- Lettera aperta a chi ha
autorizzato l’inceneritore per “biomasse” della Renaia
- Vincenzo Lucente in un recente editoriale sull’Etruria parlava di
politici locali che quatti quatti, sotto traccia avevano autorizzato
un inceneritore per “biomasse” a Renaia e la istituzione di una
tassa per la “bonifica” che graverà su tutti gli abitanti della
Valdichiana.
Mi sono detto “Meno male che Lucente c’è, con la sua Etruria!”,
altrimenti noi cittadini come avremmo saputo di questi due
meravigliosi regali che ci hanno fatto i nostri politici-pantegana?
“Grazie a lui” ho anche pensato, “ci sarà una sollevazione popolare,
o meglio, una sollevazione degli elettori delle pantegane!”.
Attesa vana, per ora.
Qualcosa c’è stato, di spontaneo.
Infatti ieri sera a Teletruria un giornalista chiedeva a un
assessore della provincia se sapeva di certe proteste suscitate
dall’inceneritore cortonese.
Il politico pantegana mi ha sconvolto per il cinismo, quando ha
risposto con sicumera, più o meno con queste affermazioni: “Che
senso ha questa protesta!… Si tratta di migliorare l’ambiente come
vuole il protocollo di Kyoto!… Se nessuno vuole dietro casa sua gli
inceneritori, come si risolve il problema dell’inquinamento?”.
Mentre mi scervellavo per capire l’attinenza tra Kyoto e
l’inceneritore di Renaia, lo stesso assessore mi ha illuminato: “Per
ora bruceranno residui della lavorazione della noce di cocco!”.
Ah ecco, mi sfuggiva: “Quell’inceneritore che non hanno voluto a
Castiglion Fiorentino e che per forza deve essere fatto in
Valdichiana, lo piazzano nascosto nel cuore del cortonese, sotto il
Parterre, tra Camucia e Terontola, all’imbocco della Val d’Esse, lì
i cittadini capiranno che siccome sarebbe costosissimo riportare ai
tropici i residui della lavorazione del cocco e poi sciuperebbero
quelle meravigliose località di vacanza - dove crescono le palme – è
un sevizio che va fatto nelle nostre zone!
Che non saranno tanto vocate per un inceneritore, visto che tanta
gente si è svenata per creare strutture turistiche recettive, ma
prevarrà il buon cuore e la salute di ferro di questi abitanti!”.
Era un altro boccone amaro da mandare giù da cittadino impotente, di
fronte alla determinata protervia dei politici pantegana, pensando
che il nostro è uno dei comuni con la più alta mortalità per tumori
della provincia e che c’è da temere un fuggi fuggi del turismo alle
viste di cotanto inceneritore!
Finché ieri sera un’abitante di Renaia mi ha chiesto
telefonicamente, preoccupata è dire poco, cosa avrebbe potuto fare
per impedire che dietro casa gli montassero quell’impianto di
veleni?
Mentre guardavo il programma televisivo tenuto dallo scrittore
Saviano, che rappresentava in modo esemplare il connubio tra
politica e malaffare e come questo non sia più “cosa nostra” del
Sud, ma oramai sia ramificato in tutta Italia, sia pure con
sfumature. Allora ho pensato che non avrei potevo far altro che
scrivere una lettera aperta a coloro hanno dato le autorizzazioni
affinché spieghino ai cittadini, in modo dettagliato e spero
esauriente, che l’inceneritore della Renaia non inquina e
soprattutto come impediranno - in quell’impianto, che lavorerà
giorno e notte – di bruciare, ad esempio, rifiuti ospedalieri o
rifiuti tossici, e cosa saranno queste “biomasse”, ancora residui di
noce di cocco? O altro?
Arezzonotizie.it - GIOVEDì 12 NOVEMBRE 2009 09:54 - Ferruccio
Fabilli
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www.comitatotutelavaldichiana.it
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