- I rifiuti urbani sono una fonte di energia
rinnovabile?
Rifiuti - da La Nuova Ecologia
L'Unione Europea crede nelle fonti energetiche rinnovabili e con la
Direttiva 2001/77/CE si è posta l'obiettivo di produrre il 22,1% di
elettricità da fonti energetiche rinnovabili entro il 2010.
- E per non sbagliare, in questo
stesso Decreto la stessa Unione Europea ha fatto un puntuale elenco
di quali sono le
fonti di energia rinnovabile:
. Eolica
. Solare
. Geotermica
. Moto ondoso
. Maremotrice (maree)
. Idraulica
. Biomassa
. Gas di discarica
. Gas residuati dai processi di depurazione e biogas
Per evitare confusione il decreto precisa anche cosa si intende per
biomasse: "La parte biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui
provenienti dall'agricoltura (comprendenti sostanze vegetali ed
animali) e dalla silvicoltura e dalle industri connesse, nonché la
parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani".
- E conoscendo i suoi "polli", nel
preambolo della Direttiva, al punto 8, la Direttiva precisa:
"Nel contesto di un futuro sistema di sostegno alle fonte
energetiche rinnovabili non bisognerebbe promuovere l'incenerimento
dei rifiuti urbani non separati, se tale promozione arrecasse
pregiudizio alla gerarchia di trattamento dei rifiuti (prima
ridurre, poi riciclare, poi recuperare materia, infine recuperare
energia.
Nel dicembre 2003, con il Decreto n 387, l'Italia recepisce questa
direttiva e all'art. 2, comma a, diligentemente chiarisce quali sono
le fonti energetiche rinnovabili, riprendendo alla lettera l'elenco
della UE.
Il Decreto 387, a sua volta, si propone di promuovere la produzione
di elettricità da fonti energetiche rinnovabili con incentivi
economici denominati "Certificati Verdi".
- In sintesi, il 2% di elettricità
che le aziende italiane producono o importano deve derivare da fonti
rinnovabili.
- Le quote di energia rinnovabile
che spettano a ogni azienda possono essere auto-prodotte oppure
acquistate, sotto forma di Certificati Verdi, da chi effettivamente
produce energia elettrica da fonte rinnovabile.
- Il valore di un Certificato Verde
varia in base alle richieste del mercato: nel 2004 un chilowattora
da fonte energetica "rinnovabile" è stato pagato 9,74 centesimi.
- Oltre a questo eco incentivo, lo
stesso chilowattora prodotto da fonte rinnovabile, ha ricevuto dal
gestore della rete il valore corrente pagato per l'elettricità
prodotta da fonte convenzionale (5,6 centesimi/kwh), totalizzando un
guadagno complessivo di 15,34 centesimi a chilowattora.
Arrivato alla lettura dei primi articoli del Decreto 387,
l'ambientalista DOC, si sentirebbe in dovere di ringraziare il
ministro Bersani e il ministro Ronchi per il sostanziale contributo
dato allo sviluppo dell'energia rinnovabile con la loro firma al
Decreto dell'11 novembre 1999 che istituiva i certificati verdi, ma
arrivato all'art 17, lo stesso ambientalista sarebbe costretto a
ricredersi, in quanto con un colpo di genio, tutto italico, la lobby
degli inceneritori è riuscita a far introdurre nel Decreto, questo
codicillo:
"...sono ammessi a beneficiare del
regime riservato alle fonti energetiche rinnovabili i rifiuti, ivi
compresa, anche tramite il ricorso a misure promozionali, la
frazione non biodegradabile e i combustibili derivati dai rifiuti."
Nel 2003, in Italia, sono stati emessi 34.617 Certificati Verdi (un
Certificato Verde equivale alla produzione di 100.000 chilowattore
di elettricità).
- La maggior parte di questi
certificati derivano dalla produzione di elettricità da vere fonti
rinnovabili: idroelettrica (39,6%), geotermica (32,6%), eolica
(12,2%), fotovoltaica (0,1%). La produzione di elettricità prodotta
bruciando biomasse e rifiuti, la cui rinnovabilità è alquanto
dubbia, visto che l'unica componente dei rifiuti degna di attenzione
per il suo potere calorifico sono le plastiche, ha coperto il 15,6%
della emissione di Certificati Verdi, il cui valore commerciale è
stato di 44,5 milioni di euro.
- Pertanto, grazie al trucchetto
dell'articolo 17, si è fatto un piacere ai gestori di inceneritori e
si sono sottratti gran parte dei 44,5 milioni di euro di incentivi
alle vere fonti energetiche rinnovabili.
Ma il "piatto" dell'incenerimento dei rifiuti è ancora più ricco e
anche, è il caso di dirlo, più sporco.
- Nel 1992, il Comitato
Interministeriale dei prezzi, con la Delibera del 29 aprile, aveva
già provveduto, con il sesto provvedimento emanato quell'anno (di
qui il nome comune di questo provvedimento: CIP6) ad incentivare
(poco) le autentiche fonti energetiche "rinnovabili", mentre
chiaramente lo scopo di questo decreto era di agevolare in primo
luogo le fonti "assimilabili", tra le quali, oltre ai soliti rifiuti
urbani, gli "scarti di lavorazione e fonti fossili prodotte
esclusivamente da giacimenti minori isolati".
Non ci è chiaro chi siano i beneficiari di questa Delibera (il
carbone del Sulcis? I petrolieri?), ma sicuramente la maggior parte
dei finanziamenti del CIP6 vanno a queste fonti energetiche che sono
"assimilate" a quelle rinnovabili solo dal fatto che ricevono gli
stessi incentivi.
- Come si diceva, il piatto dei CIP6
è enormemente più ricco di quello dei Certificati Verdi, in quanto
nel 2004 gli incentivi CIP6 sono stati di ben 2,4 miliardi di euro,
di cui l'8% (circa 200 milioni di euro) è andato ancora una volta ai
termovalorizzatori, in particolare all'inceneritore di Brescia che "termovalorizzando"
700.000 tonnellate annue di rifiuti e biomasse ha incassato, come
incentivi CIP6, qualcosa come 69 milioni di euro, pagati da tutte le
famiglie italiane con la loro bolletta della luce.
Pertanto nel 2004, grazie a CIP6 e Certificati Verdi, i novanta
termovalorizzatori di biomasse e rifiuti, attualmente in funzione in
Italia, hanno ricevuto incentivi per 144 milioni di euro, pagati
letteralmente da tutti gli italiani e sottratti allo sviluppo delle
vere fonti energetiche rinnovabili. Ad esempio, questa bella cifra
avrebbe potuto coprire integralmente le spese di installazione di
una decina di migliaia di pannelli foto-voltaici che costano ancora
molto, ma hanno un impatto ambientale nullo e la possibilità, anche
per pochi metri quadrati, di essere collocati su gran parte dei
tetti, delle terrazze, delle tettoie, delle pensiline del nostro Bel
Paese.
- In questo modo, ogni famiglia
italiana potrebbe immettere direttamente in rete l'elettricità
prodotta con energia solare e, diventata produttrice, godere
legittimamente, come da tempo si fa in Germania, dei vantaggi
economici dei Certificati Verdi.
di Federico Valerio (Medici per l’Ambiente Genova)
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