- Rapporto Airtum 2008
Drammatico articolo pubblicato su l’Espresso sull'aumento dei tumori
nei bambini, fenomeno in crescita soprattutto in Italia.
Le diossine, delle quali gli inceneritori sono i maggiori
produttori, sono fra i maggiori responsabili di questi dati.
L'allarme è stato dato da tempo da tanti medici che, liberi da
conflitti di interesse, rispondono solo al loro codice deontologico.
© Giulio Di Sturco per L'espresso
Crescono del 2 per cento l'anno le neoplasie infantili in Italia,
con picchi spaventosi in prossimità di aree industriali o inquinate.
Colpa di smog, pesticidi e della contaminazione della catena
alimentare.
Nelle Marche tra il 1988 e il 1992 il Registro tumori ha segnalato
93 bambini malati.
Dieci anni dopo, sono diventati 171, un raddoppio secco.
A Parma i casi sono passati da 27 a 53.
A Sassari, nello stesso arco di tempo, gli under 14 ammalati di
tumore sono triplicati.
Il bollettino è agghiacciante, la fonte autorevole: i numeri che
nessuno vorrebbe leggere li sciorina il rapporto Airtum 2008, il
primo del suo genere, cofirmato dal Centro per la prevenzione e il
controllo delle malattie, dall'Associazione di ematologia e
oncologia pediatrica e dall'Istituto superiore di sanità.
Lo studio evidenzia che nel nostro Paese, tra il 1988 e il 2002, c'è
stato un aumento medio dei tumori infantili del 2 per cento l'anno.
I tumori sono bastardi, nessuno sa esattamente quale sia la causa.
Per ogni cancro ci sono diversi fattori di rischio possibili, e
tutti lavorano insieme ad avvelenare l'organismo.
Così davanti al trend gli epidemiologi intervistati invitano a non
trarre conclusioni affrettate, ma quasi nessuno nega che tra i
maggiori sospettati ci siano l'inquinamento, i pesticidi e la
contaminazione della catena alimentare.
Basti pensare alla diossina che, attraverso le carni, il latte e
l'acqua, arriva direttamente sulle tavole: se da giorni l'Europa dà
la caccia ai maiali e bovini irlandesi avvelenati, nei mesi scorsi
la sostanza cancerogena ha già compromesso interi greggi di pecore
che pascolavano a ridosso dell'Ilva di Taranto e migliaia di bufale
vicino Caserta.
Il Dottor Gianfranco Scoppa il rapporto sui tumori infantili non
l'ha letto.
Ma la sua percezione sull'andamento delle malattie è addirittura
peggiore dei dati pubblicati dall'Airtum.
Il radioterapista, ex oncologo del Pascale, oggi dirige l'Aktis di
Marano, uno dei più grandi centri di radioterapia della Campania.
"Crescono sarcomi, linfomi, leucemie, vedo entrare troppi bambini,
stiamo diventando una struttura pediatrica", spiega.
A 800 chilometri di distanza, a Mantova, pochi giorni fa uno studio
di una società privata ha messo in allarme la città e la vicina
Cremona: nelle due province la frequenza di leucemie infantili
sarebbe rispettivamente 20 e dieci volte superiore a quella
registrata mediamente in Lombardia.
"I numeri sono abnormi, credo abbiano confuso i singoli casi con il
numero, più alto, dei ricoveri", spiega Paolo Ricci, epidemiologo
dell'Asl mantovana.
"Ma in provincia un dato da approfondire c'è davvero".
A Castiglione delle Stiviere, meno di 20 mila abitanti, negli ultimi
anni sono stati accertati sette casi di leucemie infantili.
"Un fatto anomalo, l'incidenza è rilevante, ricordiamoci che si
tratta della zona più industrializzata della provincia, un distretto
dove la mortalità rincorre quella di Brescia".
Anche a Lentini, in Sicilia, i bambini si ammalano con frequenza
eccessiva: i tassi del periodo 1999-2003 del registro territoriale
di patologia segnano una media dieci volte superiore rispetto a
quella della provincia di Siracusa.
Picchi anomali che hanno convinto la Procura ad aprire un'indagine
per tentare di capirne le origini.
"I dati dei nostri registri trovano un utile complemento in quelli
raccolti da registri ospedalieri e di mortalità", commenta secco
Corrado Magnani del Centro di prevenzione oncologica del Piemonte:
"I risultati concordano con le indicazioni di tassi di incidenza
relativamente elevati nel panorama internazionale e indicano un
incremento statisticamente significativo dell'incidenza".
In Italia ogni anno si ammalano circa 1.500 bambini e 800
adolescenti dai 15 ai 19 anni.
Soprattutto di leucemia (un terzo del totale), linfomi,
neuroblastomi, sarcomi dei tessuti molli, tumori ossei e renali.
I numeri assoluti sono bassi, e fortunatamente i tassi di mortalità
diminuiscono grazie all'efficacia delle cure.
L'incidenza, però, sembra destinata a crescere.
"Per i bambini le previsioni non sono rosee", dice l'Airtum: "Le
stime, calcolate utilizzando le informazioni raccolte nelle aree
coperte dai registri e i dati di popolazione Istat, indicano che ci
sarà un aumento dei casi".
Se la tendenza resterà costante, nel periodo 2011-2015 si ammalerà
il 18 per cento di under 14 in più rispetto al quinquennio
2001-2005.
Il fenomeno riguarda sia il Nord che il Sud.
Gli epidemiologi hanno preso in considerazione solo i registri che
rilevavano i tre periodi presi in esame: quello che va dal 1988 al
1992, il periodo 1993-1997 e quello 1998-2002.
A Sassari i bimbi ammalati passano da 12 a 40, a Napoli da 33 a 114.
A Latina si passa da 38 a 52, a Modena, Parma, Ferrara e Reggio
Emilia stesso rialzo, il registro della Romagna ha raddoppiato i
suoi iscritti.
Identico trend per l'Alto Adige, mentre l'aumento è meno
preoccupante per il Friuli.
In Liguria e in Piemonte, che può vantare il registro più antico,
l'incidenza è invece stabile, come a Salerno e Ragusa.
Ma cosa sta succedendo?
I medici dell'ambiente dell'Isde non hanno dubbi, e considerano
l'aumento delle neoplasie dei bambini un indicatore assai
preoccupante.
Puntano il dito sull'inquinamento selvaggio, sui danni provocati dai
rifiuti tossici e dall'uso dissennato di sostanze nocive in
agricoltura e nella produzione dei beni di massa.
Gli epidemiologi puri, in mancanza di evidenze dimostrate da studi
scientifici definitivi, sono tradizionalmente più cauti su cause e
fattori di rischio.
Stavolta, però, anche loro non escludono che l'inquinamento
ambientale e lo stile di vita di bambini e genitori possano avere
responsabilità rilevanti sul fenomeno.
Benedetto Terracini è uno dei luminari dell'epidemiologia dei
tumori, e da qualche settimana ha iniziato un carteggio con alcuni
colleghi per cercare di dare un'interpretazione al rapporto, insieme
a indicazioni operative per possibili misure di salute pubblica.
"Non si può affermare con certezza che l'aumento sia dovuto
all'inquinamento", chiosa, "ma è plausibile che influiscano fattori
esterni a quelli genetici: sono decenni che sappiamo che le
frequenze tumorali sono correlate all'ambiente.
I cinesi che emigrarono in Usa si ammalano oggi esattamente quanto e
come gli americani, proprio come accade ai pugliesi a Milano e agli
italiani partiti per l'Australia.
Il lavoro dell'Airtum è il massimo che si può fare in termini
statistici, ma ora bisogna agire". Terracini dubita che in tempi
brevi gli scienziati potranno dimostrare definitivamente il
coinvolgimento di fattori legati all'inquinamento.
"Ma anche se non si può dire che benzene e smog fanno venire il
cancro agli under 14, si possono applicare rapidamente politiche
precauzionali: non servono certo altri studi per sostenere che
vivere vicino a una strada a grande traffico non fa bene alla
salute.
Bisogna difendere i bambini a priori, senza fare allarmismo usando
un tema delicatissimo come le neoplasie infantili".
Se i 'ragionevoli dubbi' sul rapporto tra inquinanti e tumori non
sono ancora diventati legge scientifica, serpeggiano con sempre
maggior insistenza nelle conclusioni di autorevoli ricerche
internazionali.
Nel 2005 un report dell'ateneo di Birmingham ha evidenziato che i
piccoli che abitano nel raggio di un chilometro da uno snodo di
traffico 'importante' hanno un rischio 12 volte più alto di
ammalarsi, mentre due anni fa ricercatori delle università di Milano
e Padova mostrarono un legame tra inquinamento da diossina prodotto
da inceneritori per rifiuti industriali e urbani e l'insorgenza di
sarcomi nella provincia di Venezia.
Anche a Mantova un rapporto dell'Asl (che a breve verrà pubblicato
dall'Istituto superiore di sanità) ha ufficializzato un nesso tra
sarcomi dei tessuti molli e le sostanze diossino-simili osservate
intorno al polo industriale di Mantova, dove insistono il
petrolchimico dell'Enichem, le Cartiere Burgo, tre centrali
termoelettriche, tre discariche per rifiuti tossici e un
inceneritore per rifiuti industriali e sanitari.
Basata sul contributo di esperti di rilievo come Pieralberto
Bertazzi, Pietro Comba, Paolo Crosignani e il compianto Lorenzo
Tomatis, la ricerca spiega che il rischio più alto che ha la
popolazione residente vicino all'area industriale di ammalarsi
(bambini compresi) è legata probabilmente non solo alla diossina e
ai Pcb, ma anche ad altri inquinanti: "Sempre comunque di origine
industriale".
Altre analisi hanno evidenziato i nessi tra leucemie e campi
magnetici.
La faccenda è molto discussa, ma a tutt'oggi, spiega Magnani, "il
dato scientifico non è stato ancora confutato".
Se il rapporto Airtum ha avuto scarsa pubblicità, gli scienziati non
mancano di mettere insieme le indicazioni che arrivano da questi
studi scientifici con le cifre delle neoplasie infantili in Italia.
E non nascondono la loro preoccupazione.
Tutti, dal decano Terracini a Franco Berrino dell'Istituto dei
tumori di Milano, concordano sul fatto che occorre studiare le
sostanze sospettate sia sul piano epidemiologico (ovvero andare a
vedere come e quando si correlano agli aumenti di incidenza), sia su
quello tossicologico e genetico, per capire in che modo possono
indurre il male.
All'indomani del rapporto Airtum, qualcuno si spinge anche più in
là, e comincia a comporre il puzzle. Come Gemma Gatta, ricercatrice
all'Istituto dei tumori di Milano: "L'aumento generale c'è di certo.
E i fattori di rischio sono numerosi: radiazioni, farmaci
antinfiammatori usati in passato in Europa, ormoni per
l'interruzione della gravidanza.
Poi, il consumo di tabacco e alcol da parte della madre in
gravidanza, il traffico veicolare, le infezioni e la professione dei
genitori".
In particolare, l'esperta sottolinea il rischio di chi vive parte
della giornata a stretto contatto con sostanze cancerogene come
benzene e pesticidi.
Ma non è tutto.
"Negli ultimi anni le madri allattano meno al seno, fumano di più, i
giovani si alimentano peggio: bisognerebbe, anche in assenza di
studi definitivi, modificare stili di vita insalubri", chiosa la
studiosa.
Pure Luigia Miligi, dell'Istituto per lo studio e la prevenzione
oncologica della Toscana, è cauta su cause e concause, e preferisce
andare al sodo.
"Ho mandato delle mail ai colleghi mettendo l'accento sulla gestione
del rischio.
Ci sono cose che possono essere fatte subito, quasi a costo zero.
Si potrebbe diminuire l'inquinamento indoor delle scuole evitando
l'uso di detersivi con solventi aromatici, ed eliminando i materiali
che rilasciano formaldeide".
Anche il controllo dei residui antiparassitari in agricoltura, dice
la Miligi, dovrebbe essere sistematico: il principio di precauzione
e il diritto alla salute deve essere prioritario rispetto a
qualsiasi altro interesse.
"Ma gli allarmi devono essere gestiti bene.
Tre anni fa a Firenze ci fu un picco di leucemie in una scuola
materna: le istituzioni si mossero all'unisono, in silenzio, per
garantire la sicurezza dei piccoli.
Analizzammo ogni rischio, misurammo persino l'eventuale presenza di
radon, un gas radioattivo.
Non trovammo nulla: a volte certi fenomeni sono del tutto casuali".
Di sicuro in Italia il trend è anomalo rispetto al resto dei paesi
industrializzati: doppio rispetto a quello europeo, addirittura
cinque volte più alto rispetto ai tassi americani.
Molti si affrettano a spiegare la tendenza con la diagnosi precoce e
le nuove tecniche che permettono di cercare le malattie con
strumenti più raffinati rispetto al passato.
Ma la risposta, per gli esperti più attenti, è insoddisfacente:
equivarrebbe a sostenere che tedeschi, francesi e svizzeri (dove
l'incidenza è più bassa) sarebbero meno bravi di noi a individuare
il male.
Non solo: l'incremento è troppo rilevante.
Entrando nello specifico, se nel Vecchio Continente i linfomi
infantili aumentano con una media dello 0,9 per cento annuo, in
Italia la percentuale sale al 4,6 per cento.
Anche le leucemie viaggiano a tasso quasi triplo, mentre i tumori
del sistema nervoso centrale crescono del 2 per cento, contro la
riduzione dello 0,1 registrata in Usa.
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