- Linee guida termovalorizzatori in
Toscana: il dettaglio
di Lucia Venturi
LIVORNO. Il presidente della Regione Claudio Martini e l’Assessore
all’ambiente e all’energia Annarita Barmerini hanno presentato oggi
le linee guida sugli inceneritori, già approvate dalla giunta,
rivolte ai gestori e agli enti locali. Il manuale messo a punto con
la collaborazione di Arpat, ha l’obiettivo di rendere più
stringenti, accurati e uniformi i controlli sull’intero ciclo della
termocombustione dei rifiuti. Nessuna nuova norma, quindi, ma una
guida per una corretta e scrupolosa applicazione della normativa
esistente, comprensiva delle sanzioni già previste dalla legge
regionale 25/98, in particolare per quanto riguarda la inadempienza
rispetto all’obbligo di informazione, pubblicità e divulgazione dei
dati sulle emissioni, per cui si chiede anche di utilizzare monitor
e pannelli aggiornati oltre che il Sistema informativo regionale
ambientale (Sira) per inserire i dati in tempo reale sul sito
internet dell’Arpat.
Alle aziende di gestione viene quindi chiesto di garantire ai
cittadini informazioni certe, tempestive e continue sulla qualità
dei fumi che escono dai camini degli 11 impianti di
termo-combustione, di cui 8 con recupero energetico (Arezzo, Livorno,
Castelnuovo Garfagnana, Pietrasanta, Pisa, Montale, Poggibonsi, e
l’impianto privato dedicato ai rifiuti speciali della Sims di
Reggello) e 3 inceneritori senza recupero energetico (quello
pubblico di Rufina e quelli privati a Civitella in Valdichiana, per
i rifiuti speciali Chimet, e Prato Baciacavallo per i rifiuti
speciali Gida), oggi in funzione in Toscana.
Ma le linee guida serviranno anche, soprattutto, per quanto riguarda
i nuovi impianti che verranno realizzati in regione, per chiudere il
ciclo dei rifiuti che secondo le nuove norme approvate a dicembre
prevedono la prevenzione della produzione, raccolta differenziata
con il target del 55% al 2010, riciclo e recupero energetico della
parte residuale.
I cardini delle linee guida per i gestori degli impianti vecchi e
nuovi prevedono quattro regole principali: maggiore attenzione ai
rifiuti in ingresso; monitoraggio in continuo delle emissioni, sia
al camino che nell’ambiente circostante gli impianti; adozione di
manuali di gestione per ciascun impianto cui attenersi
scrupolosamente; informazione costante e tempestiva dei cittadini
sulla qualità delle emissioni.
Quindi un controllo sull’intero ciclo industriale dei rifiuti
avviati all’incenerimento, dall’ingresso all’impianto all’uscita
degli scarti. Per i rifiuti in ingresso è previsto un accurato
controllo di qualità (che coinvolge sia il conferitore che il
gestore dell’impianto) e si chiede in particolare di valutare la
misura della radioattività, da cui saranno esonerati gli impianti
che trattino esclusivamente rifiuti di propria produzione e nel cui
ciclo lavorativo non siano presenti materiali neppure potenzialmente
contaminati. Per i rifiuti non accettati deve essere individuata
un’idonea area di stoccaggio in attesa della restituzione al
conferitore o di altra modalità di smaltimento (non necessariamente
presso l’impianto di incenerimento.
Nel processo termico devono essere monitorati in continuo nelle
varie fasi e definiti (almeno a livello di manuale di gestione)
negli intervalli di normale funzionamento, temperatura e altri
parametri di impianto e di combustione, anche laddove non
obbligatorio in base alla normativa vigente. In caso di valori
registrati fuori intervallo devono essere previste azioni
correttive. Per quanto riguarda l’abbattimento di diossine e furani,
è opportuno implementare i sistemi di raffreddamento fumi a valle
del forno in maniera da limitare la permanenza a 250-400°C,
temperatura di riformazione di tali composti. Per i sistemi di
abbattimento fumi si richiamano le linee guida nazionali e si
raccomanda che i sistemi di trattamento fumi siano dotati di sistemi
di controllo in continuo e di allarmi. Si sottolinea inoltre che i
parametri di controllo della funzionalità dei sistemi di depurazione
assumano a livello di gestione importanza non minore di quella della
determinazione della concentrazione di inquinanti in emissione.
Il monitoraggio delle emissioni deve essere previsto nelle modalità
fissate dalle norme di riferimento nazionali, (meglio ancora la
norma tecnica di riferimento in ambito Comunitario, UNI EN 14181,
più onerosa in termini di determinazioni analitiche, ma maggiormente
cautelativa riguardo l’affidabilità dei dati) cui va aggiunto, nel
caso di impianti di abbattimento di Ossidi di azoto, con impiego di
ammoniaca, il monitoraggio in continuo di questa, anche per una
corretta aggiunta del reattivo. Si consiglia anche la misura in
continuo del mercurio, sia per la rilevanza sanitaria di tale
inquinante, sia per la disponibilità sul mercato di strumentazione
idonea. Per gli altri parametri (diossine, idrocarburi policiclici
aromatici, metalli) per non esistono sistemi di misura in continuo
alle emissioni, si richiede di integrare le misure manuali previste
dalla norma, con l’utilizzo dei campionatori automatici per le
diossine e l’analisi dei campioni prelevati; la correlazione dei
dati analitici con i parametri gestionali dei sistemi di trattamento
fumi pertinenti e con l’emissione di particolato rilevata in
continuo.
Oltre al piano di monitoraggio e controllo per cui viene definito
opportuno che sia redatto secondo i criteri e le procedure Ippc
(prevenzione e riduzione integrata di inquinamento), si introduce
anche un piano di monitoraggio ambientale, all’esterno del perimetro
dell’impianto, attraverso l’individuazione di recettori sensibili e
dei parametri da rilevare. Per recettore sensibile si intende la
popolazione (per i parametri che caratterizzano la qualità
dell’aria) e i terreni circostanti l’impianto nonché i prodotti
vegetali su di esso coltivati (per gli inquinanti persistenti che
determinano l’accumulo, tipicamente metalli, diossine, IPA e PCB).
Riguardo ai parametri da rilevare, nei recettori ritenuti sensibili
(da selezionare in base alle singole realtà territoriali riguardo
alla presenza di aree urbane, all’orografia del sito e al raggio di
influenza dell’emissione) è opportuno il monitoraggio di tutti gli
inquinanti normati (e di prossima regolamentazione) a cui l’impianto
può dare un contributo in termini di livelli di concentrazione
ambientale.
Infine particolare attenzione deve essere posta nella diffusione dei
dati alla popolazione e si prevede una specifica procedura per
gestire eventuali casi di eventi anomali e accidentali, di cui si dà
accurata e dettagliata definizione.
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