Chimet: la Provincia risponde al Ministero
Il Presidente Ceccarelli e l’Assessore Cutini hanno illustrato il
contenuto della missiva indirizzata al Ministro dell’Ambiente.
Annunciata anche la richiesta presentata dalla Chimet per la
sospensione della procedura di VIA per l’ampliamento della sua
attività
"Siamo assolutamente convinti della correttezza e della legittimità
degli atti compiuti". Partendo da questa affermazione il Presidente
della Provincia Vincenzo Ceccarelli e l’Assessore provinciale
all’ambiente Andrea Cutini hanno illustrato il contenuto della
risposta della Provincia alla nota inviata la settimana scorsa dalla
divisione III del Ministero per l’ambiente sulla vicenda Chimet.
Prima di illustrare la risposta, però, Ceccarelli e Cutini hanno
dato un importante annuncio: "la Chimet ha chiesto la sospensione
della procedura di valutazione di impatto ambientale relativa
all’ampliamento della sua attività ed ha ora 45 di giorni per
riformulare il progetto. Salutiamo positivamente questa richiesta
dell’azienda, che è frutto dell’azione rigorosa e stringente di
tutti i soggetti interessati", hanno affermato Ceccarelli e Cutini
passando poi ad enunciare i termini della risposta indirizzata al
Ministro Pecoraro Scanio nella quale la Provincia fornisce una
risposta analitica rispetto ai due fondamentali rilievi mossi dal
dirigente firmatario. Rispetto al primo motivo di contestazione, e
cioè che "...l’autorizzazione rilasciata con la Determinazione
dirigenziale n. 110/EC del 30 dicembre 1998 necessitava del
preventivo espletamento della procedura di VIA, che sarebbe stata di
competenza statale", la Provincia spiega che con la Determinazione
dirigenziale richiamata dal Ministero, in base al Decreto Ronchi del
1997 e alla L.R.T. n. 25/1998, fu autorizzata, presso l’impianto
Chimet, già esistente, la mera prosecuzione del complesso delle
operazioni di gestione rifiuti per le tipologie già in precedenza
già autorizzati con numerosi atti di competenza della Regione
Toscana (rifiuti tossici e nocivi) e della Provincia di Arezzo
(altri rifiuti speciali).
Detto in sintesi, visto che con la Determinazione dirigenziale non
fu autorizzata alcuna realizzazione di impianto, né alcuna modifica
impiantistica, al momento dell’emanazione della Determinazione
Dirigenziale non risultava applicabile alcuna procedura di
alutazione di Impatto Ambientale all’impianto della Chimet S.p.A.,
in quanto impianto esistente per il quale non risultavano progettati
e/o in fase di realizzazione/costruzione nuovi impianti o modifiche
sostanziali agli stessi. infine, la Determinazione Dirigenziale fu
assunta in conformità con i contenuti dell’art. 27 della legge
regionale n. 79/1998 in tema di "Norme per l’applicazione della
valutazione di impatto ambientale", efficace dal 27 novembre 1998,
che testualmente dispone "Non sono soggetti alle procedure di
valutazione di impatto ambientale i progetti per i quali alla data
di entrata in vigore della presente legge sia stato emanato il
provvedimento definitivo di utorizzazione che consenta la
realizzazione dell’opera, impianto o altro intervento". Dunque,
conformemente alla normativa statale e regionale interna, dal
contenuto della stessa nota inviata dal Ministero si deduce che gli
impianti autorizzati prima del 3.7.1988, ed attivati prima di tale
data, non necessitano, per la prosecuzione dell’attività, di alcuna
procedura di Valutazione ambientale, come confermato anche dalla
giurisprudenza delle Corti Europee in materia. Relativamente al
secondo motivo di contestazione, e cioè che "appare evidente il
profilo di illegittimità delle autorizzazioni provvisorie
all’aumento dei quantitativi massimi di rifiuti trattabili presso
l’impianto, concesse dal 1999 al 2003, le quali, benché temporanee,
si configuravano come modifiche sostanziali e quindi necessitavano
dell’espletamento della procedura di VIA" ,la Provincia chiarisce
che, secondo il disposto della legge regionale n. 79/1998 sono
sottoposti alle procedure di verifica di impatto ambientale solo i
"progetti riguardanti modifiche sostanziali ad opere o impianti già
autorizzati, suscettibili di provocare notevoli ripercussioni
sull’ambiente".
La legge regionale, pertanto, richiede due requisiti, in presenza
dei quali risulta necessario esperire la procedura di verifica di
impatto ambientale: che le modifiche siano sostanziali e che le
stesse siano suscettibili di provocare notevoli ripercussioni
sull’ambiente. Alla luce di queste premesse, la Provincia conferma
di ritenere conformi a legge le Determinazioni Dirigenziali emesse a
partire dal 1999, di deroga temporanea dei quantitativi di rifiuti
trattati, dato che per i contenuti, le motivazioni e le
caratteristiche di tali provvedimenti non si è inteso rilasciare
autorizzazioni che si possono qualificare come autorizzazioni ad
apportare modifiche sostanziali e suscettibili di provocare notevoli
ripercussioni sull’ambiente. Questa interpretazione, del resto, ha
trovato puntuale conferma nel provvedimento di archiviazione emesso
dal GIP presso il Tribunale Penale di Arezzo in data 26/10/2001 che
ha richiamato le motivazioni della richiesta di archiviazione
avanzata dal Pubblico Ministero. Occorre ricordare, infine, che le
autorizzazioni temporanee annuali per il trattamento di quantitativi
di rifiuti nell’impianto Chimet di smaltimento e recupero di rifiuti
speciali, pericolosi e non pericolosi, sono state rilasciate nei
limiti della capacità dell’impianto nonché nel rispetto delle
autorizzazioni regionali in materia di emissioni in atmosfera. Il
Presidente della Provincia e l’Assessore all’ambiente hanno infine
anche annunciato che è in corso il procedimento per l’autorizzazione
integrata ambientale per le 21 aziende a maggiore impatto ambientale
di tutto il territorio provinciale, tra le quali anche la Chimet,
procedimento che dovrebbe chiudersi entro il 31 ottobre.
LUNEDÌ 24 SETTEMBRE 2007 13:44 - ufficio stampa
Fonte: arezzonotizie.it