- Consiglio Comunale 23 dicembre
2009 - Il trasferimento della Safimet
È proseguita la discussione che si era interrotta nel Consiglio
Comunale del 10 dicembre sul progetto illustrato dal Sindaco
Giuseppe Fanfani di trasferimento dell’azienda Safimet. La Safimet
recupera materiali preziosi e smaltisce rifiuti speciali. Il
Consiglio Comunale era chiamato a esprimere parere su un
procedimento amministrativo di competenza provinciale sulla
richiesta di trasferire la ditta dalla zona produttiva di San Zeno
alla zona, sempre a San Zeno, dell’inceneritore, senza incremento
delle quantità dei rifiuti trattati. La discussione odierna si è
incentrata su alcuni emendamenti a firma Francini-Borri la cui
filosofia era “sì al trasferimento ovviamente nel rispetto della
legalità ma con tempi certi” e su un atto di indirizzo di Mario
Bruni i cui contenuti ribadivano quanto espresso negli interventi
durante il dibattito della volta scorsa: in particolare l’atto di
Bruni impegnava la Giunta nella redazione, con priorità assoluta e
non oltre 30 giorni dalla data odierna, di un Piano complesso di
intervento per l’area interessata di San Zeno da completare entro 6
mesi.
Sono intervenuti i consiglieri comunali Pilade Nofri (Pd) che ha
messo in evidenza come dare alle aziende “possibilità di operare sia
un’esigenza prioritaria in un momento delicato come l’attuale.
Questa azienda non può vivere atrofizzata in un luogo dove è nata 30
anni fa. Bisogna lasciar fare chi è disposto ancora a investire
risorse nel territorio. Altre aziende possono avere le stesse
esigenze e l’amministrazione dovrebbe essere pronta a recepirle”.
Alessio Mattesini (Fi verso il Pdl) per il quale “l’ampliamento
della Safimet può essere occasione di lavoro anche per i giovani”.
Luigi Polli (Pd) che ha dichiarato che “non si può non essere
favorevoli alla implementazione di piani industriali ma alcuni atti
approvati da questa amministrazione hanno stabilito criteri precisi
e uno strumento, quello del Piano complesso di intervento. Un grande
impegno, una scelta politicamente rilevante perché è
l’amministrazione a impegnarsi direttamente nella progettazione. E
se c’è un’area dove necessita una progettazione pubblica, quella è
proprio San Zeno, dove trasferimenti e nuovi dimensionamenti
industriali incidono su aziende non qualsiasi ma di tipologia tale
da non poter prescindere da questo genere di approccio”. Marco
Bianchi (Sinistra) che ha ricordato come “occorra sgombrare il campo
da divisioni fittizie tra chi è favore e chi contro lo sviluppo
economico. Il Regolamento Urbanistico chiede riflessioni e scelte
che non possiamo ora eludere. Semmai è importante entrare nel merito
e cercare una sintesi attraverso un percorso che la proposta di
delibera odierna traccia nella maniera corretta. Mi riservo inoltre
di fare le mie valutazioni su cosa è davvero priorità ma i termini
proposti da Bruni per il piano complesso mi sembrano comunque un po’
azzardati”. Paolo Enrico Ammirati (An) per il quale “convivono otto
anime in una maggioranza e quando si tratta di prendere una
decisione strategica per questa città essa si sfalda. Città che
sopporta da tre anni e mezzo un’amministrazione paralizzata su
tutto: politiche sociali, infrastrutture, economia.
Un’amministrazione incapace di prendere una decisione, di dire ‘sì’
a un’azienda che chiede solo di spostarsi di 800 metri! Ma come e
quando li vogliamo mettere in grado di lavorare gli imprenditori che
neanche chiedono un ampliamento! E siamo a un anno dalla fine del
mandato”. Luigi Lucherini (Fi verso il Pdl) che ha sottolineato come
“Piano complesso di intervento significa che la Giunta dà input
precisi agli uffici che devono redigerlo. E se la Giunta dice che
non vanno inseriti nel piano stabilimenti inquinanti? Ecco che
daremo risposta negativa a un’azienda che chiede a oggi un semplice
trasferimento. Nel momento in cui accettassimo questa richiesta
nella seduta odierna potremmo anche dare precise indicazioni
all’azienda su come ridurre le emissioni. Se invece rimandiamo sine
die la decisione, che contributo possiamo dare sulla stessa
questione ambientale?”. Luigi Del Pace (Pd) che ha posto la
questione di “attività industriale e rispetto dell’ambiente come due
facce della stressa medaglia”. Francesco Macrì (An) per il quale “è
una cosa gravissima decidere di non decidere, la peggiore medicina
somministrata dalla Giunta Fanfani a una città malata. E nello
specifico è altrettanto grave non permettere la modernizzazione di
un’azienda che vuole trasferirsi di poche centinaia di metri in
un’area deputata con incremento dell’occupazione a parità di potenza
dell’impianto”.
L’assessore Roberto Banchetti ha espresso il parere di Giunta su
emendamenti e atto di indirizzo: “è confermato che il trasferimento
Safimet possa avvenire alle procedure previste dal Regolamento
Urbanistico e cioè Piano complesso di intervento e sottoposizione a
VAS (valutazione ambientale strategica). Il Piano complesso dovrà
partire nel più breve tempo possibile: l’atto di indirizzo Bruni
prevede 30 giorni per avviarlo ed è un termine giudicato
plausibile”. Sulla VAS l’assessore Banchetti ha confermato “che sta
attivandosi per accelerare ogni procedura ma i 6 mesi sempre
dell’atto di Bruni, per arrivare alla fine dell’iter, sono pochi e
difficilmente rispettabili non tanto per volontà politica ma per la
naturale cadenza delle procedure amministrative. Comunque i tempi
saranno i più brevi possibili”.
Dopo avere respinto gli emendamenti Francini-Borri e l’atto di
indirizzo di Bruni, il Consiglio Comunale ha fatto propria questa
impostazione con 21 voti favorevoli e 13 contrari. Tra questi,
insieme all’opposizione, anche i voti dei consiglieri Bruni e
Manneschi per i quali “l’impostazione dell’atto di indirizzo con la
previsione di tempi certi sui quali basare il lavoro era condizione
essenziale per dare un messaggio chiaro alla città: la maggioranza è
per percorsi e risposte certe e non per i tentennamenti”.
Ecco la sintesi degli interventi della precedente seduta: se Stefano
Gasperini (Pd) aveva richiamato l’attenzione “sulla necessità di
contemperare le esigenze dell’impresa economica con la massima
attenzione agli aspetti urbanistici e ambientali”, Mario Bruni
(Città aperta - Idv) aveva sottolineato la necessità di un “Piano
complesso di intervento comprendente tutti gli spostamenti e i
trasferimenti di aziende nella zona in questione da fare precedere
da valutazione ambientale strategica”.
Per Francesco Francini (Gruppo misto) “siamo di fronte a una
richiesta di ammodernamento aziendale che il Consiglio Comunale di
fatto carica di oneri non contemplati dalla legge. Oneri in termini
di tempo e soldi che costringono l’imprenditore a perpetuare la
lavorazione con un’azienda obsoleta e magari rinunciare
all’incremento occupazionale che si proponeva. Quello della
maggioranza è un ‘no’ mascherato e ideologico che costringe la
proprietà a un’attività preliminare di tipo burocratico che finisce
per indurre le imprese e scappare dal nostro territorio”.
Per Guglielmo Borri (Gruppo misto) “stiamo parlando di attività
industriali che richiedono certamente massima attenzione ma anche
senso di responsabilità nei confronti dell’economia e di chi vuole
investire nel nostro territorio. Non è quella la zona, dove la
Safimet chiede il trasferimento, in cui dovrà sorgere la seconda
linea dell’inceneritore? Da questa domanda preliminare ne discendono
altre: quali sono le linee politiche di questa amministrazione
sull’area, chi sono gli imprenditori con i quali discute, quanto
tempo gli stessi devono aspettare per avere risposta alle loro
richieste? Con chi, in sostanza, viene discusso il tanto sbandierato
Piano complesso di intervento?”.
Marco Paolucci (Sinistra): “da Badia al Pino a San Zeno la zona è
caratterizzata da inquinamento e concentrazione aziendale. La
vicenda Chimet dà la cifra del problema, la Asl sta avviando uno
studio epidemiologico sull’area. Sono potenzialità di rischio da non
sottovalutare e come si fa a inserire un’azienda in un’area senza
sapere ciò che poi sorgerà attorno a essa? Un’azienda che in qualche
modo inquina. La proposta della Giunta di parere negativo, a oggi,
prima del Piano complesso di intervento ci sembra l’approccio
giusto. Va detto ‘basta’ per ogni corsia preferenziale: dalle
varianti a chi presenta per primo il progetto e arriva in una
determinata area ancora ‘vergine’. E retrogrado è chi sogna ancora
uno sviluppo industriale di tipo ottocentesco, stabilimenti a
tappeto che devastano il territorio e inquinamento”.
Giovanni Pelini (Ps): “ogni attività produttiva e industriale deve
avere il suo corso. Abbiamo adottato un Piano Strutturale che
individua nelle valutazioni di impatto ambientale un deterrente per
ogni attività rischiosa. E qui siamo di fronte a una situazione che
ne richiede una complessiva, perché nell’area sorgeranno varie
attività e non è logico ridurre una valutazione del genere al solo
inceneritore”.
Marco Tulli (Sinistra): “come amministratori dobbiamo tutela salute
dei cittadini e dei lavoratori. Lo sviluppo che non è stato attento
alle condizione ambientali è un prezzo troppo caro che l’attuale
società sta pagando. Non basta dire: l’ideologia ambientalista fa
perdere posti di lavoro. Bisogna vedere come poi si vive
quotidianamente nel luogo di lavoro”.
Marco Manneschi (Città aperta): “abbiamo il dovere di indicare una
tempistica. Se un’azienda esiste, fa un’attività in regola con la
legge e chiede di essere trasferita in altro luogo ma nella stessa
zona, alla richiesta di ampliamento avevamo già detto di no in
Consiglio Comunale, come si fa a dare un giudizio preliminare non
favorevole alla richiesta? Dopo di che è chiaro che seguirà un piano
complesso, una valutazione ambientale, come prevede la legge, ma non
dobbiamo esimerci da una valutazione politica che dia certezza di
tempi a un’impresa e alla città in un momento preoccupante”.
Raffaello Giorgetti (Fi verso il Pdl): “può un imprenditore rimanere
appeso all’incertezza dell’esito di una sua richiesta? La zona, si
sente dire, vedrà il raddoppio dell’inceneritore, la nuova Valli
Zabban, ma di queste ipotesi non abbiamo certezze. L’imprenditore in
questione deve attendere un futuribile Piano complesso di intervento
o ha diritto a una risposta sicura e in tempi precisi? È necessario
darsi tempi brevi e certissimi per mettere l’imprenditore nelle
condizioni di decidere”.
- MERCOLEDì 23 DICEMBRE 2009 13:40 -
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