Arezzo, 01 agosto 2007-08-02
Prot. Wwf nr. 035/07
Alla Provincia di Arezzo
Assessorato Ambiente
Ufficio Ecologia

Al Comune di Civitella in Val di Chiana
Ufficio Ambiente


Oggetto: ampliamento, risanamento ambientale e riqualificazione paesaggistica della CHIMET S.p.A. - VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE - OSSERVAZIONI.

L’Associazione Italiana per il World Wide Fund for Nature - Onlus, Ente Morale a tutela di interessi collettivi diffusi, con finalità di tutela e salvaguardia del patrimonio naturale e ambientale, nelle persone del Responsabile pro-tempore della Sezione di Arezzo Dott. Giacomo Andreini e del Referente Settore Rifiuti Donato Marmorini, con riferimento alla richiesta di procedura di Valutazione di Impatto Ambientale per l’ampliamento, il risanamento e la riqualificazione ambientale dello stabilimento CHIMET S.p.A. di Badia al Pino, intende presentare le seguenti osservazioni:
PRELIMINARMENTE
l’Associazione Wwf, fa istanza di immediata sospensione del procedimento di V.I.A. aperto presso le Amministrazioni in indirizzo, in quanto lo stesso si sovrappone alla Autorizzazione Integrata Ambientale, procedura pregiudiziale all’esercizio dell’impianto i cui termini per il rilascio scadono il 31/10/2007.
La Società CHIMET S.p.A. ha inteso sottoporre a procedura di V.I.A. e il progetto presentato lo denota chiaramente, l’incremento della quantità di rifiuti speciali e speciali pericolosi che attualmente è autorizzata a incenerire nell’impianto in funzione presso lo stabilimento di Badia al Pino. Il quantitativo attuale previsto con autorizzazione provinciale è pari a 4500 t/anno di rifiuti speciali e 8000 t/anno di rifiuti speciali pericolosi. Tuttavia già dal 1999 con procedura di deroga, l’Amministrazione Provinciale di Arezzo autorizzava la CHIMET ad immettere nel processo di incenerimento ulteriori 2500 t di rifiuti speciali e 4000 t di rifiuti speciali pericolosi. Lo stesso quantitativo di rifiuti fu ulteriormente concesso in deroga l’anno successivo con autorizzazione del 29 agosto 2000.
Nel corso dell’anno 2001 (18 giugno), fu richiesto a CHIMET di presentare l’adeguamento dell’autorizzazione rilasciata alla ditta e l’avvio delle procedure di VIA, in quanto CHIMET aveva sostituito il forno in uso con uno con potenziale di incenerimento maggiore. I termini di presentazione della V.I.A. decorsero senza che questa venisse presentata e comunque furono concesse altre deroghe permettendo a CHIMET di smaltire ulteriori 6000 t di rifiuti pericolosi senza che fossero nemmeno avviate le procedure di VIA. Da relazione ARPAT del 24 maggio 2001 emerge la conferma sul dato della sostituzione del forno, senza che per questa variazione “sostanziale” dell’impianto fosse stata presentata alcuna richiesta di autorizzazione, che necessariamente doveva prevedere avvio della procedura di VIA.
Abbiamo ritenuto importante fare questa premessa, per sottolineare ed evidenziare a coloro che si apprestano a valutare il progetto, che la legge regionale nr. 79/1998, non consente la presentazione di V.I.A. in sanatoria, cioè a regolarizzare una condizione di smaltimento di rifiuti speciali pericolosi già in essere e che di fatto si protrae dal 1999, solo ed esclusivamente attraverso lo strumento delle deroghe dirigenziali, come riportato anche nello studio di impatto ambientale presentato da CHIMET.
Da questo non marginale aspetto, che a nostro avviso deforma tutta la procedura attuale, emerge che CHIMET S.p.A. richiede l’ampliamento del quantitativo di rifiuti da smaltire, sostenendo che l’attuale struttura non verrebbe modificata, in quanto perfettamente in grado di sostenere l’ampliamento richiesto. Tuttavia, proprio per la mancata adozione della procedura di V.I.A. allorchè CHIMET nel 2000/2001 sostituì il forno con l’attuale TECNITALIA di Ansaldo, non ci sono dati sufficientemente esaustivi delle caratteristiche di tale forno, delle potenzialità effettive, delle emissioni e delle tecnologie di abbattimento (che sono descritte in modo decisamente generico). Appare quindi evidente il rischio di autorizzare l’esercizio di un impianto di cui non si conoscono nei dovuti termini le caratteristiche e i futuri impatti.
Questa premessa a giudizio del Wwf è già sufficiente a non approvare il progetto presentato da CHIMET S.p.A., in quanto già viziato da gravi carenze informative e presentato a nostro parere, per “sanare” una condizione comunque non conforme alle normative vigenti.
Tutto cio’ premesso, ed esaminato il fascicolo estratto dalla documentazione presentata dalla Società CHIMET S.p.A., il Wwf ritiene di dover osservare ulteriormente:

AMPLIAMENTO DEL QUANTITATIVO DI RIFIUTI DESTINATI ALL’INCENERIMENTO
Per quanto riguarda le caratteristiche tecniche del sistema di incenerimento, il cd forno TECNITALIA, ribadiamo come in premessa, l’assoluta inadeguatezza delle informazioni fornite da CHIMET S.p.A., che non permettono di avere un quadro esaustivo e comunque sufficente per procedere ad una corretta valutazione della richiesta. Inoltre, come si legge a pag. 39 dello studio di impatto ambientale, tra le poche informazioni riportate si dichiara che il forno ha una potenzialità teorica di poco inferiore a 24.000 t annue (23.587 per l’esattezza). La richiesta presentata nello studio è volta a ottenere l’autorizzazione a smaltire un quantitativo di rifiuti pari a 30.000 t/anno. Appare evidente che per portare l’attuale forno ad un potenziale simile siano necessari opportuni lavori di adeguamento dell’impianto, del forno e dei sistemi di abbattimento dei fumi, indispensabili per quanto riguarda la tutela della salute dei cittadini e per la salvaguardia dell’ambiente, ma di cui però non si trova la minima traccia nello studio di come e se saranno realizzati. Si potrebbe pensare che la quota di 30.000 t di rifiuti è riferita al totale dei rifiuti trattati da CHIMET, ma nello studio, anche questo aspetto non è chiarito a sufficienza.
Non è sufficientemente chiaro quali tipologie di rifiuti verranno incenerite nel forno dopo l’aumento. Tenuto conto che si tratta in gran parte di rifuti speciali pericolosi, non ci sembra aspetto secondario conoscere, oltre alla quantità anche la qualità dei rifiuti che saranno conferiti all’impianto di Badia al Pino.
Nel rendiconto economico di investimento relativo al progetto complessivo dei lavori, nessuna voce di spesa richiama direttamente lavori strutturali al forno o al sistema di abbattimento dei fumi. Questa carenza lascia pensare che non si intenda intervenire su questo specifico aspetto.
L’impianto di incenerimento è privo per stessa ammissione di CHIMET, di sistema di recupero energetico, così come obbligatoriamente previsto dal D.lvo 133/2005.
Il monitoraggio degli agenti inquinanti in generale e in particolare delle diossine e dei furani, sono stati svolti, fino ad oggi, con cadenza semestrale, mentre lo stesso D.lvo 133/05 stabilisce il monitoraggio almeno quadrimestrale. Sulla carenza relativa a questo aspetto il Wwf vuole richiamare l’episodio di superamento del livello di diossina, riscontrato dall’ARPAT nel marzo 2006, con il raggiungimento di livelli superori di ben cinque volte il limite di legge, e per i quali, seppur tardivamente, la stessa Amministrazione Provinciale emise provvedimento di diffida nei confronti di CHIMET S.p.A.. Tale ulteriore episodio, che mette in risalto la “fallibilità” del sistema di abbattimento dei fumi, non può non essere considerato come elemento pregiudizievole all’approvazione del progetto presentato da CHIMET S.p.A.. Nonostante ciò, nello studio di impatto ambientale, tra le misure di mitigazione degli impatti, alla voce “emissioni in atmosfera”, si ribadisce la semestralità dei controlli, limitandosi a citare un programma, ancora da stipularsi, con ARPAT di Firenze.
I dati presi in esame per quanto attiene la qualità dell’aria, risalgono al 2003 (i più recenti), questo aspetto a nostro avviso indica una inadeguata conoscenza della qualità dell’aria attuale, che non permette attendibili valutazioni in prospettiva, se si tiene conto anche di due altri aspetti non secondari:
1) che in ogni caso si sottolinea come nei pressi dello stabilimento CHIMET si registri “un sensibile” peggioramento della qualità dell’aria seppur all’interno dei termini di legge;
2) che il monitoraggio ARPAT 2006/20067 ha evidenziato come in 45 giorni vi sia stato per ben due volte il superamento dei limiti dei PM10 e ha inserito i centri abitati di Badia al Pino e Pieve al Toppo in zona C.
Appare quindi evidente come “l’attendibilità” dei dati contenuti nello studio sia quanto meno discutibile e comunque caratterizzata da mancanza di aggiornamento, tale da non potersi ritenere sufficientemente idonea a costituire l’unica fonte sulla quale basarsi per valutare le conseguenze di un ampliamento del quantitativo di rifiuti da smaltire, con conseguente incremento delle emissioni atmosferiche.
RELAZIONE ANEMOLOGICA
L’analisi aneomologica del contesto ambientale nel quale opera CHIMET, così come riportata nello studio d’impatto ambientale è basata su rilevamenti che hanno come riferimento il periodo 1957/1977. Riteniamo, anche a fronte dei mutamenti climatici in corso, che interessano il pianeta ma anche localmente il nostro territorio, che l’attendibilità di rilevamenti che risalgono a circa tre decenni fa sia quanto meno da prendrere con una certa cautela e non possa costituire una fonte attendibile al 100%. Pertanto, a nostro avviso anche le ipotesi di ricaduta e dispersione delle sostanze inquinanti, costruite basandosi su tali informazioni sono certamente condizionate e non sono da ritenersi totalmente fedeli alla realtà attuale. Riteniamo pertanto che a fronte di un contesto in cui le emissioni in atmosfera aumenterebbero considerevolmente, tutte le valutazioni connesse non possano basarsi su informazioni datate.
CONFERIMENTO IMPIANTO (Traffico)
Attualmente in relazione alla documentazione sui rifiuti presa in esame e in base a quanto riportato nello studio, nel corso del 2006 il transito di mezzi pesanti è stato di poco meno inferiore ai 5300 automezzi. L’ipotesi di aumento stimato, porterebbe a raggiungere i 7200 mezzi pesanti che si troverebbero a transitare sulla direttrice provinciale che collega con il casello A1, con un incremento stimato del 36%. Un aumento che andrà giocoforza ad incidere sulla qualità dell’aria della zona, sulla sicurezza stradale, sul consumo di risorse (carburante, strada, etc), sull’incremento di rumore. Lo stesso studio evidenzia il passaggio della voce conferimento impianto (traffico), dallo stato di impatto medio-significativo allo stato di impatto alto-molto significativo. Per tale fattore non è stata considerata nessuna ipotesi alternativa, quale potrebbe essere stata, ad esempio, la progettazione di un’apposita derivazione della linea ferroviaria Arezzo-Sinalunga che corre a margine dello stabilimento stesso e che potrebbe essere sfruttata per incrementare il trasporto di rifiuti da conferire all’impianto, riducendo sensibilmente il traffico veicolare pesante e il conseguente impatto.
SCARICHI IDRICI
A nostro avviso non vi sono sufficienti indicazioni sulla destinazione degli scarichi o sul recupero delle acque di lavaggio dei contenitori dei R.O.T.. Si prevede infatti, la realizzazione di una nuova struttura destinata a tale scopo, senza tuttavia che in nessuna parte della VIA sia indicato in quale modo si tratteranno le acque di scarico, di norma contenenti sostanze contaminanti o cospicue dosi di preparati medicinali/disinfettanti. Ci pare quanto meno doveroso che sia specificate in dettaglio le tecnologie utilizzate per il trattamento di tali categorie di rifiuti liquidi.
CONCLUSIONI
Il Wwf ritiene che il complesso di documentazione presentata da CHIMET S.p.A., al fine di avviare la procedura di V.I.A. per l’ampliamento, il risanamento ambientale e la riqualificazione paesaggistica dello stabilimento di Badia al Pino, sia lacunoso di informazioni fondamentali, faccia riferimento a dati non aggiornati e non tenga conto delle normative attualmente in vigore in materia di tutela ambientale, in particolare:
Mancano informazioni chiare ed attendibili sulle tecnologie utilizzate per l’incenerimento dei rifiuti e sui sistemi di abbattimento dei fumi;
Mancano indicazioni chiare sulla qualità dei rifiuti che si andranno a smaltire nell’impianto di incenerimento, fatte salve le citazioni troppo generiche di rifiuti speciali pericolosi e rifiuti speciali non pericolosi;
In relazione all’attuale potenza di incenerimento del forno (23.587 t/annue), comparata alla richiesta di ampliamento dei quantitativi di rifiuti da smaltire in 30.000 t/annue, non ci sono indicazioni tecniche ne di impegno economico relative a lavori di adeguamento dell’impianto in modo tale da poter garantire la tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente naturale circostante;
L’impianto di incenerimento è privo di sistema per il recupero energetico, come previsto dal D.lgs 133/2005.
Il sistema di monitoraggio delle emissioni è carente, in particolare riguardo a sostanze inquinanti come le diossine e i furani, che per legge è stabilito con cadenza quadrimestrale, viene oggi effettuato e così è dato a credere anche in futuro, con frequenza semestrale. Rammentiamo gli episodi di superamento pari a 5 volte il limite di legge dei valori di diossina, registrati dai controlli ARPAT nel corso del 2006 che hanno condotto alla sospensione dell’attività da parte della provincia.
Le proiezioni sulle emissioni atmosferiche contenute all’interno dello studio di impatto ambientale presentato da CHIMET S.p.A., sono elaborate basandosi su rilevamenti che hanno come periodo di riferimento gli anni dal 2001 al 2003. Si tratta pertanto di dati non aggiornati e non affidabili quanto a riscontro attuale, sui quali non si può fare riferimento per assumere una decisione di compatibilità ambientale dell’impianto.
Che in ogni caso si sottolinea come nei pressi dello stabilimento CHIMET si registri “un sensibile” peggioramento della qualità dell’aria seppur in termini di legge;
che il monitoraggio ARPAT 2006/20067 ha evidenziato come in 45 giorni vi sia stato per ben due volte il superamento dei limiti dei PM10 e ha inserito i centri abitati di Badia al Pino e Pieve al Toppo in zona C;
L’analisi aneomologica risulta costruita su informazioni risalenti al 1977 e sulle quali, anche a fronte dei mutamenti climatici in corso, che interessano anche il nostro paese, non si può fare assoluto affidamento.
Il conferimento dei rifiuti all’impianto, comporterà un aumento del 36% del traffico veicolare pesante, con conseguente passaggio dello stato di impatto ambientale da significativo a molto significativo, purtuttavia CHIMET S.p.A. non ha proposto misure mitigatrici o alternative per risolvere questo aspetto, non secondario che interessa il territorio e la popolazione residente.
Lo studio risulta inoltre carente anche riguardo al convogliamento delle acque di lavaggio dei contenitori R.O.T. relativamente alla nuova struttura appositamente costruita.
A fronte delle importanti e sostanziali modifiche richieste da CHIMET S.p.A., si riscontra una generale approssimazione nella realizzazione dello studio di impatto ambientale, redatto con l’utilizzo di fonti datate ed oramai poco attendibili e con numerose carenze per quanto riguarda le informazioni tecniche necessarie a mettere le amministrazioni competenti nella condizione di conoscere adeguatamente la situazione e poter assumere una decisione basata su dati certi.
Per quanto spora esposto, l’Associazione Italiana per il World Wide Fund for Nature - Onlus, Sezione di Arezzo, ritiene non adeguata a quanto stabilito dalla L.R 79/1998, la documentazione che CHIMET S.p.A. ha presentato per richiedere l’avvio della procedura di V.I.A., per l’ampliamento, il risanamento ambientale e la riqualificazione dello stabilimento di Badia al Pino, e fa istanza alle Amministrazioni competenti affinchè la procedura di V.I.A. sia respinta e non sia concessa l’autorizzazione di compatibilità ambientale.
Associazione Italiana per il World Wide Fund for Nature - Onlus
Sezione di Arezzo
Il Responsabile di Sezione Il Referente settore Rifiuti
Dott. Giacomo Andreini Donato Marmorini

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