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Nucleare, scorie per 12.000
generazioni?
Un’eredità avvelenata per migliaia di secoli. Non esiste un modo sicuro
per smaltire i rifiuti radioattivi senza contaminare
Per produrre una insignificante parte di elettricità coi reattori
nucleari nel mondo, solo il 2% di quanta ne viene consumata, si genera
una quantità ed una qualità di inquinamento incalcolabile ed eterno.
Ogni giorno vengono infatti rilasciati nell’ambiente radionuclidi,
invisibili particelle dannose per la salute e la natura. Tuttora anche
dai siti nucleari italiani.
Di ciò, come delle frequenti fughe radioattive dai 439 reattori in giro
per il mondo, i nostri telegiornali non danno notizia.
SCORIE ETERNE: COME INGUAIARE MILIONI DI BIMBI
Nessuna civiltà ha mai creato e lasciato una eredità tanto pesante e
indelebile ai bambini, nell’epoca in corso e del futuro. Parliamo di
migliaia e migliaia di metri cubi di liquidi, metalli, resine e altri
residui contaminati che non si sa come e dove sistemare in modo sicuro.
Semplicemente perché non esistono posti sicuri per simili rifiuti. Le
scorie nucleari resteranno sul groppone di 5.000 generazioni, affermava
un comunicato dell’agenzia di stampa Ansa, lo scorso 12 marzo.
In realtà la situazione è di gran lunga peggiore. Negli Stati Uniti gli
esperti della National Academy of Science raccomandano un tempo tra
300.000 ed un milione di anni come periodo di riferimento per
individuare i siti (finora introvabili) dove custodire in sicurezza le
scorie nucleari. Tant’è che la Court of Appeals statunitense del
distretto della Colombia ha sentenziato che le regolamentazioni emanate
dalla Environmental Protection Agency (Epa, organo per la protezione
dell’ambiente Usa) riguardo il deposito a Yucca Mountain violano la
legge sulla gestione dei rifiuti nucleari (il Nuclear Policy Act). L’Epa
aveva infatti indicato un tempo di “soli” 10.000 anni.
Quel deposito avrebbe dovuto risolvere il problema dei rifiuti
radioattivi in Usa. Non è mai stato aperto. Una generazione nuova
mediamente arriva ogni 25 anni. Dunque almeno 12.000 future generazioni
dovranno fare i conti con questi materiali che in natura non esistono.
GERMANIA: RISCHIA DI SCIOGLIERSI IL DEPOSITO NELLA MINIERA DI SALE
Solo in Germania sono 1.945 le anomalie e gli incidenti trapelati e
ammessi dal 1993 al 2006. Ora in bassa Sassonia la situazione è di una
gravità assurda: il deposito di fusti radioattivi dentro una miniera di
salgemma è minacciato da infiltrazioni di acqua. “Se c’è il sale, vuol
dire che resterà asciutto in eterno”, dissero i geologi. Oggi non sanno
bene come evitare la catastrofe. L’acqua salata ha cominciato a
penetrare, attaccando i fusti metallici. Da noi, volevano imporre il
deposito per tutti i rifiuti nucleari italiani a Scanzano Jonico, vicino
al mare, in Basilicata. In un giacimento di sale...
FRANCIA: SCORIE USATE PER FARE ASILI O SEPOLTE NEI CAMPI O IN MARE
La tv pubblica France 3 a febbraio ha mostrato l’inverosimile a milioni
di telespettatori francesi in prima serata: almeno 300 milioni di
tonnellate di scorie radioattive dalle miniere di uranio sepolte nelle
campagne, o usate per costruire asili, scuole, parcheggi, campi di
gioco, affondate nell’Oceano Atlantico.
E Rai Tre ha appena documentato l’aumento della radioattività mano a
mano che ci si avvicina fisicamente alle centrali, con una nuova
inchiesta giornalistica di Report sul mitico nucleare francese. La nuova
rivoluzione è atomica: liberté, egalité, radioactivité!
“NORMALMENTE” UN INCIDENTE GRAVE all’ANNO SOLO PER “PULIRE”
Cosa ne è stato dei 50 siti nucleari cinesi sepolti dal terremoto che a
maggio 2008 ha sconvolto la regione del Sichuan?
Restiamo ai bambini europei. A parte le molte fuoriuscite radioattive in
Spagna e altri Paesi, da subito i nostri frugoletti vengono alla luce in
una situazione in cui ci sono tante radiazioni equivalenti ad un grave
incidente ogni anno, considerando solo le due fabbriche di La Hague,
Francia, e Sellafield, Inghilterra, dove si estrae il plutonio dalle
barre di combustibile atomico esaurite. «Sono di gran misura i complessi
nucleari più inquinanti nell’Unione Europea», rileva l’accurata analisi
svolta per il Parlamento Europeo nel 2001 da Mycle Schenider, l’esperto
che abbiamo intervistato a marzo (pubblicato su Acqua & Sapone di
aprile) e intervistato anche da Report nella puntata del 29 marzo.
IN FUTURO I BIMBI AVRANNO CENTRALI ANCORA PIÙ RADIOATTIVE
Centrali di nuova generazione senza problemi: una favola brutta e
raccontata pure male. Sebbene i nuovi reattori Epr (European Pressurized
Reactors) siano meno esposti al rischio di guasti, nel caso di incidente
la fuoriuscita di radiazioni sarebbe notevolmente più grave e potrebbe
fare anche il doppio delle vittime.
L’emissione di isotopi radioattivi di bromo, rubidio, iodio e cesio
sarebbe quattro volte maggiore rispetto ad un reattore tradizionale. Lo
afferma un rapporto di EdF, il colosso elettrico francese -
indebitatissimo, come Enel - sempre più a caccia di Paesi ai quali
appioppare i “nuovi” reattori Epr.
Un altro studio della società di smaltimento di scorie radioattive
Posiva Oy sostiene invece che l’emissione dell’isotopo iodio 129 sarebbe
addirittura sette volte maggiore. Un terzo dossier, redatto dalla Swiss
National Co-operative for the Disposal of Radioactive Waste, conclude
che la fuoriuscita di cesio 135 e cesio 137 sarebbe maggiore di 11
volte.
Eppure l’unica generazione che sembra attrarre le attenzioni di molti
potenti e operatori dell’informazione è quella dei “nuovi” reattori
nucleari francesi Epr. Quelli decantati dai Tg, ma che nella realtà
stanno creando miliardi di spese in più e debiti ai cittadini di Francia
e Finlandia, unici Paesi europei dove sono in costruzione nuovi
reattori.
RADIAZIONI MADE IN ITALY
In attesa dei prossimi millenni, già ora la contaminazione è in atto,
anche in Italia. Al Nord, centro e Sud, le radiazioni del passato
continuano ad uscire dai vecchi siti atomici. Ecco giusto qualche
esempio. A 25 km da Roma, dal Centro Eurex della Casaccia, liquidi
radioattivi finiscono nel torrente Arrone, vicino acquedotti che
abbeverano la città eterna.
Poco più giù, a Latina, Acqua & Sapone è in grado di mostrare che è
previsto il rilascio di radionuclidi nei canali di scarico fino al mare.
Ancora si aspetta lo smantellamento completo di quella centrale Magnox
fermata e mai più riattivata già prima del referendum che l’anno
seguente bocciò il nucleare.
Nel giugno 1986 i tecnici si accorsero che era rimasto solo uno degli
otto bulloni a chiudere uno dei tappi dei cilindri che custodivano le
barre di uranio, nel cuore dell’impianto. Saltarono fuori altri bulloni
svitati o mancanti. Gli ispettori dell’Enea Disp scrissero nel loro
rapporto che non si sapeva quali conseguenze avrebbe potuto avere il
distacco dei tappi.
A Rotondella (Matera), un tubo su una spiaggia dove la gente si fa il
bagno scaricava a mare acqua contaminata dal deposito nucleare di
Trisaia, che ospita ancora 64 delle 84 barre di uranio esaurito delle
centrali americane arrivate negli ’60. Ad accorgersene e denunciare le
emissioni fuori norma è stato un attore, Ulderico Pesce. Con
l’eccellente spettacolo-inchiesta “Storie di Scorie”, dai teatri
italiani non censurati da anni racconta la follia del nucleare in
Italia.
E sempre là si è soffermata la Direzione Distrettuale Antimafia di
Potenza, per un presunto traffico illecito di materiale radioattivo
intorno a Rotondella. Altro caso emblematico è quello dei fusti di
rifiuti radioattivi da 31 anni custoditi nella cantina di una vecchia
casa in pietra, a Castelmauro, in Molise, paesino a rischio sismico. Ce
li mise un fisico nucleare, poi deceduto, e da tempo sono arrugginiti e
perdono liquido. Nessuna bonifica finora. A Saluggia (Vercelli), lo
stabilimento Eurex per estrarre plutonio dalle barre di uranio l’hanno
costruito presso la Dora Baltea, zona a rischio esondazione. In 15 anni
tre violente alluvioni hanno fatto rasentare l’irreparabile. Sempre lì,
la piscina nucleare con le barre di uranio in ammollo ha perso liquido.
Risultato: falda acquifera contaminata.
Comunicata in via riservata al Comune nel giugno 2004, la verità è
“fuoriuscita” solo nel giugno 2006. Poco più in là, l’area della vecchia
centrale di Trino è anch’essa a rischio alluvione. L’hanno realizzata
sul Po...
REATTORI SENZA TECNICI
Manca il personale: chi li gestirà?
A chi verrà dopo di noi stiamo lasciando un cimitero di reattori
nucleari orfani. È reale il rischio di ritrovarci a breve senza gente
che li sappia mandare avanti.
Una delle più grandi sfide è “trovare personale qualificato, compresa
mano d’opera, tecnici, ingegneri, scienziati necessari alla costruzione
e all’esercizio”, ha fatto notare Art Stall, vicepresidente e
responsabile per il nucleare della società americana Florida Power &
Light Company, mettendo in guardia i colleghi nuclearisti all’Annual
Nuclear Meeting dell’American Nuclear Society nel 2007.
Entro il 2012 il 40% degli addetti alle centrali atomiche andranno in
pensione. Solo l’8% di essi nel 2007 aveva meno di 32 anni. In Francia
entro il 2015 andranno in pensione 4 lavoratori nucleari su 10 della EdF
l’azienda che gestisce le centrali nucleari. Anche in Germania la
situazione è drammatica: entro il 2010 il personale nucleare scenderà di
6.250 unità. Dal 1997 al 2002 solo due studenti nell’intero Paese hanno
terminato gli studi in materie nucleari. È una vera emergenza, causata
dalla mancanza di personale qualificato, nell’industria e nella ricerca
atomica, oltre che negli organi di autorità pubblica sulla sicurezza e
sulle radiazioni.
Ciò “può compromettere la sicurezza d’esercizio delle installazioni
nucleari” ed si tratta di una “imminente minaccia alla supervisione
qualificata dei reattori nucleari e quindi alla sicura operatività delle
centrali” ha avvertito Lothar Hahn, direttore della GRS, società tedesca
per la sicurezza dei reattori, in un documento presentato ad una
conferenza sponsorizzata dall’Agenzia Internazionale per l’Energia
Atomica nel 2004.
Anche gli americani sono a corto di professionisti e lavoratori
dell’atomo, compresi i medici del settore: fornitori di bollitori per
reattori, sistemi pressurizzati e carpenteria, elettrotecnici, dottori
specialisti, operatori e addetti alla manutenzione sono tutti in forte
carenza, afferma un rapporto realizzato per conto del Dipartimento
all’Energia del governo Usa.
Prima ancora che per espandere l’agonizzante mercato nucleare, occorre
chiedersi chi manterrà le macchine atomiche già esistenti di cui molte
si avviano alla chiusura.
Chi rimpiazzerà questi lavoratori in via di estinzione? Chi governerà i
reattori, vecchi e “nuovi”? Da dove salteranno fuori gli specialisti
all’altezza di gestire e fare l’indispensabile manutenzione che
continuamente serve a quei mostri industriali? E i medici, fisici,
biologi, chimici per controllare studiare le contaminazioni? In Italia è
pressoché inesistente la categoria di operai, ditte, manager,
manutentori, ed esperti in ambito nucleare.
Vogliamo lasciare ai bambini nei prossimi millenni questi giocattoli
irreversibili e ingestibili?
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