- INCENERITORI E SALUTE: NOTIZIE
ALLARMANTI DALLA FRANCIA!
Il 2 aprile u.s. nel sito
http://www.cniid.org/espace_mailing/cp_20080402.htm
sono stati resi noti i risultati
definitivi della ricerca condotta da La
Veille Sanitarie in Francia nelle
popolazioni residenti in prossimità di
impianti di incenerimento.
I risultati preliminari erano stati
presentati nel novembre 2006 ed avevano
riguardato 135.567 casi di cancro
insorti nel periodo 1990-1999 su una
popolazione di circa 2.5 milioni di
persone residente in prossimità di 16
inceneritori di rifiuti urbani attivi
tra il 1972 ed il 1990.
Lo studio aveva considerato
l’esposizione a diossine valutate in
diversi percentili, trovando un aumento
del rischio coerente col crescere
dell’esposizione; in particolare nelle
aree più esposte l aumento del rischio
era: sarcomi + 12.9% in entrambi i
sessi, linfomi non Hodgkin + 8.4% ,
cancro al fegato +9.7 %, cancro alla
mammella +6.9%, tutti i cancri nelle
donne +4%.
Orbene, le preoccupazione già a suo
tempo emerse dai risultati preliminari,
si sono ulteriormente rafforzate davanti
ai risultati definitivi conteggiati a
marzo 2008 e che evidenziano i seguenti
incrementi: sarcomi + 22%, linfomi non
Hodgkin + 12% in entrambi i sessi + 18%
nelle femmine, cancro al fegato + 16%,
tutti i cancri nelle donne +6% ed
ancora, dato in precedenza non rilevato,
incremento del rischio di incidenza per
mieloma multiplo in entrambi e sessi +
16% e per i maschi addirittura + 23%.
Oltretutto, a detta degli autori, il
picco non è ancora stato raggiunto!
Ricordiamo che anche lo studio condotto
sulla popolazione di un quartiere di
Forlì (Coriano) esposta a due impianti
di incenerimento (rifiuti urbani e
ospedalieri) aveva evidenziato gravi
danni per la salute specie nel sesso
femminile con aumento statisticamente
significativo del rischio di morte per
tutte le cause e soprattutto per tutti i
tumori (in particolare mammella, colon,
stomaco).
La particolare suscettibilità del sesso
femminile agli inquinanti emessi da
questi impianti è facilmente
comprensibile se si pensa, ad esempio,
che la concentrazione di diossine nel
sangue delle donne di Seveso, anche a
distanza di anni, era dalle due alle tre
volte superiore a quella riscontrata nei
maschi, che pure erano stati esposti al
medesimo evento: le caratteristiche
biologiche, metaboliche, endocrine
rappresentano evidentemente un fattore
discriminante di particolare rilievo.
D’altra parte è ben noto che proprio nel
sesso femminile, anche nel nostro paese,
si registra una crescente incidenza di
cancro che, secondo i dati dell’
Associazione dei Registri Tumori
Italiani (AIRTUM) presentati proprio per
l’8 marzo 2008, è dell’ 1% annuo,
indipendentemente dalla età.
Tutte queste considerazioni, al pari di
quelle che si fanno per la salute
infantile, sono però parole al vento:
nessuno se ne cura ed invece di passare
dalle parole ai fatti (ovvero
intraprendere azioni concrete per
ridurre l’ immissione di sostanze
tossiche ed inquinanti nell’ ambiente
facendo Prevenzione Primaria), si
continua solo ad esprimere buone
intenzioni o a “ monitorare” i danni che
si continuano a recare.
Da questo punto di vista la gestione dei
rifiuti è a dir poco paradossale: da
tempo abbiamo capito che i “rifiuti” (o
meglio i “materiali post-consumo”) sono
risorse, ma, se anche fossero una
“malattia”, come viene costantemente
propagandato, la “cura” che ci viene
prospettata, ovvero il loro
incenerimento, è molto peggiore del
male, dal momento che ogni processo di
combustione trasforma materiali di per
sé inerti in composti altamente tossici
e nocivi, con danni che sono oggi
dettagliamente calcolabili.
Sul sito http://ec.europa.eu/research/headlines/news/article_05_10_21_en.html
dell’UE è oggi possibile, inserendo
alcuni parametri emissivi (NOx, SO2,
PM10, VOC..) l’ altezza dei camini ecc.
quantificare i danni alla salute e all’
ambiente per ciascuna fonte.
Per fare un esempio, ogni anno emissioni
simili a quelle dell’inceneritore di
Brescia, secondo tale software che –si
badi bene- considera solo una parte
degli inquinanti emessi, causerebbero
una perdita economica pari a 1.480.000
Euro!
Che altro resta da dire? Il problema dei
rifiuti è, in assoluto, il più semplice
da risolvere, se solo si facessero
scelte coraggiose e chiare: dalla
raccolta “porta a porta” al recupero
effettivo dei materiali post-consumo.
Ma fino a che rimangono i cassonetti
stradali che altro non sono che mini
discariche all’aperto e fino a che lo
stesso gestore gestisce sia la raccolta
differenziata che l’incenerimento e
guadagna tanto più brucia, rivendendo a
prezzo triplicato la poca energia
prodotta, come sperare che inverta la
rotta?
Solo la nostra follia può pensare che
sia vantaggioso incenerire carta, legno,
plastica etc, preziose materie che poi
dobbiamo produrre ex-novo abbattendo
alberi od estraendo petrolio.
Allo stato attuale il 98.2% di tutti i
rifiuti urbani può essere recuperato
come materia, e, per chi ancora non lo
sapesse, anche i materiali
poli-accoppiati e gli stessi pannoloni
diventano tramite processi di
estrusione, senza formazione di alcun
inquinante, sabbia sintetica utilizzata
in edilizia o per manufatti plastici.
In pratica il “secco non riciclabile”
che prima andava alla discarica o
all’incenerimento ad un costo medio di
120 Euro a tonnellata, viene venduto al
prezzo di 80 Euro a tonnellata sotto
forma di sabbia sintetica!
Non è utopia, non succede chissà dove,
succede nel nostro paese.
Perchè i nostri amministratori e
politici invece dei pellegrinaggi a
Vienna o Brescia non vanno a visitare,
ad esempio il Centro Riciclo di Vedelago
(TV) dove si realizza quanto sopra
detto?
Qui, senza sovvenzioni pubbliche si sono
creati posti di lavoro stabili e sicuri,
senza nocività né per i lavoratori né
per l’ambiente.
Impianti simili si possono realizzare
ovunque in pochi mesi e con investimenti
che sono almeno un decimo inferiori
rispetto a quelli necessari per
realizzare un inceneritore che tratti la
stessa quantità di materiali.
Se dunque è possibile evitare queste
inutili e costose fabbriche di veleni
senza il ricatto occupazionale, ma anzi
creando lavoro e ricchezza, è facile
capire perché non solo cittadini e
comitati si siano mobilitati, ma anche
centinaia di migliaia di medici in
Europa, dal Consiglio Nazionale degli
Ordini dei Medici Francese, ai Medici
Irlandesi, alla Federazione degli Ordini
dell’Emilia Romagna, si sono attivati
per chiedere una moratoria sulla loro
costruzione.
Ma ancora una volta, proprio all’interno
del mondo scientifico e medico, le voci
indipendenti dai grossi poteri
economici/finanziari faticano a farsi
ascoltare.
Quante sofferenze e quanti morti ancora
saranno necessari perché finalmente si
aprano gli occhi ed i rifiuti cessino di
essere risorse solo per chi,
incenerendoli, accede, in un mercato
drogato, ai vergognosi incentivi che
solo l’ Italia riconosce ai “fuochisti”
di turno?
Dott.ssa Patrizia Gentilini
13 Aprile 2008
www.comitatotutelavaldichiana.it |