Effetti sulla salute umana degli impianti di incenerimento di rifiuti

Gli impianti di incenerimento rientrano fra le industrie INSALUBRI di classe I in base all’articolo 216 del testo unico delle Leggi sanitarie e qualunque sia la tipologia adottata (a griglia, a letto fluido, a tamburo rotante...) e qualunque sia il materiale destinato alla combustione (rifiuti urbani, tossici, ospedalieri, industriali...) danno origine a diverse migliaia di sostanze inquinanti, di cui solo il 10-20% è conosciuto.
La formazione di tali inquinanti dipende, oltre che dal materiale combusto, dalla mescolanza assolutamente CASUALE delle sostanze nei forni, dalle temperature di combustione e soprattutto dalle variazioni delle temperature stesse che si realizzano nei diversi comparti degli impianti.
Fra gli inquinanti emessi dagli inceneritori possiamo distinguere le seguenti grandi categorie:
- Particolato [inalabile (PM10), fine (PM2.5) ed ultrafine (inferiore a 0.1 micron)].
- Metalli pesanti, diossine, composti organici volatili, ossidi di azoto ed ozono.
Si tratta in molti casi di sostanze estremamente tossiche, persistenti, bioaccumulabili.
In particolare si riscontrano: Arsenico, Berillio, Cadmio, Cromo, Nichel, Benzene, Piombo, Diossine, Dibenzofurani, Policlorobifenili, Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA)...
Le conseguenze che ciascuno di essi, a dosi anche ESTREMAMENTE basse, esercita sulla salute umana sono DOCUMENTATE da una vastissima letteratura e nuovi effetti sono stati descritti recentemente per molti di essi.
Tali effetti possono essere diversi e più gravi in relazione alla predisposizione individuale e alle varie fasi della vita e sono soprattutto pericolosi per gli organismi in accrescimento (leggasi BAMBINI), i FETI e i NEONATI!
Metalli pesanti e diossine rappresentano le due categorie più note e studiate di inquinamento prodotto da inceneritori, anche se un recente articolo richiama l’attenzione anche sulla pericolosità del particolato ultrafine che si origina dagli inceneritori.
I metalli pesanti sono considerati un “tracciante” specifico dell’inquinamento di tali impianti: anche il recente studio “Patos” della regione Toscana, che ha raccolto e tipizzato il particolato atmosferico di diverse centraline dislocate nel territorio, attribuisce la maggior variabilità di metalli pesanti riscontrata a Montale, territorio rurale, proprio alla presenza di un impianto di incenerimento per varie tipologie di rifiuti.
- Arsenico, Berillio, Cadmio (contenuto nel grano coltivato nei pressi della Chimet), Cromo, Nickel, sono cancerogeni CERTI (IARC 1) per polmone, vescica, rene, colon, prostata.
- Mercurio e Piombo sono classificati con minor evidenza dalla IARC (livello 2B) ed esplicano danni soprattutto a livello neurologico e cerebrale, con difficoltà dell’apprendimento, riduzione del quoziente intellettivo (QI), iperattività.
Si calcola che ogni anno nascano negli U.S.A. da 316.000 a 637.000 bambini con un livello di mercurio nel SANGUE OMBELICALE superiore a 5,8 mcg/litro, livello che determina diminuzione significativa del Quoziente Intellettivo; la perdita di produttività negli U.S.A. conseguente all’aumento di popolazione con minor QI è calcolato in 8,7 miliardi di Dollari.
Per il Piombo si è calcolato che nel 1997 il costo per i danni sui bambini sia ammontato a ben 43.4 miliardi di dollari.
Per quanto riguarda le diossine gli inceneritori risultano essere la seconda fonte di emissione in Europa, dopo le acciaierie, ed una recente revisione ne ha ribadito il ruolo.
Le diossine, la cui tossicità si misura in picogrammi (miliardesimi di milligrammo), sono liposolubili e persistenti (tempi di dimezzamento 7-10 anni nel tessuto adiposo, da 25 a 100 anni sotto il suolo), vengono assunte per il 95% tramite la catena alimentare in quanto si accumulano in cibi quali carne, pesce, latte, latticini, compreso il LATTE MATERNO, che rappresenta il veicolo in cui esse maggiormente si concentrano.
La più tristemente nota è la TCDD (tetraclorodibenzodiossina) che, a 20 ANNI dal disastro di Seveso, è stata riconosciuta nel 1997 dalla Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) a livello I, ossia come cancerogeno CERTO per l’uomo ed il cui ruolo è stato anche di recente rivisitato.
Del tutto recentemente, inoltre è stato individuato e descritto un altro possibile meccanismo di azione di queste sostanze: la formazione di enzimi atipici che interferiscono con i fisiologici meccanismi di degradazione delle proteine.
Le diossine, esplicano complessi effetti sulla salute umana in quanto sono in grado di legarsi ad uno specifico recettore nucleare (AhR) presente sia nell’uomo che negli animali, con funzione di fattore di trascrizione.
Una volta avvenuto il legame fra TCDD e recettore con la formazione del complesso ARNT/HIF-1B, la trascrizione di numerosi geni (in particolare P4501A1) viene alterata sia in senso di soppressione che di attivazione, con conseguente turbamento di molteplici funzioni cellulari, in particolare dell’apparato endocrino (diabete, disfunzioni tiroidee), dell’apparato riproduttivo (endometriosi, infertilità, disordini alla pubertà), del sistema immunitario e, soprattutto, con effetti oncogeni, con insorgenza soprattutto di linfomi, sarcomi, tumori dell’apparato digerente, tumori del fegato e delle vie biliari, tumori polmonari, tumori della tiroide, tumori ormono correlati quali cancro alla mammella ed alla prostata.
Gli inquinanti emessi dagli inceneritori esplicano i loro effetti nocivi sulla salute delle popolazioni residenti in prossimità degli impianti o perché vengono inalati, o per contatto cutaneo, o perché, ricadendo, inquinano il territorio e quindi i prodotti dell’agricoltura e della zootecnia.
Questo è il caso in particolare delle diossine.
Non a caso, il Decreto Legislativo 228 del 18/05/2000 stabilisce che NON sono idonee ad ospitare inceneritori le zone agricole caratterizzate per qualità e tipicità dei prodotti.
In diversi paesi europei (Olanda, Spagna, Belgio, Francia) sono state segnalate CONTAMINAZIONI da diossine, specie di latte e suoi derivati, in aziende agricole poste in prossimità di tali impianti.
Non va dimenticato inoltre che gli alimenti eventualmente contaminati possono essere distribuiti e consumati altrove, per cui la popolazione esposta può essere ovviamente molto più numerosa.

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