dal 2001 al 2006 Matteoli prevede 103 nuovi inceneritori e li giustifica con la 152/2006...un capolavoro).
Ora chiediamo ai nostri amministratori di fare scelte coraggiose, di uscire da una logica di clientelismo e lobbistica per imboccare una strada virtuosa come fatto da Ciacci a Capannori e dai sindaci di molti Comuni virtuosi in Italia. Basta ingrassare i soliti noti a discapito della salute dei cittadini, abbiate il coraggio di liberarvi e fare le scelte PER la vostra base, non contro. E’ la base che vi giudicherà ed ora non avete più alibi, SI PUO’ FARE!! E noi ci aspettiamo che lo facciate e siamo anche qui per portare il nostro contributo. Come?
Il Comitato Tutela di Cortona essendo trasversale e apartitico è disponibile ad una seria discussione con gli amministratori sulla creazione di una società cooperativa o consortile (magari anche tra i Comuni di Vallata) che si faccia carico della gestione di questo nuovo passaggio ad un futuro più pulito.
Il progetto che abbiamo in mente per il nostro Comune prevede anche la realizzazione di 4 nuove Isole Ecologiche.
Perché le Isole Ecologiche o Ecocentri? Con la scomparsa dei cassonetti, e scusate se è poco togliere dalle strade quelle schifezze dei cassonetti…., derivata da un porta a porta, sorge il problema dello smaltimento dei rifiuti che la “maledetta/benedetta” 152/2006 definisce (o meglio, non definisce....) come assimilabili. Cosa sono? Sono tutta una serie di materiali, generalmente utilizzati dalla piccola e media attività produttiva, per le quali le aziende pagano gli oneri di smaltimento ma che non hanno un luogo di smaltimento dedicato e vengono smaltiti con il tal quale dei RSU.
Ora pensiamo, in funzione di un impianto di smaltimento a valle, che danno mi provoca una mezza bottiglia di diluente di un falegname nell’ottica di un compost o di una carta riciclata! Mi vanifica tutto il serio lavoro della differenziata. Allora Isole ecologiche (o Ecocentri) con spazi per tutti quei prodotti che vengono definiti assimilabili ma che potrebbero rientrare tranquillamente nei pericolosi o negli speciali, isole ecologiche per gli ingombranti, per le grosse quantità di sfalci, per gli oli esausti, sia di cucina che di officina (chi si cambia l’olio dell’auto a casa o dello scooter....), per i medicinali e per tutti quei rifiuti che non rientrano nelle categorie della differenziata o nel tal quale.
E per tutti quelle “case sparse” che potrebbe essere troppo oneroso includere nel porta a porta. Noi abbiamo pensato che con la realizzazione di 4 isole ecologiche nuove e la razionalizzazione dell’attuale, il territorio dovrebbe essere servito a sufficienza. Ma come già detto rimandiamo tutto il progetto nel dettaglio ad una discussione specifica sull’argomento.
Quindi, riassunto del progetto a Cortona:
Raccolta differenziata porta a porta nelle principali frazioni, Isole Ecologiche o Ecocentri, Raccolta differenziata a valle (meccanica o manuale, da valutare) e impianto di compostaggio o progetto che ne valorizzi la risorsa. Tutto questo per raggiungere QUALITA’, EFFICACIA e CONTENIMENTO DEI COSTI, caratteristiche che tutti ci aspettiamo da un servizio pubblico e che in questo caso possiamo realizzare.
Ora due conti, fatti alla buona ma assolutamente rispecchianti la realtà dei fatti.
Non riuscendo a reperire un documento ufficiale riguardante i rifiuti e non riuscendo ad avere un bilancio Comunale, abbiamo preso i dati a livello Nazionale e Regionale e li abbiamo applicati alla nostra realtà.
Abbiamo (dati CNR – UNI) una media regionale di produzione di RSU di 1,51 kg/gg che moltiplicati per 365, ci danno una produzione pro capite di circa 550 kg/a, che moltiplicata per 23.000 abitanti ci da una produzione annua comunale di 12.650 tonnellate di RSU.
Ora, dal bilancio previsionale 2010 del Comune di Cortona, troviamo una spesa per la nettezza urbana di 2.740.580,00 Euro, quindi deduciamo una spesa di 216,19 Euro a tonnellata.
Sempre con i nostri dati CNR UNI abbiamo diviso il nostro sacchettone dell’immondizia comunale in categorie merceologiche per vedere le percentuali di recuperabile ed abbiamo visto che abbiamo:
· Vetro 824 t/a per un valore di 24.500,00 Euro
· Metalli 380 t/a per un valore di 66.800,00 Euro
· Plastica 1.647 t/a per un valore di 387.300,00 Euro
· Carta 3.170 t/a per un valore di 174.300,00 Euro
· Legno 888 t/a per un valore di 9.500,00 Euro
· Organico 3.420 t/a per un valore di 20.000,00 Euro
Il valore di questa parte di riciclato è di 680.000,00 circa.
Ora il totale di tonnellate che andrebbero al termovalorizzatore dopo questa separazione sarebbero “solo” (si fa per dire) 2.350 per un costo di 507.000,00 Euro. Avremmo quindi il costo dell’”inevitabile” all’inceneritore interamente coperto dal valore del riciclato, anzi, avremo un gap positivo di circa 170.000,00 Euro.
Ora come visto il ricavo TARSU, sempre da bilancio previsionale 2010 del Comune di Cortona, è di 2.650.000,00.
A questo punto abbiamo 170.000 Euro di avanzo tra riciclato e incenerito, e 2.650.000 di entrate da Tarsu....pensate che con 2.820.000 non si possa abbattere le bollette di 945.000 Euro, assumere, che ne so, 25 nuovi addetti a 35.000 Euro l’anno per una spesa di 875.000 Euro e fare, con il restante milione le opere e comperare i mezzi adeguati?
E’ chiaro che tutto questo è a livello progettuale e sarà un obiettivo da raggiungere con il tempo e magari non immediatamente, ma comunque in tempi brevi, ma resta il fatto che i numeri sono questi e, credetemi, sono presi per difetto.
Ora manca solo la volontà di mettersi a sedere e decidere.
 

 
Il raddoppio dell'inceneritore di San Zeno
 
Trattamento a freddo dei rifiuti: l'alternativa RIFIUTATA in Valdichiana!
Nonostante i nostri accorati appelli, aggiunti a quelli di (purtroppo) pochi esponenti Politici, è bene che si sappia che la Regione Toscana, la Provincia ed il Comune di Arezzo, NON VOGLIONO prendere in considerazione l'impianto di TRATTAMENTO A FREDDO DEI RIFIUTI.
Anzi, vogliono avvelenare gli Abitanti della Valdichiana, aumentando le emissioni di inquinanti, oltre che da quelli esistenti, anche con il NUOVO inceneritore da 75.000 Tonnellate annue, sapendo che le ceneri e sopratutto i fumi prodotti dagli inceneritori sono SEMPRE E COMUNQUE TOSSICI per la salute umana.
E' bene che si sappia chi SONO I COLPEVOLI di questa scellerata scelta.
LA REGIONE TOSCANA: proprio di recente è stata certificata la BOCCIATURA del sistema toscano di gestione dei rifiuti a partire dal non raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata.
La Regione Toscana è INADEMPIENTE rispetto agli obiettivi che ESSA STESSA si è data (riduzione dei rifiuti al 15% e raccolte differenziate al 55%), livelli assolutamente raggiungibili. Non solo "grazie" a questa sconfitta NOI Cittadini dovremo pagare le eco-multe, in più la Regione ci vuole rifilare il nuovo e costosissimo inceneritore ed aumentare la capacità della discarica di Podere Rota a Terranuova Bracciolini!
Invece di spingere al massimo la Raccolta Differenziata e prendere in considerazione il Trattamento a freddo, i vari organi preposti se ne fregano e vanno avanti con questa assurda storia di bruciare i rifiuti invece di riciclarli.
LA PROVINCIA DI AREZZO: tre anni fa, l'allora Presidente Ceccarelli in un servizio su Teletruria declamava compiaciuto le virtù dell'inceneritore di San Zeno ("non inquina, rispetta l'ambiente, è più inquinato il centro di Arezzo che San Zeno" etc etc), quando ancora pochi ad Arezzo, sapevano del VERO impatto di questi eco-mostri.
Signore in questione che dopo manco un anno da quel servizio non ha esitato a definire lo stesso "obsoleto" per sponsorizzarne la costruzione di uno nuovo!
E il nuovo Presidente Vasai è, e ti pareva, orientato a seguire le orme del suo predecessore nonostante la marea di studi epidemiologici portati, svolti da Medici nelle zone dove operano questi impianti e che dicono chiaramente che gli inceneritori inquinano ed aumentano esponenzialmente il rischio di contrarre malattie gravi e mortali come cancro e leucemia.
Quanto ci piacerebbe che Vasai e Ceccarelli abitassero ad un chilometro dall'inceneritore di San Zeno!
IL COMUNE DI AREZZO e i vari Comuni della Valdichiana: colpevoli in tutti questi anni di immobilismo sul tema dei rifiuti (Raccolta Differenziata alla "incredibile" percentuale del 25% nel 2007, detersivi alla spina inesistenti, obblighi mai applicati per la riduzione degli imballaggi etc etc).
E il Comune di Arezzo è sicuramente colpevole di non aver cercato, in tutti questi anni, un rimedio meno impattante per smaltirli oltre che con l'inceneritore, come fanno in tanti altri Comuni più lungimiranti.
Sarebbe bastato ascoltare i vari Comitati, ma si sa che i Cittadini non hanno diritto ad essere ascoltati (tranne naturalmente prima delle elezioni).
I CITTADINI DI AREZZO: troppi sono quelli che se ne fregano di informarsi o passare-parola a riguardo di un argomento cosi importante!
Il sogno di chi abita vicino ad un inceneritore o ad una discarica (come quelli che abitano a San Zeno, Badia al Pino, Tegoleto, Terranuova Bracciolini etc etc) è quello di far respirare i fumi e miasmi a chi, invece, non ha questo problema e se ne frega di aiutare chi invece deve sopportare, suo malgrado, questa situazione da anni.
La Gente farebbe bene ad interessarsi, visto che nessuno, e specialmente i BAMBINI, è e sarà esonerato dal respirare e mangiare alimenti contenenti diossina e metalli pesanti "gentilmente" rilasciati dalle ciminiere dei tanti inceneritori presenti in Valdichiana!
Decine e decine di tabelle scientifiche dimostrano inconfutabilmente che gli inceneritori, piccoli o grandi, vecchi o moderni, contaminano i prodotti lattiero-caseari e ortofrutticoli, ed aumentano inesorabilmente le percentuali di patologie gravi dei Residenti con i fumi.
Ed anche le discariche non sono salutari visto che ammorbano l'aria ed inquinano le falde acquifere!
Un impianto di trattamento a freddo invece riesce a smaltire in modo infinitamente più salubre di un inceneritore o discarica i rifiuti conferiti, poiché non solo essi vengono riciclati a percentuali vicine al 99%, ma i materiali recuperati possono essere poi RIVENDUTI!
Costa dieci volte meno, crea più posti di lavoro, eviterebbe il raddoppio di San Zeno e diminuirebbe di molto la capacità richiesta per le discariche: perché LA REGIONE TOSCANA, LA PROVINCIA DI AREZZO e IL COMUNE DI AREZZO non lo vogliono?
L'abbiamo chiesto già troppe volte, senza risposte...
Meditate Gente, meditate!
 

 
Interrogazione di Monica Sgherri in Regione sul trattamento a freddo
 
Ciclo dei rifiuti nell'aretino: interrogazione di Sgherri in Regione
Monica Sgherri: "con pochi interventi integrativi il Polo di trattamento e smaltimento dei rifiuti di Podere Rota può diventare una grande opportunità per compiere scelte che migliorino sensibilmente l'ambiente la salute dei cittadini e evitare la costruzione di impianti assai più costosi ed inquinanti".
"Siamo di fronte ad un opportunità a nostro avviso da cogliere da parte della Regione, capace di contribuire a migliorare sensibilmente l'ambiente, la salute dei cittadini dell'area aretina, e farlo a costi assai contenuti".
Monica Sgherri, Consigliera Regionale di Federazione della Sinistra e Verdi, spiega la ratio dell'interrogazione urgente presentata alla Giunta Regionale il 18 maggio.
"Il Piano Straordinario dei Rifiuti dell'Ambito Territoriale Ottimale Toscana Sud, nella quale rientra l'area del sub ambito aretino, spiega Sgherri, prevede la realizzazione di una serie di interventi al riguardo del Polo di trattamento e smaltimento dei rifiuti in località Podere Rota (nel Comune di Terranova Bracciolini) i quali potrebbero essere integrati e implementati con altri che suggeriamo, attraverso i quali il Polo medesimo diventerebbe a tutti gli effetti uno dei primi impianti integrati e completi in Italia di Mechanical-Biological-Treatment (Trattamento Meccanico-Biologico), modalità di trattamento a freddo del ciclo dei rifiuti.
Si tratta di tecnologie integrative facilmente reperibili e a costi assolutamente contenuti, assai più bassi di quelli necessari per la realizzazione del previsto nuovo inceneritore in località San Zeno: quindi si spenderebbe meno e si renderebbe l'area interessata autosufficiente rispetto alle necessità di smaltimento dei rifiuti, comportando quindi l'inutilità della realizzazione del suddetto inceneritore; scelta che eviterebbe di conseguenza anche i forti impatti ambientali che un impianto di questo tipo comporterebbe".
Un doppio vantaggio quindi, ambientale ed economico, DA COGLIERE.
Questa la ratio dell'interrogazione presentata, per sapere se la Giunta Regionale intenda prendere nella dovuta considerazione questa prospettiva, al fine di non lasciarsela scappare.
 


Rifiuti: Aisa, bollette più care del 4%
 
Identico aumento anche nel 2011
Le tasche si svuotano, ma le tariffe aumentano. Accade con una cadenza e con una prospettiva che si consolida nel tempo, affidata a piani triennali o decennali, che tengono conto, questo sì, delle aspettative delle aziende pubbliche, ma trascurano quelle degli utenti. Il primo caso venuto alla ribalta ha interessato Nuove Acque, ma ora anche Aisa segue le stesse orme e, proprio nel piano triennale 2009-2011, ha stabilito di aumentare le tariffe del 4%. Poi, si vedrà.
Le buone ragioni amministrative non mancheranno, nei siamo certi, ma visto che da queste parti è attivo un impianto per l’incenerimento, che produce anche energia elettrica, venduta all’Enel, c’era da augurarsi che i ricavi messi in cassaforte alleggerissero le bollette. E invece, no.
Solo le aziende pubbliche (quelle private devono lottare con la concorrenza) possono contare su aumenti dei prezzi, del 6,5% all’anno per Nuove Acque e del 4%, come abbiamo annunciato, per Aisa. Se anche i beni di prima necessità corressero così forte, sarebbero guai, guai seri. Per fortuna, i costi di Coingas, sono controllati e vincolati dall’Autorità di settore, altrimenti avremmo corso altri pericoli.
Bollette a parte, il bilancio di Aisa, annuncia il presidente Walter Rossi, ha raggiunto un utile netto di 223 mila euro, a fronte di un fatturato consistente, che ha sfondato i 22 milioni di euro. "Un risultato — ammette il presidente — che ci soddisfa e mette in risalto una gestione, complessivamente sana, che guarda al futuro".
I conti della partita doppia non esauriscono tutti i problemi di Aisa, impegnata su due fronti, entrambi contraddistinti da una situazione di incertezza: da un lato, l’annosa controversia sulla natura dei pagamenti e l’imposizione o meno dell’Iva sulle bollette; dall’altro, sulle scelte dell’azienda gravano le ipotesi di ampliamento dell’inceneritore di San Zeno e i piani di smaltimento per l’Ato , ora appesi ad un filo. "Il parlamento — afferma il presidente Rossi — ha approvato una norma che prevede l’abolizione dell’Ato e la costituzione di un’apposita Agenzia, destinata, a quanto pare, a farsi carico della gestione del servizio in un’area definita".
In questo contesto, Aisa è costretta ad assumere una posizione di attesa, nel contempo, si augura che gli scenari si chiariscano in tempi brevi per consentire il varo di una ulteriore politica di crescita.
 

 
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