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DOSSIER SULL’IMPIANTO DI INCENERIMENTO DI RIFIUTI SPECIALI DELLA
CHIMET S.p.A.
A cura di Democrazia Partecipativa INTRODUZIONE In data 14 giugno 2007 la CHIMET S.p.A. ha presentato una Valutazione di Impatto Ambientale (in seguito denominata VIA) per aumentare le quantit‡ di rifiuti speciali (pericolosi e non) da incenerire nel proprio impianto, passando dalle attuali 12.500 tonnellate annue autorizzate ad un totale di 30.000. Questo aumento comporta una serie di problemi ambientali e sanitari per le popolazioni residenti che non vengono assolutamente presi in considerazione dalla documentazione presentata, fatto ancora pi_ grave se si considera che, negli ultimi 10 anni, la CHIMET ha gi‡ bruciato quantitativi di rifiuti maggiori di quelli previsti, grazie a deroghe all’autorizzazione. Questo dossier vuol ricostruire lo stato presente e passato dei fatti e puntare i riflettori sui rischi connessi ad un aumento della capacit‡ dell’inceneritore. LA CHIMET S.P.A. La CHIMET S.p.A. si occupa da oltre 30 anni di trattamento, recupero e smaltimento di metalli preziosi dagli scarti di lavorazioni industriali. Oltre a questa attivit‡ principale Ë anche attiva sul fronte dello smaltimento dei rifiuti speciali attraverso un forno inceneritore localizzato presso l’impianto dell’Azienda in via dei Laghi 31/33 Localit‡ Badia al Pino del Comune di Civitella in Val di Chiana (AR). Sebbene il forno sia autorizzato a smaltire fino a 4.500 tonnellate di rifiuti non pericolosi l’anno e 8.000 tonnellate di rifiuti pericolosi l’anno (quantit‡ che, come vedremo, sono poi maggiori) il sito internet dell’Azienda e la brochure (disponibile solo in inglese) offrono scarse informazioni sul trattamento di questi rifiuti. Nel Giugno 2007 la CHIMET ha presentato domanda per l’ampliamento dell’impianto al fine di portare le quantit‡ di rifiuti speciali autorizzate allo smaltimento dalle attuali 12.500 annue alle 30.000 annue. LE AUTORIZZAZIONI PER L’INCENERIMENTO Alla CHIMET Ë consentito smaltire rifiuti speciali sulla base di autorizzazioni che definiscono le quantit‡ massime di rifiuti smaltibili. La prima autorizzazione risale al 30 dicembre 1998 con l’atto 110/EC che permetteva un trattamento massimo di 4.500 tonnellate annue di rifiuti non pericolosi e di 8.000 t/anno di rifiuti pericolosi. Tale autorizzazione Ë stata poi rinnovata, per gli stessi quantitativi, il 31 dicembre 2003 con l’atto 250/EC. Oltre al fatto, grave di per sÈ, che tanto l’autorizzazione quanto il rinnovo sono state concesse senza la presentazione di una Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), in questi anni le quantit‡ smaltite sono state molto superiori a quelle autorizzate grazie ad un sistema che lascia per lo meno perplessi poichÈ si basa su deroghe concesse nel corso dell’anno. Gi‡ nel 1999, primo anno di esercizio, il 22 dicembre gli venne concessa, con un semplice atto amministrativo, un’integrazione per smaltire nell’anno in corso (ossia nei 9 giorni rimanenti) quantit‡ di rifiuti aggiuntive pari a 2.500 tonnellate di rifiuti non pericolosi e ben 4.000 t di rifiuti pericolosi. Le stesse quantit‡ vennero integrate l’anno successivo con un atto amministrativo del 29 agosto 2000. PoichÈ nel 2001 l’Azienda sostituÏ il forno inceneritore, le autorit‡ competenti, in data 18 giugno, richiesero l’adeguamento dell’autorizzazione e la presentazione dell’eventuale VIA entro 60 giorni, permettendo in quel periodo di smaltire 1.300 tonnellate di rifiuti. Ad agosto, scaduti i termini, l’autorizzazione o la VIA non vennero presentati ma vennero prorogati i termini di altri 60 giorni con un aumento ulteriore di 1.300 t di rifiuti pericolosi. Lo stesso avvenne ad ottobre, con una proroga sino a fine anno di altri 3.400 t di rifiuti smaltibili. In totale, nel 2001, Ë stato quindi permesso di smaltire 6.000 t in pi_ di rifiuti pericolosi senza che sia stata presentata la VIA o svolto l’iter procedurale previsto. Tra l’altro, dalla Relazione ARPAT del 24 maggio 2001, si legge che: “, a seguito di sopralluoghi legati alla normale attivit‡ di vigilanza presso l’impianto CHIMET, Ë emerso che l’impianto di incenerimento dedicato allo smaltimento dei rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi, denominato forno “Tecnitalia”, Ë stato sostituito, probabilmente nell’estate 2000, con forno aventi caratteristiche analoghe ma, con una camera di combustione di maggior volume, non risulta che per questa variazione sia stata presentata alcuna richiesta di autorizzazione (omissis) Per quanto sopra si ritiene che le modifiche apportate all’impianto siano tali da richiedere l’applicazione dell’art. 27 comma 8 D.Lgs 22/97 e quindi, a cascata, anche dell’art. 5 comma 4 dello stesso D.Lgs; trattandosi di impianto autorizzato a trattare rifiuti pericolosi si ritiene inoltre che la sua modifica sostanziale vada sottoposta anche a procedura di VIA regionale (omissis) In data 21.05.01 Ë pervenuta copia del Decreto dirigenziale 2390 del 9 maggio 2001 emesso dalla REGIONE TOSCANA all’interno dell’autorizzazione per la continuazione delle emissioni ai sensi del DM 503/97; vengono autorizzate le emissioni derivanti da un ulteriore nuovo forno gemello del forno “Tecnitalia” esistente, si passerebbe pertanto, come capacit‡ termica nominale da 7.000.000 di Kcal/h a 21.000.000 di Kcal/h (omissis) Richiamando le motivazioni gi‡ espresse nel caso dell’aumento delle potenzialit‡ del forno esistente, si ritiene che anche per questo nuovo impianto, e con maggior rilevanza, valgano le medesime considerazioni, in particolare si ritiene che prioritariamente doveva essere applicata la normativa sulla VIA (omissis) Per quanto di rilevanza penale sar‡ cura di questo Dipartimento dare la dovuta comunicazione alla Autorit‡ Giudiziaria. Nulla sappiamo di tale annunciata comunicazione ma, dalla risposta del Presidente della Provincia di Arezzo del 27.06.2007 alla Commissione Europea, circa presunti illeciti ipotizzati da una Ditta simile alla CHIMET (per concorrenza sleale….) questi afferma d’aver seguito sempre un iter procedurale normale ed a dimostrazione incontestabile, evoca anche una non meglio specificata indagine penale che parrebbe muovere dalle suddette conclusioni ARPAT ma che, in concreto nulla Ë dato a sapere circa l’eventuale costituzione in giudizio dell’ARPAT medesima o di altri soggetti; comunque sia, appare azzardato evocare un indagine penale senza perÚ far sapere le motivazioni conclusive od il dispositivo di un eventuale sentenza. Generica risposta Ë stata data anche dall’ARPAT stessa in un assemblea pubblica del 17.07.2007 promossa dal Comune di Civitella con la presenza dell’Assessore provinciale all’ambiente (pare che il P.M. non abbia preso in considerazione i fatti contestati dall’ARPAT…..) A suffragare la suddetta impostazione dell’ARPAT relativa all’obbligatoriet‡ della VIA e, comunque, a titolo di esempio, abbiamo oggi la sentenza della Corte di Giustizia Europea (del 5 luglio 2007) la quale ha condannato l’Italia, per non aver sottoposto a procedimento di VIA, ed altro, l’ampliamento dell’inceneritore di Brescia. Parallelamente, nel 2001, venne evidenziata, in una seduta della Commissione Parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, la Ditta CHIMET, a seguito di un’ispezione riguardante la gestione dei rifiuti provenienti dal Policlinico “Federico II” di Napoli. PoichÈ la CHIMET dichiarÚ di non pesare i rifiuti in arrivo ma di affidarsi ai dati dei formulari delle FF.SS., nel sopralluogo, gli ispettori della Commissione, riscontrarono che, i mezzi con i rifiuti, venivano pesati dalla pesa elettronica interna. La Commissione concluse cosÏ: “(omissis) Questo lascia serie perplessit‡ sull’attendibilit‡ dei dati forniti alla Commissione” Nel 2002 la VIA venne dimenticata ma, puntualmente, a giugno, venne derogato all’autorizzazione per 4.500 t di rifiuti pericolosi a cui si aggiunsero altre 2.500 t il 30 ottobre, per un totale di 15.000 t di rifiuti pericolosi smaltiti rispetto ad un’autorizzazione che ne prevedeva 8.000. La doppia deroga Ë stata ripetuta anche nel 2003 con due scaloni, a giugno ed a ottobre, di 3.500 tonnellate ciascuno (per un totale di 7.000), oltre a 2.500 t in pi_ per i rifiuti non pericolosi. Alla fine del 2003, il 31 dicembre, arrivÚ il rinnovo dell’autorizzazione base, senza perÚ la presentazione della VIA. Nei due anni successivi, per la precisione il 18 agosto 2004 e il 19 luglio 2005, un atto amministrativo intervenne per far passare le quantit‡ smaltibili, dalle 7.000 t di rifiuti pericolosi alle 15.000 e dalle 4.500 t di rifiuti non pericolosi alle 7.000. Nel 2006 accade qualcosa di ancor pi_ grave poichÈ il 10 luglio, la Provincia di Arezzo, diffidÚ la CHIMET ad interrompere le attivit‡ di incenerimento in base ai dati raccolti a marzo dall’ARPAT; la diossina emessa era oltre 5 volte superiore ai livelli massimi autorizzati. Nonostante il rischio per la salute dei cittadini, la stessa Provincia di Arezzo, il 19 luglio dello stesso anno, emanÚ la solita deroga all’autorizzazione per aumentare i rifiuti pericolosi smaltibili, di 7.000 tonnellate. Com’Ë possibile quindi che un impianto che non ha nemmeno superato una Valutazione di Impatto Ambientale possa vedere ogni anno quasi raddoppiate le quantit‡ di rifiuti smaltiti e provocare un aumento delle sostanze inquinanti emesse nell’atmosfera dell’aretino? Com’Ë possibile che questa deroga sia stata concessa nonostante le emissioni di sostanze cancerogene come la diossina? In un controllo sono state infatti trovate 5 volte superiori ai livelli massimi autorizzati. La deroga sembra ormai una consuetudine ma quest’anno, a luglio inoltrato, ancora non Ë arrivata. Siamo sicuri che la CHIMET non abbia gi‡ superato le quantit‡ massime autorizzate per quest’anno all’incenerimento (12.500 tonnellate)? LA VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE La CHIMET ha proseguito nell’attivit‡ di incenerimento dei rifiuti per ben 9 anni senza mai ottenere una Valutazione di Impatto Ambientale. Finalmente il 14 giugno 2007 presso il Comune di Civitella di Val di Chiana Ë stata presentata la Valutazione di Impatto Ambientale per “ampliamento, risanamento ambientale, e riqualificazione paesaggistica dello stabilimento CHIMET SpA”. Il documento, si sofferma in vari punti su una serie di opere edili accessorie e sui relativi impatti ambientali ma, quasi mai, in maniera diretta sul forno inceneritore. Il problema Ë che la VIA viene richiesta per l’aumento della capacit‡ di smaltimento del forno dalle 12.500 tonnellate annue attuali alle 30.000. PoichÈ a pagina 39 dello Studio di Impatto Ambientale si dichiara che il forno, allo stato attuale, ha una potenzialit‡ teorica annua pari a 23.587 tonnellate, sembrerebbe evidente che siano necessari lavori di adeguamento del forno e dei sistemi di abbattimento dei fumi tali da salvaguardare l’ambiente e la salute dei cittadini. Invece in tutto il documento non c’Ë traccia di lavori strutturali al forno bensÏ si parla di “interventi ad esso collegati che migliorano le condizioni ambientali ed il lavoro di tutta l’azienda (in particolare i parcheggi esterni e la nuova posizione della mensa, il lago per il recupero delle acque meteoriche, la cogenerazione, le nuove aree di stoccaggio e la viabilit‡ interna”. La quantit‡ di 30.000 tonnellate potrebbe essere riferita alla somma dei rifiuti trattati dall’inceneritore e dall’impianto di recupero di metalli preziosi ma sulla base delle informazioni ambigue contenute nella VIA questo non Ë dirlo con certezza Ecco alcuni esempi di come la VIA presentata non Ë adeguata a un impianto che richiede pi_ del raddoppio delle quantit‡ di rifiuti smaltibili: Non si chiarisce quali tipi di rifiuti verranno inceneriti nel forno dopo l’aumento e in che quantitativi. Ricordiamo che la CHIMET Ë autorizzata a smaltire tutte le tipologie di rifiuti speciali (eccetto i veicoli fuori uso) tra cui rifiuti esplosivi, radioattivi, pneumatici, ecc. Nel rendiconto economico dei lavori strutturali per cui si richiede la VIA, a fronte di un investimento complessivo pari a circa 19 milioni di euro nessuna voce di spesa riguarda direttamente lavori strutturali al forno od al sistema di trattamento dei fumi. Si spendono un milione e mezzo di euro per l’installazione di un cogeneratore di energia elettrica ed acqua calda alimentato a metano quando l’inceneritore non Ë dotato nemmeno di un sistema di recupero energetico e quindi Ë gi‡ oggi illegale in base al D.Lgs 133/2005. La VIA risulta inadeguata anche per quanto riguarda il monitoraggio delle emissioni in atmosfera del forno poichÈ mentre alcune sostanze sono controllate in continuo altre, come ad esempio le diossine, sono monitorate su base semestrale. Una frequenza in contrasto con la normativa vigente che prevede per queste sostanze (in base al D.Lgs 133/2005) controlli almeno quadrimestrali. Per ciÚ che riguarda gli scarichi idrici, nella VIA si parla di un nuovo stabile destinato al lavaggio dei contenitori dei rifiuti sanitari. In base al progetto gli unici scarichi idrici provenienti da questo nuovo capannone saranno quelli provenienti dai servizi igienici e dalle grondaie per l’acqua piovana. Dove andranno a finire tutte le acque utilizzate per il lavaggio dei contenitori che potrebbero essere contaminate da agenti infettivi o da massicce dosi di disinfettanti? Oltre all’inadeguatezza della VIA presentata, bisogna ricordare che la legge attuale prevede che un impianto come quello della CHIMET debba essere sottoposto ad una Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), che oltre al progetto tiene conto degli aspetti gestionali e di esercizio. Nella premessa alla VIA, la CHIMET dichiara di aver presentato anche la richiesta dell’AIA. Sebbene questo documento dovesse essere pubblico e disponibile per la consultazione, non risulta sia stata fatta una benchÈ minima comunicazione. LA REGISTRAZIONE EMAS Sul sito internet della CHIMET appare in bella mostra il logo della registrazione EMAS (Eco Audit Management Scheme) il sistema di certificazione ambientale europeo. L’EMAS rappresenta il massimo livello delle certificazioni ambientali e di norma dovrebbe essere uno strumento di garanzia e di trasparenza sulle prestazioni ecosostenibili di un’azienda. Nel caso della CHIMET perÚ, nella dichiarazione ambientale approvata dall’ente certificante, che rappresenta il documento base per l’ottenimento della certificazione, risultano una serie di ambiguit‡, reticenze e contraddizioni che ne mettono in dubbio la validit‡. Addirittura per alcuni dati storici relativi al 2005 i valori che appaiono nella Dichiarazione del 2006 e nella Dichiarazione del 2007 sono completamente diversi fra loro. Un fatto gravissimo se si considera che uno dei dati che cambia Ë quello relativo alla portata dei fumi dell’inceneritore (ossia quanto fumo esce in media ogni ora) che diminuisce di quasi la met‡. Per quanto riguarda le ambiguit‡ la dichiarazione ambientale parla in modo spesso indistinto delle attivit‡ di recupero metalli e di quelle di smaltimento dei rifiuti speciali concentrandosi soprattutto sulla prima attivit‡. Una scelta a dir poco curiosa visto che, nel 2006, il recupero metalli comporta una gestione di 3356 tonnellate di materiali l’anno mentre quelle di incenerimento assommano ben 15.365 tonnellate l’anno. Rispetto alle reticenze, il forno inceneritore, nonostante sia l’impianto con maggiori impatti ambientali, non viene mai descritto nel dettaglio e ci si limita a dire che utilizza “moderne tecnologie”. Inoltre non si dice quanti sono i rifiuti pericolosi sul totale e i rifiuti sanitari (ossia rifiuti a rischio infettivo) non vengono mai nominati ma sappiamo che si tratta del principale tipo di rifiuti smaltiti visto che la CHIMET ha appalti in vari ospedali della zona. L’aspetto pi_ inquietante Ë perÚ relativo alle contraddizioni interne al documento, perchÈ sono quelle che riguardano le emissioni in atmosfera e quindi riferibili ai rischi per la salute dei Lavoratori e dei Cittadini. Nella dichiarazione ambientale del 2006 si legge: “le emissioni inquinanti sono diminuite cosÏ come Ë diminuito l’indicatore dato dal rapporto tra la quantit‡ totale di inquinanti per anno ed il volume di produzione dello stesso anno”. In termini assoluti si dice che il totale delle quantit‡ emesse sarebbe passato dalle 55 tonnellate del 2004 alle 47 del 2005. Questo dato Ë perÚ in contraddizione con le tabelle delle emissioni allegate alla Dichiarazione da cui risulta che dal 2004 al 2005 la portata dei fumi, ossia la massa d’aria che esce dalla ciminiera, Ë quasi raddoppiata passando da 29906 a 51846 Nm3/h e, visto che accanto sono riportate anche le concentrazioni medie degli inquinanti, ovvero quante sostanze ci sono in un metro cubo di fumi, Ë possibile fare un semplice calcolo delle sostanze totali uscite dal camino in un anno. Ecco i risultati (in kg): Inquinante 2004 2005 Variazione approssimata Ossidi di azoto 24.008 53.418 +120% Acido cloridrico 366 1.418 +300% Monossido di carbonio 323 1.628 +400% Polveri sottili 99 223 +120% Componenti organici totali 969 560 -40% Ossidi di zolfo 215 2.202 +920% Diossine 4,15 mg 30,55 mg +650% Da quanto si vede nella tabella, quasi tutti gli inquinanti emessi sono aumentati e, considerando solo le oltre 53 tonnellate di Ossidi di azoto, gi‡ si superano le 47 tonnellate di emissioni dichiarate dalla CHIMET stessa nelle pagine precedenti. Inoltre questi dati si riferiscono esclusivamente al forno inceneritore, a cui va aggiunto l’inquinamento derivante dagli impianti di trattamento dei metalli. Se davvero la CHIMET dispone di un sistema di monitoraggio dei dati in continuo sarebbe il caso di sapere quali sono questi dati e da chi sono controllati. Quali sono i livelli di diossina emessi dal forno inceneritore? Il fatto pi_ “curioso” Ë che lo stesso dato sulla portata dei fumi del forno del 2005 (quindi un dato storico, ormai certificato ed invariabile) cambia radicalmente nell’edizione della Dichiarazione Ambientale 2007, passando dai 51.846 Nm3/h ai 27.406 Nm3/h. Anche se si trattasse della correzione di un errore, come possiamo fare affidamento su un documento, validato e certificato da un ente esterno, in cui Ë possibile riscontrare errori od incongruenze su dati cosÏ importanti come quelli che riguardano le emissioni e quindi la salute dei cittadini? INCOLUMITA’ DEI CITTADINI: Appare quanto meno strano il fatto che, di fronte ai gravi motivi che minacciarono l’incolumit‡ dei Cittadini, come la fuoriuscita di diossine e furani (inquinanti altamente cancerogeni) in concentrazione 5 volte superiore alla norma, tra l’altro non spiegati nemmeno dalla stessa CHIMET S.p.a. per i tempi di fuoriuscita e la causa, non sia stato adottato nessun provvedimento cosÏ come previsto dall’art. 54 punto 2 del D.Lgs 267/2000. Inquietanti conclusioni si traggono infine dalla campagna di monitoraggio della qualit‡ dell’aria eseguita dall’ARPAT dal 13/04/2006 al 14/02/2007 dalla quale, per la prima volta, in una localit‡ come Pieve al Toppo ma soprattutto Badia al Pino dove Ë ubicata la CHIMET, sono inserite nella classificazione di tipo C per quanto attiene l’inquinante PM10 la cui maggior concentrazione Ë stata registrata nella fascia notturna. CiÚ esclude automaticamente la sua correlazione con il traffico stradale ed autostradale inducendo invece a ritenere che, sia molto alto il contributo dei camini della CHIMET. Del resto a Viciomaggio, altra localit‡ del Comune di Civitella, pur con una maggiore vicinanza all’autostrada e pur in presenza di maggior traffico, i dati delle polveri sottili (PM10) sono circa la met‡ di quelli di Badia al Pino. Il 20 luglio 2007 chiunque ha potuto leggere sui giornali che il Sindaco di Montale (PT), non appena ricevuta notizia da parte dell’ARPAT che le diossine dell’inceneritore di Montale sono risultate essere superiori di ben sei volte ai limiti di legge, ha disposto con una ordinanza contingibile ed urgente, in qualit‡ di autorit‡ sanitaria locale, la chiusura in via precauzionale di tale inceneritore, dando contemporaneamente adeguata informazione a tutti i cittadini. Circa un anno fa il Sindaco di Civitella riceveva una analoga comunicazione da parte dell’ARPAT di Arezzo che evidenziava che da un camino della Chimet di Badia al Pino fuoriuscivano diossine superiori di oltre cinque volte ai limiti di legge. Il Sindaco di Civitella – al contrario di quello di Montale – decideva perÚ di non emettere alcuna ordinanza di chiusura dell’impianto (che verr‡ poi chiuso due settimane dopo dalla Provincia di Arezzo) e di non dare alcuna informazione ai cittadini, che infatti ne sono venuti a conoscenza solo recentemente, esattamente un anno dopo e non certo per merito del Sindaco. Non vogliamo fare commenti perchÈ chiunque Ë in grado di poter giudicare il comportamento del primo cittadino di Civitella. Noi possiamo solo constatare – purtroppo – quanto questa vicenda abbia fatto perdere credibilit‡ alle istituzioni. Tuttavia, poichÈ negli ultimi giorni il Sindaco di Civitella ha rivendicato pi_ volte la correttezza del suo comportamento, vorremmo semplicemente capire se egli intende – nel caso si dovessero ripetere episodi di emissione di diossina sopra i limiti di legge – avere lo stesso atteggiamento e cioË non emettere alcuna ordinanza di chiusura e non informare i cittadini. Crediamo che questo chiarimento sia un atto dovuto nei confronti di tutti i cittadini di Civitella. CONCLUSIONI Da quanto emerge, risulta abbastanza evidente, che ci sono aspetti poco chiari riguardo all’attivit‡ di incenerimento negli impianti della CHIMET ed anche riguardo al “modus operandi” di un dirigente della Provincia di Arezzo. Da un lato c’Ë un’azienda che cerca di dimostrarsi virtuosa dal punto di vista ambientale ma che poi dichiara dati contraddittori sulle emissioni in atmosfera; da anni evita di affrontare un iter di valutazione trasparente sugli impatti ambientali che provoca e, dall’altro lato c’Ë un’amministrazione Pubblica che ha continuato a derogare alle autorizzazioni anche di fronte ad evidenti casi di superamento delle emissioni di sostanze cancerogene come la diossina. Si tratta, quindi, di una vicenda allarmante che coinvolge direttamente la salute dei Cittadini e la qualit‡ dell’ambiente. Un allarme ancor pi_ preoccupante perchÈ arriva nel momento in cui la CHIMET chiede, in modo poco trasparente e senza tener conto delle concrete conseguenze, un aumento sostanziale delle quantit‡ di rifiuti pericolosi da incenerire. Gruppo consiliare Democrazia Partecipativa Civitella |