| “L'inferno dei
viventi è non è qualcosa che sarà; se ce n' è uno, è quello che è già
qui, l' inferno che abitiamo tutti i giorni che formiamo stando insieme.
Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti;
accettare l' inferno e diventare parte fino al punto di non vederlo più.
Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui:
cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all' inferno non è
inferno, e farlo durare e dargli spazio”. Così si conclude le CITTA' INVISIBILI di Italo Calvino; niente di più evocativo dell' inferno per introdurre il tema dell' incenerimento. Fuor di metafora cercheremo brevemente e speriamo chiaramente, con questa lettera aperta, di spiegare le ragioni che hanno portato ad indire la manifestazione del 29 settembre contro tutte le forme di incenerimento. Le Istituzioni locali ( Provincia Comune di Arezzo, Castiglion Fiorentino, Civitella in Val di Chiana) si troveranno a dover decidere, in tempi relativamente stretti, su tre grandi opere che potrebbero incidere pesantemente sul territorio della Valdichiana in generale e in particolare dai Comuni direttamente interessati da questi nuovi insediamenti. Vediamo di cosa si tratta. Provincia e Comune di Arezzo ( insieme a tutti i Comuni che formano la ATO 7, organismo preposto alla gestione dei rifiuti provinciale) dovranno segnare la strada della politica dello smaltimento dei rifiuti, decidere se raddoppiare o triplicare l' inceneritore situato in località San Zeno. Tutto dipenderà da una scelta politica e non tecnica, come ci par di capire si cerchi di far passare. Infatti è possibile smaltire i rifiuti solidi urbani ( la spazzatura che si produce in ogni casa e anche in gran parte delle attività produttive e commerciali della Provincia ) con metodiche che non passano necessariamente per l' incenerimento finale. Come Comitato Tutela Valdichiana abbiamo cercato in questi mesi, da soli ed insieme ad altri soggetti associativi, di portare a conoscenza queste metodiche. Oltre che essere ampiamente attuati, collaudati e sviluppati, questi metodi di smaltimento dei rifiuti mettono in evidenza quanto l' incenerimento sia oggi, anche se ahinoi praticato da più parti, rischioso per l' ambiente e la salute ed anche antieconomico. La cosa che più ci preoccupa del piano industriale dei rifiuti che si và ad approvare, è che preveda un aumento dei rifiuti del 15 % nel quinquennio 2006/ 2011 ed un livello di raccolta differenziata del 55% nel 2015, mentre due leggi regionali prevedono rispettivamente una riduzione del 15 % dei rifiuti ed una raccolta differenziata al 55% entro il 2010. Questo piano è fuorilegge o abbiamo alzato bandiera bianca nei confronti del punto principale della filiera che è quello della riduzione dei rifiuti e di un’ alta percentuale di raccolta differenziata ?! A Badia al Pino una nota azienda locale che recupera metalli e smaltisce rifiuti tossici speciali ha chiesto di portare la propria produzione a 30.000 ton./annue dalle attuali 12.500. L' Azienda è certificata ed opera ai massimi livelli di sicurezza ambientali possibili. Nonostante queste premesse nel 2006 ci sono state delle fuoriuscite di diossina con conseguente chiusura dell' attività del forno incriminato. Ci domandiamo: è possibile che la Provincia ed il Comune di Civitella debbano decidere questo potenziamento senza l' esistenza di un piano dettagliato della produzione e soprattutto dello smaltimento dei rifiuti tossici speciali prodotti nel territorio provinciale ? Noi vogliamo farci carico, responsabilmente, anche dello smaltimento dei rifiuti tossici della nostra Provincia, ma vogliamo anche sapere, come altre Province Toscane sanno quanto ne produciamo e anche quanto ne importiamo…… Tremila cittadini si sono espressi in pochissimo tempo contro l' eventuale potenziamento della Chimet. A Castiglion Fiorentino è ormai noto a tutti che lo zuccherificio deve essere riconvertito ad altra attività. La chiusura dello stabilimento non è avvenuta per una crisi produttiva del medesimo, ma per una scelta di politica comunitaria, che ha sancito un ridimensionamento della produzione saccarifera del nostro Paese. Sottolineamo questo aspetto soprattutto nei confronti dei problemi occupazionali, che secondo noi dovrebbero vedere le Istituzioni Pubbliche, viste le premesse, impegnate nel non facile compito di cercare un ricollocamento degli ex-lavoratori. Il progetto iniziale di riconversione presentato dalla Società è quello di una centrale a biomasse da 50 Mwatt. Due linee di produzione avrebbero garantito la potenza; una sarebbe alimentata a cannette o piccoli pioppi coltivati in loco per circa 240.000 ton. e l' altra da olio combustibile ( ¼ da girasole locale) per altre 40.000 ton., non dimentichiamoci che la Legge Italiana autorizza come combustibile delle centrali a biomasse molte tipologie di rifiuti ( Fanghi depurazione industriale, legno trattato con solventi ecc…). Su questo progetto abbiamo interpellato esperti ai massimi livelli che ne hanno confermato, anche attraverso conferenze pubbliche molto partecipate ( Prof. Tamino Gianni, Dott.ssa Gentilizi Patrizia) l' insostenibilità per motivi ambientali e sanitari. Abbiamo la sensazione che anche le Istituzioni e le Associazioni Agricole locali riservino al progetto molte perplessità. La proprietà sembra non voler recedere da questo tipo di progetto che ha ripresentato, in verità ridimensionato nella potenza ( 25 Mwatt) ma sempre dello stesso tenore. Cinquemila cittadini della Valle hanno firmato in pochissimo tempo l' appello del Comitato Tutela Valdichiana che chiedeva espressamente l' abbandono del progetto da parte della proprietà. Detto tutto questo che cosa ci aspettiamo dalla manifestazione del 29 di settembre manifestazione che ha per slogan “ NON BRUCIAMOCI IL FUTURO” ? I nostri governanti devono rendersi conto che è ormai il tempo che su progetti fortemente impattanti sull' ambiente che segnano inesorabilmente il territorio, non si può prescindere da un coinvolgimento ampio e serio della popolazione locale. Le scelte si fanno dopo approfondimenti che valutino tutte le possibili alternative. Ci deve essere soprattutto il coraggio di invertire la rotta che in questi anni ha considerato la terra come un bene da consumare, spesso acriticamente, senza le dovute attenzioni al futuro. NON VOGLIAMO ACCETTARE PASSIVAMENTE L' INFERNO. www.comitatotutelavaldichiana.it |