Ipotesi alternative alla centrale a biomasse.

Se mi posso permettere di intromettermi nell’aspra discussione in atto sulla riconversione dell’ex-zuccherificio di Castiglion F.no (e credo che - da collega dell’Amministrazione Provinciale di Arezzo - Paolo Brandi non abbia nulla in contrario) vorrei esprimere alcune considerazioni: Biomasse lignocellulosiche. Queste potrebbero essere utilmente sfruttate per la produzione di bioetanolo: infatti, nonostante quello che si ottiene dai zuccheri e dagli amidi (quali cereali, colture zuccherine, amidacei, vinacce)* stia fornendo un ottimo contributo sotto il profilo ambientale ed energetico, sta assumendo una sempre maggiore importanza il bioetanolo prodotto da biomassa cellulosica (piante legnose ed erbacee - paglie - residui forestali - residui agricoli). Esso può essere utilizzato direttamente quale componente per benzine oppure, una volta trasformato nel suo etere isobutilico (ETBE), può essere miscelato alle benzine migliorandone le caratteristiche ottaniche e ambientali: il bioetanolo risulta essere - ad oggi - il biocombustibile che garantisce il miglior compromesso tra prestazioni, prezzo e disponibilità, ed il suo uso riduce dell’80% le emissioni di anidride carbonica (il più comune gas serra). Una prospettiva interessante è fornita dal Progetto BEST (Bioethanol for Sustainable Transport) che ha l'obiettivo di dimostrare la fattibilità della sostituzione di benzina e diesel con il bioetanolo: tale progetto (che riguarda l’introduzione di auto ed autobus a bioetanolo) è supportato dalla Commissione Europea e coinvolge 6 paesi europei con la partecipazione di Brasile e Cina (le città interessate sono Dublino, Rotterdam, Stoccolma, Madrid, Somerset e per l’Italia La Spezia). Oli vegetali (soia, girasole, colza). Questi (ed anche i grassi animali) potrebbero essere convenientemente utilizzati per la produzione di un combustibile ecologico e pulito come risulta essere il biodiesel, utilizzabile tal-quale o tramite un processo di esterificazione o transesterificazione. Gli oli ed i grassi sono soprattutto formati da trigliceridi e da acidi grassi liberi: questi ultimi si legano al metanolo (od in alternativa all’etanolo) per produrre biodiesel in ambiente acido, mentre i trigliceridi si trasformano in biodiesel (e glicerina) in ambiente basico, utilizzando -come catalizzatore - l’idrossido di sodio. La glicerina di risulta delle suddette reazioni, potrebbe essere utilmente usata per pasta dentifricia, creme per mani e lubrificanti di vario tipo. Il biodiesel (che in forma pura può sostituire il gasolio nel riscaldamento, oppure può essere miscelato in autotrazione nei motori diesel) è un'energia rinnovabile, che non contiene né composti aromatici né zolfo, e contribuisce alla riduzione del particolato emesso, anche grazie alla presenza di ossigeno nella sua molecola: il suo utilizzo diminuisce drasticamente gli idrocarburi incombusti ed il tenore degli idrocarburi policiclici aromatici. Enti molto autorevoli quali il Comitato Termotecnico Italiano ed il Ministero dell'Agricoltura hanno valutato quantitativamente il ciclo energetico e degli inquinanti, relativi all'intera filiera del biodiesel, arrivando in tutti i casi a risultati positivi, sia dal punto di vista dell’anidride carbonica che da quello energetico: fatto non trascurabile è che esso risulta uno degli strumenti indicati dalla delibera CIPE del Novembre 1998 ("linee guida per le politiche e misure nazionali di riduzione delle emissioni dei gas serra") che incentiva progetti di politica ambientale di Enti Pubblici ed in particolare l'utilizzo di biodiesel per gli autoveicoli destinati al trasporto pubblico. Tra l’altro, la Finanziaria 2008 stabilisce che la quota di biodiesel da immettere al consumo nel 2008 sia elevata al 2% e nel 2009 al 3% di tutto il carburante (benzina e gasolio) immesso al consumo nell’anno solare precedente (non inganni la bassa %, si tratta di quantità rilevanti che saranno soggette ad accisa ridotta). Da considerare - infine - che la direttiva 2003/30/CE, attuata con il D.Lgs. n. 128/2005, ha definito le modalità di promozione dell’uso nei trasporti di biocarburanti o altri carburanti da fonti rinnovabili. La citata direttiva prevede la sostituzione, in ogni Stato membro, dei carburanti derivati da petrolio con biocarburanti in una misura che la direttiva stessa così individuava: il 2% per il 2005 e il 5,75% per il 2010. Tali percentuali di sostituzione rappresentano gli “obiettivi indicativi” che debbono raggiunti dai Paesi membri. Gli obiettivi nazionali di immissione in consumo di biocarburanti, rivisti con il comma 367 della finanziaria 2007, sono stati così quantificati: - entro il 31 dicembre 2005: 1 per cento; entro il 31 dicembre 2008: 2,5 per cento; entro il 31 dicembre 2010: 5,75 per cento». Risulta - quindi - evidente che chi produrrà tali biocarburanti, ripeto soggetti ad accisa ridotta, sarà molto competitivo nel prossimo futuro. Materiale biodegradabile avviabile a digestione anaerobica: 1) liquami suini; 2) liquami bovini; 3) deiezioni avicole (pollina); 4) residui colturali (scarti da raccolta di foraggi, di frutta e vegetali di scarsa qualità, percolati da silos e paglia che possono essere addizionati come co-substrati alle deiezioni animali); 5) Scarti organici e acque reflue dell’agro-industria (ingenti quantità di prodotti agricoli sono lavorati nell’industria alimentare: durante tali lavorazioni si producono reflui che spesso possono essere avviati alla digestione anaerobica. Il fango anaerobico risultante può essere utilizzato come ammendante su terreni agricoli. Tipici sottoprodotti e scarti agro-industriali sono ad esempio, il siero di latte, contenente proteine e zuccheri dall’industria casearia, e i reflui liquidi dall’industria che processa succhi di frutta o che distilla alcool. Di interesse per la digestione anaerobica sono anche diversi scarti organici liquidi e/o semisolidi dell’industria della carne - es. macellazione e lavorazione della carne - quali grassi, sangue, contenuto stomacale, budella [vedi Regolamento CE n. 1774/2002 “Norme sanitarie relative ai sottoprodotti di origine animale non destinati al consumo umano”]. Tali residui, ad esempio, possono essere addizionati come co-substrati nella digestione di liquami zootecnici e/o fanghi di depurazione. Da tutti i suindicati materiali si ottiene biogas, energia veramente rinnovabile composta da CH4 (metano) e CO2 (anidride carbonica) e da altri gas in tracce: esso si produce dalla sezione biologica di digestione anaerobica, è versatile come il gas naturale e dà un contributo significativo nello smaltimento dei scarti agricoli, potenzialmente dannosi per l’ambiente. Il biogas è provvisto dei certificati verdi, e può quindi essere immesso in rete a condizioni vantaggiose (esso, infatti, può essere convertito in quasi tutte le forme di energia utili, cioè calore, elettricità, cogenerazione). Inoltre gli impianti anaerobici sono reattori chiusi (assenza quindi di emissioni gassose maleodoranti) e consentono una notevole riduzione dell’emissione di CO2 in atmosfera. In conclusione, è condivisibile considerare le biomasse come una delle principali risorse energetiche rinnovabili del futuro: ma non crediamo assolutamente che tale avvenire possa essere caratterizzato dall’energia prodotta dal loro incenerimento attraverso processi termochimici, i quali: A) avrebbero ricadute negative sulla salute e sull’ambiente, anche in relazione alla presenza nel raggio di non molti chilometri di un impianto di incenerimento per RSU e di un’azienda che brucia rifiuti tossico-nocivi, che di fatto creerebbero un Triangolo della combustione che dovrebbe far propendere per l’adozione del sano principio di precauzione; B) porterebbero alla compromissione irreversibile della mission storica della Valdichiana, come Area del viver sano, del mangiar bene e del Turismo. Al contrario, siamo fermamente convinti che l’energia derivante dalle biomasse possa essere utilmente e convenientemente convertita attraverso processi (biochimici e chimici) in combustibili quali i suindicati bioetanolo, biodiesel e soprattutto biogas: così come siamo altrettanto convinti che tale modello di riconversione dell’ex zuccherificio possa rispondere in pieno alle sacrosante esigenze occupazionali della zona, senza bisogno alcuno di dequalificare la nostra bellissima Vallata!!! * alcuni esempi: barbabietola, sorgo, ma anche mais e frumento. Fausto Tenti (Assessore Ambiente Comune Pergine V.no) SABATO 26 GENNAIO 2008 19:49 - Fausto Tenti

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