Perché l’inceneritore di Acerra non funzionerà mai

«Il dramma rifiuti che oggi coinvolge un’intera regione è il frutto di condotte di inaudita gravità. La storia di una colossale truffa cominciata quasi dieci anni fa: perché le imprese che allora si aggiudicarono l’appalto dell’inceneritore di Acerra sapevano di non poter mantener fede agli impegni… che non c’erano le condizioni per assicurare quella gestione dei rifiuti e quei prodotti di cdr (il combustibile da rifiuti) richiesto teoricamente nel contratto”. Così ha esordito il pubblico ministero Giuseppe Novello della Procura di Napoli il 2 febbraio scorso, illustrando la tesi che intende dimostrare nell’udienza preliminare contro i 28 colpevoli dell’aborto di Acerra. Un processo per truffa - che ha determinato un disastro ambientale - raccolto in 64 faldoni per un totale di 200 mila pagine che, però, non ha avuto sulla stampa nazionale e in tivù il risalto dei cumuli di immondizia e delle proteste dei manifestanti. Quasi che non abbia origine di lì tutta la monnezza finita poi nelle strade. Come se non fosse questo il nostro processo di Norimberga che, individuando i colpevoli, dovrebbe evitare il protrarsi della strage.

Perché se non viene fuori tutta la verità, la strage e l’emergenza continueranno. Né le risolverà De Gennaro il cui obiettivo - oltre a levare un po’ di spazzatura dalle strade - è anche garantire, a trattativa privata, la sopravvivenza di un mostro del quale è stata decretata la fine già da quando è nato.

Perché il fatto che l’inceneritore in costruzione fa schifo; che quel progetto non doveva neanche essere ammesso alla gara d’appalto; che ad Acerra non poteva essere costruito perché la zona è già troppo contaminata; che l’assurda decisione di piazzarlo in quel posto è stata presa per pura convenienza dalla stessa azienda costruttrice.

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