- CONVEGNO E TAVOLA
ROTONDA DEL 15 MARZO A RIGUTINO HOTEL PLANET
Risparmio energetico – Efficienza energetica – Fonti
rinnovabili
TRASFORMAZIONI DELL’AGRICOLTURA E MODIFICAZIONI DEL
PAESAGGIO
Intervento di Mariarita Signorini
Consiglio nazionale Italia Nostra
Responsabile Comitato nazionale del Paesaggio per la
Toscana
Appare opportuno innanzitutto riassumere i seguenti dati
che sono desunti dall’accordo di riconversione
produttiva tra Enti, Sindacati, Eridania Sadam,
Powercrop siglato il 10 dicembre 2007.
- 70 km raggio di territorio di provenienza delle
biomasse (considerati filiera corta).
Una vasta area interessata della quale almeno 18.000 Ha
saranno coltivati a girasole; altre estensioni, non
precisate, saranno coltivate a pioppeta (L’intera
Valdichiana è di circa 114.000 Ha ).
- 30 Ha di superficie fondiaria a destinazione parco
Tecnologico-Energetico-Produttivo.
- 15 Ha di superficie fondiaria da adibire a centrale a
biomasse – frantoio integrato.
Una non precisata vasta superficie fondiaria a
destinazione interventi edilizi di uso residenziale.
- 25 Ha (?) circa : si parla di una ‘significativa
dimensione’ di oasi naturalistica + 5 Ha di lago in
comodato gratuito al Comune/altro Ente/associazione, per
30 anni.
- 35 operai assorbiti più altri (numero non precisato)
occupati nella centrale più un impegno a creare le
condizioni per un altro centinaio di addetti nella nuova
area industriale.
Viene messo a disposizione l’impianto di
teleriscaldamento, e la nuova viabilità ecc.
L’accordo prevede inoltre una formula di validità, ‘per
tutto il periodo di validità dei Certificati Verdi (?)
per centrali a biomassa’ e ….‘ ferme restando le attuali
condizioni del conto energia’
Valore alimentare dell’agricoltura nel mercato globale:
Autorevoli segnalazioni dell’Accademia dei Georgofili
informano che vi è un campanello d’allarme
nell’equilibrio delle produzioni alimentari tra paesi
emergenti come ad es. la Cina e l’India ed i paesi
industrializzati; l’equilibrio della produzione agricola
risente del contesto generale del mercato globale ed i
problemi si ripercuotono a livello planetario.
È stato sufficiente un calo della produzione di frumento
nei paesi emergenti, perché in Europa e quindi anche nel
nostro Paese (dove ormai la politica delle scorte
alimentari ha perso d’importanza) si riscontrasse un
improvviso ed inaspettato innalzamento dei prezzi.
I terreni agricoli, risorsa essenziale e irriproducibile
(come rimarcato anche nella Legge della Regione Toscana
n. 1 del 2005 a proposito dei suoli), stanno assumendo
un’importanza di primo piano per la sostenibilità
alimentare.
Questo soprattutto nei paesi industrializzati come il
nostro, dove la cementificazione diffusa e incontrollata
ha da decenni già compromesso vaste aree del territorio
nazionale.
Appare quindi estremamente importante che nel territorio
della Valdichiana, uno dei più belli del nostro paese,
l’agricoltura si stia da tempo riscattando con processi
virtuosi di agricoltura biologica evoluta, agriturismo e
produzioni locali di alta qualità.
Proprio lo sviluppo dell’agriturismo è la riprova di
come si può fare tutela del paesaggio, garantire la
salubrità del territorio e creare nuova occupazione non
solo nel settore primario dell’agricoltura ma anche, in
modo rilevante, nell’economia dell’indotto.
Una bicicletta costruita attorno al campanello:
In questo scenario il progetto di riconversione
dell’area ex Sadam appare avulso dalle reali tendenze
agricole del territorio: la centrale a biomasse dovrà
servire un nuovo vasto complesso residenziale (quasi 5
ettari) oggi inesistente ed una nuova area industriale,
progettate apposta per giustificare l’esistenza stessa
della centrale!
Perché partire da un’esigenza di fabbisogno energetico
presunto in un territorio con rilevante a funzione
agricola, turistica e ambientale, dove tale fabbisogno è
assai limitato?
Perché realizzare un impianto a biomasse per la
produzione di energia elettrica e giustificarne la
necessità con la creazione di una nuova area industriale
che porteranno entrambi a processi di cementificazione
di vaste aree che attualmente hanno potenzialità
produttiva agricola e ambientale?
Perché inserire in tale contesto territoriale un
complesso di infrastrutture ed edificazioni che
aumenterà complessivamente le fonti di inquinamento
rispetto all’attuale tendenza di sviluppo?
Mentre da un lato l’agricoltura della Valdichiana segue
il suo corso e progredisce in un’economia di libero
mercato, dall’altro si affianca ad essa, cercando di
condizionarla e forzarne lo sviluppo, un progetto di
riconversione dell’ex Sadam in centrale a biomasse che
presenta pesanti aspetti speculativi che nulla hanno a
che vedere con lo sviluppo del settore agroalimentare:
sembra che, una volta inventato il campanello, per farlo
funzionare si voglia costruire a tutti i costi la
bicicletta.
Una risposta ai nostri interrogativi è probabilmente da
ricercarsi nel meccanismo dei Certificati Verdi,
elargiti con larghezza nel nostro Paese alle cosiddette
‘energie rinnovabili’, di cui fanno parte le biomasse,
per la presunta riduzione delle emissioni di gas serra.
Questo settore risulta infatti in forte espansione per
gli ingenti incentivi pubblici che riceve.
La domanda che ci poniamo allora nasce spontanea: è
possibile creare invece nuova occupazione, in
alternativa a quella proposta dagli Enti locali,
qualificando e valorizzando ancora di più gli aspetti
agricoli e agrituristici della Valdichiana? Non varrebbe
infatti la pena di sostenere (con finanziamenti e
risorse assai inferiori) settori e indotti già in
crescita che ruotano attorno ai prodotti di qualità
tipici del territorio?
La realizzazione della centrale a biomasse e di tutte le
opere connesse, quale impatto avranno sul valore
agronomico dei suoli, sull’equilibrio della catena
alimentare e quindi sull’aspetto più importante di tutti
che è la salute delle popolazioni?
A questo proposito un autorevole studio del Dr Federico
Valerio responsabile Servizio Chimica Ambientale dell’
Istituto Nazionale di Ricerca sul Cancro di Genova (i
cui dati riporto in appendice) indica come sia
necessario mettere in bilancio costi e benefici del
progetto e le conseguenze derivanti dall’inquinamento
prodotto dalla centrale, in tutte le fasi di esercizio:
dalla fase di costruzione, durante l’uso di avvio e di
pretrattamento con l’uso di combustibili fossili, al
trasporto delle ceneri a destinazione, dall’aumento di
traffico dovuto ai trasporti della nuova area
industriale, e dall’inquinamento prodotto dalle nuove
attività industriali. Si dovrà tener conto poi
dell’emissione nell’ambiente di macro e micro
inquinanti, di PM 10 e PM 2,5, ossidi d’azoto e IPA.
Crediamo sia perciò indispensabile un’approfondita
Valutazione d’Impatto Ambientale e Sanitario, come pare
il Sindaco si sia impegnato a fare, a patto che questo
non sia un espediente per giustificare un intervento già
prestabilito ma sia la base di una valutazione di
fattibilità e di reale sostenibilità.
Si costruiscono cattedrali nel deserto:
Signor Sindaco lei è di fronte a un bivio, può seguire
le ragioni dei Suoi Cittadini, che le chiedono di non
intraprendere progetti avveniristici e rischiosi per
l’ambiente e per l’equilibrio economico dell’agricoltura
locale, oppure può seguire, in una nuova avventura, chi
dall’alto, senza conoscere la natura del territorio e
tanto meno il valore e l’operosità dei suoi abitanti, le
propone faraoniche imprese finanziarie la cui
fattibilità è ancora tutta da dimostrare.
Troppe fin qui quelle fallimentari che si sono già fatte
per volontà politica della Regione, in totale assenza di
una sentita e motivata partecipazione di base: basta
ricordare per esempio il Centro Carni di Chiusi, voluto
in totale assenza di condizioni di mercato capaci di
consentire conferimenti adeguati a costi competitivi, le
serre del Monte Amiata, innovazione di alta tecnologia
basata sul “risparmio energetico”, e il Mercato dei
fiori di Pescia con un’asta dei fiori avente un peso
economico pari a zero nel contesto internazionale di una
floricoltura basata essenzialmente sull’importazione ed
esportazione dei prodotti da tutto il mondo.
Per il progetto di cui si parla servono studi
interdisciplinari notevolmente complessi; l’aiuto del
volontariato non basta, è utile solo per creare una
parvenza di consenso e accontentare qualche richiesta
spicciola.
Il progetto richiede tra l’altro che nell’analisi “ex
ante” si evidenzino le tendenze economiche in atto e,
nell’analisi “ex post”, l’attendibilità delle fonti di
approvvigionamento, le nuove tendenze, le criticità e le
possibilità di una loro soluzione: la volontà politica
non è sufficiente a risolvere tutti i problemi
soprattutto quando questi dipendono da dinamiche
economiche sovraordinate.
È vero che lo sviluppo delle coltivazioni, della
viticoltura per esempio, come Lei ha sostenuto Signor
Sindaco, ha cambiato il paesaggio e così quello della
frutticoltura e delle colture industriali, ma tutto ciò
è avvenuto in un mercato ancora sufficientemente libero,
seppure indirizzato da una forte politica comunitaria.
Sono nati i marchi, le denominazioni, l’agriturismo,
tutto per libera scelta imprenditoriale.
Ben altra cosa è mettere nelle mani di un’impresa con
filiera prettamente industriale, legata ad investimenti
spiccatamente immobiliari, un territorio vasto come
quello della Valdichiana, in un regime di prezzi stabili
condizionati dai costi di produzione ed erogazione
dell’energia, senza possibili alternative.
Forse tutto sommato vale la pena di attendere e
riflettere molto a fondo prima di addentrarsi in una
nuova avventura di tale portata, anche perché in altre
parti d’Italia, per casi analoghi, pare siano già sorti
seri problemi.
Cultura del paesaggio agrario e ragioni della sua
estetica:
- paesaggio bello e utile -
Un’altra criticità che vogliamo sottolineare è
rappresentata da eventuali e obbiettivi problemi per la
produzione agricola locale nel caso di una lievitazione
dei costi di produzione: ciò potrebbe portare alla
cessazione della produzione di girasole e di biomasse
legnose; altrettanto dicasi nel caso di sbocchi di
mercato più allettanti per gli imprenditori agricoli. Il
caso del frumento citato dianzi è emblematico.
D’imprenditori veri e propri infatti si sta parlando,
che verrebbero penalizzati da scelte ‘politiche’
sovradimensionate e scollegate dalle realtà
territoriali,
È consolidato dalla nostra antichissima tradizione
agricola che il Paesaggio nei secoli si è trasformato
per il succedersi di nuove opportunità di mercato, basta
pensare a quello che è avvenuto nel Chianti negli ultimi
anni dove le colture si sono orientate in modo per certi
versi anche eccessivo se si pensa alla quasi esclusiva
monocoltura della coltivazione della vite e dell’olivo,
ma qui si dovrebbe aprire una parentesi che ci
porterebbe lontano dal tema in questione.
Dunque di nuovi sbocchi di mercato si parla; è proprio
questa dinamicità della gestione del territorio che ha
permesso anche di conservare un patrimonio ambientale
d’incommensurabile valore non solo produttivo ma anche
estetico e culturale: quel capolavoro frutto del lavoro
dell’uomo che costituisce il Paesaggio toscano che tutto
il mondo ci invidia.
Va inoltre messo in conto, per il progetto
Eridania-Sadam- Powercrop, anche il consumo idrico delle
coltivazioni che andrebbero a sostenere la produzione
energetica, come nel caso dei pioppeti a rapido
accrescimento e le colture erbacee mediamente esigenti
come il girasole (che in ogni caso richiede più acqua
del frumento).
Per concludere va considerato allora che ovunque si
tratti di mega progetti, come quello in questione, si
rileva un incremento esponenziale delle criticità.
Un esempio emblematico di forte alterazione dei luoghi e
dei paesaggi sta per verificarsi a Castelfalfi: si
tratta della nascita di un megavillaggio turistico
residenziale con campo da golf da 36 buche in una delle
aree più aride della Toscana, con la trasformazione e la
riduzione di un’antica tenuta agricola di 370 Ha (oltre
ad una superficie anche maggiore di aree boscate) che
verrà fortemente ridotta per dar luogo a un’operazione
totalmente falsificante del nostro paesaggio agrario.
Analogo esempio, a noi più prossimo qui nell’aretino è
quello di Capolona: dove si è progettato un altro campo
da golf da 36 buche con la perdita di altro prezioso
territorio rurale.
A Castiglion Fiorentino invece si prospetta la
realizzazione di una grande centrale a biomasse da 20 a
35 Mw (ancora non ne è chiara la potenza); è evidente
che esiste nel nostro paese il problema di
approvvigionamento di energia ma non possiamo
sacrificare beni così preziosi come questo territorio
agricolo e un paesaggio che producono benessere, reddito
e indotto, per una prospettiva così aleatoria e piena
d’interrogativi, siamo assolutamente convinti che ‘est
modus in rebus’: c’è una misura nelle cose e citiamo il
caso della Sardegna dove da poco è già iniziato l’iter
autorizzativo per 15 centrali a biomasse di piccola
potenza nell’ordine di 1 MW l’una, distribuite però in
un territorio assai più vasto della Valdichiana e
soprattutto a servizio di realtà già esistenti, dove il
problema del risparmio energetico è più concreto.
Problematiche ambientali e sanitarie derivanti dall’uso
a fini di produzione di energia da biomasse e
valutazione sulle possibili conseguenze sanitarie delle
emissioni di centrale a biomasse.
Per gentile segnalazione del Dr. Federico Valerio
responsabile Servizio Chimica Ambientale Istituto
nazionale di ricerca sul cancro di Genova.
Appare importante valutare i seguenti aspetti quando si
progetta una centrale a biomasse e inserire tali dati
nel bilancio costi/benefici.
Esposizione delle persone a zinco, rame, piombo e
manganese (vedi Molnar et al., 2005), prodotti dalla
combustione dell’impianto;
effetti sull’asma e sulla funzionalità respiratoria
(vedi Boman et al., 2003);
esposizione a benzene e 1-3 butadiene, considerati
potenti cancerogeni (vedi Gustafson et al., 2007);
concentrazioni di benzo(a)pirene, composto cancerogeno
che si produce durante le combustioni di biomasse;
emissioni di gas serra nella fase di costruzione, nella
raccolta e nel trasporto delle biomasse all’impianto,
nel trasporto delle ceneri alla loro destinazione
finale, nello smaltimento dell’impianto alla fine del
suo esercizio: tali valutazioni sono importanti per
stimare l’efficienza energetica del proposto impianto
emissione nell’ambiente di macro e micro inquinanti
(polveri sottili e ultra sottili, ossidi di azoto,
idrocarburi policiclici aromatici..), sommando anche le
emissioni prodotte dal traffico pesante indotto
dall’entrata in funzione dell’impianto e parte
integrante dell’attività dell’impianto stesso: qualità
dell’aria relativamente a emissioni da camino,
confronto della qualità dell’aria, del suolo e delle
acque prima dell’entrata in funzione dell’impianto a
biomassa, con stime della qualità delle stesse matrici
ambientali una volta che l’impianto proposto sia
realizzato.
stima del possibile progressivo bioaccumulo lungo la
catena alimentare, dei metalli tossici e dei composti
organici persistenti presenti nelle emissioni, nel corso
della vita operativa dell’impianto.
deposito al suolo derivante dalle immissioni giornaliere
e qualità degli alimenti prodotti dal terreno
contaminato, con riguardo alla quantità di diossine e
con riferimento alla dose che oggi le organizzazioni
internazionali per la tutela della salute pubblica
giudicano tollerabile, nonché le ricadute al suolo
derivanti anche dal traffico veicolare, di composti
organici persistenti (diossine, furani, idrocarburi
policiclici) e di eventuali metalli pesanti.
stima delle emissioni di inquinanti convenzionali quali
ossido di carbonio, polveri totali sospese e ossidi di
azoto (vedi Johansson et al., 2003)
stima degli inquinanti meno convenzionali che si
producono con la combustione di biomasse, oltre alle già
citate polveri sottili, (vedi Johansson et al., 2003),
anche la formaldeide (vedi Olsson, 2006), il benzene
(vedi Schauer et al., 2001), gli idrocarburi policiclici
aromatici (vedi Kakareka et al., 2005), le diossine
(vedi Hubner et al., 2005; Lavric et al., 2005).
soluzione del problema della gestione delle ceneri da
biomasse la cui quantità può variare dal da 0,5 fino al
a 15,5%, nel caso della paglia, sul materiale trattato
(recupero, utilizzo e smaltimento; vedi Demirbas, 2005;
Johansson et al., 2003; Kakareka et al., 2005)
valutazione del livello di tossicità delle ceneri e in
particolare delle ceneri volanti raccolte dagli impianti
di depurazione dei fumi, con riferimento anche al
contenuto di cadmio, cromo, rame, piombo e mercurio
concentrazione nelle emissioni. negli stessi fumi di
idrocarburi policiclici aromatici, diossine e furani
presenza di cadmio e mercurio nelle biomasse
termovalorizzate.
www.comitatotutelavaldichiana.it