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SADAM A FERMO "NON CI SONO PIÙ LE CONDIZIONI PER FARE LA RICONVERSIONE" Prende posizione il partito democratico: "Non ci sono più le condizioni politiche per portare avanti il progetto: non si può procedere quando manca il consenso dei cittadini. La Ned invece potrebbe essere un’opportunità per il nostro territorio" Fermo, 4 settembre 2008- Riconversione Sadam e realizzazione della centrale a biomasse: non ci sono più le condizioni per proseguire su questa strada. E’ la posizione del Pd di Fermo resa nota ieri in una conferenza stampa. Presenti il coordinatore dell’Unione comunale, Giuseppe Buondonno, il capogruppo in Consiglio, Sandro Vallasciani, Giuliano Vallesi, la consigliera regionale Rosalba Ortenzi e il consigliere provinciale Ezio Donzelli. "Non ci sono più le condizioni politiche per portare avanti il progetto — ha dichiarato Buondonno —: non si può procedere quando manca il consenso dei cittadini, quando c’è la contrarietà di migliaia di persone, il loro parere non si può ignorare". Secondo gli esponenti del Pd, sono venute a mancare anche le condizioni economiche che due anni fa giustificavano la riconversione e cioè il coinvolgimento della filiera produttiva. "Almeno il 20% delle materie prime per la centrale doveva provenire dal nostro territorio — ha precisato Vallasciani —, ma così non è più. La filiera in loco non sarà coinvolta, si importerà tutto l’olio di girasole necessario". Per quanto riguarda la Ned, e quindi la produzione di pannelli di silicio, il discorso è diverso: secondo il Pd potrebbe essere un’opportunità per il nostro territorio, visto l’elevato livello tecnologico che tale lavorazione richiede. "E’ però necessaria un’attenta valutazione — hanno puntualizzato —, vedere se è possibile farla, scorporarla dalla centrale e se ci sono le garanzie di sicurezza. Sarebbe un’occasione anche per impiegare gli ex operai Sadam". Il Pd ha precisato che non sta ignorando il problema dei lavoratori, ma al contrario "siamo gli unici a dire loro come stanno le cose: mancano le condizioni per procedere e occorre trovare delle alternative". Regione e Provincia hanno fatto il possibile, hanno detto in conferenza, mentre l’azienda e l’Amministrazione "hanno agito in maniera ambigua". Di Ruscio e il Comune sarebbero responsabili di una gestione fallimentare della vicenda: "Le valutazioni andavano fatte all’inizio. Non partecipando alle assemblee pubbliche, non favorendo una giusta comprensione della questione, hanno alimentato paure e confusione". "E’ mancata la chiarezza, fondamentale in chi governa", ha detto la Ortenzi. |