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Deutschland uber alles (nello sviluppo
sostenibile)
di Pietro Greco
ROMA. Nel 2007 l’economia tedesca è cresciuta del 2,5%. Nel medesimo
anno – rileva l’ultimo rapporto della BP – i consumi di energia da
combustibili fossili in Germania sono diminuiti del 5,6%. Una
performance notevole, visto che i consumi di energia fossile sono
aumentati del 2,4% nel mondo. E una chiara dimostrazione che sviluppo
economico ed sostenibilità ambientale non sono necessariamente
incompatibili. E che, in particolare, il “dopo Kyoto” non è affatto
costoso. Non è una palla al piede dell’economia. Anzi, può essere un
volano.
Perché le tecnologie energetiche più avanzate possono essere un nuovo
fattore dinamico dell’economia. E nessuno meglio della Germania, in
questo momento, lo dimostra. Il paese, dopo la lunga fase in cui
appariva come “un gigante malato”, è tornato a essere la locomotiva
dell’economia europea. Grazie all’innovazione tecnologica anche – e
forse soprattutto – nel settore energetico e ambientale. L’innovazione
tedesca si è sviluppata in due diversi settori: da un lato le tecnologie
che consentono una maggiore efficienza energetica e, quindi, un minor
consumo assoluto di energia. Dall’altro nuove tecnologie nel campo delle
energie rinnovabili. In particolare dell’energia solare.
La Germania non è nota per essere un paese assolato. Eppure è il leader
mondiale dell’energia solare. A riprova di ciò c’è non solo il fatto che
il paese teutonico è il maggior esportatore del pianeta di tecnologie
solari. Ma, dal 22 giugno, ospita sul suo territorio il più grande
“campo solare” del mondo: è il Waldpolenz Solar Park, realizzato su un
vecchio aeroporto di Leipzig, nella Germania dell’Est, si estende per
110 ettari ed è, quindi, grande come 200 campi di calcio. La centrale
che sta per produrre 24 megawatt di elettricità, entro il 2009 arriverà
a 40 megawatt, alimentando almeno 10.000 case e consentendo di
risparmiare ogni anno almeno 25.000 tonnellate di carbonio.
Waldpolenz non è un’eccezione. Leipzig ospita 3 dei 50 campi solari più
grandi del mondo. E l’economia della zona – solo fino a pochi anni fa
depressa – sta decollando. Perché i tedeschi non si limitano a istallare
pannelli fotovoltaci, ma sviluppano in proprio le tecnologie innovative,
che poi esportano.
Tutto questo rende più credibile l’obiettivo che solo pochi giorni fa si
è dato il governo tedesco: tagliare del 40% le emissioni di carbonio
entro il 2020. Un obiettivo che è il doppio di quello che si è data
l’Unione Europea. A Berlino non sono dei visionari. Il rapporto della BP
dimostra che sanno solo guardare più avanti degli altri.
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