I dati che Nuove Acque ed Ato non dicono
 
55 milioni di debiti verso le banche, contratti swap, consulenze tecniche e tariffe più care d'Italia
Nel convegno del 24 settembre svoltosi senza contraddittorio e addirittura a porte chiuse e, lasciateci dire, a doppia girata di chiave a tal punto che nemmeno a tutti i membri del c.d.a dell’ATO4 era permesso di entrare, Nuove Acque e ATO si sono autocelebrate millantando mirabolanti risultati nella gestione del servizio idrico aretino. Vedere organizzati seminari dove – senza contraddittorio - si tenta di raccontare una realtà inesistente lo abbiamo trovato ridicolo, deprimente nonché deludente. Deprimente il fatto che siano stati spesi dei soldi pubblici per un seminario a porte chiuse, deludente il fatto che la nostra autorità di ambito, i nostri addetti ai lavori, i nostri tutelatori, insistano ancora con la tesi che le nostre tariffe non siano tra le più care d’Italia quando tutti gli studi autonomi invece lo confermano sistematicamente.
La nostra idea di democrazia partecipata è di tutt'altro genere. È per questo motivo che nel corso di questi anni abbiamo promosso decine e decine di assemblee pubbliche. Continueremo a farlo anche nelle prossime settimane proprio per approfondire il punto di vista dell’utente del servizio.
La nostra è una battaglia etica dove però la politica locale, attraverso i sindaci da noi eletti è direttamente coinvolta. Nuove Acque è una società mista pubblica privata, e già questo aspetto complica le cose nel senso che all’interno della società per azioni ci sono (o almeno ci dovrebbero essere) interessi differenti. Quelli che hanno lo scopo di fare cassa e quelli che hanno lo scopo di difendere il diritto dei cittadini. È in ballo la democrazia.
Non è facile stare dietro a tutte le leggi nazionali, le delibere dell’ATO4, le sentenze (vedi quella ultima e definitiva di Aprilia che è totalmente dalla parte del cittadino) e soprattutto riuscire a vedere cosa c’è veramente dietro, il riuscire a capire perché tutti dicono che l’acqua è il petrolio del futuro, il riuscire a capire perché paghiamo così tanto l’acqua ad Arezzo. È per questo che chiediamo a tutti i cittadini una partecipazione attiva alle nostre iniziative che stiamo organizzando. Solo così potremmo riprendere in mano il controllo della situazione e quindi far prevalere gli interessi pubblici (attraverso i nostri rappresentanti sindaci) sugli interessi privati che si scontrano all’interno della società per azioni Nuove Acque. Riteniamo giusto far sapere ai cittadini quale è la realtà della gestione idrica aretina.
I dati reali – tenuti nascosti o comunque non detti – infatti raccontano una ben altra situazione, purtroppo. Anzitutto le tristemente note tariffe del servizio idrico che, ricordiamolo per chi ancora non lo avesse ben capito (compreso gli addetti al settore come il presidente Casini ed il direttore Refi dell’ATO4 stessa), sono le seconde più care in assoluto nel contesto italiano e lo saranno anche in futuro visto che gli aumenti previsti per i prossimi anni sono i massimi consentiti dalla legge.
In base a quanto paghiamo il servizio ci si potrebbero aspettare dei bellissimi dati di bilancio della società Nuove Acque (mista pubblico privato ma a conduzione esclusivamente privata). Nulla di tutto questo: al 31.12.2008 la società aveva ben 55 milioni di euro di debito verso le banche (sui quali gli utenti pagano milioni di euro di interessi ogni anno attraverso le bollette....altro che investimenti!); e, facile a intuirsi, i 55 milioni di euro di debito potranno essere rimborsati solo con ulteriori aumenti draconiani delle tariffe del servizio idrico che già ora sono altissime.
E cosa dire poi del secretato contratto di swap sconosciuto e negato anche ai sindaci dei comuni dell'ato 4 che al 31.12.2008 aveva un valore negativo di oltre 2 milioni di euro. Ci domandiamo quale senso possa avere il fatto che una azienda – formalmente a maggioranza pubblica – giochi i soldi dei cittadini delle bollette nella finanza derivata.
Quanto poi allo scandalo delle prestazioni accessorie che ogni anno per 1,3 milioni di euro vengono versate (sempre con i soldi delle bollette) al socio privato per sue supposte particolari “capacità tecniche” basta ricordare ciò che dichiarò il primo Presidente di Nuove Acque: “esse rappresentano un utile anticipato per il Socio privato a remunerazione del capitale sociale versato”. Pensiamo che quello di Nuove Acque sia l'unico caso al mondo in cui un privato investe un capitale di “rischio” (peraltro modesto) in una impresa con la certezza matematica di avere un utile in cambio: altro che capitale di rischio, altro che concorrenza!
Ad Arezzo siamo stati i primi a privatizzare in Italia ed abbiamo le tariffe tra le più care, secondo noi un collegamento logico esiste, eccome. I problemi, che sono comuni in tutta la nostra penisola, rilevano che questa è una battaglia tra cittadini e multinazionali. E’ ora che i cittadini prendano coscienza attivamente della realtà, è ora che i partiti facciano un mea culpa ed è ora che i sindaci inizino a fare i primi passi: indietro.
DOMENICA 27 SETTEMBRE 2009 20:01 - Il Comitato acqua pubblica di Arezzo

 
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