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Il progetto idrogeno di Arezzo – Una
innovativa sfida per l’imprenditoria
aretina
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Tra i settori in cui il lascito della
Giunta di centrodestra del Comune di
Arezzo si sta rivelando più incisivo,
figura certamente l’ambiente. Mi
riferisco in particolare modo al
Progetto Idrogeno che – primo in Italia
– sfrutta questa fonte energetica non
nel campo dei trasporti ma dei processi
industriali ai quali – ed è qui il
secondo aspetto qualificante
dell’iniziativa - viene abbinata la
produzione di energia elettrica. In
qualità di Assessore all’Ambiente
indirizzai presto il mio impegno nel
settore delle energie rinnovabili
cercando di mettere a frutto lo spirito
del protocollo di Kyoto e della
normativa europea a vantaggio della
collettività aretina ed in particolar
modo di uno dei settori portanti della
nostra economia: il comparto orafo.
Mi resi infatti conto che Arezzo aveva
tutte le carte in regola per diventare
il banco di prova ideale per
sperimentare un uso più razionale ed
efficiente di un vettore energetico come
l’idrogeno visto che sul suo territorio
si trova probabilmente la più alta
concentrazione al mondo di aziende
orafe, molte delle quali – circa 700
operatori per un consumo annuo stimato
in 500 mila metri cubi - già da tempo lo
utilizzano in bombola per la saldatura
ed il trattamento superficiale dei
metalli. Si trattava dunque di passare
da una distribuzione “parcellizzata” ad
un rete di consegna mediante tubatura
sotterranea, meno costosa, più sicura ed
a minore impatto ambientale : una
realizzazione forse senza precedenti al
mondo
Fu così che nel 2004 il Comune di Arezzo
divenne leader del progetto “Idrogeno
per Arezzo” al quale partecipano altri
partner istituzionali pubblici - Regione
Toscana, Provincia di Arezzo,
associazioni di categoria, Enea - e
privati come Arcotronics - Italia, SAPIO
e Fabbrica del Sole.
L’area prescelta è quella di S. Zeno
dove un gasdotto interrato fornirà
idrogeno puro alle ditte partendo da una
grande area di stoccaggio, la cosiddetta
“baia” centrale. Le aziende saranno
anche dotate di co-generatori (fuel cell)
da almeno 5 kw per la trasformazione
dell’idrogeno in energia elettrica – di
cui la parte non utilizzata in azienda
potrà essere rivenduta – in calore ed
acqua calda.
In prospettiva, il progetto poi
consentirà non solo di utilizzare
idrogeno ma anche di produrlo partendo
da fonti rinnovabili (l’elettrolisi
fotovoltaica) anzichè da combustibile
come il metano di città. L’idrogeno
diventerà così un vettore energetico
riciclabile e “pulito” al cento per
cento. Nel laboratorio si sta inoltre
sperimentando per la prima volta
l’integrazione di celle a combustibile
con solare termico, foto-voltaico e
bio-edilizia finalizzata alla
trigenerazione di energia elettrica,
calore e aria condizionata.
La realizzazione del gasdotto e la
sperimentazione di laboratorio prevedono
l’uso di tecnologie avanzate realizzate
per buona parte nel comparto industriale
aretino. Il progetto quindi oltre
all’efficacia e modernità degli
obbiettivi rappresenta un grande stimolo
verso l’innovazione che proietta
l’imprenditoria aretina ad essere
protagonista del futuro di Arezzo.
Abramo Guerra, Presidente del Circolo
del buon governo “Territorio e
Ambiente”.
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- Fonte:
arezzonotizie.it
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