Dossier sugli inceneritori
 
Premessa sul funzionamento degli inceneritori
L’inceneritore comunica l'assurda illusione che i rifiuti vi entrino e, magicamente, scompaiano.
Non è assolutamente così.
Il fumo che esce dalle ciminiere non contiene solo vapore acqueo come sembra, le ceneri di risulta sono tossiche cosi come l'acqua di scarico che viene utilizzata per il processo.
L’inceneritore non distrugge i rifiuti, ma ne cambia solamente la composizione chimica.
Se parliamo degli inceneritori per RSU (Rifiuti Solidi Urbani) entrano rifiuti domestici: carta, rifiuti di giardini, avanzi di cucina, metalli, tessuti, plastica, vetro, legno. La natura e la composizione dei rifiuti è naturalmente molto variabile, non prevedibile a priori.
Il processo di combustione rompe i legami chimici delle sostanze in entrata, ricombinandole.
Durante questo processo, anche quando si svolge in condizioni ottimali, hanno luogo reazioni casuali in cui si producono migliaia di nuovi composti chimici chiamati PIC (Prodotti di Combustione Incompleta).
Solo un centinaio di questi PIC sono stati individuati.
Le altre migliaia di sostanze sono sconosciute, anche nei loro possibili effetti sulla salute.
Nella fase di raffreddamento, in uscita dal forno, si formano, tra gli altri PIC, le diossine (PCDD), i furani (PCDF) e l’esaclorobenzene, che sono tra le sostanze più tossiche e persistenti mai studiate.

Che cosa esce dagli inceneritori?
Tutto quello che viene bruciato nell’inceneritore non sparisce, ma ne esce in forma di:
• emissioni gassose dal camino (che vanno nell’aria);
• ceneri residue (che devono essere smaltite);
• acque di scarico (che devono essere trattate).
Più precisamente, per ogni tonnellata di rifiuti bruciata, un inceneritore produce:
• 1 tonnellata di fumi immessi in atmosfera;
• 280/300 Kg di ceneri "solide";
• 30 Kg di "ceneri volanti";
• 650 Kg di acqua di scarico;
• 25 Kg di gesso.
Complessivamente, come si vede, la materia in uscita è maggiore di quella in entrata in quanto l’inceneritore addiziona ai rifiuti ossigeno (la combustione è un processo di ossidazione) e acqua per il raffreddamento.
I composti chimici contenuti nei residui dell’incenerimento sono tipicamente:
• vapore acqueo;
• anidride carbonica;
• polveri fini;
• ossido di carbonio;
• acido cloridrico;
• acido fluoridrico;
• anidride solforosa;
• metalli pesanti (piombo, cadmio, mercurio, arsenico,…);
• diossine;
• furani;
• idrocarburi policiclici.
Tranne il vapore acqueo e l'anidride carbonica, che però contribuisce al riscaldamento globale della terra, tutte le sostanze emesse sono altamente tossico-nocive.
Va sottolineato che molti dei PIC emessi sono più tossici e difficili da distruggere dei rifiuti da cui sono derivati.

L'impatto ambientale provocato dagli inceneritori
I fautori dell’incenerimento vantano spesso l’efficacia degli apparati tecnologici per l’abbattimento dei fattori inquinanti.
Questi apparati sono costituiti da estintori, depuratori, filtri, precipitatori elettrostatici.
Obiettivo comune di questi strumenti è catturare gli inquinanti prima che vengano immessi nell’aria attraverso il camino.
Va sottolineato che gli inquinanti così catturati non vengono distrutti, ma semplicemente concentrati nei residui solidi (ceneri) o liquidi (acque di scarico) anziché in quelli gassosi.
In altre parole l’effetto dei sistemi di controllo è di decidere dove distribuire gli inquinanti, se nell’aria, nel suolo o in acqua.
Peraltro tutti questi sistemi operano in un ambiente ostile, costantemente minacciati nella loro efficienza ed integrità dai composti altamente corrosivi generati dalla combustione.
Sono quindi facilmente soggetti a guastarsi, ostruirsi, bruciarsi.
Richiedono quindi una attenta e costante manutenzione, che può portare anche alla necessità di spegnere l’inceneritore.
Spesso si fa inoltre affidamento sui sistemi di "monitoraggio" per tenere sotto controllo l’emissione delle sostanze tossiche, per assicurarsi che siano entro i limiti stabiliti dalle leggi.
Tuttavia i sistemi di misura esistenti non misurano tutte le possibili emissioni tossiche.
E le misure sono spesso o sempre effettuate in condizioni di funzionamento ideale dell’impianto.
Nel funzionamento corrente, invece, intervengono guasti, disattenzioni, errori, che hanno frequentemente la conseguenza di rilasciare quantitativi di inquinanti molto superiori a quelle misurate in situazioni ottimali.
Peraltro gli stessi standard di emissioni degli inquinanti sono molto diversi da paese a paese, riflettendo una situazione di conoscenze ancora allo stato iniziale sulla loro pericolosità per la salute (ad esempio i limiti sulla diossina in Gran Bretagna sono dieci volte più alti che negli Stati Uniti, Germania, Olanda e Giappone).
Questo è particolarmente vero per gli effetti di lungo termine, gli effetti cumulativi per l’esposizione contemporanea a diversi tipi di inquinanti, le conseguenze sulle future generazioni.
I residui della combustione rappresentano in peso circa il 30% dei rifiuti immessi.
Per rendersi conto del carico inquinante di un inceneritore riportiamo una stima degli inquinanti prodotti in un anno da un inceneritore capace di bruciare ogni giorno 600 tonnellate di rifiuti.
• 1 milione di metri cubi di gas da purificare;
• 1 tonnellata di rame;
• 0,5 tonnellate di mercurio;
• 3.000 tonnellate di sali concentrati;
• 1,5 tonnellate di cadmio;
• 60 tonnellate di zinco
• 60.000 tonnellate di scorie dalla composizione chimica variabile o sconosciuta.
In un suo studio, l'ecologista Barry Commoner riporta i dati di un modernissimo inceneritore del New Jersey che incenerendo 712 tonnellate al giorno di rifiuti emette in atmosfera, secondo i dati di progetto, "più piombo di quanto si sia riuscito a ridurre eliminandolo dalle benzine per le automobili e tanto mercurio da vanificare gli sforzi fatti dall'insieme delle cartiere americane per ridurre le loro emissioni inquinanti".
Per quanto riguarda diossina e furani l'ENEA ha stimato che in Italia nel 1995 il 70% della loro produzione fosse dovuta all'incenerimento dei rifiuti.
Ci si rende perfettamente conto come sia impensabile poter intercettare e rendere innocua una simile massa di inquinanti.
E' evidente che anche i sistemi più sofisticati di trattamento dei fumi non possono fermare tanta robaccia.
E' bene ricordare che i dati delle emissioni degli inceneritori fornite dai costruttori o dagli enti di controllo (ARPA) non sono rappresentativi del loro effettivo inquinamento giornaliero in quanto rilevati in condizioni ideali.
Non esiste, infatti, alcuna possibilità di monitoraggio continuo di diossine, furani e metalli pesanti.
Per le loro elevate caratteristiche di tossicità, le ceneri residue devono essere smaltite in discariche speciali (denominate di tipo B1 secondo la legge nazionale - decreto Ronchi).
Le acque di scarico vengono disperse nell’ambiente circostante.
Che cosa succede di questi inquinanti una volta dispersi, come gas, come acque di scarico, come percolato delle discariche speciali?
Tipicamente entrano nella catena alimentare e si depositano nei tessuti degli organismi viventi, con tempi di persistenza molto lunghi e grande capacità di accumulo.
Ad esempio, un solo bicchiere di latte munto da una mucca che vive in una stalla che si trova nei pressi di un inceneritore contiene tanta diossina quanta può essere respirata nello stesso posto in otto mesi.
Studi compiuti da agenzie governative in Danimarca, Svezia, Canada, Olanda, Gran Bretagna e Stati Uniti riconoscono che gli inceneritori sono la sorgente maggiore di diossine e furani.
L’agenzia governativa svedese stima che gli inceneritori siano responsabili del 55% delle emissioni di mercurio.
Da tutto questo si può affermare che sia i Governi che le Amministrazioni Locali che permettono la costruzione o ampliamenti degli inceneritori nei propri territori, lo fanno sapendo di avvelenare sistematicamente l'ambiente circostante.

Gli inceneritori provocano senza ombra di dubbio malattie gravi e malformazioni
Parigi, 21 gennaio 2003: il CNIID, Centro nazionale indipendente di informazione sui rifiuti, rivela l'esistenza di uno studio epidemiologico ufficiale che dimostra come gli inceneritori di rifiuti solidi urbani provochino la nascita di bambini malformati.
Gli autori dello studio, "Risques de malformations congénitales autour des incinérateurs d'ordures ménagères, Inserm, Institut européen des génomutations, Afssaps," realizzato nella regione Rhone Alpes (che ha come centri perincipali Lione, Nimes e Montepellier) e non ancora pubblicato, concludono che "globalmente rischi significativi per le popolazioni sono osservati per due tipi di malformazioni: le anomalie cromosomiche e le altre malformazioni maggiori".
Inoltre essi hanno constatato "un rischio significativo per le fessure orali, le displasie renali, i megacolon e le anomalie urinarie". Nel periodo considerato dallo studio gli inceneritori hanno quindi provocato la nascita di un gran numero di bambini malformati.
Questa una sintesi dei risultati dello studio rispetto alle malformazioni rilevate nei bambini della regione Rhone Alpe:
• anomalie cromosomiche: + 20% rispetto alla media nazionale
• malformazioni della bocca: + 29%
• malformazione dell'intestino: + 44%
• malformazioni dei reni: + 51%
Secondo il direttore del CNIID gli inceneritori saranno "l'amianto del XXI secolo" anche perchè lo studio conferma altre prove scientifiche che hanno posto sotto accusa gli inceneritori di rifiuti come quelle riportate dall'"American Journal of Epidemiology" del 26 giugno 2000 sull'aumento dei tumori rilevati nei tre cantoni di Doubs, vicini all'inceneritore di Besancon (Franca Contea, regione ai confini con la Svizzera).
I metalli pesanti emessi dagli inceneritori causano malattie degenerative gravissime.
Le diossine, secondo l’EPA (Agenzia governativa di protezione ambientale americana), sono il più potente cancerogeno sintetico.
Danneggiano il sistema immunitario, il sistema tiroideio, il sistema sessuale, il sistema nervoso centrale ed il sistema riproduttivo.
Inoltre funzionando da sregolatori endocrini e provocando una notevole varietà di tumori.
Possono inoltre attraversare la placenta, danneggiare il feto e contaminare il latte della madre.
Possono persistere per migliaia di anni.
Le diossine sono i più micidiali "sregolatori endocrini" che si conoscano.
Lo studio più completo sugli effetti della diossina è stato compiuto in seguito al noto incidente di Seveso.
La conclusione era che gli abitanti dell’area avevano "probabilità 3 volte maggiori di prendere il cancro al fegato, nelle donne 5,3 volte di prendere una forma di mieloma, tra gli uomini 5,7 volte di prendere alcune forme di cancro al sangue".
Il piombo esercita effetti tossici sul sistema nervoso, sui reni, sul sistema immunitario e riproduttivo.
Il mercurio è nocivo per il sistema nervoso, per i reni ed il sistema immunitario.
Inoltre molti metalli pesanti emessi sono conosciuti o sospettati di essere cancerogeni.
Gli studi cui si fa riferimento sono molto recenti e le loro implicazioni non sono ancora chiaramente comprese.
Non si conoscono soprattutto gli effetti di lungo termine dell’accumulo di quantità anche molto piccole, ma si sa che entrano nel corpo umano e vi persistono anche per decenni, trasferendosi nel caso delle puerpere ai feti.
Dovrebbe valere in queste situazioni il criterio, di puro buon senso, del "principio di precauzione": dove non si ha conoscenza sufficiente, ma i rischi sono elevatissimi, è ragionevole non correrli.
In poche parole meglio non giocare alla roulette russa.

I costi
Gli inceneritori sono di gran lunga la soluzione più costosa per affrontare il problema dei rifiuti.
• La realizzazione dell’impianto: non esistono dati attendibili e aggiornati, ma la stima è che un inceneritore da 400 tonnellate/giorno costi da 100 a 140 mln di euro; peraltro i costi sono destinati a lievitare in conseguenza di norme e standard di emissione e di sicurezza più severi. Per questo ogni stima è comunque soggetta ad essere corretta verso l’alto;
• I costi di realizzazione della discarica speciale per i residui solidi dell’inceneritore, che sono circa 10 volte superiori a quelli di una discarica normale di pari capacità;
• I costi della differenziazione alla fonte dei rifiuti, in quanto alcuni rifiuti non bruciano affatto (com il vetro e lattine), altri rischiano di abbassare la temperatura del forno (i rifiuti umidi), altri invece sono ottimi combustibili (carta e plastica).
Oltre ai costi di realizzazione l’inceneritore ha anche alti costi di gestione, sia per la complessità dell’impianto, sia per la manutenzione costantemente necessaria degli apparati di filtraggio, depurazione e controllo.
La struttura di costi di un inceneritore è inoltre caratterizzata da un altissimo rapporto tra costi fissi e costi variabili.
Le fonti di ricavo per chi gestisce l’inceneritore sono:
• Eventuali contributi pubblici a fondo perduto per la realizzazione dell’impianto (quindi prelevati dalle imposte versate da tutti noi);
• I proventi assicurati dal conferimento dei rifiuti (quindi prelevati dalla tassa sui rifiuti che paghiamo);
• I proventi derivanti dalla vendita di calore o energia elettrica.
• I CIP6, prelevati dalla bolletta ENEL che dovrebbero andare alle fonti realmente rinnovabili (fotovoltaico, eolico) e che invece vanno in gran parte agli inceneritori.
Come si vede, a parte il primo, le entrate sono proporzionali alla quantità di rifiuti bruciati.
In altre parole un inceneritore tanto più guadagna quanti più rifiuti brucia.
Ciò significa che il rientro economico dall’investimento può esserci solo a due condizioni:
• che l’inceneritore bruci una quantità di rifiuti sempre superiore ad una certa soglia;
• che rimanga in esercizio un numero di anni sufficienti a rientrare dall’investimento iniziale e a realizzare il profitto atteso.
Per queste ragioni i gestori di questi impianti stipulano contratti di lungo termine (20 o 25 anni) e che prevedono un quantitativo di rifiuti garantito.
Gli inceneritori sono alternativi ad altre forme di gestione dei rifiuti (recupero, riutilizzo, riciclaggio) perché:
• concentrano enormi investimenti che non sono quindi più disponibili a finanziare le altre iniziative (piattaforme di raccolta, impianti per il compostaggio, sensibilizzazione dei cittadini, incentivi alla riduzione dei rifiuti, ecc.);
• competono per la materia prima, vale a dire i rifiuti, che sono il combustibile dell’inceneritore.
Inoltre, non portano benefici all’economia locale, anzi, impoveriscono le zone dove operano.
L’inceneritore infatti ha:
• un indotto molto limitato;
• genera pochissima occupazione (poche decine di addetti) e per lavori pericolosi (perché sono costantemente esposti alle sostanze tossiche);
• vanifica lo sviluppo di iniziative imprenditoriali centrate sulle attività di raccolta differenziata, recupero, riciclaggio;
• porta svalutazione degli edifici ad uso abitativo e scoraggia la localizzazione di attività economiche, in una zona a forte inquinamento ambientale.
Diversamente un’impostazione basata sul recupero dei rifiuti può far nascere interi settori produttivi e di servizio, ad elevata occupazione ed anche ad elevato contenuto tecnologico, specie nel campo del riciclaggio.

L'esperienza degli Stati Uniti
Chi sostiene che gli inceneritori siano la risposta più diffusa nei paesi moderni, per risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti urbani, dovrebbe conoscere e meditare sull’esperienza degli Stati Uniti.
Anche nel campo dell’incenerimento dei rifiuti gli Stati Uniti sono stati dei precursori, come in molti altri settori.
Già alla fine degli anni ‘30, circa 70 città americane utilizzavano impianti di incenerimento.
Dopo la seconda guerra mondiale, l’uso di inceneritori aumentò, con la tendenza a realizzare impianti di maggiore capacità, tuttavia le tecnologie utilizzate, pur adeguate ai tempi, ponevano scarsa attenzione all’efficienza della combustione e alla riduzione dell' emissioni inquinanti.
Alla fine degli anni ‘70, gli inceneritori statunitensi adottavano sistemi "moderni" per l’abbattimento degli inquinanti (precipitatori elettrostatici, filtri a maniche) ma, contemporaneamente, studi più attenti dimostravano come le ceneri emesse da questi impianti contenessero quantità rilevanti di metalli tossici (piombo, cadmio, mercurio).
Fu così necessario introdurre più efficienti impianti di abbattimento che, alzando i costi, rendevano meno vantaggioso, dal punto di visto economico, la costruzione di nuovi impianti.
Questa situazione fu la causa di una progressiva chiusura di questo tipo di impianti: nel 1965, negli Stati Uniti, erano operanti 289 inceneritori; circa dieci anni dopo, nel 1974, si potevano contare solo 114 impianti.
Nei quindici anni successivi la situazione non dava segni di miglioramento.
Infatti, nel 1990, risultavano in funzione 140 inceneritori, con una capacità di incenerimento di 92.000 tonnellate di rifiuti al giorno.
Tuttavia, tra il 1982 e il 1990, 248 progetti di inceneritori (con una capacità complessiva di trattamento pari a 114.000 tonnellate al giorno) erano cancellati.
E, se nel 1990 l'EPA prevedeva che nel 2000 gli Stati Uniti avrebbero incenerito il 26 % dei loro rifiuti, nel 1992 la stessa Agenzia abbassava la stima al 21%.
Nei fatti, il mercato degli inceneritori statunitensi mostrava andamenti anche peggiori delle previsioni; infatti, nel 1997, le statistiche verificavano che gli inceneritori avevano trattato solo il 16% dei rifiuti prodotti in questo paese, a fronte del 35% di rifiuti avviati al riciclaggio, tecnica di smaltimento in forte e costante crescita, come confermano i più aggiornati obiettivi fissati da numerosi stati federali: riciclare il 50% dei propri materiali post consumo, entro il 2000 (http://www.epa.gov/epaoswer/non-hw/muncpl/factbook/).
La spiegazione del perché gli USA abbiano relegato ad un ruolo marginale l'incenerimento dei rifiuti urbani é stata autorevolmente fornita dal "Wall Street Journal" che, in un articolo, comparso nell' edizione del' 11 Agosto del 1993, avvertiva i suoi lettori che l'uso degli inceneritori, per smaltire i rifiuti urbani, era un vero e proprio disastro economico per le amministrazioni pubbliche e per il contribuente.
Riportiamo una sintesi dell'articolo del più importate quotidiano finanziario internazionale:
''Gli organismi pubblici che hanno incoraggiato la costruzione di inceneritori hanno posto scarsa attenzione agli aspetti economici dell'incenerimento dei rifiuti.
In sintesi, il bilancio economico di questo trattamento é terribile, in quanto costringe gli utenti ed i contribuenti a pagare migliaia di milioni di dollari all'anno in più, rispetto ai costi per il trattamento tradizionale dei rifiuti (la discarica, n.d.t.). Infatti, il costo medio del trattamento rifiuti, tramite incenerimento, è di 56 dollari a tonnellata, il doppio del costo medio del trattamento in discarica.
Il problema é questo: nei primi anni '80, città e comuni statunitensi furono oggetto di una pesante campagna di informazione sulla mancanza di spazi per nuove discariche e sull'incenerimento quale unica soluzione a questa carenza. Forti di questa emergenza, le compagnie che gestivano inceneritori proponevano contratti in cui si costringevano i governi locali, per tutto il periodo di attività degli impianti (20 anni) o a garantire una quantità fissa di rifiuti da trattare nei loro impianti (a scapito del riciclaggio e di politiche finalizzate alla riduzione della produzione di rifiuti, n.d.t.), oppure a pagare costose penali.
La crisi dei rifiuti, affermava il Wall Street Journal, era più fittizia che reale, realizzata ad arte per agevolare in vari modi i produttori di inceneritori.
Ad esempio, nella costruzione di impianti per la produzione di elettricità dai rifiuti, il settore pubblico s'accolla i rischi finanziari dell'operazione, mentre le compagnie che forniscono e gestiscono gli impianti impongono alle municipalità norme contrattuali "capestro", quali l'invio agli impianti di una costante quantità di rifiuti ad un prezzo prefissato (ovviamente rimunerativo per le aziende; n.d.t.).
Ma il futuro economico degli inceneritori, proseguiva il Wall Street Journal, potrebbe peggiorare, per i seguenti motivi:
1) le città stanno affrontando costi crescenti per adeguare i loro impianti di incenerimento alle più stringenti norme anti inquinamento.
Gli inceneritori sono importanti fonti inquinanti.
In sintesi, un inceneritore é un impianto che, pur trattando materiali relativamente innocui (i rifiuti urbani), produce, con la combustione, numerose sostanze tossiche.
I maggiori costi per rendere ecologicamente compatibili i vecchi inceneritori costringeranno i Comuni a raddoppiare le tasse sui rifiuti.
2) Le compagnie elettriche ostacolano una legge federale che, per favorire gli inceneritori, le obbliga a comprare l'elettricità prodotta dagli inceneritori a costi superiori a quelli di mercato.
Mentre l'elettricità prodotta da petrolio e carbone costa da 1 a 3 centesimi a kilowattore, l'elettricità prodotta da un inceneritore é fatta pagare dai 6 a 11 centesimi di dollaro.
3) La Corte Suprema degli Stati Uniti deve decidere se le ceneri degli inceneritori sono, dal punto di vista legale, un rifiuto pericoloso.
Non esiste dubbio sul fatto che le ceneri siano effettivamente rifiuti pericolosi, in quanto contengono grandi quantità di metalli tossici (piombo, cadmio, arsenico,..).
Il problema é che, negli anni ottanta, per agevolare (ancora una volta: n.d.t.) la costruzione di inceneritori, molti Stati hanno dichiarato le ceneri degli inceneritori "legalmente" non pericolosi.
Questo accorgimento formale ha permesso un vantaggio economico a favore degli inceneritori, in quanto se le ceneri dell'inceneritore sono classificate come pericolose il loro smaltimento costerebbe dieci volte di più.
Questo fatto costringerebbe gli inceneritori a triplicare le loro tariffe e questa circostanza significa nient'altro che la definitiva chiusura di molti altri inceneritori.
4) La Suprema Corte si deve pronunciare anche sulla costituzionalità di un'altra agevolazione a favore degli inceneritori, ovvero obbligare i Comuni ad inviare i loro rifiuti al costoso inceneritore locale, piuttosto che ad una più economica discarica fuori comune.
Per ovviare alla possibile bocciatura di questa norma, alcune municipalità hanno trovato la soluzione: mantenere bassi i costi dell'incenerimento, per attrarre clientela, ma raggiungere il bilancio aumentando altre tasse.
Per vincere la concorrenza delle più economiche discariche, gli inceneritoristi criticano l'EPA (Agenzia per la Tutela dell'Ambiente) per il favore che questo organismo di controllo dimostra nei confronti delle discariche, ma il Direttore della divisione rifiuti urbani ed industriali dell'EPA, Bruce Weddle, a tal riguardo, ha categoricamente ed autorevolmente affermato: "Gli inquinanti che un inceneritore manda nell'aria creano problemi sanitari a molte più persone di quante siano danneggiate dai reflui liquidi prodotti dalle discariche."
Sui tentativi di discredito nei confronti delle discariche é interessante l'azione della contea di La Crosse (Wisconsin) contro alcuni suoi consulenti.
Costoro, per favorire la costruzione di un inceneritore, avevano "erroneamente" stimato che il volume dei rifiuti prodotti dalla contea fosse molto superiore alla capacità della discarica in uso, per cui, in base a queste loro stime, entro pochi anni non avrebbe potuto più ricevere rifiuti.
Il giudice ha dato ragione all'amministrazione di La Crosse e costretto i consulenti "bugiardi" a pagare 2.6 milioni di dollari, come risarcimento danni."
A distanza di alcuni anni, il copione usato negli Stati Uniti per tentare di imporre gli inceneritori ai cittadini americani, descritto nel citato articolo del Wall Street Journal, é riproposto in modo quasi identico, in Italia.

Gli inceneritori nel Mondo
Dopo gli entusiasmi degli anni '80 l'opposizione di cittadini, associazioni e Municipalità, ha rallentato, e talvolta bocciato del tutto, progetti di costruzione di nuovi inceneritori e imposto la chiusura dei vecchi impianti.
Negli U.S.A. almeno 280 proposte di realizzazione di nuovi impianti di incenerimento rifiuti, sono state bloccate.
Città come Philadelfia, San Diego e Boston hanno bandito la costruzione di inceneritori e questo nonostante, bisogna ricordarlo, la straordinaria forza delle Lobby degli inceneritori che, smuovendo capitali enormi, anche in Italia, è in grado di esercitare una pressione a tutti i livelli per accreditare l'incenerimento come la soluzione ottimale, vantaggiosa economicamente ed innocua per l'ambiente.
Lo stato dell'Ontario, in Canada, ha bandito la costruzione di questi impianti, dopo una lunga fase di studi, in conseguenza dell'analisi dei danni ambientali provocati nell'area dei Grandi Laghi.
In Europa Flanders, Hague e Amsterdam hanno cancellato progetti di inceneritori.
In Gran Bretagna molte proposte sono state respinte, compresa una nel Sud-Est di Londra, per la costruzione di quello che sarebbe stato il più grande inceneritore del mondo (1,2 milioni di tonnellate/anno).
Nel Belgio c'è stata una moratoria di cinque anni nella costruzione di nuovi impianti.
Come prova dell’innocuità degli inceneritori vengono spesso portati ad esempio impianti localizzati nel centro di grandi città europee (Copenhagen, Zurigo, Montecarlo).
Significa che I cittadini di quelle città possono dormire sonni tranquilli?
Citiamo il caso delle emissioni del moderno inceneritore di Copenhagen (impianto di Verstforbraending) che tratta ogni anno 325.000 tonnellate di rifiuti, preventivamente selezionati alla fonte per ridurre la quantità di plastiche clorurate e metalli pesanti:
• Ossido di Carbonio 43 tonnellate/anno
• Carbonio organico 3,7 tonnellate/anno
• Polveri 6 tonnellate/anno
• Acido cloridrico 3,9 tonnellate/anno
• Anidride solforosa 70 tonnellate/anno
• Piombo 0,4 tonnellate/anno
• Acido fluoridrico 0,5 tonnellate/anno
• Mercurio e cadmio 0,08 tonnellate/anno.
Queste sono solo le emissioni in atmosfera delle sostanze misurate, cui si devono aggiungere quelle rilasciate nelle ceneri residue e nelle acque di scarico.

Conclusioni
I rifiuti sono una risorsa potenziale che deve essere riportata nel sistema economico.
Riciclare e compostare i rifiuti è un approccio assolutamente più sostenibile rispetto a quello dello smaltimento tramite incenerimento, può ridurre i costi di gestione e creare molti posti di lavoro.
I programmi di riciclaggio andati a buon fine in città del Canada, Giappone, dell'Australia e del Belgio hanno portato a riduzioni dei rifiuti urbani fino al 70%.
In Europa sono attivi attualmente più di 300 impianti di incenerimento, in 18 Nazioni.
Paesi quali Svezia, Danimarca e Germania ne fanno ampio uso; in Olanda (ad Avr e Amsterdam) sorgono i più grandi inceneritori d'Europa, che permettono di smaltire fino ad un milione e mezzo di tonnellate di rifiuti all’anno.
Ma la tendenza politica Europea è quella di bruciare sempre meno rifiuti per cercare di dismettere un giorno gli impianti esistenti.
A tal proposito, in Olanda sono attuate amplissime forme di raccolta differenziata e riduzione alla fonte anche con una legge nazionale sul riutilizzo delle bottiglie di vetro e di plastica (ogni cittadino paga una cauzione sulle bottiglie di plastica e vetro che gli viene restituita con un bonus per il supermercato quando riconsegna le bottiglie negli speciali spazi presso i centri commerciali).
In Germania, nel decennio passato, fu dato il via ad un imponente piano di costruzione di inceneritori, progressivamente entrati in funzione.
Ma dall’inizio degli anni Novanta infatti, è stato avviato un impegnativo programma di recupero degli imballaggi e di incoraggiamento della raccolta differenziata e del riciclaggio.
Le due iniziative sono entrate in diretta collisione, con il risultato che ora parecchi inceneritori funzionano molto al di sotto delle loro capacità o sono addirittura inattivi.
La conseguenza è un aumento continuo della tassa dei rifiuti per far fronte a costi divenuti così insostenibili.
Altri paesi (è il caso per esempio di Finlandia e Svizzera) ricorrono addirittura all’importazione di rifiuti per sostenere il sovradimensionamento degli impianti.
In Italia i termovalorizzatori sono ancora poco diffusi, anche a causa dei forti dubbi che permangono sulla nocività delle emissioni nel lungo periodo e delle resistenze da parte della popolazione.
In Italia il Decreto Ronchi del 1997 stabiliva che il problema rifiuti doveva essere risolto preferibilmente con la riduzione dei rifiuti prodotti, ad esempio mediante il minore uso degli imballaggi, e la raccolta separata finalizzata al riciclaggio.
Purtroppo il Governo attuale ha deciso di spingere sull'utilizzo degli inceneritori, andando in controtendenza rispetto alle disposizioni della Comunità Europea e fregandosene di tutte le statistiche, esempi e messaggi di allarme da parte dei Medici.
In Valdichiana, nonostante sia amministrata da giunte di sinistra, notoriamente a favore dell'ambiente, si sta scegliendo proprio di utilizzare senza indugi gli inceneritori con il raddoppio imminente di San Zeno e quello probabile della Chimet.
E nonostante veementi proteste da parte di Comitati di Cittadini sorti proprio per contrastare questa assurda idea di smaltimento dei rifiuti.
 
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