Altre domande sulla centrale a biomasse di Castiglioni
 
Seguendo, seppur a distanza, gli ultimi sviluppi sulla riconversione dell’ex Zuccherificio in centrale elettrica a biomasse ed olio, non posso fare a meno di evidenziare certi aspetti ancora poco convincenti, che lasciano aperto il legittimo dubbio del Comitato Tutela Valdichiana e di quanti, anche all’interno dell’Amministrazione Comunale di Castiglion Fiorentino o nel Consorzio Operatori Turistici di Cortona, paventano una futura trasformazione in un inceneritore e lottano affinché questo non avvenga.
Per prima cosa mi chiedo il perché le organizzazioni sindacali Fai-Cisl e Flai Cgil abbiano scritto, su un manifesto affisso in tutti gli angoli di Castiglioni, a proposito dei “benefici” collegati con la riconversione dell’ex zuccherificio: “tra quelli direttamente interessati dalla riconversione dello stabilimento e quelli derivanti dalla riconversione produttiva dell’intera area sono in gioco, come minimo, 150 posti di lavoro”. Letto così sembrerebbe che una volta approvata la riconversione, a breve arriverebbero i su citati posti di lavoro. Siccome non è pensabile che dei rappresentanti dei lavoratori vogliano illudere i loro iscritti, l’unica ipotesi è che non abbiano ben letto l’impegno di Eridania-Sadam, allegato all’accordo del 12 novembre u. s., e non abbiano sentito le parole dell’ingegner Cinti, a Castiglioni ed in una recente trasmissione televisiva. Infatti, se per la stessa ammissione del dirigente Sadam, la centrale potrà assorbire 35-40 posti di lavoro, nel punto 5 del documento citato si legge: “Eridania Sadam relativamente allo sviluppo del Parco Industriale si impegna, … a favorire l’insediamento di attività che consentano un assorbimento occupazionale di almeno 100 unità nel triennio successivo all’entrata in esercizio della centrale”.
Ora, se le parole hanno un senso, mi pare di capire che prima si farà la centrale con 35-40 assunti e una volta che questa sarà entrata in esercizio (fra quanti anni?), entro i successivi tre anni potrebbero venire assunte almeno 100 unità. Potrebbero, perché l’impegno preso è solo quello di favorire l’insediamento di attività, ma se queste non vogliono “inserirsi”, addio occupazione.
Così come la produzione di energia elettrica da olio di girasole. L’Assessore della Provincia, Vasai, ha detto chiaramente che saranno le leggi del mercato a far sì che gli agricoltori si impegnino con la Sadam a cedere la loro produzione agricola. Ho chiesto informazioni ad agricoltori iscritti con le associazioni firmatarie dell’accordo del 12 novembre. Mi hanno detto che quest’anno hanno ottenuto 37 euro a quintale per il seme di girasole ceduto ai loro consorzi. La proposta che hanno ricevuto è quella di impegnarsi per 12 anni a cedere le loro produzioni all’azienda proprietaria della centrale al prezzo di 21 euro a quintale: mi pare poco realistico sperare in un accordo, se non interverranno proposte migliori.
La legna. L’assessore Vasai ha detto che essa proverrà dai boschi locali (Casentino, Valtiberina, Amiata). Ma anche qui la vedo dura nel convincere i boscaioli che vendono a 13 euro a quintale la legna al consumatore, cedere a 4-5 euro i loro alberi alla centrale.
Altro argomento. L’impossibilità di trasformare questa centrale a biomasse in termovalorizzatore-inceneritore. Si è parlato di “collegato alla finaziaria” che toglierebbe gli incentivi pubblici, di forno non compatibile con i rifiuti ecc. Allora qualcuno dovrà spiegare il perché in tante altre centrali a biomasse, esistenti o in progetto, da Tuscania a Cutro, associazioni o comitati locali paventano questo rischio oppure esso è già realtà e, proprio nel caso di Cutro, già sono state rilasciate le autorizzazioni regionali per bruciare CDR. Quanto costa la trasformazione del forno? E se si perdono gli incentivi statali per la biomassa, quanto si guadagna a bruciare rifiuti, visto che in quel caso il “combustibile” invece di pagarlo lo pesiamo e ci facciamo pagare? Anche queste mi paiono domande legittime.
Se a Cutro (KR) è stata la Regione Calabria ad autorizzare l’utilizzazione di rifiuti, è possibile che una volta fatta la centrale a biomasse, le amministrazioni locali non abbiano più strumenti per gestire il “combustibile” utilizzato?
E del “borgo residenziale” ecosostenibile c’è davvero bisogno a Castiglioni? Occorrono davvero 45.000 metri quadrati di superficie per 500-800-1000 nuovi appartamenti? Mi pare che in questi ultimi anni si sia costruita qualche casetta, spesso anche brutta, e molte di queste aspettino ansiose l’acquirente. E poi ricordiamoci dell’acqua potabile che non è in abbondanza, del depuratore che non c’è, del luogo in cui questo “borgo” verrebbe costruito, il Giuncheto, che dal nome evoca umido ed uccelli lacustri.
Il sindaco Brandi ha detto che l’Amministrazione Comunale sta predisponendo una “gabbia” di ferro entro cui inserire il progetto di riconversione. Bene, ma che la facciano forte e sicura, perché non sarebbe la prima volta che un’amministrazione predispone certe misure, confidando sulla propria buona fede ed invece, alle successive elezioni, cambia maggioranza ed i paletti spostati consentono le più tragiche scorrerie alle varie “orde barbariche”.
Intanto, inviterei gli interessati a guardarsi un filmato apparso su “youtube”, relativo alla “centrale gemella” di Rende. Vi appare una minacciosa e intensa colonna di fumo scuro e si parla di aria acre. Credo che sarebbe utile a tutti sapere di cosa si tratti, se è un caso isolato e, altrimenti, perché questo fumo non appariva nelle linde immagini trasmesse tempo fa in TV.
 
Santino Gallorini

www.comitatotutelavaldichiana.it