Sotto sequestro l'inceneritore di Pietrasanta, ha riempito i territori di diossina e metalli pesanti
 

A Falascaia è attivo o meglio era, un impianto di incenerimento considerato sicuro, perché dell'ultima generazione, di quelli che inquinano meno di un barbeque, secondo l'ormai famosa affermazione dell'assessore all'ambiente del comune di Parma Cristina Sassi.
Aperto nel 2002, 110 mila le tonnellate trattate annue, nel 2008 lo sforamento dei livelli di diossina era stato di 4 volte i limiti di legge, e addirittura si ipotizzò che si fosse costruito un software che manometteva i dati per mantenerli nei termini consentiti.
Controlli, aggiornamenti, rassicurazioni.
La commissione speciale di inchiesta non aveva portato da nessuna parte e tutti si erano detti tranquillizzati, al punto che il presidente della commissione Paolo Marcheschi aveva chiosato, "servono, non solo in questo impianto, maggiori controlli per monitorare al meglio la qualità delle emissioni e per tranquillizzare le popolazioni. Nel caso specifico, il nuovo gestore dell'impianto di Falascaia, subentrato nell'esercizio da circa un anno, si è dimostrato disponibile ad aumentare i controlli e a collaborare con gli enti preposti per un monitoraggio più puntuale ed efficace delle emissioni".
Non potevano invece stare tranquilli i cittadini versiliesi, non dovevano proprio.
E oggi la magistratura ha messo la parola fine alla storia dell'inceneritore con il sequesto di tutto l'impianto. Sigilli posti dalla Procura di Lucca con l'ausilio della polizia forestale, provinciale e comunale in località Pollino dove fino a ieri era in funzione il "mostro" inquinatore.
L'inceneritore di Falascaia viene chiuso dopo 15 anni di lotta dei Cittadini e dei Comitati che avevano nel tempo denunciato innumerevoli volte lo sforamenti dei limiti di legge e gli inquinamenti subito del territorio.

www.comitatotutelavaldichiana.it