- Polveri sottili, trombosi venosa
ed embolia polmonare: di Giovanni Ghirga.
Uno studio pubblicato sulla nota rivista 'Archives of Internal
Medicine', ha messo in evidenza che ogni volta che il particolato
fine presente in un metro cubo d'aria aumenta di 10 microgrammi, il
pericolo di trombosi venosa cresce del 70% (Arch Intern Med.
2008;168(9):909-911).
La ricerca è stata effettuata dagli esperti della Clinica del lavoro
della Fondazione Policlinico del capoluogo lombardo. Gli autori
hanno preso in esame i livelli di esposizione a polveri sottili di
870 persone, cui era stata diagnosticata la trombosi venosa tra il
1995 e il 2005. I ricercatori hanno inoltre valutato 1.210 cittadini
sani residenti in varie zone della Lombardia.
Per misurare i livelli di inquinamento il team ha utilizzato 53
centraline Arpa posizionate in altrettanti punti della regione. Dal
confronto emerge la netta associazione tra elevati livelli di
esposizione al particolato e rischio di trombosi. Mentre è già noto
che l'inquinamento atmosferico aumenta il rischio di infarto e
ictus, questo studio mette in relazione per la prima volta le
polveri sottili e la formazione di trombi nelle vene, soprattutto
delle gambe.
La trombosi venosa è l’anticamera dell’embolia polmonare. Il 79 %
dei pazienti con embolia polmonare sono affetti da trombosi venosa
profonda e, viceversa, il 50 % dei soggetti affetti da trombosi
venosa profonda hanno un’embolia polmonare. Ogni anno, negli USA,
300.000 persone muoiono per embolia polmonare (NEJM 388;10,208).
Viste le dimensioni di questi effetti e l'enorme diffusione del
particolato inquinante, i risultati della ricerca introducono un
nuovo diffuso fattore di rischio per la patogenesi della trombosi.
Per quanto riguarda le polveri sottili, si sottolinea che i
risultati di uno studio patrocinato dall’ACI elaborando dati
istituzionali, ha confermato quello che accade in Europa, vale a
dire che solo una percentuale inferiore al 30 % delle polveri
rilevate nelle città italiane viene prodotta dal traffico stradale.
La produzione di energia, le industrie ed gli inceneritori sono
responsabili complessivamente dell’emissione nell'aria di una quota
di polveri fini superiore a quella prodotta dal traffico.
L'interpretazione dei risultati dello studio è veramente semplice.
Infatti è sufficiente osservare come spesso i livelli delle polveri
fini siano rimasti alti anche dopo numerosi giorni di blocco totale
del traffico e, viceversa, si riducessero anche senza interventi di
limitazione del traffico ed in assenza di condizioni meteorologiche
favorenti la dispersione degli inquinanti.
L'ovvia conseguenza è che tutte le iniziative volte alla sola
limitazione del traffico per abbassare i livelli delle polveri sono
e saranno sempre insufficienti al fine del controllo
dell'inquinamento e, soprattutto, delle gravissime patologie ad esso
correlate.
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