La Centrale a Biomasse di Renaia - Cortona Un impianto “spezzatino” per ottenere gli incentivi pubblici

Il progetto di centrale a biomasse di Renaia, a Cortona (6 impianti in un unico capannone da 256 KWe ciascuno, alimentati a olio di palma) è il contrario di quanto intendiamo per impiego sostenibile delle agrienergie. Il pericolo serio di simili impianti a olio vegetale non riguarda le emissioni. Su questo concordiamo col Sindaco di Cortona, Andrea Vignini, e con l’assessore della Provincia, Andrea Cutini. Nel caso di Cortona stiamo infatti parlando di sei motori di autocarro, che essendo alimentati a olio vegetale produrranno emissioni meno inquinanti di un motore diesel (niente zolfo ad esempio, niente idrocarburi policiclici aromatici, notoriamente cancerogeni), da confrontare invece con le decine di migliaia di veicoli al giorno che passano sulla SR 71.
Il pericolo è un altro. Le materie prime di origine agricola o forestale sono indissolubilmente legate all’uso del suolo, e quindi a risorse vitali come la produzione di cibo, la fertilità dei terreni e la qualità delle acque. Per questo motivo è fondamentale, quando si parla di biomasse, esigere il criterio della “tracciabilità”, ossia sapere non solo da dove vengono ma come sono state coltivate le materie prime e su quali tipi di terreni (ad es. deforestando, distruggendo biodiversità e riserve di carbonio?). Inoltre, il grande vantaggio delle agrienergie consiste nel dare autonomia e ulteriori occasioni di reddito alle agricolture locali. Ma l’olio di palma non porta alcun valore aggiunto ai cortonesi e al loro territorio, se non alle tasche dei gestori dell’impianto. Ci sembra inoltre poco convincente la giustificazione che sarebbe un rimedio temporaneo in prospettiva di passare all’uso della mitica Jatropha Curcas. E’ da anni che sentiamo parlare di progetti di sviluppo in Africa della Jatropha, pianta rustica che secondo alcuni si potrebbe coltivare in terreni semiaridi. Ma le cose con la Jatropha sono molto più complesse e i costi/benefici molto dubbi. Il vero problema è che oggi in Italia e in Toscana nulla vieta al primo investitore che passa di farsi con una semplice Dia (dichiarazione di inizio lavori) un impianto con olio vegetale di qualsiasi provenienza e guadagnare 28 centesimi/kwh, l’incentivo più alto concesso in Europa per le biomasse. Le nuove leggi nazionali emanate nei mesi scorsi infatti concedono questo incentivo a tutti gli impianti per la produzione di elettricità da biomasse al disotto di un Megawatt di potenza (non a caso i proponenti di Cortona, come altri imprenditori in Lucania, hanno fatto la furbizia di suddividere una centrale da 1,5 MW in 6 impianti autonomi), senza introdurre alcun criterio selettivo di filiera corta o almeno di efficienza energetica. Risultato: si premiano l’inefficienza e gli affaristi anziché premiare gli agricoltori.
Su quest’onda iniziano a proliferare Dia di altri progetti, che rischiano di venire approvati senza neppure una Conferenza dei Servizi, come potrebbe accadere per un prossimo impiantino a olio di palma che dovrebbe sorgere addirittura nella sede ex Standa in pieno centro ad Arezzo (affaristi del giro di Eutelia che nulla hanno a che fare, crediamo, con l’agricoltura).
Questo rischia di vanificare anche gli sforzi di chi, sul territorio toscano, sta invece sviluppando da anni ottimi esempi di impianti efficienti e legati alle risorse del territorio, come le piccole centrali di teleriscaldamento a biomasse in varie frazioni rurali (es. Cetica o Loro Ciuffenna) o il progetto di gassificazione da paglia di cereali di Gallina in Val d’Orcia.
Chiediamo pertanto alla Regione Toscana e alla Provincia di Arezzo di assumere rapidamente tutte le misure in loro potere per evitare che il territorio venga inondato di impianti inefficienti che producono solo elettricità con oli, residui agricoli o cippato di dubbia provenienza. Non abbiamo bisogno di dichiarazioni inattuabili contro l’olio di palma, come nell’ultimo Piano Energetico Regionale (PIER). Abbiamo bisogno di prescrizioni serie che obblighino i gestori di impianti a garantire la tracciabilità e la sostenibilità ambientale delle loro filiere (risparmio di emissioni di CO2, uso dei suoli di origine, metodi di coltivazione, minimi di efficienza energetica).

LEGAMBIENTE circolo “Laura Conti” Arezzo e circolo “Padre Ernesto Balducci” Valdichiana ITALIA NOSTRA Valdichiana
 
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