I dati delle analisi sono sballati
La Chimet: "Sono incoerenti"

Nei risultati delle analisi cadmio, mercurio, zinco e piombo sono risultati superiori ai limiti previsti dalla legge. Tuttavia la Chimet, l’azienda di Badia al Pino sotto assedio da quasi un mese, dopo il clamoroso blitz del 20 febbraio, non si arrende: le nostre controanalisi sono in regola e sono a norma anche gli esiti dei controlli negli altri due pozzetti.

Arezzo, 19 marzo 2008 - Nei risultati delle analisi (ma di un solo pozzetto) c’è un po’ di tutto: cadmio, mercurio, zinco e piombo oltre (spesso molto oltre) i limiti previsti dalla legge. E tuttavia la Chimet, l’azienda di Badia al Pino sotto assedio da quasi un mese, dopo il clamoroso blitz del 20 febbraio, non si arrende nè tantomeno accetta di passare per una ditta che inquina: le nostro controanalisi sono in regola e sono a norma anche gli esiti dei controlli negli altri due pozzetti, quelli che alimentano il fossetto dai dati sballati. Insomma, la prudenza è d’obbligo, anche adesso che il Cnr di Padova ha messo a disposizione degli inquirenti (e pure degli avvocati della Chimet) il primo verdetto sulle acque reflue prelevate all’interno del recinto dello stabilimento. Calma e gesso perlomeno fino a quando non arriveranno anche i risultati delle analisi sui fanghi che gli uomini della Forestale, inviati dal Pm Roberto Rossi, campionarono nel corso del blitz. La risposta è ormai imminente, dovrebbe arrivare entro fine mese.

Le carte con gli esiti delle analisi sulle acque sono giunte al comando provinciale del Corpo Forestale, alla fine della settimana scorsa, ma sono stati depositate ufficialmente ieri mattina. Rappresentano sostanzialmente una conferma, dal punto di vista degli elementi chimici scoperti, dei controlli compiuti sempre dalla Forestale a metà dicembre, quelli dai quali era partita l’ispirazione del blitz, ma senza valore probatorio perchè i prelevamenti erano avvenuti senza che fossero presenti consulenti della difesa, ovverosia della Chimet.

L’unico dato difforme rispetto alle prime analisi è quello dei livelli di cromo, che allora sforavano i valori di legge e che adesso sono rientrati nei limiti. Ancora fuori norma, invece, altri metalli pesanti, dal piombo al cadmio, dal mercurio allo zinco. In alcuni casi superano le soglie previste di una decina di volte, ma attenzione: tutti i numeri sballati sono concentrati in un solo pozzetto, quello finale che raccoglie le acque provenienti dagli altri due, le altre colonne di cifre sono in perfetta regola. Un dato che l’azienda considera fondamentale nella sua strategia difensiva. Non si sa invece quale sia la valutazione del Pm Rossi: fonti di procura oppongono il solito, garbato no comment rispetto ai risultati che sono trapelati nel corso della giornata di ieri. Di certo c’è solo che l’inchiesta va avanti.

Sono mesi ormai che la procura sta scandagliando nei meandri della Chimet. Dall’estate, da quando è stato presentato il primo esposto del comitato 'Salute e ambiente'. Da allora è stato una sorta di crescendo rossiniano culminato nello spettacolare blitz all’alba del 20 febbraio, con tanto di elicottero, cui mancava solo l’accompagnamento musicale della Cavalcata delle Valchirie di 'Apocalypse now'.

Il Pm Rossi si affida alla Forestale fin dall’inizio, in autunnno. Si raccolgono i dati, si ipotizzano scenari. Viene acquisito agli atti persino il Cd, consegnato da una fonte confidenziale, nel quale è contenuto un filmato sull’attività all’interno dello stabilimento. Ben presto il magistrato si convince che non tutto dentro l’azienda vada come dovrebbe andare. E’ per questo che dà mandato alla Forestale perchè provveda alle prime analisi, quelle che non hanno valore processuale ma che innescano il resto. Poi scatta la perquisizione, accompagnata da un avviso di garanzia per reati ambientali all’amministratore delegato Sergio Squarcialupi, cui partecipa una quarantina di uomini, alcuni dei quali giunti anche da Roma, con mascherine e tute sterili bianche da guerra batteriologica.

La reazione della Chimet è di inusitata durezza: si accusa gli inquirenti di spettacolarizzazione, si parla di spreco di denaro pubblico per un’operazione che sarebbe di dimensioni assai maggiori di quanto necessario. Scende in campo persino il consiglio di fabbrica, che si schiera dalla parte dell’azienda con un comunicato senza sì e senza ma.

La mossa successiva tocca agli avvocati della Chimet, Roberto Alboni e Silvia Bondi, che presentano ricorso al tribunale del riesame contro il decreto di perquisizione. Sarebbe troppo vago nel capo di imputazione e con altre imperfezioni tecniche. Si va in udienza (camera di consiglio) il 28 febbraio, l’ordinanza dei tre giudici (Vincenzo Denaro, Gianni Fruganti e Luciana Cicerchia) arriva due giorni dopo, il 1 marzo: ricorso respinto, ha ragione il Pm Rossi. L’attenzione si sposta allora sui risultati delle analisi. Ora ci sono anche quelli. Ma non bastano ancora a chiudere la partita.

Salvatore Mannino - La Nazione

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