Chimet, da Democrazia Partecipativa un appello a Squarcialupi
Con gli avvenimenti e con le notizie degli ultimi giorni la vicenda Chimet sta prendendo una piega ben definita.

1) E’ ormai chiaro a tutti che le indagini della Magistratura sono più che motivate: ora anche la stessa Chimet ammette gli sforamenti dei limiti massimi consentiti degli inquinanti sia nelle acque che nei terreni.
2) Le richieste di chiarimenti della Commissione Europea hanno portato tutte le autorità pubbliche italiane (stato, regione e provincia) a ritenere, contrariamente al passato, che deve essere sottoposto a valutazione di impatto ambientale l’intero impianto Chimet, indipendentemente dalle richieste di ampliamento.
3) Il ricorso al TAR del WWF e del Comitato alla recente autorizzazione all’esercizio dell’attività della Chimet, anche alla luce delle considerazioni sopra esposte, ha reali possibilità di essere vinto, con conseguenze molto pesanti per l’azienda.
4) L’attuale studio di impatto ambientale presentato dalla CHIMET nel dicembre 2007 è ormai sostanzialmente bloccato, tanto è vero che USL e Arpat non hanno nemmeno espresso un parere.
Questo è lo stato di cose ad oggi.
Ed è bene ricordare che tutta la vicenda Chimet è iniziata con la richiesta di ampliamento del giugno 2007 e dal tono ultimativo e padronale che Squarcialupi ha avuto nei confronti di tutti i soggetti coinvolti: cittadini, forze politiche, autorità pubbliche, giornalisti. Anche una parte dei dipendenti della Chimet è stata trascinata in questa battaglia sbagliata e impossibile da vincere, addirittura anche con uno pseudo sciopero contro una manifestazione di cittadini.
Ebbene, oggi Squarcialupi deve riconoscere che la sua aggressiva strategia si è dimostrata disastrosa per la Chimet, per i dipendenti della Chimet, per lui stesso. Adesso non gli rimane altro che prendere atto della situazione e cambiare registro tentando di costruire, meglio tardi che mai, un rapporto positivo con i cittadini e con il Comitato.
In particolare Democrazia Partecipativa chiede che Squarcialupi dichiari pubblicamente la rinuncia al progetto della quasi triplicazione del quantitativo di rifiuti da incenerire che, peraltro, è già sostanzialmente bloccato. E con l’occasione Squarcialupi potrebbe anche dichiararsi disponibile a sottoporre l’attuale impianto, con le attuali autorizzazioni da 12.500 tonnellate, a valutazione di impatto ambientale con l’obiettivo di migliorare effettivamente la situazione ambientale adottando le migliori tecnologie disponibili.
Se così facesse dimostrerebbe intelligenza e lungimiranza imboccando l’unica strada che potrà consentire un futuro alla sua azienda e ai posti di lavoro.
Democrazia Partecipativa attende fiduciosa.

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