Castiglioni (R)'Innova?
Si narra che quando nel 1502 Arezzo si ribellò a Firenze, i dirigenti fiorentini, stanchi dei frequenti tentativi aretini di riconquistare
l'antica libertà, perduta nel 1384, si rivolsero a Niccolò Machiavelli e gli affidarono l'incarico di studiare il "caso aretino" e di proporre soluzioni appropriate.
Il "machiavellico" luminare, dopo aver ben analizzato il caso, arrivò a queste conclusioni: "quando un popolo si ribella due sono le soluzioni; o lo si distrugge o lo si riempie di favori per farselo amico".
Lo stesso deve aver pensato il sindaco Brandi a proposito di quei castiglionesi che contestano l'idea di una riconversione dell'ex
Zuccherificio in centrale a biomasse. La prima soluzione è in questo inizio di Terzo Millennio di non facile applicazione; meglio puntare sulla seconda, anche perché le difficoltà di far accettare i "favori" ai vari interlocutori, non sembrano insormontabili.
E così abbiamo assistito ad una serie di conferimenti di incarichi e di prebende volte ad azzittire qualche voce contraria al grande manovratore di Palazzo San Michele.
Ultima solo in ordine cronologico, ma forse la più clamorosa, è stata la recente nomina di Sergio Fabianelli alla Presidenza della Società Castiglioni Innova: una società a capitale pubblico (Comune) e privato che si occupa delle aree da industrializzare e nel futuro anche del progetto energia, quindi, in un certo qual modo, anche della centrale a biomasse ( se non inceneritore).
Molte appaiono le particolarità di questa nomina, che cozzano con le richieste di trasparenza che da mesi (o anni) chiedono i Castiglionesi all'amministrazione Comunale, arrivando a far precipitare il partito del sindaco al 40 % e portando la sommatoria delle forze del centro-destra a più del 50%.
Infatti, se da una parte stupisce - ma non tutti - che il Fabianelli, da strenuo avversario della centrale a biomasse, si sia convertito a diventare Presidente di una Società che in qualche modo gestirà l'area industriale parte integrante del progetto, da un'altra parte è
nauseabondo il constatare come il Comune affidi l'incarico di Presidente di una società da lui controllata al Vice-segretario del PD, partito che esprime il sindaco e la Maggioranza consiliare.
Mutatis mutandis, sarebbe come se il vice di Berlusconi fosse nominato presidente delle Poste, delle Ferrovie o di qualche altra società controllata dallo Stato (e già mi vedo gli ipocriti stracciarsi le vesti al grido di "no! Al conflitto d'interessi").
Così va il mondo.
Spero per poco più.
 
Santino Gallorini

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