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Chimet: dossier contro il raddoppio dell’inceneritore
Democrazia partecipativa: “Poca chiarezza sulle autorizzazioni” » stato reso pubblico oggi, dal Gruppo consiliare di Democrazia Partecipativa del Comune di Civitella in Val di Chiana, il dossier sulla Chimet, l’azienda che si occupa di recupero di metalli preziosi e smaltimento di rifiuti speciali presso l’impianto di Badia al Pino in Provincia di Arezzo. Il dossier affronta una serie di questioni relative alla richiesta da parte della Chimet dell’autorizzazione per il raddoppio delle quantit‡ di rifiuti smaltiti presso il forno inceneritore che dovrebbero passare dalle attuali 12.500 alle 30.000 tonnellate annue. Una richiesta che ha gi‡ sollevato l’opposizione della cittadinanza che si Ë riunita in un Comitato. “Il Dossier – spiega Sergio Scortecci, Consigliere comunale presso il Comune di Civitella – svela molti dettagli su come su come la Provincia di Arezzo, negli ultimi anni abbia permesso alla Chimet, di smaltire quantit‡ di rifiuti di gran lunga maggiori di quelle previste dalle autorizzazioni. Aumenti che sono stati consentiti attraverso deroghe basate su semplici atti amministrativi, nonostante l’impianto non abbia mai superato una Valutazione di Impatto Ambientale (VIA). Si tratta – prosegue Scortecci - di un “modus operandi” poco chiaro che a nostro giudizio non permette una adeguata tutela della salute pubblica e dell’ambiente. Lo dimostra il fatto che i dati dell’Arpat ci dicono che in pi_ occasioni le emissioni di diossina dell’impianto sono state di ben 5 volte oltre i limiti di legge, senza contare che la qualit‡ dell’aria nella zona Ë andata peggiorando gravemente. Si tratta di un problema estremamente urgente anche perchÈ negli scorsi anni la deroga Ë arrivata in estate. Non vorremmo che anche quest’anno, con tutte le questioni aperte, la Provincia decidesse di autorizzare l’incenerimento di altri rifiuti senza una valutazione adeguata e affidandosi a un semplice decreto dirigenziale.” Nelle scorse settimane la Chimet ha presentato la richiesta per la Valutazione di Impatto Ambientale al fine di aumentare i rifiuti speciali da incenerire dalle attuali 12.500 alle 30.000 tonnellate annue. Il Dossier rivela perÚ che la richiesta non dice quasi nulla su una serie di aspetti fondamentali come le emissioni in atmosfera. “Ci sembra paradossale – sottolinea Scorteccci – che la documentazione presentata in Provincia si soffermi su opere secondarie come la nuova mensa o i parcheggi e non dica nulla sul forno inceneritore che Ë quello che dovr‡ bruciare ogni anno migliaia di tonnellate in pi_ di rifiuti. Nel rendiconto economico si dettagliano investimenti pari a ben 19 milioni di euro ma neanche un euro viene speso per i sistemi di abbattimento dei fumi e riduzione delle emissioni inquinanti.” Il Dossier si sofferma anche sulla registrazione EMAS ossia la certificazione ambientale europea che la Chimet ha ottenuto di recente. Anche in questo caso molti aspetti riguardanti il forno e le emissioni in atmosfera non vengono affrontate esplicitamente e i dati forniti sono spesso incongruenti o ambigui. “La Chimet presenta la registrazione EMAS come il fiore all’occhiello del proprio impegno ambientale – prosegue Scortecci – ma come possiamo fare affidamento su un documento che da un anno all’altro cambia in modo macroscopico i valori storici delle emissioni e che continua a trattare l’incenerimento dei rifiuti come un’attivit‡ secondaria dal punto di vista ambientale?” Sulla questione della tutela della salute pubblica puÚ essere interessante un parallelismo con il caso dell’inceneritore di Montale (PT) Nei giorni scorsi il Sindaco di Montale (PT), non appena ricevuta notizia da parte dell’ARPAT che le diossine dell’inceneritore di Montale sono risultate essere superiori di ben sei volte ai limiti di legge, ha disposto con una ordinanza contingibile ed urgente, in qualit‡ di autorit‡ sanitaria locale, la chiusura in via precauzionale di tale inceneritore, dando contemporaneamente adeguata informazione a tutti i cittadini. “Circa un anno fa - Spiega Scortecci - il Sindaco di Civitella riceveva una analoga comunicazione da parte dell’ARPAT di Arezzo che evidenziava che da un camino della Chimet di Badia al Pino fuoriuscivano diossine superiori di oltre cinque volte ai limiti di legge. Il Sindaco di Civitella – al contrario di quello di Montale – decideva perÚ di non emettere alcuna ordinanza di chiusura dell’impianto (che verr‡ poi chiuso due settimane dopo dalla Provincia di Arezzo) e di non dare alcuna informazione ai cittadini, che infatti ne sono venuti a conoscenza solo recentemente, esattamente un anno dopo e non certo per merito del Sindaco. Non vogliamo fare commenti perchÈ chiunque Ë in grado di poter giudicare il comportamento del primo cittadino di Civitella. Noi possiamo solo constatare – purtroppo – quanto questa vicenda abbia fatto perdere credibilit‡ alle istituzioni. Tuttavia, poichÈ negli ultimi giorni il Sindaco di Civitella ha rivendicato pi_ volte la correttezza del suo comportamento, vorremmo semplicemente capire se egli intende – nel caso si dovessero ripetere episodi di emissione di diossina sopra i limiti di legge – avere lo stesso atteggiamento e cioË non emettere alcuna ordinanza di chiusura e non informare i cittadini. Crediamo - Conclude Scortecci - che questo chiarimento sia un atto dovuto nei confronti di tutti i cittadini di Civitella. Attendiamo risposta.” Gruppo consiliare Democrazia Partecipativa Civitella in Val di Chiana |