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Una vera e propria emergenza ambientale e sanitaria, non episodi
qualsiasi.
di Fabio Roggiolani Consigliere regionale dei verdi Prima della fine dell'anno l'autorità giudiziaria preleva nella notte campioni di acque reflue della Chimet e vi trova sforamenti di metalli pesanti e varie sostanze. Quelle non sono prove legalmente valide, tuona l'avvocato dell'azienda! A prescindere che il ricorso sulla mancata validità di quelle prove è stato respinto, il dato è di una gravità inaudita eccezionale a meno che non vogliamo accusare la magistratura di aver commesso un falso. La verità che emerge è chiara: quando l'azienda non è avvisata dei controlli la realtà viene a galla e le verità divengono pesanti. Si tratta di reati penali, non di questioni amministrative ma la domanda è "se nelle acque reflue si trova di tutto dove non dovrebbe trovarsi alcunché di irregolare che cosa sta succedendo in quell'azienda"? Faciloneria, pressappochismo oppure semplicemente incoscienza? Ne avevo già avuto sentore alcuni mesi fa quando l'onorevole Nannicini accompagnò in azienda il sottosegretario Stefano Boco il quale mi telefonò inorridito per aver visto spaccare a martellate una marmitta catalitica da un operaio munito di semplice mascherina. Condizioni di lavoro incredibili e esposte con una faciloneria impressionante dato che mentre spaccavano la marmitta tutti assistevano ed inalavano la nuvoletta di polveri sottili ed inquinanti vari. Ma vediamo gli altri episodi: l'azienda annuncia di aver visionato lo studio del Cspo che annullerebbe le valutazioni dello studio dell'Agenzia regionale di Sanità, quello della triplicazione delle leucemie nei paesi di Tegoleto, Badia Al Pino e Pieve al Toppo, ne ho chiesto conferma sia alle strutture scientifiche che di direzione del CSPO ma mi hanno risposto che questo studio di cui l'azienda parla semplicemente non esiste. I dati che si conoscono e che furbescamente l'azienda fa filtrare sono i dati che si possono trovare nei siti della regione toscana e che indicano che se le ricerche si fanno vicino alla Chimet i risultati epidemiologici sono quelli dell'Agenzia Regionale di Sanità, in-con-tro-ver-ti-bi-li nella loro drammatica chiarezza ma da indagare con studi approfonditi che debbono essere realizzati a Chimet ferma e non certo con i camini fumanti. Se invece si allarga l'area e si include l'intero comune di Civitella i dati si riequilibrano anche perché la qualità della vita di altre parti del comune è notevolmente diversa e migliore della media regionale. Cosa c'entra il Comune di Civitella sulla collina con la situazione della Chimet? Niente. Ma su una cosa i dirigenti della Chimet potrebbero avere ragione, è che la colpa non sia solo la loro dopo quello che abbiamo sentito sui limiti di diossine sforati del 70% da parte della stufa pomposamente chiamata inceneritore della Romana Maceri (di cui io non avevo alcuna notizia e vorrei sapere quanti cittadini ne erano a conoscenza). Lo stesso giorno in cui l'Arpat con anticipo purtroppo obbligatorio va a fare i controlli della diossina (l'unico nell'anno) con un tempismo clamoroso l'inceneritorino si rompe e con coraggio l'azienda dice di andare avanti, beh si, potrebbero uscire le diossina ma così la colpa sarà data alla rottura e non al funzionamento. Il sindaco si affretta a tranquillizzare, la versione romanzata della rottura casuale si diffonde come nei gialli e indubbiamente tutti dicono la verità e io personalmente dico la verità se dico che troppo perfetta la circostanza per non far si che io possa pensare ad altro. Sospetto che quell'inceneritore da tempo mandi fuori diossine e chiedo che si facciano controlli nel sangue e nelle urine dei lavoratori della Del Tongo se saranno ovviamente concordi ad accettarli, chiedo che si facciano le caratterizzazioni dei terreni e che ci si spieghi come è possibile che un inceneritore di legno faccia diossina e quali sono le sicurezze che sono state messe in atto. Chiedo che l'inceneritore della Romana maceri dentro la Del Tongo si chiuda per sempre è solo una macchia nell'immagine dell'azienda e non certo è essenziale al funzionamento di una realtà produttiva così importante. Chiedo che si faccia chiarezza sulla Romana Maceri e quali tipologie di rifiuti tratta e inoltre se è stata sottoposta a sanzioni importanti nella sua attività. In Ultimo Noi Verdi siamo attoniti della micidiale faciloneria con cui sono stati accatastati inceneritori di ogni genere e specie nella stessa zona da classi politiche con cui non potremo avere più nessun dialogo fino a che non sia stata fatta pulizia e chiarezza. Ribadiamo che la tecnologia per affrontare e risolvere la questione dei rifiuti ospedalieri è pronta e che le nuove tecniche potranno rappresentare un enorme risparmio sia per la salute che per i portafogli dei Toscani con un risparmio di decine di milioni di euro, vorremmo poter esporre ai lavoratori Chimet il nostro progetto e avviarlo a realizzazione coinvolgendo in primis i lavoratori dell'azienda che dallo spegnimento dei camini di ospedalieri risultassero disoccupati. Vorremmo incontrarli al più presto per dire che teniamo alla nostra e loro salute ed al nostro e loro posto di lavoro e che comunque vadano analisi e controlli i rifuti ospedalieri con le nuove tecnologie meno impattanti sono un business destinato a finire. |