- Inceneritore di Montale: visita con la Provincia e replica del Comitato della Piana
- Viaggio nel "termovalorizzatore" di Montale, a cura di gonews.it.
Nell’Empolese-Valdelsa la questione termovalorizzatore (in questo articolo viene chiamato cosi, ma il suo vero nome è INCENERITORE, ndr) è molto attuale. Ne parlano positivamente i partiti politici di maggioranza e alcuni di opposizione, altri invece storcono decisamente il naso citando questo sistema come altamente impattante per l’ambiente e di conseguenza per la salute della popolazione.
Nell’ipotesi di una costruzione di un impianto di questo tipo anche nel Circondario e per apportare un contributo maggiore alla discussione, gonews.it ha voluto approfondire la questione andando a osservare un’esperienza ormai avviata, attiva dal 1978, a nemmeno un’ora di auto da Empoli.
Approfittando dell’apertura dell’impianto concessa dalla Provincia di Pistoia ai giornalisti di oggi, sabato 8 maggio, la nostra testata è andata sul posto e ha potuto farsi un’idea di come funzionano le cose.
L’impianto di via Tobagi a Montale è gestito da Cis Srl, Centro Integrato Servizi che fa riferimento anche alle amministrazioni municipali di Agliana e Quarrata. È una società completamente a capitale pubblico i cui soci sono Cis Spa (ovvero i tre comuni pistoiesi citati) e il municipio di Buggiano. Dal 1983 al ’93 sono stati eseguiti gli interventi di installazione degli impianti di depurazione dei fumi e di recupero energetico di prima generazione, mentre dal 2005 sono in corso le operazioni di ristrutturazione totale, dal costo totale di circa 25 milioni di euro. Il termovalorizzatore montalese, come quelli previsti a Pontassieve, Sesto Fiorentino e Greve in Chianti, sono all’interno dell’Ato Toscana Centro, di cui fa parte anche l’Empolese-Valdelsa.
E’ stato l’ingegnere Gabriele Marchiani del Cis ad accompagnare i giornalisti e, più tardi, le autorità, alla visita dell’impianto, completamente filmata dalla telecamera di gonews.it.
Nell’impianto di via Tobagi arrivano i rifiuti urbani indifferenziati, quelli ospedalieri e i medicinali scaduti, che vengono depositati in una fossa di raccolta. Il materiale è poi trasferito nei forni e attraverso la combustione si produce un gas alla temperatura di 1000 gradi centigradi. Al momento sono in funzione due linee per lo smaltimento (la seconda e la terza), mentre la prima è in fase di ristrutturazione. I tecnici del Cis auspicano di terminare i lavori entro la fine dell’anno solare. Attualmente soltanto la terza linea produce elettricità, mentre la seconda, più piccola, non ha recupero energetico.
I forni di combustione sono affiancati da una caldaia, capace grazie all’alta temperatura fornita dalla combustione di trasformare l’acqua in vapore. Questo viene incanalato permettendo l’attivazione di una turbina e conseguentemente la produzione di energia.
Le scorie provenienti dalla combustione rappresentano il 23% del totale. Di questo valore percentuale un 60% finisce in discarica (a Monsummano Terme), il restante 40% viene utilizzato dai cementifici locali per materiale edilizio. I residui di filtrazione derivati dal trattamento dei fumi (il 3% circa del rifiuto portato sul posto) sono inviati a impianti speciali nel Nord Italia dove vengono inertizzati con metodologie particolari.
Attualmente da 3 tonnellate di rifiuti bruciati ogni ora si ha la conversione in 1,7 megawatt di energia, mentre con la prima e terza linea a regime il sistema di recupero energetico da 6 tonnellate produrrà circa 4,8 megawatt di elettricità.
Il rifiuto immesso nell’impianto di Montale si riduce del 90% in volume e del’80% in peso rispetto all’origine.
Tra le varie sostanze presenti nelle emissioni in atmosfera, come per esempio monossido di carbonio, acido cloridrico e polveri, figura anche la diossina, la quale viene monitorata ogni otto ore e analizzata una volta al mese assieme ad Arpat ed Asl. Le medie dei valori rilevati nei controlli periodici effettuati sulla linea 3 si attestano sullo 0,0064 ngTE/Nm³ (nanogrammi tossicità equivalente su manometri cubici) che sulle otto ore arrivano a un valore di circa 0,1.
Il rendimento dell’intero impianto di Montale è del 20%. Del totale dell’energia prodotta dalla centrale, il 20% serve ad alimentare gli impianti interni, il resto viene venduto al gestore della rete elettrica.
Il servizio di gonews.it sui Comitati della Piana
I comitati, nel corso della mattinata, sono rimasti in via Walter Tobagi assieme ai carabinieri.
La loro è stata una protesta pacifica, un presidio con striscioni per dire no all’inceneritore dopo che, in passato, hanno denunciato presenza di policlorobifenili nel latte materno delle donne che abitano nelle vicinanze dell’impianto. Nell’occasione, è stata lanciata la manifestazione regionale contro gli inceneritori che si terrà ad Agliana sabato 22 maggio, con partenza alle 15 in piazza Gramsci.
“Vediamo che le amministrazioni promuovono un ‘gioiellino’ come se si andasse a visitare un museo – è la critica di Patrizia Rocchetti, vicepresidente del comitato per la chiusura dell’inceneritore di Montale – e non mi sembra il caso di sponsorizzarlo e promuoverlo come ha detto anche il presidente della Provincia Fratoni. Sono trent’anni che l’impianto sta avvelenando i cittadini e i fatti del 2007, quando si scoprirono sforamenti che non si sapeva da quanto tempo andavano avanti, sono noti a tutti. C’è un processo in corso e noi siamo costituiti come parte civile. Non c’è trasparenza in questa visita, altroché. L’iniziativa della Provincia di Pistoia è solo di facciata”.
“Ci sono stati trent’anni di inceneritore senza controllo – le fa eco il presidente Alessandro Vicentini – e ora vogliono realizzare un impianto che brucia combustibile derivato dai rifiuti nella frazione pistoiese di Badia a Pacciana, dove la popolazione è in rivolta. La nostra piana sta diventando la pattumiera della Toscana. Esistono altri modi di gestire i rifiuti, il 30% del bruciato si trasforma in polveri sottili mentre noi chiediamo riuso, riduzione dei rifiuti alla fonte e riciclo. Sarà anche un intento rivoluzionario il nostro, ma non possiamo bruciare risorse e rischiare la salute. L’inceneritore non è la fine del ciclo integrato dei rifiuti, il problema è che si pensa solo a bruciare e non a riutilizzare le ricchezze. È una panzana bella e buona della Regione dire che impianti come quello di Montale possono chiudere la filiera. Che bisogno c’è, infatti, se si arriva all’80% di porta a porta, di bruciare i rifiuti?”.
A dar voce alla protesta c’è anche un giornalista locale, Alessandro Romiti, che racconta di “pesci nel parco Pertini di Agliana che hanno riscontrato, attraverso alcune analisi, valori di 40 milligrammi per ogni grammo di carne di policlorobifenili, sostanze pericolose al pari della diossina e quindi indice di alto inquinamento della zona. C’è apprensione anche per gli allevamenti locali, specialmente ovini, e per la produzione industriale degli spinaci, molto diffusa in zona”.
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