Democrazia Partecipativa: gravi incongruenze nello studio epidemiologico su inquinanti Chimet

Vogliamo evidenziare delle evidenti incongruenze nella relazione presentata qualche tempo fa dall'ISPO e da altri soggetti e relativa allo “STUDIO DI MONITORAGGIO BIOLOGICO PER LA VALUTAZIONE DELLA POSSIBILE ESPOSIZIONE RESIDENZIALE DA INQUINANTI EMESSI DALL’IMPIANTO CHIMET e STUDIO di fattibilita’ PER LA VALUTAZIONE DI EFFETTI SANITARI LEGATI ALLE POSSIBILI ESPOSIZIONI AVVENUTE NEL PASSATO”. Nello studio veniva confermato l'anomalo numero di casi di leucemia già rilevati a dicembre 2007 da ARS (Agenzia Regionale di Sanità) e veniva tratta una sorta di prima conclusione “Riguardo alla residenza dei casi al momento della morte o del primo ricovero non risultano insolite concentrazioni nell’area di massima ricaduta degli inquinanti dalla CHIMET”. Questa affermazione – a sua volta – fu resa possibile dallo studio modellistico di dispersione atmosferica di microinquinanti nel territorio circostante l'impianto Chimet effettuato dall'Università di Siena che escludeva la zona di Tegoleto dall'area di massima o comunque significativa ricaduta degli inquinanti Chimet. Cosa questa molto importante poichè Tegoleto – va ricordato - risultava come luogo di residenza di un numero molto alto di soggetti ammalatisi di leucemia. Dopo la presentazione dello studio ISPO fu chiesto che il Comune mettesse a disposizione anche lo studio modellistico dell'Università di Siena. Ebbene, oggi, leggendo lo studio si deduce che il modello di dispersione atmosferica di microinquinanti nel territorio circostante la Chimet è stato costruito prendendo a riferimento una rosa dei venti elaborata con la media dei dati 2007 della stazione meteorologica ARPAT del Colle del Pionta. Questi dati mostrano venti che in nettissima prevalenza soffiano da NE o da SO e conseguentemente l'area di massima ricaduta degli inquinanti Chimet risulterebbe essere una zona che si allunga per alcuni chilometri a NE e a SO dello stabilimento comprendendo l'abitato di Badia al Pino ma escludendo quello di Tegoleto posto infatti a SE dello stabilimento. Tale conclusione però non è per nulla convincente: 1) Per esempio se si prende la rosa dei venti utilizzata nella VIA dalla CHIMET (stazione meteorologica Molin Bianco 1957/1977) si notano che anche da NO spirano venti in modo significativo; 2) Se si prendono i dati ARPAT rilevati presso la scuola media di Badia al Pino nel periodo dal 27.4.06 al 4.1.07 durante il monitoratggio dell'aria si notano prevalenze massime da NO - E e OSO; se si prendono quelli rilevati a Tegoleto (dal 13.4.06 al 31.1.07) la massima prevalenza – in modo netto ed indiscutibile - è da NO (proprio dalla CHIMET verso Tegoleto). 3) stesse conclusioni si possono trarre se si prendono in esame i dati elaborati da ARPAT in precedenti monitoraggi dell'aria (2002/2003 e 1995). Peraltro è abbastanza evidente che un conto è prendere rilevazioni fatte a 10 – 15 km di distanza un conto è prendere rilevazioni fatte a 150 metri; chiunque può concordare che siano molto più attendibili queste ultime. Insomma, alla luce di tutto questo e vista l'enorme importanza delle conclusioni – potenzialmente erronee - che si possono trarre da questi documenti, appare veramente opportuno affidare a soggetti di provata professionalità un ulteriore studio - più approfondito di quello messo a disposizione dall'Università di Siena - di dispersione atmosferica di microinquinanti nel territorio circostante l'impianto Chimet.
Inoltre con riferimento sempre allo studio ISPO in esso si può leggere che il cadmio viene individuato come “marker di riferimento” CHIMET poiché risulta il microinquinante inorganico più significativo del processo di combustione dei rifiuti. Infatti – come si legge nella stessa relazione ISPO - per il cadmio il contributo della CHIEMT sovrasta di gran lunga l’apporto alle concentrazioni di inquinanti di tutte le altre sorgenti industriali e pertanto il cadmio può essere considerato il tracciante principale delle emissioni dell’Azienda. A pag. 159 di una pubblicazione del 1999 edita dal Comune di Civitella emerge che il cadmio “è nocivo alla salute ed è implicato nell’ipertensione, enfisema e bronchiti croniche”. A pagina 5 della relazione ARS del dicembre 2007 emerge che “Nell’analisi della mortalità è stato anche individuato un eccesso di decessi per enfisema polmonare nei maschi, basato su 5 casi nell’intero periodo. Tali casi risultano sparsi sul territorio. Il dato non è confermato dall’analisi della ospedalizzazione dove però compare un eccesso significativo di ospedalizzazioni per bronchite cronica.” Già quando fu presentato lo studio epidemiologico DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA domandò perché l’indagine ISPO non aveva approfondito in nessuna misura la questione dell’aumento anomalo degli enfisemi e delle bronchiti croniche. Oggi, a distanza di qualche settimana, ribadiamo che il mancato approfondimento su questa tematica renderebbe poco rilevante e credibile l'intero studio. Infatti che senso avrebbe fare una “valutazione della possibile esposizione residenzale da inquinanti emessi dall'impianto Chimet” quanto proprio uno degli aspetti principali non venisse adeguatamente indagato?

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