- Toscana, Piemonte, Calabria,
Emilia Romagna, Liguria e Lazio impugnano la Costituzione contro le
centrali nucleari sul territorio
- Si potrebbe definire la rivolta
delle Regioni, intese come enti amministrativi: Toscana, Piemonte,
Calabria, Emilia Romagna e Liguria, a cui nelle ultime ore si è
aggiunto anche il Lazio hanno impugnato la Costituzione e hanno
deciso che nessuna centrale nucleare potrà essere costruita sul loro
territorio senza il consenso dei cittadini. In discussione, ci
sarebbe, il Titolo V che regolamenta l’autonomia degli enti locali
che sarebbero scavalcati dall’ingerenza statale in materia nucleare.
Filiberto Zaratti Assessore all’Ambiente della Regione Lazio spiega:
Entrando più nello specifico, l’articolo 120 , individua in maniera
tassativa i casi in cui il Governo può esercitare i suoi poteri
sostitutivi nei confronti delle regioni e degli enti locali che
sono: il mancato rispetto di norme e trattati internazionali, e
della normativa comunitaria; il pericolo grave per l’incolumità e la
sicurezza pubblica; la tutela dell’unità giuridica, economica e dei
livelli essenziali delle prestazioni relative a diritti civili e
sociali essenziali, come quelli della sanità. Esclusi i primi due
casi che nulla hanno a che fare con l’energia, mi sembra difficile
che la localizzazione di una centrale nucleare, in quanto
infrastruttura strategica nazionale, possa farsi rientrare così
semplicemente nell’ambito della tutela dell’unità economica o dei
livelli essenziali dei servizi, dimenticando che il governo del
territorio è affidato alla Regione e che l’assenso regionale a
qualsiasi localizzazione non è momento eludibile. Tra l’altro il
potere sostitutivo si esercita in relazione a specifici atti
amministrativi e qui proprio non si capisce come e in relazione a
quali atti il Governo possa sostituire la Regione e gli enti locali.
La forzatura fatta dal Governo in materia di nucleare con questa
legge, solleva quindi forti dubbi circa la costituzionalità della
norma.
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