CHIMET: il WWF presenta ricorso al TAR contro la Provincia

Richiesto l'annullamento dell'Autorizzazione integrata ambientale rilasciata a CHIMET!
Autorizzato un impianto di incenerimento senza aver mai svolto la valutazione d'impatto ambientale?

Con il supporto della Sezione aretina, il Wwf Italia, rappresentato dall'Avv. Franco Zuccaro del foro di Grosseto, ha presentato ricorso al T.A.R. della Toscana contro la Provincia di Arezzo, richiedendo l'annullamento dell'autorizzazione integrata ambientale rilasciata nel mese di dicembre 2007 alla CHIMET SPA.
Per il Wwf, il provvedimento impugnato è carente in molte sue parti, a cominciare dalla prima autorizzazione rilasciata all'azienda di Badia al Pino per l'incenerimento di rifiuti nel lontano 1998, che prevedeva l'obbligo di procedere nella Valutazione d'Impatto Ambientale ai sensi della L.R. 3.11.1998 n.
79 (norma già in vigore quando fu rilasciata l'autorzzazione alla Chimet), in quanto 'unico' strumento che permette alla Pubblica Amministrazione di conoscere con una certa sicurezza il reale impatto di un insediamento o di un opera sul territorio. A distanza di 10 anni non c'è ancora traccia di questa valutazione,
avviata da Chimet solo nel 2007 in occasione della ormai ben nota richiesta di incremento dei quantitativi di rifiuti da bruciare.
È bene ricordare però, che la valutazione deve essere fatta prima sull'impianto già esistente e non sul progetto di ampliamento. La legge non permette V.I.A. in sanatoria!

La mancanza di V.I.A. è a nostro avviso la principale lacuna del provvedimento, ma ve ne sono tante altre che oggettivamente lo rendono da annullare. La normativa comunitaria, che l'Italia ha ratificato con il D.lgs 133/2005, obbliga gli impianti di incenerimento a produrre energia; questo vale anche per la
Chimet, ma l'impianto di Badia al Pino non risponde a questi parametri. Inoltre, l'autorizzazione non richiama in nessuna sua parte l'applicazione delle direttive 'Seveso' e 'Seveso Bis', cioè la normativa in materia di rischi da incidenti rilevanti, che si applica a quelle aziende che, indipendentemente dai quantitativi (lo dice anche una direttiva del Dip.to nazionale dei vigili del fuoco), producono o trattano sostanze e ceneri altamente tossiche e pericolose come acido cloridrico, idrossido di ammonio, policlorodibenzodiossine e policlorodibenzofurani, derivanti dai processi di incenerimento dei rifiuti pericolosi e presente per stessa ammissione di Chimet nel processo lavorativo.

Mancano anche le 'prescrizioni del sindaco, quale ufficiale sanitario', obbligatorie ai sensi di un vecchio ma tuttora vigente Regio Decreto (R.D. 1265/34). Altra grave carenza è la mancata indicazione di come le ceneri volanti e le ceneri pesanti vengono trasferite agli impianti esterni di trattamento. Può tale percorso rimanere ignoto alla Pubblica Amministrazione? Qualcuno può spiegare come ceneri derivanti da incenerimento di 'rifiuti pericolosi', si trasformano di punto in bianco in ceneri 'non pericolose'? Questi alcuni dei motivi per cui il Wwf ha deciso di ricorrere contro il provvedimento rilasciato dalla Provincia di Arezzo, un'atto, che si è voluto riempire di una consistente quantità di richiami normativi e di 'prescrizioni' che l'azienda dovrebbe rispettare. Ma chi controllerà che tale mole di prescrizioni sia davvero osservata? Si aggiunga inoltre, che la grave mancanza del piano provinciale per la gestione dei rifiuti speciali, all'interno del quale si pianifica la collocazione degli impianti di smaltimento è un altro fatto che determina assoluta incertezza a che l'area di Badia al Pino, possa sopportare realmente l'impatto inquinante dell'impianto di incenerimento della Chimet, senza nemmeno il supporto di una pronuncia di compatibilità ambientale che doveva essere preventivo al rilascio dell'Autorizzazione Integrata Ambientale.

Siamo fiduciosi che le argomentazioni richiamate nel ricorso siano sufficienti ad annullare il provvedimento, ciò non significa però che sia intenzione del Wwf negare alla Chimet il diritto di esercitare la propria attività ne vogliamo mettere a rischio i posti di lavoro e la tranquillità di tante famiglie. Dobbiamo tuttavia ribadire che il diritto al lavoro e all'impresa non può prevalere laddove manchi il rispetto delle norme e pregiudichi diritti inalienabili quali la salute e un ambiente
integro che riguardano l'interesse collettivo.
WWF ITALIA SEZIONE DI AREZZO.

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