- Dossier sugli inceneritori
-
- Premessa sul funzionamento degli
inceneritori
L’inceneritore comunica l'assurda illusione che i rifiuti vi entrino
e, magicamente, scompaiano.
Non è assolutamente così.
Il fumo che esce dalle ciminiere non contiene solo vapore acqueo
come sembra, le ceneri di risulta sono tossiche cosi come l'acqua di
scarico che viene utilizzata per il processo.
L’inceneritore non distrugge i rifiuti, ma ne cambia solamente la
composizione chimica.
Se parliamo degli inceneritori per RSU (Rifiuti Solidi Urbani)
entrano rifiuti domestici: carta, rifiuti di giardini, avanzi di
cucina, metalli, tessuti, plastica, vetro, legno. La natura e la
composizione dei rifiuti è naturalmente molto variabile, non
prevedibile a priori.
Il processo di combustione rompe i legami chimici delle sostanze in
entrata, ricombinandole.
Durante questo processo, anche quando si svolge in condizioni
ottimali, hanno luogo reazioni casuali in cui si producono migliaia
di nuovi composti chimici chiamati PIC (Prodotti di Combustione
Incompleta).
Solo un centinaio di questi PIC sono stati individuati.
Le altre migliaia di sostanze sono sconosciute, anche nei loro
possibili effetti sulla salute.
Nella fase di raffreddamento, in uscita dal forno, si formano, tra
gli altri PIC, le diossine (PCDD), i furani (PCDF) e l’esaclorobenzene,
che sono tra le sostanze più tossiche e persistenti mai studiate.
Che cosa esce dagli inceneritori?
Tutto quello che viene bruciato nell’inceneritore non sparisce, ma
ne esce in forma di:
• emissioni gassose dal camino (che vanno nell’aria);
• ceneri residue (che devono essere smaltite);
• acque di scarico (che devono essere trattate).
Più precisamente, per ogni tonnellata di rifiuti bruciata, un
inceneritore produce:
• 1 tonnellata di fumi immessi in atmosfera;
• 280/300 Kg di ceneri "solide";
• 30 Kg di "ceneri volanti";
• 650 Kg di acqua di scarico;
• 25 Kg di gesso.
Complessivamente, come si vede, la materia in uscita è maggiore di
quella in entrata in quanto l’inceneritore addiziona ai rifiuti
ossigeno (la combustione è un processo di ossidazione) e acqua per
il raffreddamento.
I composti chimici contenuti nei residui dell’incenerimento sono
tipicamente:
• vapore acqueo;
• anidride carbonica;
• polveri fini;
• ossido di carbonio;
• acido cloridrico;
• acido fluoridrico;
• anidride solforosa;
• metalli pesanti (piombo, cadmio, mercurio, arsenico,…);
• diossine;
• furani;
• idrocarburi policiclici.
Tranne il vapore acqueo e l'anidride carbonica, che però
contribuisce al riscaldamento globale della terra, tutte le sostanze
emesse sono altamente tossico-nocive.
Va sottolineato che molti dei PIC emessi sono più tossici e
difficili da distruggere dei rifiuti da cui sono derivati.
L'impatto ambientale provocato dagli inceneritori
I fautori dell’incenerimento vantano spesso l’efficacia degli
apparati tecnologici per l’abbattimento dei fattori inquinanti.
Questi apparati sono costituiti da estintori, depuratori, filtri,
precipitatori elettrostatici.
Obiettivo comune di questi strumenti è catturare gli inquinanti
prima che vengano immessi nell’aria attraverso il camino.
Va sottolineato che gli inquinanti così catturati non vengono
distrutti, ma semplicemente concentrati nei residui solidi (ceneri)
o liquidi (acque di scarico) anziché in quelli gassosi.
In altre parole l’effetto dei sistemi di controllo è di decidere
dove distribuire gli inquinanti, se nell’aria, nel suolo o in acqua.
Peraltro tutti questi sistemi operano in un ambiente ostile,
costantemente minacciati nella loro efficienza ed integrità dai
composti altamente corrosivi generati dalla combustione.
Sono quindi facilmente soggetti a guastarsi, ostruirsi, bruciarsi.
Richiedono quindi una attenta e costante manutenzione, che può
portare anche alla necessità di spegnere l’inceneritore.
Spesso si fa inoltre affidamento sui sistemi di "monitoraggio" per
tenere sotto controllo l’emissione delle sostanze tossiche, per
assicurarsi che siano entro i limiti stabiliti dalle leggi.
Tuttavia i sistemi di misura esistenti non misurano tutte le
possibili emissioni tossiche.
E le misure sono spesso o sempre effettuate in condizioni di
funzionamento ideale dell’impianto.
Nel funzionamento corrente, invece, intervengono guasti,
disattenzioni, errori, che hanno frequentemente la conseguenza di
rilasciare quantitativi di inquinanti molto superiori a quelle
misurate in situazioni ottimali.
Peraltro gli stessi standard di emissioni degli inquinanti sono
molto diversi da paese a paese, riflettendo una situazione di
conoscenze ancora allo stato iniziale sulla loro pericolosità per la
salute (ad esempio i limiti sulla diossina in Gran Bretagna sono
dieci volte più alti che negli Stati Uniti, Germania, Olanda e
Giappone).
Questo è particolarmente vero per gli effetti di lungo termine, gli
effetti cumulativi per l’esposizione contemporanea a diversi tipi di
inquinanti, le conseguenze sulle future generazioni.
I residui della combustione rappresentano in peso circa il 30% dei
rifiuti immessi.
Per rendersi conto del carico inquinante di un inceneritore
riportiamo una stima degli inquinanti prodotti in un anno da un
inceneritore capace di bruciare ogni giorno 600 tonnellate di
rifiuti.
• 1 milione di metri cubi di gas da purificare;
• 1 tonnellata di rame;
• 0,5 tonnellate di mercurio;
• 3.000 tonnellate di sali concentrati;
• 1,5 tonnellate di cadmio;
• 60 tonnellate di zinco
• 60.000 tonnellate di scorie dalla composizione chimica variabile o
sconosciuta.
In un suo studio, l'ecologista Barry Commoner riporta i dati di un
modernissimo inceneritore del New Jersey che incenerendo 712
tonnellate al giorno di rifiuti emette in atmosfera, secondo i dati
di progetto, "più piombo di quanto si sia riuscito a ridurre
eliminandolo dalle benzine per le automobili e tanto mercurio da
vanificare gli sforzi fatti dall'insieme delle cartiere americane
per ridurre le loro emissioni inquinanti".
Per quanto riguarda diossina e furani l'ENEA ha stimato che in
Italia nel 1995 il 70% della loro produzione fosse dovuta
all'incenerimento dei rifiuti.
Ci si rende perfettamente conto come sia impensabile poter
intercettare e rendere innocua una simile massa di inquinanti.
E' evidente che anche i sistemi più sofisticati di trattamento dei
fumi non possono fermare tanta robaccia.
E' bene ricordare che i dati delle emissioni degli inceneritori
fornite dai costruttori o dagli enti di controllo (ARPA) non sono
rappresentativi del loro effettivo inquinamento giornaliero in
quanto rilevati in condizioni ideali.
Non esiste, infatti, alcuna possibilità di monitoraggio continuo di
diossine, furani e metalli pesanti.
Per le loro elevate caratteristiche di tossicità, le ceneri residue
devono essere smaltite in discariche speciali (denominate di tipo B1
secondo la legge nazionale - decreto Ronchi).
Le acque di scarico vengono disperse nell’ambiente circostante.
Che cosa succede di questi inquinanti una volta dispersi, come gas,
come acque di scarico, come percolato delle discariche speciali?
Tipicamente entrano nella catena alimentare e si depositano nei
tessuti degli organismi viventi, con tempi di persistenza molto
lunghi e grande capacità di accumulo.
Ad esempio, un solo bicchiere di latte munto da una mucca che vive
in una stalla che si trova nei pressi di un inceneritore contiene
tanta diossina quanta può essere respirata nello stesso posto in
otto mesi.
Studi compiuti da agenzie governative in Danimarca, Svezia, Canada,
Olanda, Gran Bretagna e Stati Uniti riconoscono che gli inceneritori
sono la sorgente maggiore di diossine e furani.
L’agenzia governativa svedese stima che gli inceneritori siano
responsabili del 55% delle emissioni di mercurio.
Da tutto questo si può affermare che sia i Governi che le
Amministrazioni Locali che permettono la costruzione o ampliamenti
degli inceneritori nei propri territori, lo fanno sapendo di
avvelenare sistematicamente l'ambiente circostante.
Gli inceneritori provocano senza ombra di dubbio malattie gravi e
malformazioni
Parigi, 21 gennaio 2003: il CNIID, Centro nazionale indipendente di
informazione sui rifiuti, rivela l'esistenza di uno studio
epidemiologico ufficiale che dimostra come gli inceneritori di
rifiuti solidi urbani provochino la nascita di bambini malformati.
Gli autori dello studio, "Risques de malformations congénitales
autour des incinérateurs d'ordures ménagères, Inserm, Institut
européen des génomutations, Afssaps," realizzato nella regione Rhone
Alpes (che ha come centri perincipali Lione, Nimes e Montepellier) e
non ancora pubblicato, concludono che "globalmente rischi
significativi per le popolazioni sono osservati per due tipi di
malformazioni: le anomalie cromosomiche e le altre malformazioni
maggiori".
Inoltre essi hanno constatato "un rischio significativo per le
fessure orali, le displasie renali, i megacolon e le anomalie
urinarie". Nel periodo considerato dallo studio gli inceneritori
hanno quindi provocato la nascita di un gran numero di bambini
malformati.
Questa una sintesi dei risultati dello studio rispetto alle
malformazioni rilevate nei bambini della regione Rhone Alpe:
• anomalie cromosomiche: + 20% rispetto alla media nazionale
• malformazioni della bocca: + 29%
• malformazione dell'intestino: + 44%
• malformazioni dei reni: + 51%
Secondo il direttore del CNIID gli inceneritori saranno "l'amianto
del XXI secolo" anche perchè lo studio conferma altre prove
scientifiche che hanno posto sotto accusa gli inceneritori di
rifiuti come quelle riportate dall'"American Journal of Epidemiology"
del 26 giugno 2000 sull'aumento dei tumori rilevati nei tre cantoni
di Doubs, vicini all'inceneritore di Besancon (Franca Contea,
regione ai confini con la Svizzera).
I metalli pesanti emessi dagli inceneritori causano malattie
degenerative gravissime.
Le diossine, secondo l’EPA (Agenzia governativa di protezione
ambientale americana), sono il più potente cancerogeno sintetico.
Danneggiano il sistema immunitario, il sistema tiroideio, il sistema
sessuale, il sistema nervoso centrale ed il sistema riproduttivo.
Inoltre funzionando da sregolatori endocrini e provocando una
notevole varietà di tumori.
Possono inoltre attraversare la placenta, danneggiare il feto e
contaminare il latte della madre.
Possono persistere per migliaia di anni.
Le diossine sono i più micidiali "sregolatori endocrini" che si
conoscano.
Lo studio più completo sugli effetti della diossina è stato compiuto
in seguito al noto incidente di Seveso.
La conclusione era che gli abitanti dell’area avevano "probabilità 3
volte maggiori di prendere il cancro al fegato, nelle donne 5,3
volte di prendere una forma di mieloma, tra gli uomini 5,7 volte di
prendere alcune forme di cancro al sangue".
Il piombo esercita effetti tossici sul sistema nervoso, sui reni,
sul sistema immunitario e riproduttivo.
Il mercurio è nocivo per il sistema nervoso, per i reni ed il
sistema immunitario.
Inoltre molti metalli pesanti emessi sono conosciuti o sospettati di
essere cancerogeni.
Gli studi cui si fa riferimento sono molto recenti e le loro
implicazioni non sono ancora chiaramente comprese.
Non si conoscono soprattutto gli effetti di lungo termine
dell’accumulo di quantità anche molto piccole, ma si sa che entrano
nel corpo umano e vi persistono anche per decenni, trasferendosi nel
caso delle puerpere ai feti.
Dovrebbe valere in queste situazioni il criterio, di puro buon
senso, del "principio di precauzione": dove non si ha conoscenza
sufficiente, ma i rischi sono elevatissimi, è ragionevole non
correrli.
In poche parole meglio non giocare alla roulette russa.
I costi
Gli inceneritori sono di gran lunga la soluzione più costosa per
affrontare il problema dei rifiuti.
• La realizzazione dell’impianto: non esistono dati attendibili e
aggiornati, ma la stima è che un inceneritore da 400
tonnellate/giorno costi da 100 a 140 mln di euro; peraltro i costi
sono destinati a lievitare in conseguenza di norme e standard di
emissione e di sicurezza più severi. Per questo ogni stima è
comunque soggetta ad essere corretta verso l’alto;
• I costi di realizzazione della discarica speciale per i residui
solidi dell’inceneritore, che sono circa 10 volte superiori a quelli
di una discarica normale di pari capacità;
• I costi della differenziazione alla fonte dei rifiuti, in quanto
alcuni rifiuti non bruciano affatto (com il vetro e lattine), altri
rischiano di abbassare la temperatura del forno (i rifiuti umidi),
altri invece sono ottimi combustibili (carta e plastica).
Oltre ai costi di realizzazione l’inceneritore ha anche alti costi
di gestione, sia per la complessità dell’impianto, sia per la
manutenzione costantemente necessaria degli apparati di filtraggio,
depurazione e controllo.
La struttura di costi di un inceneritore è inoltre caratterizzata da
un altissimo rapporto tra costi fissi e costi variabili.
Le fonti di ricavo per chi gestisce l’inceneritore sono:
• Eventuali contributi pubblici a fondo perduto per la realizzazione
dell’impianto (quindi prelevati dalle imposte versate da tutti noi);
• I proventi assicurati dal conferimento dei rifiuti (quindi
prelevati dalla tassa sui rifiuti che paghiamo);
• I proventi derivanti dalla vendita di calore o energia elettrica.
• I CIP6, prelevati dalla bolletta ENEL che dovrebbero andare alle
fonti realmente rinnovabili (fotovoltaico, eolico) e che invece
vanno in gran parte agli inceneritori.
Come si vede, a parte il primo, le entrate sono proporzionali alla
quantità di rifiuti bruciati.
In altre parole un inceneritore tanto più guadagna quanti più
rifiuti brucia.
Ciò significa che il rientro economico dall’investimento può esserci
solo a due condizioni:
• che l’inceneritore bruci una quantità di rifiuti sempre superiore
ad una certa soglia;
• che rimanga in esercizio un numero di anni sufficienti a rientrare
dall’investimento iniziale e a realizzare il profitto atteso.
Per queste ragioni i gestori di questi impianti stipulano contratti
di lungo termine (20 o 25 anni) e che prevedono un quantitativo di
rifiuti garantito.
Gli inceneritori sono alternativi ad altre forme di gestione dei
rifiuti (recupero, riutilizzo, riciclaggio) perché:
• concentrano enormi investimenti che non sono quindi più
disponibili a finanziare le altre iniziative (piattaforme di
raccolta, impianti per il compostaggio, sensibilizzazione dei
cittadini, incentivi alla riduzione dei rifiuti, ecc.);
• competono per la materia prima, vale a dire i rifiuti, che sono il
combustibile dell’inceneritore.
Inoltre, non portano benefici all’economia locale, anzi,
impoveriscono le zone dove operano.
L’inceneritore infatti ha:
• un indotto molto limitato;
• genera pochissima occupazione (poche decine di addetti) e per
lavori pericolosi (perché sono costantemente esposti alle sostanze
tossiche);
• vanifica lo sviluppo di iniziative imprenditoriali centrate sulle
attività di raccolta differenziata, recupero, riciclaggio;
• porta svalutazione degli edifici ad uso abitativo e scoraggia la
localizzazione di attività economiche, in una zona a forte
inquinamento ambientale.
Diversamente un’impostazione basata sul recupero dei rifiuti può far
nascere interi settori produttivi e di servizio, ad elevata
occupazione ed anche ad elevato contenuto tecnologico, specie nel
campo del riciclaggio.
L'esperienza degli Stati Uniti
Chi sostiene che gli inceneritori siano la risposta più diffusa nei
paesi moderni, per risolvere il problema dello smaltimento dei
rifiuti urbani, dovrebbe conoscere e meditare sull’esperienza degli
Stati Uniti.
Anche nel campo dell’incenerimento dei rifiuti gli Stati Uniti sono
stati dei precursori, come in molti altri settori.
Già alla fine degli anni ‘30, circa 70 città americane utilizzavano
impianti di incenerimento.
Dopo la seconda guerra mondiale, l’uso di inceneritori aumentò, con
la tendenza a realizzare impianti di maggiore capacità, tuttavia le
tecnologie utilizzate, pur adeguate ai tempi, ponevano scarsa
attenzione all’efficienza della combustione e alla riduzione dell'
emissioni inquinanti.
Alla fine degli anni ‘70, gli inceneritori statunitensi adottavano
sistemi "moderni" per l’abbattimento degli inquinanti (precipitatori
elettrostatici, filtri a maniche) ma, contemporaneamente, studi più
attenti dimostravano come le ceneri emesse da questi impianti
contenessero quantità rilevanti di metalli tossici (piombo, cadmio,
mercurio).
Fu così necessario introdurre più efficienti impianti di
abbattimento che, alzando i costi, rendevano meno vantaggioso, dal
punto di visto economico, la costruzione di nuovi impianti.
Questa situazione fu la causa di una progressiva chiusura di questo
tipo di impianti: nel 1965, negli Stati Uniti, erano operanti 289
inceneritori; circa dieci anni dopo, nel 1974, si potevano contare
solo 114 impianti.
Nei quindici anni successivi la situazione non dava segni di
miglioramento.
Infatti, nel 1990, risultavano in funzione 140 inceneritori, con una
capacità di incenerimento di 92.000 tonnellate di rifiuti al giorno.
Tuttavia, tra il 1982 e il 1990, 248 progetti di inceneritori (con
una capacità complessiva di trattamento pari a 114.000 tonnellate al
giorno) erano cancellati.
E, se nel 1990 l'EPA prevedeva che nel 2000 gli Stati Uniti
avrebbero incenerito il 26 % dei loro rifiuti, nel 1992 la stessa
Agenzia abbassava la stima al 21%.
Nei fatti, il mercato degli inceneritori statunitensi mostrava
andamenti anche peggiori delle previsioni; infatti, nel 1997, le
statistiche verificavano che gli inceneritori avevano trattato solo
il 16% dei rifiuti prodotti in questo paese, a fronte del 35% di
rifiuti avviati al riciclaggio, tecnica di smaltimento in forte e
costante crescita, come confermano i più aggiornati obiettivi
fissati da numerosi stati federali: riciclare il 50% dei propri
materiali post consumo, entro il 2000 (http://www.epa.gov/epaoswer/non-hw/muncpl/factbook/).
La spiegazione del perché gli USA abbiano relegato ad un ruolo
marginale l'incenerimento dei rifiuti urbani é stata autorevolmente
fornita dal "Wall Street Journal" che, in un articolo, comparso
nell' edizione del' 11 Agosto del 1993, avvertiva i suoi lettori che
l'uso degli inceneritori, per smaltire i rifiuti urbani, era un vero
e proprio disastro economico per le amministrazioni pubbliche e per
il contribuente.
Riportiamo una sintesi dell'articolo del più importate quotidiano
finanziario internazionale:
''Gli organismi pubblici che hanno incoraggiato la costruzione di
inceneritori hanno posto scarsa attenzione agli aspetti economici
dell'incenerimento dei rifiuti.
In sintesi, il bilancio economico di questo trattamento é terribile,
in quanto costringe gli utenti ed i contribuenti a pagare migliaia
di milioni di dollari all'anno in più, rispetto ai costi per il
trattamento tradizionale dei rifiuti (la discarica, n.d.t.).
Infatti, il costo medio del trattamento rifiuti, tramite
incenerimento, è di 56 dollari a tonnellata, il doppio del costo
medio del trattamento in discarica.
Il problema é questo: nei primi anni '80, città e comuni
statunitensi furono oggetto di una pesante campagna di informazione
sulla mancanza di spazi per nuove discariche e sull'incenerimento
quale unica soluzione a questa carenza. Forti di questa emergenza,
le compagnie che gestivano inceneritori proponevano contratti in cui
si costringevano i governi locali, per tutto il periodo di attività
degli impianti (20 anni) o a garantire una quantità fissa di rifiuti
da trattare nei loro impianti (a scapito del riciclaggio e di
politiche finalizzate alla riduzione della produzione di rifiuti,
n.d.t.), oppure a pagare costose penali.
La crisi dei rifiuti, affermava il Wall Street Journal, era più
fittizia che reale, realizzata ad arte per agevolare in vari modi i
produttori di inceneritori.
Ad esempio, nella costruzione di impianti per la produzione di
elettricità dai rifiuti, il settore pubblico s'accolla i rischi
finanziari dell'operazione, mentre le compagnie che forniscono e
gestiscono gli impianti impongono alle municipalità norme
contrattuali "capestro", quali l'invio agli impianti di una costante
quantità di rifiuti ad un prezzo prefissato (ovviamente rimunerativo
per le aziende; n.d.t.).
Ma il futuro economico degli inceneritori, proseguiva il Wall Street
Journal, potrebbe peggiorare, per i seguenti motivi:
1) le città stanno affrontando costi crescenti per adeguare i loro
impianti di incenerimento alle più stringenti norme anti
inquinamento.
Gli inceneritori sono importanti fonti inquinanti.
In sintesi, un inceneritore é un impianto che, pur trattando
materiali relativamente innocui (i rifiuti urbani), produce, con la
combustione, numerose sostanze tossiche.
I maggiori costi per rendere ecologicamente compatibili i vecchi
inceneritori costringeranno i Comuni a raddoppiare le tasse sui
rifiuti.
2) Le compagnie elettriche ostacolano una legge federale che, per
favorire gli inceneritori, le obbliga a comprare l'elettricità
prodotta dagli inceneritori a costi superiori a quelli di mercato.
Mentre l'elettricità prodotta da petrolio e carbone costa da 1 a 3
centesimi a kilowattore, l'elettricità prodotta da un inceneritore é
fatta pagare dai 6 a 11 centesimi di dollaro.
3) La Corte Suprema degli Stati Uniti deve decidere se le ceneri
degli inceneritori sono, dal punto di vista legale, un rifiuto
pericoloso.
Non esiste dubbio sul fatto che le ceneri siano effettivamente
rifiuti pericolosi, in quanto contengono grandi quantità di metalli
tossici (piombo, cadmio, arsenico,..).
Il problema é che, negli anni ottanta, per agevolare (ancora una
volta: n.d.t.) la costruzione di inceneritori, molti Stati hanno
dichiarato le ceneri degli inceneritori "legalmente" non pericolosi.
Questo accorgimento formale ha permesso un vantaggio economico a
favore degli inceneritori, in quanto se le ceneri dell'inceneritore
sono classificate come pericolose il loro smaltimento costerebbe
dieci volte di più.
Questo fatto costringerebbe gli inceneritori a triplicare le loro
tariffe e questa circostanza significa nient'altro che la definitiva
chiusura di molti altri inceneritori.
4) La Suprema Corte si deve pronunciare anche sulla costituzionalità
di un'altra agevolazione a favore degli inceneritori, ovvero
obbligare i Comuni ad inviare i loro rifiuti al costoso inceneritore
locale, piuttosto che ad una più economica discarica fuori comune.
Per ovviare alla possibile bocciatura di questa norma, alcune
municipalità hanno trovato la soluzione: mantenere bassi i costi
dell'incenerimento, per attrarre clientela, ma raggiungere il
bilancio aumentando altre tasse.
Per vincere la concorrenza delle più economiche discariche, gli
inceneritoristi criticano l'EPA (Agenzia per la Tutela
dell'Ambiente) per il favore che questo organismo di controllo
dimostra nei confronti delle discariche, ma il Direttore della
divisione rifiuti urbani ed industriali dell'EPA, Bruce Weddle, a
tal riguardo, ha categoricamente ed autorevolmente affermato: "Gli
inquinanti che un inceneritore manda nell'aria creano problemi
sanitari a molte più persone di quante siano danneggiate dai reflui
liquidi prodotti dalle discariche."
Sui tentativi di discredito nei confronti delle discariche é
interessante l'azione della contea di La Crosse (Wisconsin) contro
alcuni suoi consulenti.
Costoro, per favorire la costruzione di un inceneritore, avevano
"erroneamente" stimato che il volume dei rifiuti prodotti dalla
contea fosse molto superiore alla capacità della discarica in uso,
per cui, in base a queste loro stime, entro pochi anni non avrebbe
potuto più ricevere rifiuti.
Il giudice ha dato ragione all'amministrazione di La Crosse e
costretto i consulenti "bugiardi" a pagare 2.6 milioni di dollari,
come risarcimento danni."
A distanza di alcuni anni, il copione usato negli Stati Uniti per
tentare di imporre gli inceneritori ai cittadini americani,
descritto nel citato articolo del Wall Street Journal, é riproposto
in modo quasi identico, in Italia.
Gli inceneritori nel Mondo
Dopo gli entusiasmi degli anni '80 l'opposizione di cittadini,
associazioni e Municipalità, ha rallentato, e talvolta bocciato del
tutto, progetti di costruzione di nuovi inceneritori e imposto la
chiusura dei vecchi impianti.
Negli U.S.A. almeno 280 proposte di realizzazione di nuovi impianti
di incenerimento rifiuti, sono state bloccate.
Città come Philadelfia, San Diego e Boston hanno bandito la
costruzione di inceneritori e questo nonostante, bisogna ricordarlo,
la straordinaria forza delle Lobby degli inceneritori che, smuovendo
capitali enormi, anche in Italia, è in grado di esercitare una
pressione a tutti i livelli per accreditare l'incenerimento come la
soluzione ottimale, vantaggiosa economicamente ed innocua per
l'ambiente.
Lo stato dell'Ontario, in Canada, ha bandito la costruzione di
questi impianti, dopo una lunga fase di studi, in conseguenza
dell'analisi dei danni ambientali provocati nell'area dei Grandi
Laghi.
In Europa Flanders, Hague e Amsterdam hanno cancellato progetti di
inceneritori.
In Gran Bretagna molte proposte sono state respinte, compresa una
nel Sud-Est di Londra, per la costruzione di quello che sarebbe
stato il più grande inceneritore del mondo (1,2 milioni di
tonnellate/anno).
Nel Belgio c'è stata una moratoria di cinque anni nella costruzione
di nuovi impianti.
Come prova dell’innocuità degli inceneritori vengono spesso portati
ad esempio impianti localizzati nel centro di grandi città europee (Copenhagen,
Zurigo, Montecarlo).
Significa che I cittadini di quelle città possono dormire sonni
tranquilli?
Citiamo il caso delle emissioni del moderno inceneritore di
Copenhagen (impianto di Verstforbraending) che tratta ogni anno
325.000 tonnellate di rifiuti, preventivamente selezionati alla
fonte per ridurre la quantità di plastiche clorurate e metalli
pesanti:
• Ossido di Carbonio 43 tonnellate/anno
• Carbonio organico 3,7 tonnellate/anno
• Polveri 6 tonnellate/anno
• Acido cloridrico 3,9 tonnellate/anno
• Anidride solforosa 70 tonnellate/anno
• Piombo 0,4 tonnellate/anno
• Acido fluoridrico 0,5 tonnellate/anno
• Mercurio e cadmio 0,08 tonnellate/anno.
Queste sono solo le emissioni in atmosfera delle sostanze misurate,
cui si devono aggiungere quelle rilasciate nelle ceneri residue e
nelle acque di scarico.
Conclusioni
I rifiuti sono una risorsa potenziale che deve essere riportata nel
sistema economico.
Riciclare e compostare i rifiuti è un approccio assolutamente più
sostenibile rispetto a quello dello smaltimento tramite
incenerimento, può ridurre i costi di gestione e creare molti posti
di lavoro.
I programmi di riciclaggio andati a buon fine in città del Canada,
Giappone, dell'Australia e del Belgio hanno portato a riduzioni dei
rifiuti urbani fino al 70%.
In Europa sono attivi attualmente più di 300 impianti di
incenerimento, in 18 Nazioni.
Paesi quali Svezia, Danimarca e Germania ne fanno ampio uso; in
Olanda (ad Avr e Amsterdam) sorgono i più grandi inceneritori
d'Europa, che permettono di smaltire fino ad un milione e mezzo di
tonnellate di rifiuti all’anno.
Ma la tendenza politica Europea è quella di bruciare sempre meno
rifiuti per cercare di dismettere un giorno gli impianti esistenti.
A tal proposito, in Olanda sono attuate amplissime forme di raccolta
differenziata e riduzione alla fonte anche con una legge nazionale
sul riutilizzo delle bottiglie di vetro e di plastica (ogni
cittadino paga una cauzione sulle bottiglie di plastica e vetro che
gli viene restituita con un bonus per il supermercato quando
riconsegna le bottiglie negli speciali spazi presso i centri
commerciali).
In Germania, nel decennio passato, fu dato il via ad un imponente
piano di costruzione di inceneritori, progressivamente entrati in
funzione.
Ma dall’inizio degli anni Novanta infatti, è stato avviato un
impegnativo programma di recupero degli imballaggi e di
incoraggiamento della raccolta differenziata e del riciclaggio.
Le due iniziative sono entrate in diretta collisione, con il
risultato che ora parecchi inceneritori funzionano molto al di sotto
delle loro capacità o sono addirittura inattivi.
La conseguenza è un aumento continuo della tassa dei rifiuti per far
fronte a costi divenuti così insostenibili.
Altri paesi (è il caso per esempio di Finlandia e Svizzera)
ricorrono addirittura all’importazione di rifiuti per sostenere il
sovradimensionamento degli impianti.
In Italia i termovalorizzatori sono ancora poco diffusi, anche a
causa dei forti dubbi che permangono sulla nocività delle emissioni
nel lungo periodo e delle resistenze da parte della popolazione.
In Italia il Decreto Ronchi del 1997 stabiliva che il problema
rifiuti doveva essere risolto preferibilmente con la riduzione dei
rifiuti prodotti, ad esempio mediante il minore uso degli
imballaggi, e la raccolta separata finalizzata al riciclaggio.
Purtroppo il Governo attuale ha deciso di spingere sull'utilizzo
degli inceneritori, andando in controtendenza rispetto alle
disposizioni della Comunità Europea e fregandosene di tutte le
statistiche, esempi e messaggi di allarme da parte dei Medici.
In Valdichiana, nonostante sia amministrata da giunte di sinistra,
notoriamente a favore dell'ambiente, si sta scegliendo proprio di
utilizzare senza indugi gli inceneritori con il raddoppio imminente
di San Zeno e quello probabile della Chimet.
E nonostante veementi proteste da parte di Comitati di Cittadini
sorti proprio per contrastare questa assurda idea di smaltimento dei
rifiuti.
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www.comitatotutelavaldichiana.it
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